Luciano Gallino

Storia della scienza e sociologia della scienza

Estratto per uso didattico in Iperlab dalla voce "Scienza, Sociologia della", Dizionario di Sociologia, Milano:TEA, 1993, pp 567-581. Questo estratto comprende parte della sezione B e tutte le seguenti, ma non la bibliografia. Il testo completo originale sarà a disposizione durante l'esercitazione. Gli studenti di Iperlab debbono utilizzare le istruzioni per l'esercizio.

ritorna alla home page

ritorna a Iperlab

 

B. [varianti del significato del termine in prospettiva storica]

[omissis]

Il richiamo fatto sopra alla storia della S. non è accidentale. Sebbene alcuni dei suoi maggiori rappresentanti siano o siano stati ostili per principio alla sociologia, la nuova storia della S., rappresentata da studiosi quali Toulmin (1958), Hanson (1958), Kuhn (1962), Lakatós (1970 sgg.), ha aperto vie sostanzialmente nuove alla sociologia della S., sempre più indirizzate verso il nucleo interno del ragionamento e dell'attività scientifica. I suoi esiti più stimolanti per l'indagine sociologica sono da vedersi in:

1) Una ricostruzione via via più realistica della [573] prassi quotidiana degli scienziati, appartenenti a varie epoche e discipline. Essa ha messo ampiamente in crisi, sia sotto l'aspetto normativo che sotto quello descrittivo, la metodologia della S. sviluppata dai filosofi neopositivisti, quali Bergmann, Camap, Feigl, Frank, Hempel, Nagel e altri. Una delle obiezioni principali che viene mossa dalla nuova storia della S. alla metodologia neopositivistica e che essa imputa allo scienziato un modello di razionalità improprio, d perché fattualmente erroneo (si noti che come storiografi della S. in senso stretto gli studiosi soprannominati e gli altri dello stesso indirizzo sono certo incomparabilmente più agguerriti dei filosofi neopositivisti), o perché implica una sorta di razionalità istantanea, quasi che la ricerca scientifica non fosse die un calcolo logico dove l'intero edificio crolla se si sbaglia un singolo passo; laddove la razionalità storicamente dimostrabile degli scienziati è, per così dire, una razionalità di lungo periodo, che ammette durante il tragitto molti passi irrazionali o sbagliati.

 2) II superamento dell'idea di esperimento cruciale, sia come verifica di un'ipotesi, secondo che voleva il vecchio induttivismo ancora di origine baconiana, sia come falsificazione, secondo che proponeva il falsificazionismo metodologico introdotto da Popper negli anni '30. Nessun esperimento singolo, condensabile in un asserto-base, riveste mai una funzione "cruciale" - quando se ne faccia correttamente la storia interna '- nel senso di portare di per le, per il fatto di apparire incoerente con una teoria, all'abbandono immediato dell'intera teoria. Nella realtà può accadere che il significato di ogni esperimento venga interpretato in modi divergenti da diversi scienziati; la teoria può venir modificata in parte per "accomodare" l'esperimento; fattori interferenti possono venire ipotizzati per spiegare l'esito avverso di un esperimento, fattori che ove siano poi realmente individuati portano a vedere nello stesso esperimento un rafforzamento, piuttosto che una falsificazione della teoria (ciò è avvenuto spesso nella storia della S., p. es. in astronomia). Pertanto 'esperimento cruciale' è un titolo onorifico che può essere ovviamente conferito a certe anomalie, ma soltanto molto tempo dopo l'evento, solo quando un Programma è stato sconfitto da un altro" (Lakatós, in Feyerabend et al., 1970 sgg.; ed. it. 1976, p. 376).

 3) L'introduzione di concetti come paradigma (Kuhn) e di programmi di ricerca (Lakatós), cioè di quadri di riferimento di fondo che orientano e danno un senso alla prassi dello scienziato. Per paradigma si intende qui un corpo di teoria riconosciuta come valida, fondato su risultati raggiunti dalla S. del passato, che per un certo periodo di tempo definisce implicitamente quali sono i problemi ed i metodi legittimi da utilizzare in un determinato campo di ricerca. Un paradigma costituisce cosi il fondamento della prassi scientifica per ima o più generazioni di ricercatori (Kuhn, 1962). Un programma di ricerca è un insieme di teorie e di ipotesi, con un vario grado di corroborazione che "definisce problemi, delinea la costruzione di una cintura di ipotesi ausiliario, prevede anomalie e le trasforma con successo in esempi, il tutto seguendo un piano prestabilito" (Lakatós, in Feyerabend et al., 1970 sgg.; ed. it. 1976, p. 375). Ad onta di vari fraintendimenti in contrario, le nozioni di paradigma e di programma di ricerca (tra i quali non è agevole per il laico notare differenze discriminanti), sono pienamente compatibili con l'idea di progresso della scienza. Anche se sopravvivono in molti casi assai più a lungo di quanto non dovrebbero ove la prassi dello scienziato coincidesse con la metodologia neopositivistica, paradigmi e programmi di ricerca sono gradualmente abbandonati quando le ipotesi e gli esperimenti che essi suggeriscono cominciano ad apparire cumulativamente meno efficaci rispetto a quelli suggeriti da altri paradigmi o programmi, oppure quando la novità delle ipotesi appare ormai esaurita. Una implicazione essenziale dei concetti di paradigma e di programma di ricerca è che qualsiasi dato osservato possiede un determinato significato solamente all'intemo d'un quadro sistematico di riferimenti, di modo che la stessa osservazione può apparire prova irrefutabile di una nuova teoria agli occhi di uno scienziato che opera secondo un certo programma di ricerca, e pressoché insignificante per uno scienziato che segue un programma diverso. Se Priestley non pensò nemmeno di abbandonare la teoria del flogisto una volta conosciuto l'esperimento di Lavoisier con l'ossido mercurico, non fu perché era un unitariano dogmatico, ma perché i dati dell'esperimento di Lavoisier, che egli certo non si sognava di contestare, avevano per lui un significato completamente diverso. La ragione è che "teorie rivali ci presentano insiemi rivali di termini concettuali, e le ipotesi che formuliamo entro ciascuna teoria non possono mai scontrarsi direttamente" (Toulmin, in Wiener e Noland, 1957, p. 494).

 4) L'elaborazione della nozione di cintura di protezione delle teorie scientifiche. Una cintura di protezione è costituita da un insieme non necessariamente coordinato di ipotesi e di interpretazioni dei dati che anche quando siano confutate da nuovi esperimenti, o da interpretazioni logicamente meglio costruite, possono venire abbandonate senza rinunciare alla validità del corpo centrale della teoria. Il caso della meccanica quantistica sopra richiamato è a tal riguardo esemplare. Le sue difficoltà teoriche ed osservative hanno infatti condotto a modificare o ad abbandonare parecchi elementi periferici della [574] teoria, il cui corpo centrale è tuttavia rimasto saldo sino ad oggi - con vantaggio, si può presumere, per la crescita della conoscenza scientifica, quale non si sarebbe avuto nel caso in cui essa fosse stata subito abbandonata dopo le prime denunce delle sue incongruenze.

5) L'accentuazione dell'importanza dei gruppi nel favorire, ma talvolta nel rallentare, lo sviluppo della scienza. In questo contesto i gruppi, che non coincidono necessariamente con delle vere e proprie scuole o istituti di ricerca, sono costituiti da scienziati di diversi paesi che hanno fatto proprio un comune programma di ricerca, nel senso estensivo sopra richiamato, il che significa ben più che non "piano di lavoro" o "indirizzo". Laddove uno scienziato singolo non può condurre innanzi se non una parte minima d'un programma di ricerca, un gruppo può occuparsi simultaneamente di parecchie parti dello stesso programma, rafforzandone il peso reale e l'immagine presso altri scienziati. Lo scienziato singolo può trovarsi in difficoltà per difendere questa o quella parte d'un programma, ma dove egli fallisce nel trovare contro-argomenti validi, altri rappresentanti dello stesso programma possono sopperire al bisogno contribuendo così a difendere il programma ed a mantenerlo in vita fino a quando non avrà esaurito la sua carica progressiva. Il fatto che a volte un gruppo mantenga in vita un programma di ricerca anche quando la sua carica euristica progressiva si è esaurita, rappresenta un costo limitato rispetto alla possibilità che un nuovo programma robustamente progressivo non possa svilupparsi perché non è sonetto da un gruppo.

Pervenendo a tali esiti, la nuova storia della S- ha consentito indirettamente di meglio precisare gli oggetti della sociologia della S.; ha dato nuova consistenza alla possibilità che i condizionamenti sociali e gli elementi ideologici intervengano perfino nella strutturazione del nucleo interno di ogni S., pur in presenza di una concezione razionale e progressiva della S. medesima; infine ha fatto emergere una intrinseca complementarità tra la storia della S. e la sociologia della S., poiché se questa appare ormai inconcepibile senza una intrinseca dimestichezza con quella, è pur vero che la storia della S. può ricevere dalla sociologia un consistente contributo in termini di concettualizzazione, di sistemazione di tipologie di fenomeni, di osservazione di eventi iterativi e di tratti caratteristici comuni a costellazioni fenomeniche differenti (Rjbicki, in Canguilhem, 1970).

C. [sviluppo del concetto nelle principali componenti]

Nonostante il confine tra di esse sia ampiamente fluttuante, in relazione alla specifica disciplina studiata, alle epoche, ed alla stessa concezione della S. cui uno aderisce, la distinzione tra elementi esterni ed elementi interni della S. rimane utile per denotare i due estremi della scala su cui si distribuiscono da un lato le strutture, i processi, i dati socialmente più visibili ed accessibili della S., e dall'altro quelli che sono talmente poco visibili ed accessibili socialmente da poter essere osservati e compresi soltanto da chi segua da vicino, per un lungo tratto, la prassi reale degli scienziati, ed al limite diventi non solo scienziato egli stesso, ma uno scienziato dotato d'una capacità di autoanalisi estremamente incisiva - capacità che di fatto soltanto la ricostruzione razionale della intera storia della S., o di una S., può giungere a possedere.

In quest'ottica, tra gli elementi più esterni della S, vanno presumibilmente inclusi:

a) II sistema sociale (v.) della S. in una data società, cioè il complesso delle strutture sociali che controllano, positivamente o negativamente, la politica della ricerca; lo scambio (v.) di risorse tra la S, ed il resto della società; la integrazione (v.) della comunità scientifica; la riproduzione sociale e culturale del personale scientifico. Come ogni altro sistema sociale, il sistema della S. può essere più o meno sviluppato in rapporto alla società che lo ospita; occupare una posizione marginale o relativamente centrale rispetto al sistema politico, al sistema economico, al sistema educativo; essere internamente poco o molto differenziato (v. differenziazione); possedere buone o mediocri o eccellenti capacità di riproduzione delle proprie strutture.

b) La posizione della S. in rapporto al o entro il sistema dell'ideologia dominante, sia essa politica o religiosa o altra. In ogni epoca tale posizione varia a seconda della particolare S. di cui trattasi. Quanto più una S. investe problemi vicini al nucleo centrale dell'ideologia dominante, tanto maggiore la resistenza che viene opposta alle sue teorie. Si veda il caso dell'astronomia copernicana e galileiana nel '500 e nel '600, in conflitto con la religione stabilita; della teoria dell'evoluzione nell'800 e nel corso del '900, ancora in conflitto con le dottrine cristiane (dopo un noto processo del Missouri nel 1925, in vari stati americani è stata nuovamente intentata causa negli anni '70 all'evoluzionismo, per ottenere che accanto ad esso sia insegnata la dottrina creazionista); della sociologia, cui sono apparsi favorevoli sin dalle origini la ideologia democratico-liberale e del socialismo democratico, ma non quella dei regi' mi fascisti da un lato, e dei regimi socialisti e comunisti contemporanei dall'altro.

 

c) Le direttrici della ricerca, in termini di investimenti, di ore uomo, di risorse destinate p. es. alle imprese spaziali oppure alla ricerca di nuove fonti di energia, all'ingegneria biologica o alla cura delle malattie cardiovascolari, alla microfisica od alla neurologia. Sotto questo capitolo rientra anche l'applicazione più o meno rapida, e più o meno estensiva ed intensiva, delle scoperte scientifiche nell'industria, sotto forma di tecnologia (v.), nell'educazione, nei trasporti, nella comunicazione di massa (v.), nell'organizzazione della famiglia (v.), nello sviluppo degli armamenti, nell'assistenza sanitaria, ecc.

d) L'organizzazione e la distribuzione dell'attività di ricerca a livello nazionale e regionale. La dimensione della attività scientifica può variare lungo diversi assi: accentramento/decentramento; pubblico/privato; enti istituzionalmente preposti alla ricerca scientifica (p. es. l'università), altri enti, in particolare l'industria. Durante la seconda metà dell'Ottocento ed il primo trentennio del '900 la Germania realizzò un'organizzazione della ricerca molto decentrata, costituita da numerosi istituti pubblici e privati, universitari e sorretti dall'industria (ed a tale modello organizzativo alcuni storici della S. imputano lo spettacolare sviluppo della S. tedesca in tale periodo); la Francia ha invece sviluppato nello stesso periodo un'organizzazione della S. fortemente accentrata, con un marcato predominio delle istituzioni pubbliche (ed a tale modello accentrato viene imputato il relativo declino della S. francese nello stesso periodo); l'Italia non ha mai saputo darsi un modello che seguisse chiaramente l'uno o l'altro indirizzo o mirasse ad un oggettivo equilibrio tra i due, un fatto che - insieme con numerosi altri fattori - è sicuramente responsabile dello stato indigente di gran parte della S. italiana in questo scorcio di secolo.

e) L'organizzazione del lavoro entro le équipes di ricerca, negli istituti universitari, nei centri nazionali di ricerca scientifica, nei laboratori dell'industria pubblica e privata. Al pari di ogni altro tipo di lavoro (v.), ma con modelli specifici propri, l'organizzazione del lavoro scientifico è soggetta a variare in termini di divisione del lavoro (v.) tra ideazione ed esecuzione; di stratificazione sociale (v.) più o meno piramidale e gerarchizzata dei ricercatori; di pianificazione a breve, medio e lungo periodo; di concatenazione sequenziale o modulare delle fasi d'una ricerca, ecc.

f) La S. come professione. Rientrano qui le variazioni storiche e geografiche del ruolo (v.), dello status (v.), dell'immagine sociale, del reclutamento, della carriera del personale scientifico d'ogni tipo. Sino agli anni '70, è stato forse questo il capitolo Più coltivato della sociologia della scienza.

Tra gli elementi più interni di tutte le S. si dovranno quindi annoverare, tenuto conto dei problemi prospettati in B, i seguenti:

g) L'oggetto dell'attività osservativa e teoretica (per quanto le due possano essere disgiunte) dello scienziato operante entro una data direttrice di ricerca di una determinata scienza. Gli oggetti &u cui si focalizza l'attività dello scienziato variano anche entro la stessa direttrice d'una singola S.; ma a volte un mutamento d'oggetto porta a ridefinire radicalmente il campo d'una S., come avvenne quando gli oggetti della matematica furono ridefiniti come le relazioni tra oggetti matematicamente non definiti, in luogo dei numeri. L'insieme degli oggetti su cui si concentra una scienza a un dato momento del suo sviluppo costituisce il suo dominio materiale (Piaget, 1967, p. 1173 sgg.).

h) L'insieme dei concetti, delle teorie, delle conoscenze sistematizzate elaborate da una S., che formano il suo dominio concettuale (Piaget, ibidem), eretto con una serie di regole di corrispondenza di varia coerenza e specificità sul suo dominio materiale. Nel dominio concettuale rientrano le possibili interpretazioni divergenti o incoerenti o conflittuali dei medesimi dati d'osservazione, come si vide alla precedente sezione B per il caso della meccanica quantistica.

i) La tecnologia dell'osservazione e della misurazione, due operazioni che nelle S. più sviluppate tendono a coincidere; l'insieme degli strumenti e delle tecniche utilizzati per produrre fenomeni osservabili, donde il termine di fenomenotecnica (Bachelard). Al di sopra degli stadi elementari di sviluppo, tutte le S. producono i fenomeni da osservare per corroborare o confutare ipotesi entro il loro programma di ricerca. Lo strumento diventa il mediatore indispensabile tra la materia e l'uomo; spetta ad esso tradurre fenomeni inaccessibili all'osservazione diretta in un macrolinguaggio - meglio, in una macrosemiotica - comprensibile all'essere umano. Ciò vale non soltanto per le S. fisiche e biologiche, ma anche per le S. psicosociologiche. La tecnologia dell'osservazione/misurazione può rappresentare un investimento minimo (p. es. un questionario sociometrico) o enorme (un acceleratore lineare di microparticelle); può essere utilizzata da pochi ricercatori, al limite uno solo, oppure richiedere squadre di lavoro composte da decine o centinaia di individui; può avere in prevalenza una base manuale, o essere altamente automatizzata, come la tecnologia delle osservazioni microfisiche eseguite con la camera a bolle, o quella dell'analisi spettrografica di migliaia di composti.

 

I) L'insieme delle minute attività pratiche del ricercatore al lavoro, ciò che potremmo chiamare microprassi della ricerca. Vuotare e riempire ampolle; esaminare tabulati sfornati dall'elaboratore; annotare le osservazioni su un quaderno; stabilire i valori di probabilità d'un evento al di sotto dei quali si respinge l'ipotesi della sua casualità; dare e ricevere informazioni sul posto di lavoro; modificare un apparecchio intervenendo su certe sue parti meccaniche od elettriche: tutte queste attività non sono mai fatti estrinseci al ragionamento scientifico, bensì sono suoi elementi intrinseci, cioè interni, che andranno in ultimo a costituire parti implicite, talvolta vitali, di un'ipotesi o d'una teoria, ovvero della decisione di abbandonarle o modificarle, o considerarle meglio convalidate. Questo è uno degli aspetti meno conosciuti del lavoro scientifico, del quale si occupa da qualche tempo la etnometodologia (v.).

 

m) La metodologia della S., o di una di esse, intesa modernamente come un insieme di regole applicate alla valutandone di teorie già formate. Lakatós ha distinto quattro metodologie rivali (ma parecchie altre classificazioni sono possibili): l'induttivismo, per il quale una proposizione viene accettata nel corpo d'una S. soltanto in due casi: quando descrive meri fatti, oppure quando rappresenta una generalizzazione induttiva priva di eccezioni; il convenzionalismo, per il quale una teoria (o, subordinatamente, una proposizione teorica) è accettabile alla sola condizione che organizzi i fatti osservati in un sistema concettuale coerente: per questa metodologia il problema del vero e del falso non ha rilevanza; il falsificazionismo, di cui la specie più nota è quella popperiana, per il quale una teoria è scientifica non se viene corroborata da, ma soltanto se è atta ad entrare in conflitto con un asserto-base; infine i programmi di ricerca scientifici, già richiamati sopra, per la quale metodologia l'unità di base di valutazione "non deve essere più una teoria presa isolatamente o una congiunzione di teorie ma piuttosto un programma di ricerca 'interna', un 'nucleo' convenzionalmente accettato... e con una 'euristica positiva'" (Lakatós, in Feyerabend, 1970 sgg.; ed. it. 1976, p. 375). L'adozione dell'una o dell'altra metodologia di ricerca è decidibile in base ad un procedimento formale, strettamente logico; l'eventuale superiorità dell'una o dell'altra nel far progredire una data disciplina può essere dimostrata soltanto a posteriori, in termini di storia della S.

n) I paradigmi di Kuhn, anch'essi definiti in precedenza come quadri di riferimento che orientano la prassi di intere generazioni scientifiche, e che come tali vanno considerati alquanto più generali dei programmi di ricerca di Lakatós.

o) Restano le categorie ultime del pensiero scientifico, come causa, velocità, massa, energia, spazio e tempo. In società e S. diverse ciascuna di queste categorie assume un contenuto particolare; l'importanza di ciascuna varia dall'insignificanza allo stato d'una categoria centrale di un paradigma o d'un programma di ricerca; ciascuna viene tradotta in una fenomenotecnica ed in una microprassi differente, oltre che in un particolare linguaggio e metalinguaggio.

L'applicazione di questo schema di elementi esterni ed interni della S. a problemi concreti di ricerca deve tener conto di varie complicazioni e difficoltà metodologiche, e in primo luogo che:

I) Ciascuno dei predoni elementi possiede un contenuto diverso, ovvero si presenta diversamente strutturato, a seconda della particolare disciplina cui ci si riferisce, anche in una medesima epoca e società. Le differenze più rilevanti intercorrono tra le S. logico-matematiche; fisiche; biologiche; psicosociologiche. Quando si fa ricerca non si potrà dunque parlare di organizzazione o direttrici o metodologia o paradigmi o altro della S. in generale, ma soltanto d'una specifica S. in una di queste quattro classi.

 

II) Ciascuno degli elementi sopra elencati interagisce con la maggior parte degli altri in modi che la sociologia della S. - e, con rare eccezioni, nemmeno la storia della S. - non è per ora in grado di precisare. È ovvio comunque che l'ingresso d'una S. in un nuovo dominio concettuale può richiedere maggiori investimenti nella tecnologia d'osservazione/misurazione; che gli strumenti rappresentano per un certo aspetto delle teorie scientifiche oggettivate, e però producono dati che portano a superare le vecchie teorie e ne convalidano di nuove; che una posizione marginale del sistema sociale della S. si correla in generale a scarsi investimenti nella ricerca scientifica; che gli investimenti elevati tendono a rendere più stretti in generale i legami tra l'industria e la S. nelle società ad economia di mercato; che un'organizzazione egualitaria del lavoro di ricerca è utile a e compatibile con certe direttrici di ricerca, ma non con altre, in funzione anche del tipo di personale scientifico disponibile.

 

III) Al pari della nuova storia della S., una sociologia della S. matura deve saper risolvere l'apparente paradosso della reale e progressiva cumulatività della S. in presenza di un reale condizionamento sociale dei suoi elementi, inclusi quelli più interni. Come si è cercato fin qui di argomentare, una via per la soluzione di tale paradosso è da vedersi nel fatto che la costrizione e l'efficacia dell'esperimento (del dato osservabile prodotto dal ricercatore) sono l'unica garanzia della conoscenza, ma non vanno scambiati con essa. Entro margini ora più ampi ora più stretti, la conoscenza può variare in presenza della medesima costrizione ed efficacia; e la crescita stessa dell'efficacia può venire accelerata o rallentata dalle variazioni della conoscenza socialmente condizionate, non meno che dalla razionalità interna del ragionamento scientifico. [577]

 

D. [principali fattori che influiscono sul fenomeno considerato]

 

Dato un qualsiasi stato osservabile degli elementi di una singola S. o di più S. in una certa società al tempo tn, è plausibile ipotizzare che esso sia l'effetto dell'azione di uno o più fattori operanti a un tempo tn-1 È arduo disporre i fattori connessi con le possibili variazioni degli elementi di una o più S. su una scala che rechi in cima i fattori che influiscono sulla S. nel modo più diretto, e più direttamente accessibile all'osservazione ed alla ricostruzione storica e in fondo i fattori la cui influenza o connessione con lo stato della S. è inferibile solo in modo indiretto, ed osservabile o ricostruibile solo con molteplici mediazioni. D'altra parte è pur evidente che certi fattori influenzano la S. in modi molto più diretti ed immediati di altri. Tra i fattori che appaiono più direttamente connessi alle variazioni dello stato della S. (o di una singola S.). vanno certamente inclusi:

 

a) L'azione del governo e dello stato (v.). In tutte le società contemporanee dove la S. ha fatto registrare da un secolo a questa parte i successi più significativi, l'azione del governo e più in generale dell'apparato statale ha svolto di norma una funzione decisiva nello strutturare il sistema sociale della S. in modo da renderlo massimamente efficace, e incanalare verso di esso le risorse economiche ed intellettuali necessarie. Il predominio mondiale della S. tedesca tra il 1870 e l'inizio degli anni '30 si spiega in ampia misura con il modello di organizzazione universitaria ed extrauniversitaria della S. promossa dai governi tedeschi sino all'avvento del nazismo. Gli immensi sviluppi delle S. sovietiche a partire dalle condizioni di una delle società più arretrate del mondo si dovettero direttamente all'azione del governo dell'U.R.S.S. Fu il governo degli Stati Uniti a far recuperare in pochi anni il terreno perduto nei confronti dei russi nel campo delle S. applicate alla esplorazione dello spazio.

 

b) L'azione e la presenza dell'INDUSTRIA (v.). L'industria influisce sullo sviluppo e lo stato della S. attraverso molteplici canali, i principali dei quali sono: 1) il finanziamento diretto e indiretto della ricerca scientifica nell'università, come è avvenuto ed avviene tuttora in misura massiccia negli Stati Uniti e in Germania; 2) creando propri laboratori di ricerca pura ed applicata, specie nei settori i cui risultati sono suscettibili di venir più rapidamente trasferiti nella produzione industriale, come la biochimica e l'elettronica; 3) le pressioni esercitate sui governi affinché essi promuovano e sovvenzionino, anche attraverso il sistema educativo, certe S. e certe direttrici di ricerca in luogo di altre; 4) la proposta implicita od esplicita di modelli di organizzazione scientifica del lavoro atti a consentire la massimizzarne dei risultati in presenza di risorse date. Questi modelli sono stati ampiamente recepiti nei settori di ricerca dove maggiori sono gli investimenti, e più alto in complesso il costo della giornata/ricercatore.

 

c) L'orientamento della cultura (v.) dominante, con particolare riguardo all'ideologia affidale dello Stato. L'ideologia del nazismo, per la sua ostilità verso gli scienziati ebrei e le S. psicosociologiche, recò enormi danni alla S. tedesca, provocando all'inizio degli anni '30 l'emigrazione in massa dei primi, e l'arresto dello sviluppo delle seconde per una intera generazione. Volendo affermare il principio della ereditarietà dei caratteri acquisiti, perché lo riteneva connaturato al materialismo dialettico, l'ideologia portò al massimo potere nel sistema della S. sovietica un ciurmadore come Lissenko, donde la virtuale soppressione degli studi di genetica scientifica in Russia per oltre un trentennio.

 

d) II tasso ed i meccanismi di accumulazione (v.). Un tasso elevato di accumulazione consente - con l'intervento di altri fattori - di destinare alla S. risorse economiche più abbondanti. La concentrazione del controllo sui meccanismi e sul tasso di accumulazione in un limitato numero di centri di potere, pubblici o privati, si accompagna in genere ad una concentrazione dello sforzo scientifico in un limitato numero di S. e di direttrici di ricerca, giudicate più utili agli interessi del potere dominante.

 

e) La struttura del sistema educativo. La posizione più o meno marginale della S. nel sistema educativo, misurata dal numero e dal livello dei corsi di materie scientifiche, dalla consistenza degli istituti di ricerca, dalle ore previste nei programmi per le materie scientifiche, dalla collocazione nei programmi stessi, dalla organizzazione della didattica, pare direttamente correlata allo sviluppo della S. (o di determinate S.) in tutte le società ed in tutte le epoche.

 

f) Le vie di comunicazione (v.) tra società a diverso livello di sviluppo scientifico. La S. si è lentamente diffusa dalle società sviluppate a quelle meno sviluppate scientificamente, seguendo dapprima le rotte dei commerci e delle esplorazioni; la sua diffusione si è poi accelerata con la stampa e soprattutto con la moltiplicazione delle possibilità di viaggio individuali; all'epoca presente i periodici specializzati, i congressi, gli incontri internazionali, la fotoriproduzione, l'elettronica consentono virtualmente ad ogni società di venire in possesso in brevissimo tempo delle conoscenze prodotte in qualsiasi ramo della S. in un'altra società vicina o lontana. Tuttavia, la rapidità e l'ampiezza delle comunicazioni scientifiche non sono di per sé un fattore di sviluppo della S. in generale o di una data S.; al contrario, conoscere gli esiti raggiunti altrove può portare all'abbandono d'una direttrice di ricerca che si [578] giudica ormai insuperabilmente attardata, anche se avrebbe potuto dare buoni frutti in seguito.

 

g) Alcune forme di movimento sociale (v.). Vi sono movimenti sociali intrinsecamente favorevoli allo sviluppo della ragione scientifica, come quelli che animarono le due generazioni dei grandi fisici europei tra l'Ottocento ed il Novecento (Feuer, 1974), ed altri intrinsecamente ostili ad essa, come i movimenti ecologisti degli anni '80 e '90. Oltre ai movimenti generazionali sono comuni i movimenti di più breve periodo, alimentati spesso da tensioni politiche, che danno espressione più o meno virulenta all'atteggiamento di reazione antiscientifica latente in tutte le società moderne e contemporanee; in particolare entro quelle che, come l'Italia, collocandosi a livelli ancora modesti di sviluppo scientifico, per un verso dipendono dalla S. straniera, e per l'altro hanno una popolazione di docenti e di studenti medio-superiori ed universitari con una preparazione scientifica, tecnica e storica, di spessore minimo.

 

h) I rapporti internazionali. I paesi che occupano una posizione dominante nel sistema mondiale dei rapporti internazionali hanno una S. molto più sviluppata degli altri, non solo perché dispongono d'una maggiore accumulazione di capitale, ma perché sono in grado di scoraggiare direttamente o indirettamente la ricerca di base negli altri paesi; perché attraggono gran numero di ricercatori scientifici formati a spese dei paesi più poveri; perché la previsione o il timore d'una guerra con paesi altrettanto potenti li induce a destinare molte risorse alla ricerca scientifica utilizzabile a fini bellici, col vantaggio di poterla applicare anche a vari settori della produzione industriale.

Solo indirettamente correlati e in modo incostante con lo stato della S. o di una specifica S. sono il modo di produzione (v.), visto che tanto il modo di produzione capitalistico quanto quello socialista sono apparsi ugualmente favorevoli allo sviluppo di molti settori della S. moderna e contemporanea, anche se il primo ha incoraggiato S. che il secondo ha scoraggiato, e viceversa (e visto altresì che all'interno dei vari modi di produzione, lo sviluppo della S. non si correla affatto allo stadio di sviluppo del modo localmente dominante: la Germania del 1880 aveva un modo di produzione assai più arretrato che non la Francia e l'Inghilterra, ma la sua S. di base era molto più avanzata) il sistema di stratificazione sociale (v.), visto che alti gradi di sviluppo della S. appaiono coesistere con sistemi molto rigidi come con sistemi piuttosto aperti [cioè ad elevata mobilità sociale (v.)], con sistemi fortemente gerarchizzati, come con sistemi relativamente egualitari la concezione del mondo, a partire dalla religione (v.), visto che tutte le grandi religioni del mondo, dopo aver

attraversato un periodo più o meno lungo di resistenza alla S. moderna, appaiono oggi convivere' senza rilevanti conflitti con istituti scientifici di alto consimile livello, dove i tratti della religione cattolica, o protestante, o giudaica, o indù, o musulmana non appaiono minimamente ostacolare il concreto lavoro dei ricercatori.

 

La ricerca di connessioni ricorrenti tra i predetti fattori e gli elementi esterni e interni della S. schematizzati alla sezione C deve far fronte alle seguenti difficoltà:

 

I) Tra ciascun fattore e ciascun elemento della S. sono possibili connessioni di vario tipo, e cioè connessioni causali, logiche, funzionali, e significative. Non v'è nulla che garantisca che un tipo di connessione osservato tra un dato fattore e un dato elemento in una data società a una certa epoca debba ritrovarsi anche in altra società o in altra epoca entro la società medesima (v. conoscenza, C),

 

II) Ciascuno dei fattori sopra elencati può combinarsi con qualsiasi altro, a volte neutralizzandone l'azione, a volte invece eccitandola o potenziandola.

 

III) Per il meccanismo di interazione già ricordato alla sezione C, ciascun fattore è atto a influire su un qualsiasi elemento jesimo della S. (o di una data S.) attraverso la mediazione di altri fattori e di altri elementi. Si possono quindi avere sequenze temporali complesse, in cui il fattore W operante al tempo tx-2(p. es. il governo) modifica il fattore X operante al tempo tx-1 (p. es. il sistema educativo), il quale al tempo t, modifica l'elemento Y della S. (p. es. il reclutamento dei ricercatori), il quale al tempo tx-1 modificherà l'elemento Z della stessa S. (p. es. il dominio concettuale), ecc.

 

E. [effetti su altri fenomeni sociali]

 

Le cosiddette conseguenze sociali della S. sono più precisamente conseguenze imputabili allo sviluppo di certe S. in luogo di altre, e, all'interno di ogni S., all'affermarsi di certe direttrici di ricerca in luogo di direttrici alternative. Così qualificate, le conseguenze sociali delle diverse S. sono in genere mediate dalla tecnologia (v.) a cui esse forniscono direttamente o indirettamente la base. Le conseguenze sodali della microfìsica ad es., vanno quindi cercate, da un lato, sotto la tecnologia della guerra (v.)> dall'altro sotto la tecnologia dello sfruttamento e delle applicazioni dell'energia nucleare. Le conseguenze della biochimica passano attraverso la tecnologia della medicina (v.); quelle dell'elettronica, attraverso le tecnologie dell'INFORMATICA (v.) e della comunicazione di massa (v.). Tramite la mediazione tecnologica, pochi aspetti della vita contemporanea si configurerebbero come di fatto si configurano senza l'intervento della scienza.

Tuttavia, al di là delle conseguenze imputabili a S. [579] ed a tecnologie specifiche, in molti casi interagenti tra loro, lo sviluppo delle S. moderne e contemporanee condiziona la struttura dei rapporti e delle relazioni sodali in modo più capillare e profondo di quanto non appaia da una rassegna più ampia dei costi e benefici, misurati sia in termini economia che di qualità della vita, della tecnologia. Queste conseguenze indirette ma onnipervasive si riassumono in questi punti:

 

1) II rafforzamento e l'estensione del dominio (v.) economico, politico e militare esercitato dalle maggiori potenze scientifiche sul resto del mondo all'età contemporanea. L'Inghilterra del XVIII e del XIX secolo dominava gran parte del mondo pur senza disporre di una S. sviluppata; gli Stati Uniti e l'URSS non avrebbero potuto reggere per cinquant'anni la posizione che occupavano l'una rispetto all'altra, e rispetto alle società ad esse subordinate, se non si fossero impegnate in uno sforzo scientifico senza precedenti.

 

2) L'affermazione di una data direttrice di ricerca scientifica corrisponde in generale al mancato sviluppo od alla soppressione di una direttrice per qualche verso alternativa. Per tale ragione, tra i costi della S. bisognerebbe includere non soltanto le spese di investimento e di gestione delle ricerche condotte lungo una data direttrice, ma anche i costi derivanti dal mancato sviluppo di direttrici completamente diverse. Si veda il caso delle fonti di energia:

l'applicazione della S. all'uso del petrolio e del gas naturale, e prima del carbone, ha tenuto in uno stato primitivo per quasi un secolo lo studio di fonti alternative, come la radiazione solare o le correnti aeree e marine. La concentrazione di mezzi colossali, a partire grosso modo dagli anni '50 di questo secolo, nelle ricerche di microfisica e più tardi nelle imprese spaziali, ha certamente sottratto intelligenze, capitali e sostegno pubblico alle ricerche sui principali fattori di mortalità dell'epoca.

 

3) Attraverso le tecnologie che alimenta, la S. contemporanea ha introdotto e sta introducendo alterazioni nell'AMBIENTE naturale (v.) aventi natura radicalmente diversa e portata molto più difficilmente valutabile da quelle arrecate dall'attività umana in tutti i secoli precedenti. Le banalità ricorrenti sul "disastro ecologico" degli ultimi decenni non debbono trarre in inganno: l'uomo preistorico, antico, medievale e moderno è stato un implacabile distruttore di caratteri fondamentali dell'ambiente naturale, in specie attraverso la pratica della deforestazione, attuata di proposito su larghissima scala al fine di ricavarne legname da costruzione e legna da ardere, allargare le superfici coltivabili, oltre che con l'uso di tecniche agricole irrazionali e della pastorizia incontrollata. D'altra parte l'uomo dei secoli precedenti non ha introdotto nell'ambiente naturale aerei supersonici che danneggiano la coltre di ozono, con conseguenze per ora imprevedibili sulla vita del pianeta, né fonti di radiazioni nocive come le bombe atomiche, le centrali nucleari, i raggi X, né insetticidi e altre migliaia di prodotti chimici che si inseriscono nel ciclo biologico delle specie viventi, mettendo in moto meccanismi, fors'anche a livello genetico, che potrebbero avere effetti gravissimi anche dopo alcune generazioni.

 

4) La S. contemporanea ha introdotto in tutte le sfere della vita tipi e coefficienti di rischio interamente nuovi. Oltre ai rischi macroscopici della tecnologia dei trasporti, che prendono forma statistica di percentuale di incidenti ogni mille auto circolanti od ogni milione di passeggeri/chilometro, vi sono i rischi "normali" (guasti di natura tecnica) ed "eccezionali" (sabotaggio) delle centrali nucleari; i rischi inerenti alla mera produzione e circolazione, oltre che al possibile uso, di armi batteriologiche e chimiche di tremenda efficacia; i rischi che gruppi politicamente irresponsabili possano utilizzare a nuovi scopi di dominio i risultati dell'ingegneria genetica, e, al di sopra di tutti questi, e di innumeri altri che si potrebbero menzionare, il rischio permanente d'una guerra atomica, che basta da solo a condizionare se non a dettare l'azione politica, economica e militare della maggior parte delle società contemporanee.

 

Simili implicazioni dello sviluppo scientifico hanno alimentato tra gli scienziati stessi, a partire dallo scoppio della prima bomba atomica e con maggior partecipazione pubblica dagli anni '70, il dibattito intorno alla responsabilità sociale dello scienziato - non a caso, uno dei capitoli più nuovi della sociologia della S. (Ravetz, 1971). Una partecipazione responsabile a tale dibattito presuppone una chiara consapevolezza delle alternative aperte allo scienziato e delle possibilità reali che egli possiede di controllare i risultati e le applicazioni delle proprie ricerche. In sintesi, è forse lecito affermare che le alternative di ricerca (che significano anche alternative di camera, di reddito, in una parola di status) sono spesso più numerose di quanto gli scienziati non suppongano, anche se variano molto da una disciplina all'altra e da una società all'altra; mentre le possibilità di controllo sui propri risultati degli scienziati di tutte le discipline è in genere assai minore di quanto suppongano i non scienziati. Ciò non soltanto perché il potere di disporre dei risultati ha sede nei centri di potere politico ed economico che dirigono in larga misura l'attività della S., quanto perché nessun scienziato è in grado di sapere, al di fuori del dominio materiale e concettuale in cui lavora, come si diffonderanno le "onde di effetto" delle sue scoperte in sfere della vita sodale a lui lontane ed ignorate [580], ed in tempi posteriori di anni, decenni o generazioni al momento della sua scoperta.