Estratti dalla Dichiarazione sulla Razza e i Pregiudizi Razziali

(Adottata a Parigi dalla Conferenza Generale dell’UNESCO il 27 novembre 1978).

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Art. 1 : 3. L’identità di origine non può condizionare la facoltà degli esseri umani di vivere diversamente, così come non lo possono le differenze basate sulla diversità delle culture, dell’ambiente e della storia, né può ledere il diritto di mantenere la propria identità culturale.


Art. 4 : 1. Ogni intralcio al libero e pieno sviluppo degli esseri umani e alla libera comunicazione tra di essi, basato su considerazioni razziali o etniche, è contrario al principio di uguaglianza in dignità e diritti; esso è inammissibile.


Art. 5 : 1. La cultura, opera di tutti gli uomini e patrimonio comune dell’umanità, e l’educazione, nel senso più largo, offrono agli uomini e alle donne mezzi sempre più efficaci di adattamento, che permettono loro non solo di affermare che essi nascono uguali in dignità e diritti, ma anche di riconoscere che essi devono rispettare il diritto di tutti i gruppi umani all’identità culturale e allo sviluppo della propria vita culturale nell’ambito nazionale e internazionale. Poiché spetta ad ogni gruppo decidere liberamente se mantenere e, eventualmente, adattare o arricchire valori che esso considera essenziali alla propria identità.

3. I grandi mezzi di informazione e coloro che li controllano o li gestiscono, come ogni gruppo organizzato in seno alle comunità nazionali, sono chiamati – tenuto nel dovuto conto i principi formulati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e specialmente il principio della libertà di espressione – a promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia tra gli individui ed i gruppi umani, ed a contribuire ad eliminare il razzismo, la discriminazione razziale ed i pregiudizi razziali, evitando in particolare di presentare in maniera stereotipata, parziale, unilaterale o capziosa individui e differenti gruppi umani. La comunicazione tra gruppi razziali ed etnici deve avere un carattere di reciprocità che dia la possibilità di esprimersi e di comprendersi pienamente nella massima libertà. I grandi mezzi di informazione dovrebbero dunque aprirsi alle idee degli individui e dei gruppi che favoriscono questa comunicazione.


Art. 6 : 2. Nell’ambito delle sue competenze e in conformità alle sue norme costituzionali, lo Stato dovrebbe adottare tutte le disposizioni appropriate, comprese quelle legislative, specialmente nei settori dell’educazione, della cultura e dell’informazione per prevenire, interdire ed eliminare il razzismo, la propaganda razziale, la segregazione razziale e l’apartheid e incoraggiare la diffusione delle conoscenze e dei risultati delle ricerche scientifiche, naturali e sociali sulle cause e la prevenzione dei pregiudizi razziali e dei comportamenti razzisti, tenendo nel dovuto conto i principi formulati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici.


Art. 8 : 2. Gli esperti di scienze esatte e naturali, di scienze sociali e di studi culturali, così come le organizzazioni e associazioni scientifiche, sono chiamati ad intraprendere ricerche obiettive su basi largamente interdisciplinari nel campo dei pregiudizi, comportamenti e prassi razziali e tutti gli Stati devono incoraggiarli.

3. Spetta, in particolare, a questi esperti fare in modo che, con tutti i mezzi a loro disposizione, i loro lavori non vengano presentati in maniera ingannevole e di aiutare il pubblico a comprenderne gli insegnamenti.