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Le immagini, dall'alto verso
il basso:
Hermann Muller al lavoro: cosa sono diventati
i miei moscerini?
Hermann J. Muller con la sua seconda moglie,
Dorothea Kantorowicz Muller
Volontari delle Brigate Internazionali durante
la guerra civile spagnola
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La vita
[Testo tratto dal sito http://50annidna.scienze.unipd.it/]
Hermann Muller nacque a Manhattan nel 1890 e da giovane era il classico
secchione alto meno di un metro e sessanta. Suo padre, che faceva il
fabbro artigiano per la Muller Art Metal Works, influenzò Hermann con i
suoi ideali socialisti e il suo amore per la scienza. Da ragazzo, Hermann
passava le sue estati scalando le Montagne Adirondak e trascorreva le
notti fantasticando su come sarebbe stata la sua vita sui pianeti che
guardava al telescopio.
Dopo essersi diplomato all Morris High School nel 1907, all’età di sedici
anni, Muller si iscrisse alla Columbia University dove frequentò il
laboratorio di Drosophila di T. H. Morgan. Muller si unì agli altri
studenti di Morgan che rubavano le bottiglie di latte dagli scalini delle
case, per costruire dei nidi per I moscerini. Ma Muller si scontrò con
Morgan e i suoi studenti, perché gli sembrava che nei loro articoli il suo
contributo non venisse sufficientemente riconosciuto.
Per questo Muller appare su pochi articoli prodotti dal laboratorio del
Moscerino, se non quelli scritti da lui. In un articolo Muller dimostrò
che le mutazioni in un gene potevano alterare l’espressione in un altro
gene, il che implica che molte caratteristiche del moscerino dipendono
dall’interazione tra molti geni. Se ne andò dal laboratorio nel 1915 dopo
aver ricevuto la laurea, e si spostò alla University of Texas.
Negli anni ’90 Muller condusse la ricerca che gli valse il Premio Nobel,
dimostrando che i raggi X inducono mutazioni, e d’improvviso divenne
famoso. Muller usò la sua notorietà con attenzione, battendosi contro
l’uso indiscriminato dei raggi X in medicina, ma nonostante i suoi
avvertimenti, alcuni medici addirittura prescrivevano i raggi X per
stimolare l’ovulazione nelle donne sterili. La sua presa di posizione
suscitò la rabbia di molti medici che lo ignorarono palesemente.
Le sue idee sul socialismo, che certo Muller non nascondeva, gli causarono
dei problemi con le autorità del Texas. Contribuì a pubblicare un giornale
comunista quando era a scuola, e l’FBI mise sotto controllo le sue
attività. Muller percepiva che la società americana stesse regredendo,
durante la Depressione, così se ne andò in Europa nel 1932.
Si trasferì nell’Unione Sovietica nel 1934, e tanto gli bastò per
"curarlo" delle sue simpatie comuniste, nonostante egli rimanesse un
convito socialista. All’inizio, contento della società progressista,
scrisse alcuni famosi articoli che magnificavano il calore delle persone e
lo spirito di iniziativa dei contadini dei Kolchoz. Rimase però molto
deluso quando lo stato di polizia di Stalin attaccò la genetica forzando
la diffusione di idee lamarkiane sull’evoluzione. Lo stato gli imponeva
chi potesse lavorare nel suo laboratorio e lo riprese perché citava il
lavoro di scienziati tedeschi o emigrati russi. Se ne andò nel 1937, e per
quella data molti suoi studenti e colleghi erano scomparsi o erano stati
spediti in Siberia.
Muller passò otto settimane in Spagna dove aiutò la Brigata Internazionale
a sviluppare un sistema per ottenere sangue per trasfusioni da soldati
morti da poco. Quindi andò a lavorare all’Università di Edinburgo dove
continuò i suoi studi sui raggi X e altri agenti mutageni come gli UV e le
mostarde gassose.
Per via della Seconda Guerra Mondiale Muller dovette lasciare la Scozia,
era il 1940. Trovò un nuovo posto permanente all’Indiana University nel
1945. Un anno dopo, Muller vinse il Premio Nobel, per il suo lavoro sui
raggi X che inducono mutazioni. Sfruttò l’evento per continuare la sua
campagna per una maggiore informazione pubblica sui rischi delle
radiazioni dei raggi X.
Durante la sua carriera, Muller percepiva che molti scienziati dovevano
essere coinvolti nell’educazione del pubblico. Oltre alla sua campagna
sugli effetti delle radiazioni, fu impegnato anche in una battaglia contro
gli attacchi delle autorità scolastiche del Texas all’insegnamento della
teoria evoluzionistica. Suggerì un suo approccio all’eugenetica,
nonostante criticasse il movimento eugenetico americano perché razzista e
classista, e appoggiò fortemente la riproduzione volontaria attraverso
inseminazione artificiale per famiglie con dei problemi genetici.
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