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Scala
Naturae di Mark Dion, 1994
Commento di
Dieter Buchhart
Nella sua installazione
Scala Naturae del 1994, Dion dispone
diversi oggetti su una scala bianca a sé stante nello spazio, composta da
dieci scalini e sostenuta da due travi di legno. Nel gradino più basso si
trovano creazioni dell’uomo appartenenti alla categoria Scientifica, come
una freccia, una ruota dell’arcolaio, un libro e una sveglia. I gradini
successivi mostrano Naturaliae iniziando con funghi, frutti ed ortaggi,
per continuare poi con invertebrati marini come coralli, spugne e stelle
di mare, e molluschi come conchiglie, farfalle ed altri insetti, piccoli
vertebrati, un gatto e un’anatra impagliati, ed infine un busto della
scuola classica come esempio di Artificialia. Sia il titolo dell’opera,
inteso come scala a pioli o scala della natura, sia la visualizzazione
diretta di una gerarchizzazione a gradini rimandano alle rappresentazioni
del sistema di storia naturale di Le Peon della Histoire Naturelle di
Buffon. Lisa Corrin definisce l’installazione come «sovversione dichiarata
del tentativo aristotelico di classificare gli esseri viventi in un
sistema gerarchico.» L’autrice allude alla catena immutabile degli esseri
viventi che rimanda a Platone e ad Aristotele e che, prima di Darwin,
assumeva grande importanza nella teoria dell’evoluzione.
La catalogazione degli oggetti di Dion si basa sia sulla catalogazione
tipica delle wunderkammer che sulla forma di presentazione sistematica.
Sebbene l’artista riunisca elementi culturali e naturali in un ambito di
presentazione visiva, esegue la loro classificazione in base ad un sistema
tassonomico approssimativo, come mostra anche il disegno preparatorio. I
preparati sotto spirito, le farfalle o l’anatra impagliata posta su di un
piedistallo corrispondono al tipo di preparato di un museo di storia
naturale. La disposizione su gradini ricorda la forma di presentazione
gerarchica su scala del Naturhistorisches Museum di Vienna e i
pianerottoli a sé stanti con scala nella navata centrale della Galerie de
Zoologie di Parigi, prima della sua riorganizzazione, che unisce il
riferimento architettonico mancante. La scala non è messa in relazione con
l’architettura circostante; è invece indipendente e lascia uno spazio
libero sopra il busto. Nel disegno, che tramite un più intenso
restringimento della scala forza verso l’alto l’elemento della
gerarchizzazione, non è riprodotto alcuno scenario, bensì il titolo in
alto a sinistra e la firma e la data in alto a destra. Gli oggetti
selezionati di questo sistema si differenziano tra quelli previsti nel
disegno e quelli oggettivamente utilizzati nell’installazione. Dion
intensifica in particolare lo spessore dei pezzi presentati e segue la
struttura di presentazione dei sistemi tassonomici, facendo crescere i
funghi d’albero dall’alzata del gradino e infilzando le farfalle in
verticale.
La disposizione è chiaramente oggetto di un’ironia mirata, in quanto Dion
posiziona sul gradino più basso le invenzioni dell’uomo, che, come la
sveglia, la candela bruciata o l’anfora rotta, rimandano al fattore tempo
di una temporalizzazione della storia naturale e di una natura morta
Vanitas tridimensionale. Alla qualità di natura morta dell’opera richiama
anche Erhard Schüttpelz. Egli definisce Scala Naturae come «memento mori
della molteplicità delle specie», intendendo la natura come «allegoria
della perdita irreparabile». Ciò non è sostenibile, perché l’opera,
nonostante il gradino più basso sovraccarico di simboli, presenta sezioni
inalterate della natura proprio come un museo di storia naturale, e nella
sua struttura immanente non tematizza alcun cambiamento, anche quando il
paragone con altre opere di Dion documenta una riflessione critica su temi
ecologici e culturali.
All’uomo, sul gradino più alto, viene attribuita una duplice definizione
sotto forma di busto classico: come specie e come opera d’arte da lui
realizzata. Il gradino più alto e quello più basso possono essere intesi
anche come parentesi contenutistiche, che demarcano, come punti angolari,
il sistema di catalogazione e classificazione prodotto dall’uomo e l’opera
dell’uomo.
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