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Le immagini, dall'alto verso
il basso:
Ritratto di Felice Cavallotti
La morte in duello di Felice Cavallotti. Il
giornalista e deputato Ferruccio Macola trancia con un colpo di
spada al terzo assalto la carotide di Cavallotti. Era la prima settimana
di marzo 1898.
Copertina di
Steven C. Hughes. Politics of
the Sword: Dueling, Honor, and Masculinity in Modern Italy.
Columbus: Ohio State University Press, 2007.
Causa futile, pratica
scellerata, conseguenze tragiche
La vertenza col Macola
nasce da cose banali. Il giornale pubblica una notizia in cui asserisce,
che Cavallotti aveva indebitamente partecipato ad una riunione per
un’autorizzazione a procedere verso un altro deputato. Nulla di più. La
risposta non si fa attendere e Macola viene indicato come “mentitore di
mestiere” . Basta questo per un primo scambio di padrini che però non
trovano luogo a procedere. La risposta della Gazzetta non si fa attendere
e definisce il Cavallotti “il bacchifilo di Corteolona” La sera del 4
marzo gli onorevoli Camillo Tassi e Achille Bizzoni s’incontrano con i
padrini del Macola, i deputati Carlo Donati e Guido Fusinato. L’incontro
avviene in una sala di Montecitorio. La data è fissata e, il 6 marzo, a
Villa Cellere sarà la stessa contessa di Cellere a fare gli onori di casa
con la cappella di famiglia trasformata in infermeria. Cavallotti è
allegro e definisce il luogo più adatto ad una scampagnata che ad un
duello. Alle 14,30 i due avversari sono in guardia. Ecco la testimonianza
dei padrini. “Gli assalti – annota Bizzoni – direi meglio le messe in
guardia furono tre. Al secondo , il più vivace, credemmo che Cavallotti
fosse ferito di punta al fianco destro, ma la lama lo aveva appena
sfiorato. Al terzo, fulmineo, Cavallotti fu ferito di punta alla bocca.
Avevo creduto che soltanto il labbro fosse offeso. Ahimè no! La lama,
entrando di parecchi centimetri aveva reciso la carotide”. E il Tassi: “
Al terzo assalto si gridò l’alt essendosi visto che la puntata del Macola,
data mentre egli scartava a destra, aveva colpito il Cavallotti alla
bocca. Cavallotti non se ne era accorto. Fermatosi, portò la mano alla
bocca e mentre chiedeva: che cosa è, gli uscì un fiotto di sangue”.
Appoggiato ai padrini riuscì appena ad arrivare alla cappella. E’ la
contessa di Cellere a dare la notizia. L’Arcangelo fiammeggiante
dell’Ideale è spirato. Macola fugge e da allora non sarà più lo
stesso. Nel 1910, emarginato con l’accusa di essere stato un esecutore
omicida per mano di Crespi, si sparerà un colpo di pistola alla tempia sui
banchi di Montecitorio. Dopo qualche mese, con la stessa arma, si suicidò
anche l’ultima moglie, Lina. Il Bardo della democrazia lasciò un
vuoto incolmabile. Non c’è strada, non c’è piazza in Italia che ancora non
porti il suo nome.
[Nota tratta da un articolo di
Fabrizio de Marinis.
Titolo redazionale]
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La vita
Felice Carlo Emanuele Cavallotti (Milano, 6 ottobre
1842 – Roma, 6 marzo 1898) è stato un politico, poeta e drammaturgo
italiano.
Fu il fondatore, insieme ad Agostino Bertani, del Partito Radicale
storico, movimento attivo tra il 1877 e l'avvento del Fascismo. Cavallotti
fu considerato il capo incontrastato dell'"Estrema Sinistra" nel
parlamento dell'Italia liberale pre-giolittiana.
Abbandonata la famiglia a diciotto anni per unirsi alla seconda fase della
Spedizione dei Mille, Felice Cavallotti combatté con i Garibaldini nel
1860, e nel 1866 in Valtellina e in Trentino, ove prese parte alla Terza
Guerra d'Indipendenza come volontario nel 4° Reggimento comandato dal
colonnello Giovanni Cadolini del Corpo Volontari Italiani. Si distinse per
valore nella battaglia di Vezza d'Oglio. Nel 1867 fu di nuovo al fianco di
Garibaldi nella Roma pontificia, durante la fallita insurrezione che vide
l'intervento delle truppe francesi in aiuto di Pio IX.
Come scrittore Cavallotti commentò le azioni dei Garibaldini per il
giornale milanese L'Unione e per il napoletano L'Indipendente
di Alexandre Dumas padre; tra il 1866 ed il 1872 scrisse satire
anti-monarchiche per la Gazzetta di Milano e per la Gazzettina
Rosa.
Dopo la morte di Agostino Bertani, avvenuta nel 1886, la passione di
Cavallotti nel rivendicare riforme, ed una riconosciuta generosità d'animo
da parte dei contemporanei, gli assicurarono la leadership della sua parte
politica ed una popolarità seconda solo a quella di Francesco Crispi.
Nel 1873, all'età di 31 anni, Felice Cavallotti fu eletto per la prima
volta al Parlamento come deputato di Corteolona. Molto attivo contro gli
ultimi governi della Destra storica, Cavallotti fu scettico anche a
proposito della Sinistra, che salì al potere nel 1876, e si tenne
all'opposizione, denunciandone il trasformismo negli anni di Agostino
Depretis.
Tramite un'intesa conclusa nel 1894 con Antonio Starrabba, Marchese di
Rudinì, egli ottenne molte concessioni alle richieste radicali. Durante i
dodici anni sotto la sua guida il partito, che sposò una posizione
filo-francese, crebbe in numero da venti a settanta deputati, ed al
momento della sua morte l'influenza parlamentare di Felice Cavallotti era
all'apice.
I rapporti con il movimento socialista
Cavallotti, che nel 1871 aveva espresso il proprio appoggio alla Comune di
Parigi, mostrava attenzione verso le idee marxiste, pur non condividendo
fino in fondo l'approccio di classe alla “questione sociale” che peraltro
anche lui denunciava da parlamentare. Se i socialisti vedevano nel Partito
Radicale una sinistra borghese, nei fatti radicali e socialisti si
trovarono insieme nelle lotte per l'emancipazione delle classi subalterne
e nell'opposizione al colonialismo italiano. Il primo operaio ad essere
eletto parlamentare, nel 1882, tra le file dei radicali fu Antonio Maffi.
E a Napoli, colpita dall'epidemia di colera, a trovarsi al fianco delle
classi popolari nel 1885 furono il socialista Andrea Costa, l'anarchico
Errico Malatesta e il radicale Cavallotti.
Cavallotti uomo
Nella vita privata lo stile del politico radicale non tradì gli ideali
professati. Felice Cavallotti riconobbe i due figli Maria e Giuseppe, nati
da due libere unioni, e colse tutte le occasioni per riaffermare la sua
intransigenza come laico nei confronti delle pressioni operate della
Chiesa sulla politica dello Stato italiano. È anche grazie a lui che a
Roma, in Piazza Campo de' Fiori, nel 1889 venne eretta la statua a
Giordano Bruno, opera di Ettore Ferrari. Felice Cavallotti, descritto come
persona dal carattere passionale e testardo, nel corso della sua vita
combatté trentatré duelli, e prestò il giuramento di fedeltà come deputato
solo dopo averne pubblicamente contestato la validità. Fu in questa
occasione che pronunciò la frase
scelta da Minerva, rivolta agli avversari della destra che
rumoreggiavano contro la sua contestazione del giuramento.
Il duello fatale
Felice Cavallotti morì il 6 marzo 1898, ucciso in duello dal conte
Ferruccio Macola, direttore del giornale conservatore Gazzetta di Venezia,
che lo aveva sfidato in seguito ad un diverbio. Il radicale aveva tacciato
di mentitore il conte, responsabile di avere pubblicato una notizia non
verificata relativa ad una querela che egli aveva ricevuto come deputato.
L'ultimo duello di Felice Cavallotti ebbe luogo a Roma, presso Porta
Maggiore, in un giardino nella villa della contessa Cellere. Felice
Cavallotti morì raggiunto alla bocca ed alla carotide dalla spada
dell'avversario. Con la sua morte, gli elementi dell'Estrema Sinistra in
Italia persero un leader, e la Casa dei Savoia un instancabile oppositore.
Per la morte di Felice Cavallotti, Giosuè Carducci pronunciò un discorso
funebre pieno di passione all'Università di Bologna. Un corteo di tre
chilometri ne accompagnò il feretro fino al cimitero di Dagnente (oggi
frazione di Arona), sul Lago Maggiore, dove è sepolto.
Opere scelte
# Storia dell'insurrezione di Roma nel 1867 (1869)
# Alcibiade (1872)
# Guido (1873)
# I Messenii (1874)
# I Pezzenti (1881)
# La figlia di Jefte |