Le Citazioni e gli Aforismi di Minerva

Gli Autori


Françoise-Marie Arouet
detto
Voltaire


 

Voltaire

 

Voltaire

 


Le immagini, dall'alto verso il basso:

Ritratto di Voltaire (Nicolas de Largilliere, 1718)

Voltaire a 70 anni, frontespizio da "A Philosophical Dictionary". London: W. Dugdale, 1843

Frontespizio da Elémens de la philosophie de Neuton, (Amsterdam, 1738)


 

 

La vita

[Note biografiche a cura di Maria Agostinelli]

François Marie Arouet, anagrammato in Voltaire da Arouet le Jeune, ultimo dei 5 figli di un notaio, nacque a Parigi nel 1694. A 7 anni gli morì la madre e a 10 anni fu mandato a studiare dai gesuiti, presso i quali si distinse per la sua notevole intelligenza.

Nel 1711 ci fu il suo ingresso in società, dove si fece notare grazie allo spirito sagace e brillante. Ma questo 'successo' mondano non piacque al padre, un uomo dalle idee piuttosto conservatrici, e fu per tale motivo che il giovane François fu avviato all'avvocatura ed alla carriera diplomatica.

Tornato in Francia dall'Aia, dove aveva intrecciato una relazione amorosa malvista dal padre, venne prima condannato al soggiorno forzato presso i castelli di influenti protettori e poi fu detenuto alla Bastiglia a causa di certi versi satirici diretti contro Filippo d'Orléans. Rilasciato, negli anni successivi si procurò sia diverse e potenti inimicizie, sia pensioni e protezioni a causa delle sue simpatie nei confronti del Protestantesimo, evidenti nel poema La Lega, del 1723.

Nel 1726 fu condotto di nuovo entro le mura della Bastiglia in seguito ad uno screzio con il cavaliere di Rohan e fu liberato solo a patto che si recasse in esilio in Inghilterra, dove rimase fino al 1728. Il contatto con la cultura inglese si rivelò quanto mai benefico per la formazione di Voltaire, che frequentò tanto filosofi come Berkeley e Clarke quanto scrittori come Swift e Pope, e che respirò a pieni polmoni l'aria di libertà politica ed intellettuale vigente nel paese.

Il frutto più diretto di queste esperienze furono le Lettere Filosofiche o Lettere sugli inglesi (edizione inglese del 1733; edizione francese del 1734), che sconvolsero la Francia dell'Assolutismo monarchico e della filosofia cartesiana (di Cartesio Voltaire aveva detto: "Fece della filosofia come si fa un buon romanzo: tutto parve verosimile e niente era vero"). Tornato in Francia, Voltaire si stabilì a Cirey presso la sua amante, marchesa du Chatelet; questi anni e quelli immediatamente successivi costituirono il periodo più fecondo della sua attività filosofica e letteraria, che si concretizzò in poemi, opere storiografiche, tragedie e saggi.

Anche i suoi rapporti con la Corona migliorarono e, nel 1746, fu accolto tra gli 'immortali' dell'Accademia. Ma la morte della marchesa du Chatelet ed il legame non solidissimo che intratteneva col re, lo indussero, nel 1750, ad accettare l'invito di Federico II di Prussia e si recò presso la sua corte, dove rimase, nonostante l'incompatibilità di carattere col sovrano, fino al '53. Nel 1755 si stabilì a Ginevra, di cui apprezzava l'atmosfera tollerante e razionale, e vi risiedette finché non difese le posizioni di Miguel Servet, un dissidente religioso che Calvino aveva condannato al rogo.

Questo episodio lo rese inviso al 'tollerante' protestantesimo svizzero, costringendolo a tornare in Francia, dove visse gli ultimi suoi 20 anni circondato da una piccola corte personale. In questo lasso di tempo l'attività intellettuale e politica di Voltaire divenne sempre più intensa e culminò con le opere Trattato sulla tolleranza (1763) e Dizionario filosofico (1764), nonché con la pubblicazione di libelli contro l'intolleranza religiosa della Chiesa cattolica, di satire, di opere teatrali e di racconti filosofici.

Chiamato a Parigi nel 1778 per la rappresentazione della tragedia Irene, vi morì tra il frastuono dell'accoglienza trionfale che la Francia gli andava tributando.

Nota biografica [da: http://www.forma-mentis.net/]
 

Voltaire fu il simbolo dell'illuminismo francese. Nato a Parigi, fu più volte arrestato nei primi anni della sua carriera accademica e portato alla Bastiglia dopo essere stato denunciato da un gruppo di nobili infastiditi dalle "attenzioni" del filosofo, instancabile delatore delle loro prepotenze. Venne anche bastonato dai servi del barone di Rohan dopo il rifiuto di battersi a duello con il nobile: lui, un semplice borghese figlio di un ricco notaio parigino (allora il rifiuto opposto alla nobiltà da un borghese veniva vissuto come un affronto).

Nel 1724 venne costretto all'esilio a Londra, dove entrò in contatto con il circolo degli empiristi (in particolare con Locke) e rimase folgorato dal lavoro di Newton, le cui teorie non si stancò mai di divulgare.

Nel 1746 venne richiamato a corte grazie all'intercessione della Pompadour e, riabilitato, fu ricevuto solennemente dall'Accadèmie e nominato storiografo ufficiale di Francia. Alla sua morte, Voltaire era ormai un'istituzione nazionale, compiendo così il percorso che lo vide, da semplice borghese vessato dalla prepotenza della nobiltà, a vera e propria "istituzione" nazionale.

L'opera di Voltaire è tesa a diffondere e comunicare a quanti più uomini possibili i "precetti" dell'illuminismo in modo da sconfiggere quell'intolleranza religiosa che nasce dalla chiusura alla ragione e al suo metodo. Se la ragione illumina ogni cosa con la sua luce e il metodo scientifico moderno è l'unico in grado di garantire la conoscenza e il miglioramento generale del benessere degli uomini, allora l'intolleranza della fede verso ogni forma di conoscenza scientifica va combattuta e sconfitta. Solo liberando la società dai pregiudizi religiosi che impediscono alla scienza di avanzare le proprie conclusioni in totale autonomia sarà possibile proseguire entro il cammino della ragione e della verità.

 Principali opere

* Edipo, 1718
* Enriade, 1728
* Storia di Carlo XII, 1730
* Bruto, 1730
* Zaira, 1732
* Il tempio del gusto, 1733
* Lettere inglesi o Lettere filosofiche, 1734
* Adelaide del Guesclin, 1734
* Maometto, 1736
* Mondain, 1736
* Epistola su Newton, 1736
* Trattato di metafisica, 1736
* Il figliol prodigo, 1736
* Saggio sulla natura del fuoco, 1738
* Elementi della filosofia di Newton, 1738
* Zulime, 1740
* Maometto ossia il fanatismo, 1741
* Merope, 1743
* Zadig, 1748
* Il mondo va come va, 1748
* Il secolo di Luigi XIV, 1751
* Micromega, 1752
* Poema sul disastro di Lisbona, 1756
* Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni, 1756
* Candido o l'ottimismo, 1759
* Tancredi, 1760
* La Pulzella d'Orléans, 1762
* Quello che piace alle signore, 1764
* Dizionario filosofico, 1764
* Jeannot e Colin, 1764
* Dell'orribile pericolo della lettura, 1765
* Questioni sui miracoli, 1765
* La filosofia della storia, 1765
* Trattato sulla tolleranza, 1763
* Il filosofo ignorante, 1766
* L'ingenuo, 1767
* L'uomo dai quaranta scudi, 1768
* L'A, B, C Dio e gli uomini, 1769
* Le lettere di Amabed, 1769
* Le lettere di Memmio, 1771
* Bisogna prendere una parte, 1772
* Il grido del sangue innocente, 1775
* Dell'anima, 1776
* Dialoghi di Evemero, 1777
 

 

 


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