Capitolo 4 - Comportamenti di consumo, cultura e partecipazione sociale

 
 

Premessa: un commento a cura della redazione di Minerva

Il documento qui presentato riguarda la dinamica dei consumi 'culturali' negli anni 1997-2000. I temi trattati in questa analisi statistica dell'Istat sono di estrema importanza per comprendere cosa intendono gli insegnanti per impegno civile quando parlano della propria attività nelle scuole. Infatti si tratta - in primo luogo - di cercare di colmare i divari di classe e di collocazione territoriale fra gli allievi. Nel testo integrale di questo capitolo si dà questa definizione di disagio/benessere economico: 

"Le famiglie vengono ordinate rispetto alla spesa media mensile equivalente in modo crescente e, quindi, in base ai quintili (valori soglia di spesa), vengono individuati cinque gruppi di famiglie. Il primo gruppo è costituito dal 20% di famiglie più disagiate, che nel 2000 sono caratterizzate da una spesa mensile equivalente inferiore a 972 euro; per contro l’ultimo gruppo è costituito dal 20% di famiglie più agiate con una spesa mensile equivalente superiore a 2.574 euro"

In una parte diversa da quella qui ripresa il rapporto Istat afferma:

"I livelli di spesa per consumi possono essere in parte interpretati

come una approssimazione del livello di benessere raggiunto, che pur

essendo generalmente migliorato viaggia a due velocità. Le famiglie benestanti,

collocate nella classe con il livello di spesa per consumi più alto,

mostrano infatti una dinamica molto più sostenuta rispetto a quelle disagiate.

La disuguaglianza relativa è aumentata: negli ultimi quattro anni l’indice

di concentrazione è passato dal 34,1% al 34,6%, con un aumento dei

differenziali negli standard di vita.

 

La forbice della disuguaglianza investe quasi tutto il territorio, anche

laddove i livelli di spesa diminuiscono. Unica eccezione è rappresentata

dal Sud che ha visto assottigliare leggermente le disparità, pur rimanendo

la ripartizione con i livelli più elevati di disuguaglianze.

 

È degna di nota, in tale contesto, la crescita della spesa per acquisto

di personal computer e di attrezzature informatiche. Essa è più marcata tra

le famiglie disagiate (+70%) che tra quelle benestanti (+50%), nonostante

il permanere di forti divari nella diffusione di queste apparecchiature (presenti

complessivamente nel 27% delle famiglie, nell’11% di quelle disagiate

e nel 42% di quelle benestanti). Questo andamento rappresenta un indizio

del fatto che ormai il pc è considerato un bene essenziale".

I dati qui ripresi sono solo il riassunto di 57 pagine in formato pdf che si possono leggere nel sito dell'Istat.

Segnaliamo alcuni punti: crescono le distanze territoriali e le famiglie benestanti spendono per tempo libero, cultura e giochi otto volte di più di quelle disagiate. Il 60% dei navigatori on line (5 milioni e 600 mila persone) cerca informazioni su riviste e giornali elettronici. Ma probabilmente il dato più impegnativo per gli insegnanti è che la crescita della spesa per acquisto di personal computer e di attrezzature informatiche è più marcata tra le famiglie disagiate. Questo vuol dire che le famiglie a più basso reddito sono qualitativamente più interessate all'informatica di quelle benestanti. Segnaliamo infine un dato che dovrebbe far riflettere parecchio, sul rapporto fra lettura e titolo di studio


 

 

  • Nel 2000 la spesa media mensile delle famiglie italiane risulta pari a 2.178 euro.

  • Tra il 1997 e il 2000 la spesa media mensile aumenta del 7,6%. Poiché parte di questo aumento è dovuto all'inflazione (+6,1% nel periodo considerato) la crescita reale della spesa media è dell'1,5%.

  • Cambiano gli stili di consumo: indipendentemente dal tenore di vita delle famiglie, le spese per i trasporti e le comunicazioni entrano a fare parte delle spese difficilmente comprimibili. Alimentari, abitazione, trasporti e comunicazioni assorbono il 63% della spesa familiare.

  • Per tutte le famiglie cresce il livello di spesa per consumi; questa crescita tuttavia risulta più contenuta per le famiglie disagiate (con i più bassi livelli di consumo) e più elevata per le benestanti (con i più alti livelli di consumo). Di conseguenza aumenta la disuguaglianza.

  • Crescono le distanze territoriali. Il livello di spesa delle famiglie del Nord-est (2.520 euro al mese) si allontana da quello del Centro (2.148 euro) e del Sud (1.857 euro).

  • Anche per tempo libero, cultura e giochi aumentano le distanze in termini di spesa per consumi tra famiglie disagiate e benestanti. Inoltre queste ultime vi destinano il 5,7% della loro spesa totale (244 euro mensili), contro il 3,2% (29 euro) delle prime.

  • Sono sempre di più le famiglie che possiedono un personal computer: il 27,2% delle famiglie italiane, ma solo l'11% delle disagiate e ben il 42% delle benestanti. Queste, inoltre, per acquistare pc e attrezzature informatiche spendono quasi il doppio rispetto alle disagiate. Dal 1997 al 2000, le distanze nel possesso di pc diminuiscono, poiché l'incremento più consistente ha riguardato proprio le famiglie disagiate.

    Nel testo completo si legge: "È degna di nota, in tale contesto, la crescita della spesa per acquisto di personal computer e di attrezzature informatiche. Essa è più marcata tra

    le famiglie disagiate (+70%) che tra quelle benestanti (+50%), nonostante

    il permanere di forti divari nella diffusione di queste apparecchiature (presenti

    complessivamente nel 27% delle famiglie, nell’11% di quelle disagiate

    e nel 42% di quelle benestanti). Questo andamento rappresenta un indizio

    del fatto che ormai il pc è considerato un bene essenziale".

     

  • Il 30% della popolazione di 6 anni e più usa il pc ; il 19% delle persone di 11 anni e più si collega a Internet. Pc e Internet si diffondono molto velocemente: rispetto al 1995 è praticamente raddoppiata la quota di chi utilizza il pc a casa. La crescita è consistente soprattutto tra le donne.

  • L'utilizzo delle nuove tecnologie è assiduo: il 54% degli utilizzatori fa un uso quotidiano del pc e il 31% si collega a Internet tutti i giorni. Con il pc si lavora (60% degli utilizzatori), si gioca (57%) e si studia (35%). Internet, invece, è utilizzato soprattutto per svago (69%), per lavoro (52%), e in misura molto minore per studio (16%).

  • Il 60% dei navigatori on line (5 milioni e 600 mila persone) cerca informazioni su riviste e giornali elettronici (3 milioni e 800 mila persone leggono il quotidiano su Internet), ma il 22% anche informazioni relative a servizi di pubblica utilità. La quota di chi si connette per dialogare in rete tramite chat, forum e newsgroup è pari al 20%. Fa acquisti su Internet il 9% degli utilizzatori (circa 870 mila persone).

  • L'uso del pc si accompagna a livelli più alti di lettura e ascolto della radio. Al contrario, chi usa il pc dedica alla tv mediamente meno tempo di chi non lo usa.

    Nel testo completo vi sono però dati che precisano molto la questione dei livelli più alti di lettura:

    "Si prospetta, quindi, un nuovo scenario nelle abitudini culturali della

    popolazione. L’allargamento delle nuove tecnologie non sembra generare

    effetti di sostituzione. L’uso del pc si associa ad una maggiore propensione

    alla lettura e all’ascolto della radio, con differenze rispetto a chi non

    utilizza il pc molto evidenti (l’85% delle persone che usano il pc leggono

    i quotidiani, contro il 56,6% di chi non lo usa) e crescenti negli ultimi cinque

    anni.

    Tale relazione sussiste anche a parità di titolo di studio, anzi i differenziali

    si amplificano per le persone con titoli di studio bassi: ad esempio,

    la quota di lettori di libri tra le persone con la licenza media che usano

    il pc è superiore di 21 punti percentuali a quella delle persone di pari livello

    di istruzione che non usano il pc, mentre tale differenza per i laureati è

    di soli 12 punti"

  • Quasi 8 milioni di persone usano Internet e cd-rom per fruire di cultura, con percentuali vicine al 40% tra i più giovani (14-19 anni). Cresce anche la fruizione diretta di spettacoli e intrattenimenti, soprattutto per l'aumento degli spettatori saltuari (due, tre spettacoli l'anno) e delle donne.

  • Calano i telespettatori: nel 1995 guardava la tv il 97% delle persone di 3 anni e più, nel 2000 il 94% circa. Anche in seguito alla diffusione dell'antenna satellitare (posseduta dal 2% delle famiglie nel 1995 e dal 12% nel 2000) la fruizione televisiva è più frammentata. Meno persone guardano la tv in prima serata (dal 75% al 72%) e più persone al mattino presto (dal 12% al 19%) e all'ora di pranzo (dal 42% al 47%).

  • Rispetto al 1995 il pubblico della radio rimane stabile in media (66%), ma aumenta tra gli adulti e cala tra i giovani. Più persone l'ascoltano durante gli spostamenti, sia con l'autoradio (dal 32% al 50%), sia con il walkman (dal 4% al 7%), mentre diminuisce la fruizione nel tempo libero (dal 37% al 32%).

  • Si assiste al calo dei lettori di quotidiani (dal 63% del 1995 al 58% del 2000) e all'aumento di quelli di settimanali (dal 52% al 56%), con un effetto di sostituzione del quotidiano da parte del settimanale: cresce, infatti, la quota di lettori di settimanali che non leggono i quotidiani (dal 24% al 27%).

  • Meno persone seguono i programmi di informazione in tv (dal 77% del 1995 al 75% del 2000) mentre aumentano quelle che li ascoltano alla radio (dal 32% al 36%). Diminuiscono i lettori di quotidiani di informazione nazionale, aumentano quelli di quotidiani locali ed economici e i lettori di settimanali di informazione generale.

  • Nell'ambito della fruizione culturale le differenze di genere diminuiscono per effetto della forte crescita femminile, mentre aumentano quelle legate all'istruzione e al territorio, penalizzando chi possiede un basso titolo di studio e i residenti nel Mezzogiorno.

  • L'Italia è caratterizzata da non trascurabili livelli di partecipazione sociale: circa un quarto della popolazione, è coinvolto in attività di associazioni e partiti. Tali livelli sono rimasti sostanzialmente stabili nell'ultimo decennio.

  • È stabile l'interesse per i fatti politici (si informa di politica almeno una volta la settimana il 55% della popolazione di 14 anni e più), ma se ne parla meno frequentemente e si ascoltano molto meno dibattiti politici. Anche i soggetti tradizionalmente più coinvolti in attività politiche (gli uomini, le persone nelle classi di età centrali, chi ha un titolo di studio elevato e i residenti nel Centro-Nord) manifestano segnali di allontanamento.




 

Spesa media mensile delle famiglie
- Anno 2000 (composizioni percentuali)

Persone di 11 anni e più che usano internet per tipo di attività svolta e per sesso - Anno 2000 (per 100 persone dello stesso sesso)

Partecipare a chat, newsgroup e forum

Avere informazioni (giornali, riviste)

Acquisire documenti e informazioni varie

Utilizzare
servizi
pubblici

Fare acquisti

Cercare lavoro

Giocare
o altro
divertimento

Attività finanziarie

Maschi

20,0

60,3

48,4

24,3

11,6

6,3

28,3

5,3

Femmine

19,4

58,5

45,0

19,3

5,5

7,8

24,5

1,4

Totale

19,8

59,6

47,1

22,3

9,2

6,9

26,8

3,7

Persone che vedono la televisione, ascoltano la radio, leggono quotidiani e settimanali e seguono programmi informativi televisivi e radiofonici - Anni 1995 e 2000 (per 100 persone)

Anni

Televisione (a)

Radio (b)

Programmi informativi

Quotidiani (b)

Settimanali (b)

Quotidiani
di informazione generale (b)

Settimanali
di informazione generale (b)

Televisivi (c)

Radiofonici (d)

1995

96,8

64,3

77,4

31,9

62,7

51,7

40,1

25,3

2000

93,5

65,7

75,0

36,3

58,1

55,5

36,6

29,9

Fonte: Indagine multiscopo. Tempo libero e cultura - Anno 1995; Istat, Indagine multiscopo. I cittadini e il tempo libero - Anno 2000
(a) Per 100 persone di 3 anni e più. (b) Per 100 persone di 11 anni e più.
(c) Per 100 persone di 3 anni e più che vedono la tv. (d) Per 100 persone di 11 anni e più che ascoltano la radio.