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Carta della Terra,
struttura e spessore Dott. Vittorio
Falsina
Non è stato facile giungere al documento
che abbiamo tra mano. Se sapeste le migliaia di emendamenti fatti al primo
draft che fu scritto nel 1996 capireste quante voci e volti stanno dietro
queste poche righe. I gruppi che hanno partecipato alla stesura avevano
opinioni diverse di che cosa il documento dovesse rappresentare. Alcuni
volevano un testo chiaro e succinto, sullo stile dei codici legali
internazionali, che potesse aver rigore di legge (hard law). Altri,
soprattutto i rappresentanti delle religioni tradizionali e delle culture
indigene, chiedevano un poema che fosse un grido e una preghiera della
gente, che servisse ai popoli come monito e ispirazione. Altri, come
Gorbachev, volevano una lista di imperativi morali ben chiari che
venissero diffusi come i "Dieci Comandamenti" della sostenibilità. Altri
gruppi ancora, soprattutto i gruppi che vengono marginalizzati od esclusi,
come i giovani, le donne, i popoli indigeni, ecc. invocavano un documento
più lungo e articolato che contenesse le loro richieste, indicandone
l’interpretazione corretta a scapito di manipolazioni dall’alto, come
spesso succede. Il documento attuale è il risultato di un processo di
negoziazione e mediazione tra un testo ispiratore, poetico e breve, e un
documento con principi chiari, precisi e articolato in modo da far
giustizia alle varie voci. È un testo che si propone la doppia finalità di
essere una Carta della Gente (a people’s treaty) ma aperto anche ad essere
adottato eventualmente come una dichiarazione dell’ONU. Un modo per
risolvere queste tensioni è stato quello di creare una struttura a strati
che potesse essere usata in modi diversi per assecondare le esigenze e i
livelli del pubblico in questione. La struttura è semplice ma molto
importante:
-
preambolo;
-
4 principi fondamentali;
-
4 gruppi di principi dedicati rispettivamente
all’ecologia, all’economia, alla società e alla politica;
-
conclusioni, come inizio di un nuovo
impegno.
La Carta della Terra può essere letta
in modo molto sintetico prendendo solamente i 4 principi fondamentali.
Oppure si può leggere soffermandosi sui principi inerenti ai quattro
ambiti: quello ecologico, sociale, economico, e politico. Ma se volete
studiare il documento nella sua integrità, bisogna leggerlo per intero
soffermandosi su ogni principio che sviluppa in modo sintetico ma
esauriente aspetti essenziali della discussione corrente.
Preambolo:
Ho già presentato
all’inizio l’idea rivoluzionaria enunciata nel preambolo che fa da
supporto architettonico a tutta l’articolazione della Carta della Terra.
L’idea fondamentale che la carta propone è che noi, quali essere umani,
apparteniamo ad una comunità ben più ampia di quella che abbiamo
moralmente definito restringendo i nostri doveri e responsabilità agli
ambiti della relazione interpersonale, della famiglia, della comunità
locale, della nazione e, in alcune circostanze, delle Istituzioni
internazionali. La carta ci invita a prendere atto che noi apparteniamo
alla comunità della vita di cui fanno parte tutti gli esseri viventi,
tutte le creature, l’intera biosfera e persino le generazioni future. Come
amano dire i miei colleghi Americani, la Carta della Terra è una
dichiarazione di "interdipendenza e responsabilità". Interdipendenza con
tutte le creature, e responsabilità verso tutti. Quindi, ci viene chiesta
una trasformazione del nostro senso morale di comunità che includa
responsabilità e accountability (rendere conto) per gli altri esseri
viventi. E’ quindi l’appello ad una "responsabilità universale" (paragrafo
4) per far fronte alle sfide della situazione globale attuale in uno
spirito di solidarietà e fratellanza (kinship, condividere la stessa
natura) con tutta la vita.
I principi fondamentali:
I
pilastri che sostengono la carta sono quattro principi (o assunzioni)
fondamentali che contengono in modo implicito tutti i contenuti della
Carta della Terra. Vi invito a leggerli e farli strumento di riflessione
nelle vostre classi. Mi soffermo solo sul primo principio delle quattro
parti per sottolineare i concetti straordinari e innovativi che essi
contengono.
Principio N. 1. "Rispetta la Terra e la vita in tutta
la sua diversità".
-
Riconosci che tutti gli esseri viventi sono
interdipendenti ed ogni forma di vita ha valore indipendentemente dal
suo utilizzo per scopi umani.
-
Afferma con fede la dignità intrinseca di ogni essere
umano e nel potenziale intellettuale, artistico, etico e spirituale di
tutta l’umanità.
Nel principio di cui alla lettera a)
vorrei sottolineare il concetto che ogni forma di vita ha valore
(intrinseco) indipendentemente dal valore di utilizzo dato dall’uomo.
L’uomo è qui assunto come misura di tutte le cose. Questo principio
contrasta con la mentalità economica e utilitarista corrente che ci fa dar
valore alle cose a seconda della loro abbondanza, scarsità e utilità
d’uso. Ogni risorsa naturale ha quindi valore di mercato e viene trattata
come oggetto. Il petrolio costa 2000 lire al litro, l’aria non costa
niente, e l’acqua poco più di niente. Il principio 7d sprona ad inglobare
l’intero costo ambientale e sociale nel prezzo di vendita dei beni e
servizi, informando il consumatore sui prodotti compatibili con gli
standard ecologici e sociali più alti". Se noi partissimo da una
prospettiva di interdipendenza, e quindi di comunione e di appartenenza
alla terra, il nostro criterio valutativo cambierebbe radicalmente. Come
dice Thomas Berry, "L’universo è una comunione di soggetti e non una
collezione di oggetti". Parafrasando Immanuel Kant, uno potrebbe porre
questo principio fondamentale nella forma dell’imperativo categorico:
"Nelle tue azioni, tratta sempre ogni essere come fine a se stesso e mai
solamente come un mezzo per altri fini". Questo
principio, come vedete, evita di usare categorie ambigue attribuendo
"valore intrinseco" alle cose, dal quale deriverebbero conseguenze enormi
in termini di "diritti della natura" che entrerebbero in conflitto con i
diritti umani. È un dibattito quanto mai acceso nell’ambito etico
statunitense in cui le due correnti opposte dell’antropocentrismo e della
deep echology (ecologia profonda, nel senso di radicale) si stanno
confrontando. La Carta della Terra, che privilegia una metodologia del
dialogo e del consenso, ha preferito usare la lingua del valore
non-utilitaristico della natura riservando solamente alla specie umana il
concetto di "dignità intrinseca". Solo la razza umana, infatti, può
esercitare responsabilità nei confronti di altre specie perché capace di
coscienza e di razionalità, mentre tra le specie viventi solamente le più
complesse sono capaci di percezione ed emotività. Quindi, pur affermando
l’interdipendenza e la comunione tra uomo e ambiente, la Carta riconosce
un ordine diverso di responsabilità. Un altro punto
importante che deriva da questo principio, è che ogni singolo elemento
naturale ha diritto ad essere tutelato e protetto individualmente. Tutte
le leggi internazionali precedenti riconoscono lo statuto legale e morale
delle specie naturali, quali specie, ma non quali individui. Per esempio,
la Convenzione sulla biodiversità afferma: "Tutte le specie hanno valore
intrinseco", ma non dice niente dei singoli individui di quella specie.
Quindi, secondo queste leggi, solamente gli esseri appartenenti ad una
specie in pericolo di estinzione ha diritto alla protezione, gli altri no.
Il principio numero 1 afferma che "tutti gli esseri," "tutte le forme
vitali", gli individui e non solo le specie hanno valore non solo
strumentale, e vanno rispettati.
Principi di integrità ecologica
Principio N. 5.
"Proteggi e ristabilisci l’integrità del sistema ecologico della terra
facendo particolare attenzione alla diversità biologica dei processi
naturali che sostengono la vita".
I principi
elencati in questa seconda parte sono di ordine scientifico, ma come
vedrete, sono in profonda sintonia con i principi etici fondamentali
precedenti. In fondo, la verità, anche se colta da prospettive diverse,
coincide in modo sorprendente. Nell’ambito della ricerca scientifica, e
soprattutto della biologia, è avvenuto un mutamento di paradigma radicale,
da una concezione meccanicistica dell’universo (la fisica di Newton)
seguita da una concezione dicotomica tra ragione e natura (gli assi
Cartesiani) e una visione competitiva tra le varie specie per la
sopravvivenza (l’evoluzionismo Darwiniano) ad una concezione olistica ed
integrata dei sistemi biologici e naturali. La scoperta di come funzionano
i sistemi biologici, non come singole parti indipendenti, ma come il
processo di un insieme di funzioni di molti elementi in rapporto reciproco
e bilanciato all’interno di un ecosistema, in modo collaborativo anziché
competitivo, ha rivoluzionato lo studio della biologia. Da un punto di
vista scientifico si è giunti quindi alla consapevolezza della
interdipendenza dei sistemi biologici vitali. In quanto individui e
società siamo inseriti nei processi ciclici e sistemici dell’intero
ecosistema. Il principio dell’"integrità" del sistema ecologico e del
rispetto della diversità biologica sono fondamentali per mantenere
l’equilibrio dell’ecosistema. Ma il sistema ecologico in cui viviamo è
sano o squilibrato?
Principi di giustizia sociale ed economica
Principio
N. 9. Sradicare la povertà è un imperativo etico, sociale ed
ambientale.
I principi di questa terza parte, dal 9
al 12, riguardano le persone, il rapporto tra i popoli e il rapporto tra
persone e natura. In questi principi vengono enunciati tutti i diritti
umani di ordine economico, politico e ambientale. Se conoscete il testo
della carta dei Diritti Umani, riconoscerete la novità della formulazione
di questi principi. Il principio n. 9 specifica: "Garantisci il diritto
all’acqua potabile, all’aria pulita, alla sicurezza di cibo, al suolo
incontaminato, all’abitazione, a vivere in condizioni sanitarie adeguate",
privilegiando i poveri. Il testo dice: "riconosci coloro che vengono
ignorati, proteggi quelli che sono vulnerabili, servi quelli che soffrono,
e aiutali a sviluppare le loro capacità e a poter perseguire le loro
aspirazioni."
Principi di democrazia, non-violenza e pace
Principio
N. 14. Integra nell’educazione di base e nella formazione permanente
la conoscenza, i valori e le tecniche necessarie ad uno stile di vita
sostenibile.
Commenterò questo punto in un
paragrafo successivo dedicato alla ecosofia, visto che l’educazione è il
contesto in cui operate.
Una nuova storia dell’universo
Come ci ha rivelato la filosofia ermeneutica, in particolare Hans George
Gadamer e Paul Ricoeur, non possiamo vivere senza una narrativa che ci
indichi il nostro posto nella storia, che dia senso ai nostri pensieri e
alle nostre azioni, e che orienti la nostra vita nello schema
dell’universo. Ma in questo nostro tempo ci troviamo disorientati, senza
più una storia credibile che faccia da punto di riferimento sicuro per
tutti. Infatti, quando i bimbi ci rivolgono domande sul senso ultimo della
nostra esistenza, sulla durata e direzione del tempo, sui misteri della
natura, sulla morte e l’aldilà, non sappiamo cosa rispondere. Non abbiamo
più una storia creduta da tutti che fornisca risposte chiare ed
esaurienti. Il fatto è che viviamo sul crinale tra due storie. Una storia
antica fondata su fonti religiose che risalgono a circa 3000 anni fa, a
cui facevano riferimento senza tentennamenti i nostri avi. Secondo questa
storia sacra dell’universo, basata sulla rivelazione biblica della Genesi,
l’ordine armonico dell’universo creato da Dio viene distrutto dal peccato
dell’uomo. Questa trasgressione necessitò l’opera di redenzione per
ricondurre la comunità dei redenti e la storia verso il suo fine ultimo in
cui la caduta delle origini sarebbe culminata nella pace del paradiso
finale. Questa storia sacra si fuse con la visione Tolemaica dell’Universo
introducendo la nozione dell’irreversibilità del tempo storico orientato
linearmente verso un fine ultimo, anziché la concezione di un tempo
ciclico riflesso nel ritmo naturale delle stagioni.
Ma con l’emergere di un’altra storia, stavolta ispirata alla scienza,
all’inizio dell’epoca moderna, la storia religiosa cominciò a perdere la
sua forza esplicativa e il suo potere di convinzione. Potremmo prendere
come spartiacque di queste due storie un preciso momento storico avvenuto
in Europa: la peste del 1347-1349 che distrusse un terzo della popolazione
europea. Pensate che a Firenze nell’arco di tre mesi morì appestata metà
della popolazione. Il periodo delle grandi pestilenze finì a Londra nel
1665. La reazione alla peste produsse due tipi di risposte: la prima
religiosa, che interpretò la peste come il giudizio di Dio sul peccato
dell’uomo e cercava la redenzione da un mondo corrotto dal male e dal
dolore, tramite il pentimento e il ritorno alla morale. L’altra
scientifica, che interpretò la peste come un male fisico e quindi tentò di
trovare una soluzione al dolore tramite il controllo del mondo fisico e il
dominio sulla natura. Queste due risposte, con l’andar dei secoli, diedero
origine, a due tendenze culturali opposte incarnate in due comunità
distinte: la comunità religiosa che interpreta gli avvenimenti in chiave
di fede, e la comunità secolare che sfrutta la sua conoscenza scientifica
e il suo potere industriale per sfruttare la natura. Ambedue le tendenze
presentano grosse carenze che finiscono col darci una visione parziale
della realtà. La comunità religiosa sottolineò a tal punto l’importanza
della redenzione dal peccato e dal mondo, che offuscò la dottrina della
creazione ponendo l’enfasi sul mondo naturale e l’armonia del cosmo creata
da Dio. Dal punto di vista biblico, questa è certamente una storia
parziale al cui centro viene messa la persona del Salvatore, l’anima del
fedele, e la salvezza della comunità ottenuta tramite i sacramenti. Il
puritanesimo e il giansenismo del XVI secolo sono espressioni teologiche
di questo estremismo che culminò nell’illuminismo del XVIII secolo. Se
analizzate il Credo che recitiamo noterete che è fortemente sbilanciato
sul versante della redenzione e della chiesa a scapito del polo creazione,
mondo e natura. La storia della redenzione è cresciuta quindi
indipendentemente dalla storia della creazione, quindi dalla storia del
mondo in quanto terrestre.
Storia secolare e storia sacra
Nella storia del cristianesimo, sin dagli inizi, c’è sempre stato un
tentativo di integrare l’evento della redenzione all’interno di una
cosmologia più ampia. Ispirandosi alla cosmologie greche di Platone, in
cui ogni creatura è riflesso dell’Agathon, il sommo bene, o dell’Uno,
nella cosmologia di Plotino, Tommaso D’Acquino concepì la storia della
creazione come parte integrante della storia della redenzione secondo lo
schema del’exitus (la creazione che esce dalle mani di Dio) e del
redditus, il ritorno di ogni cosa alla sua origine in Dio. Per Tommaso la
mente umana ascende alla contemplazione del divino risalendo i vari gradi
dell’essere, dalle forme più semplici, materiali e sensitive, a quelle più
complesse quali la ragione, la volontà e la coscienza. Tanto è vero che
Tommaso giunse alla convinzione che la perfezione di Dio e la bellezza
suprema consiste nell’integrità armonica dell’ordine cosmico nel suo
insieme. Si capiscono così le affermazioni susseguenti di Bonaventura che
fece della teologia la scienza suprema che riassumeva tutte le altre, o il
viaggio di Dante a partire dal fondo delle realtà terrene ascendendo per
gradi all’ordine delle realtà spirituali, fino alla visione beatifica.
Questa cosmologia cristiana medievale, che raramente riuscì a correggere
la mistica della redenzione, presenta anch’essa alcune difficoltà.
Infatti, questa cosmologia differenzia le varie forme viventi a seconda
del grado di somiglianza all’essere creatore di cui riflettono l’immagine.
Questa visione dell’universo e delle creature contrasta con l’odierna
concezione evolutiva della materia in cui è riconosciuto un legame
biologico, oltre che ontologico, che rende visibile la relazione intima
esistente tra i vari esseri. La comunità
scientifica, forte delle nuove scoperte in campo scientifico, fisico e
biologico, cominciò a sviluppare una nuova storia secolare che si poneva
in alternativa a quella sacra. Con l’invenzione del telescopio e del
microscopio, il macrocosmo e il microcosmo potevano essere esaminati in
nuove profondità. Cominciarono a sorgere le nuove scienze: nel 1620
Francesco Bacone scrisse il Novum Organum; nel 1687 Isaac Newton scrisse i
Principia e nel 1725 Giambattista Vico scrisse La Scienza Nuova. Il metodo
scientifico si diffuse enormemente durante l’illuminismo, periodo in cui
il Condorcet pubblicava il libro intitolato: Indagine Storica sul
Progresso della Mente Umana. Nel XIX secolo il metodo scientifico cominciò
ad essere applicato anche alle materie sociali e nacquero così le scienze
sociali ed economiche con Saint-Simon, August Comte, Proudon, Adam Smith e
Marx. L’apice delle scoperte scientifiche coincise con la scoperta
dell’evoluzione delle specie con l’opera di Darwin intitolata: The Origin
of Species, pubblicata nel 1859. Il problema della scienza è che il suo
metodo conoscitivo si arresta alla realtà fisica e materiale esterna
perdendo di vista la dimensione spirituale intrinseca alla creazione e il
significato ultimo delle cose. Se prendiamo il principio fondante
dell’evoluzionismo Darvinista, la selezione naturale, ci accorgiamo che
non c’è nessuna conoscenza in questa catena evolutiva, cosi; come non
esiste nessun senso che ne guidi lo sviluppo attraverso i millenni. Il
movente dell’evoluzione viene spiegato con il meccanismo della lotta alla
sopravvivenza. Questa storia presenta l’universo come una catena caotica
di interazioni fisiche e biologiche senza alcun significato intrinseco a
questo processo della vita. Chiaramente, una società che si identifica con
questa storia non può avere alcuna visione del valore spirituale del
creato e dei valori morali. Ora, queste due
comunità hanno avuto negli anni occasioni di scontro e di incontro, ma una
cosa è certa, anche laddove un rispetto reciproco è stato raggiunto, la
fusione delle due storie insoddisfacenti in una nuova storia convincente
dell’universo non è tutt’oggi avvenuta. E questo è il punto cruciale.
Esiste oggi una storia dell’universo che potremmo insegnare ai nostri
alunni? Potrebbe la scuola moderna comunicare questa esperienza in modo
profondo?
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