Salvatore Coluccia

Successi e paradossi della chimica del Novecento

Recensione di Bella & Potente. La chimica del Novecento fra scienza e società

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Società Chimica Italiana

    Immagini della presentazione di Bella & Potente al  XXI Congresso Nazionale Torino 22-27 giugno 2003

Le opere sulla storia della scienza di autore italiano sono ancora piuttosto rare, e addirittura insoliti sono i lavori di storia della chimica. È quindi con una certa curiosità che si apre un corposo volume sulla storia delle discipline chimiche nel Novecento, appena pubblicato dagli Editori Riuniti con il titolo Bella & Potente. La quarta di copertina ci spiega subito come la chimica sia bella dal punto di vista conoscitivo, e potente nelle sue applicazioni, tuttavia la 'spiegazione' proposta nel libro non deve essere stata così semplice se l'autore impiega un mezzo migliaio di pagine per argomentare la tesi del titolo. In ogni caso un secolo di storia è un periodo abbastanza lungo, sia perché i tempi scanditi da Cerruti vanno effettivamente dal tardo Ottocento fino alle soglie dell'attualità, sia perché la sua narrazione cerca di seguire per quanto possibile un andamento cronologico, sia ancora perché l'attenzione del lettore è costantemente riportata sui continui mutamenti nelle 'procedure conoscitive' della chimica.

L'autore usa spesso il termine 'procedura' – di sapore legale – per indicare il modo di operare complessivo dello scienziato nella indagine teorica non meno che nella realtà del laboratorio, ed è evidente che l'insistenza su questo termine intende sottolineare anche a livello linguistico il carattere socialmente 'controllato' della ricerca scientifica. Spesso però è proprio l'infrazione delle regole, la novità metodologica, ad aprire nuovi orizzonti conoscitivi. È stato questo il caso della nascita della chimica degli alti polimeri, descritta in un capitolo dal titolo accattivante: "Macromolecole, proteine e altri enigmi". Forse non a caso il capitolo è il nono di una serie di diciotto, esso quindi assume una posizione centrale nel racconto delle vicende chimiche del Novecento. L'orizzonte aperto negli anni '20 e '30 dalla chimica macromolecolare di Hermann Staudinger assumerà la forma di un'onda travolgente di innovazioni industriali a partire dalla seconda guerra mondiale, quando negli Stati Uniti avverrà una mutazione profonda, e cioè il passaggio dai carbone al petrolio come materia prima fondamentale per l'industria chimica. Ancora durante la guerra si comincia a realizzare negli impianti e nei laboratori della nascente industria petrolchimica americana una trasformazione che al termine della guerra si estenderà ai laboratori universitari. Si tratta dello sviluppo di apparecchiature per le spettroscopie nell'ultravioletto-visibile, nell'infrarosso, e di massa, strumenti a cui si affiancheranno nel dopoguerra quelli basati sulla risonanza magnetica nucleare. Negli anni '60 e '70 il laboratorio chimico diventa sempre più un laboratorio diverso, in cui la strumentazione chimico-fisica assume un ruolo fondamentale. Infine, è proprio la nuova strumentazione a fornire i mezzi per interpretare la struttura dei nuovi 'oggetti' che negli anni '70 e '80 sono alla base della chimica supramolecolare. La chimica supramolecolare costituisce il secondo orizzonte conoscitivo aperto nel Novecento, e Cerruti ne descrive l'origine e gli sviluppi fino alle recentissime macchine molecolari (un campo in cui primeggiano anche gli italiani).

Chimica macromolecolare, nuova strumentazione di laboratorio, chimica supramolecolare sono quindi le svolte principali della chimica del secolo scorso, ma la trama del libro è più fitta di una storia apparentemente lineare, infatti vi sono diversi temi che si riaffacciano lungo tutto il racconto. Visibilissimo è quello del rapporto fra la chimica e la guerra, in quanto due interi capitoli sono dedicati alla prima e alla seconda guerra mondiale, e non meno chiare sono le tappe principali della ricca interazione fra chimica e biologia da una parte, e fra chimica e fisica dall'altra. Sulle relazioni fra chimica e biologia il racconto parte dalla scoperta di enzimi, ormoni e vitamine all'inizio del Novecento per finire con gli sviluppi della biologia molecolare nella seconda parte del secolo. A proposito degli sviluppi 'politici' della biologia molecolare l'autore è estremamente polemico, con lunghe pagine dedicate ad una anti-storia della doppia elica e a sanzionare la visione della biologia molecolare come "biochimica travestita" (è il titolo di un intero capitolo dedicato alla questione). Tutto sommato, l'autore non fa altro che dare una struttura storiografica alla vigorosa polemica sostenuta negli anni '60 dal grande biochimico Erwin Chargaff.

In generale la posizione dell'autore è radicalmente antiriduzionista, al punto da sviluppare in diversi punti veri e propri attacchi contro le affermazioni esplicitamente riduzioniste di alcuni fra i più grandi fisici del Novecento. Nel capitolo finale Cerruti giunge ad una conclusione apparentemente paradossale: "Lungi dall’essere sottomessa alla fisica, secondo le pretese di Dirac e Feynman, la chimica ha letteralmente fagocitato una parte rilevante della fisica". L'autore dà una duplice base a questa affermazione. La prima è puramente empirica: la strumentazione fisica che ha invaso i laboratori è utilizzata esclusivamente dai chimici, che ne interpretano i dati secondo le loro modalità conoscitive e non secondo quelle della fisica. La seconda base invocata a sostegno della tesi antiriduzionista è teorica, e consiste nella teoria dell'autopoiesi di Maturana e Varela. In Bella & Potente la chimica è una 'unità autonoma' estremamente complessa, in quanto include gli scienziati, la conoscenza chimica, gli strumenti e gli impianti industriali. Come unità autonoma la chimica è un sistema omeostatico che interagisce con il suo ambiente (la società, le altre discipline) mediante 'accoppiamenti strutturali' (termine di Maturana e Varela), e non mediante processi di input e output di informazioni che funzionino da istruzioni. Chimica, discipline sorelle e società subiscono una co-evoluzione, perturbandosi reciprocamente, e tuttavia senza che nessuna delle tante 'unità autonome' che formano la società umana possa 'comandare' un'altra.

Una chimica che interagisce con la società come unità autonoma è pure invocata dall'autore per spiegare la pessima immagine della chimica ai giorni nostri. La chimica è priva al suo interno di un sostegno filosofico e storiografico simile a quello goduto da sempre dalla fisica, e in tempi più recenti anche dalla biologia. Così l'aspetto culturale dell'accoppiamento strutturale con la società è venuto a mancare, e l'accoppiamento è stato realizzato quasi esclusivamente dall'industria chimica e dai suoi innumerevoli e pervasivi prodotti. L'immagine della chimica è negativa, perché l'industria chimica e i suoi prodotti sono sul banco degli imputati. Ma è proprio sulla questione ambientale che emerge un punto debole della ricerca di Cerruti, che dedica appena una ventina di pagine alla questione ambientale. Sembrerebbe che in questo caso abbia prevalso quell' esprit de corps che appanna ogni tanto l'esprit de finesse degli autori di storie disciplinari.

Nella introduzione metologica al volume viene usata una parola che si vorrebbe fuori moda, citoyens, per indicare la 'qualità' del pubblico a cui il libro si rivolge. In ogni società industriale vi sono ampi strati di insegnanti, tecnici della produzione e della comunicazione, operatori scientifici della sanità, dell’amministrazione statale, delle forze armate, del volontariato: "Sono cittadini colti e attivi, che possono essere interessati alla storia e al valore epistemico delle procedure conoscitive della scienza in generale, e della loro stessa professione in particolare. Questi citoyens costituiscono un pubblico vasto e qualificato". In realtà in diverse pagine il volume è di lettura non facile, sia per alcuni aspetti intricati delle ricerche chimiche, sia perché sono richiamati nodi importanti della storia della biologia e della fisica – e così improvvisamente ci si trova sotto una pioggia di ulteriori termini tecnici. In conclusione, il libro di Cerruti è un'opera interessante, e agli occhi del lettore apparirà Bella & Potente non solo la chimica, ma la scienza nel suo complesso.