2. Sei tipi di riduzionismo

 

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Non insito oltre sulle vicende storiche che dimostrano come il riduzionismo non sia un 'modo di vedere' fra tanti altri, ma come piuttosto sia conforme ad una visione gerarchica dell'essere, della conoscenza e della società. Questa sezione è dedicata ad una sintetica enumerazione dei diversi tipi di riduzionismo, e a qualche considerazione che ci eviti di trascurare alcuni possibili vantaggi di certe forme di riduzionismo. 

2.1 L'inventario filosofico di J. Searle

Il filosofo americano John Searle ha sottolineato che esistono pratiche diverse di riduzione, che riguardano oggetti, proprietà, relazioni fra enti di varia natura. La sua analisi è interessante e la riprendo qui come semplice inventario.

La riduzione ontologica è così definita: “Oggetti di determinati tipi sono nient’altro che oggetti di altri tipi: ad esempio, le seggiole non sono altro che collezioni di molecole”.[1] È evidente che il punto cruciale della definizione sta in quel perentorio nient'altro. Così concepita la riduzione ontologica o è una banalità o è falsa. Un branco di lupi non è nient'altro che una 'collezione' di lupi, così come un branco di cervi non è nient'altro che una 'collezione' di cervi, ma i due branchi hanno comportamenti cooperativi assai diversi, comportamenti che emergono dal 'semplice' fatto che il lupo e il cervo dimostrano di avere certe proprietà solo quando sono insieme ad altri membri della loro specie. Un branco è qualcosa di più della somma di tanti singoli lupi o cervi. Lo stesso dicasi per la 'sedia' (incidentalmente: una sedia è tale solo se qualcuno la usa come tale), ma alla riduzione delle proprietà Searle riserva una categoria a parte.

Per la riduzione ontologica delle proprietà Searle fa questo esempio: “Il calore (di un gas) è nient’altro che l’energia cinetica media del moto molecolare”. Se a livello di fisica elementare la frase "il calore di un gas" è appena accettabile, nel contesto di un'analisi filosofica delle proprietà risulta piuttosto strampalata in quanto il calore non è una proprietà di un sistema termodinamico.[2] Tuttavia il 'senso' di quanto vuole dire il filosofo americano è abbastanza chiaro. Posso tentare un altro esempio: "l'entalpia di reazione è nient'altro che la differenza fra le energie molari dei legami che si formano e quelle dei legami che si rompono". In questo caso l'esito di un processo macroscopico (variazione entalpica) viene descritto - e calcolato - come il risultato di processi microscopici (formazione e rottura di legami). La riduzione regge perché essa connette 'rigidamente' (sperimentalmente) i sistemi di cui si sta parlando, vi sono infatti procedure di misura indipendenti per i due termini della riduzione, ed esse misurano la stessa grandezza fisica (energia). D'altra parte l'esempio dato non implica affatto che l'entalpia di un sistema macroscopico sia riducibile alle energie di legame dei sistemi microscopici che lo costituiscono. Malgrado si dia per scontato che le proprietà macroscopiche siano riducibili a proprietà microscopiche, vi sono casi evidenti e importanti in cui la riduzione è palesemente (ontologicamente) impossibile. Si prenda una tipica proprietà dei solidi, la durezza. È una proprietà che dipende in primo luogo dalla direzione secondo cui si esercita una certa forza sul solido in questione: non basterebbe 'collezionare' particelle atomico-molecolari, ma occorrerebbe 'disporle' nello spazio, ed introdurre quindi una proprietà che di certo non è a loro intrinseca. Ancora più essenziale è un altro aspetto: gli atomi e le molecole non sono né 'duri' né 'molli', perciò non vi è alcuna possibile corrispondenza referenziale fra la durezza di un solido ed una qualsiasi proprietà atomico-molecolare.

Searle definisce poi la riduzione teorica: “Una relazione tra due teorie, una delle quali viene ridotta ad un caso particolare dell’altra, dimostrando che le leggi della prima possono essere (più o meno) dedotte dalle leggi della seconda”. È questa una procedura molto generale, tanto più impegnativa quando più vasto è il dominio empirico coperto dalla teoria che essere ridotta. La faccenda mi sembra plausibile in casi limitati come la legge di Hess, che può essere dedotta dal primo principio della termodinamica (più il concetto di funzione di stato, etc.). Il caso che ci interessa più da vicino, la pretesa della fisica di ridurre le regolarità della chimica alle proprie leggi, è stato discusso a fondo da Giovanni Villani in una sua recentissima opera, e ad essa rinvio.[3] Vi sono fondamenti filosofici precisi che rendono la riduzione impraticabile, ed essi richiamano proprio le proprietà dei livelli ontologici in discussione. La chimica ha sempre a che fare con particolari individui (quel certo chetone steroideo); inoltre l'evento privilegiato della chimica (la reazione!) riguarda quasi sempre l'incontro tra individui diversi, così che qualsivoglia teoria generale si frammenta e si sminuzza, fino a perdere ogni capacità predittiva. Altra cosa è il vigore esplicativo di una visione quantistica dell'evento chimico, ma spiegare non è ridurre.     

Al quarto posto nella classificazione di Searle troviamo la riduzione logica o definitoria: “Una relazione fra parole ed enunciati in cui le parole e gli enunciati che si riferiscono a un certo tipo di entità possono essere tradotti senza residui in altre parole o enunciati riferentisi a entità di altro tipo”. Di questo parlerò a lungo - per bocca d'altri - nelle prossime sezioni. Infine Searle tratta la riduzione causale: “Una relazione tra due tipi di entità dotate di poteri causali in cui si mostra che l’esistenza, e a fortiori i poteri causali, dell’entità soggetta a riduzione possono essere interamente spiegati in base ai poteri causali dei fenomeni a cui viene ridotta”. Anche questo è un aspetto fondamentale del riduzionismo, e sarà al centro di ulteriori riflessioni. Qui sottolineo il carattere di assoluto de-potenziamento evocato da questo tipo di riduzionismo, sono infatti i 'poteri causali' dei vari enti che ce li fanno conoscere o riconoscere, ad esempio attraverso la loro azione sui nostri sensi, ma i 'poteri causali' più rilevanti degli enti sono forse quelli che li rendono 'autonomi' rispetto all'ambiente. Questa autonomia si può palesare in molti modi, una 'forma' (la sedia di Searle) ad esempio, o un 'comportamento' (le fusa di Lion [liòn], il gatto di casa). La riduzione causale avrebbe effetti diversi sulla mia comprensione di cosa sia una sedia o un gatto. La forma e la solidità della sedia manterrebbero il loro valore d'uso, mentre Lion sarebbe ridotto alla 'macchina' ipotizzata dai comportamentisti.

2.2 Complementi: il riduzionismo metodologico

La raccolta filosofica dei differenti tipi di riduzionismo proposta da Searle non è certo completa, e probabilmente dovrebbero esservi incluse diverse altre tipologie. Qui ne aggiungo ancora una, per il suo grande significato nell'evoluzione delle scienze sperimentali. Mi riferisco al riduzionismo metodologico, che si realizza quando una pratica di indagine mirata ad ottenere certi risultati è sostituita da un’altra, che intende ottenere gli ‘stessi’ risultati, ma è basata sulla raccolta di dati provenienti da un ambito sperimentale diverso, o addirittura da un diverso livello di realtà. Un caso tipico può essere il riconoscimento dei gruppi funzionali utilizzando reattivi o mediante spettroscopia. Come nell'esempio della riduzione dell'entalpia di reazione alle energie di legame, anche in questo caso la procedura riduzionista è rigida, ossia garantita dall'intero apparato teorico che descrive i gruppi funzionali all'interno della teoria strutturale. Si noti che il parlare di diversi livelli di realtà non è esagerato. Il lavoro al bancone necessita di manipolazioni, e si muove nell'ambito della gestualità e della percezione (umane), invece il lavoro con uno spettroscopio infrarosso affida la determinazione della presenza o meno di un certo gruppo di atomi all'interazione fra una certa radiazione elettromagnetica ed un modo normale di vibrazione delle molecole in esame. Interazioni nel mondo atomico-molecolare sono opportunamente amplificate e 'lette' nel nostro mondo.

         Se la rigidità di una riduzione metodologica può servire da garanzia epistemologica che i due metodi in gioco non stiano parlando d'altro, se quindi l'epistemologia è salva, non così le procedure conoscitive e la stessa professione che le utilizzava. Collocata nella prospettiva storica degli ultimi cinquanta anni, la riduzione metodologica risulta essere la causa principale della trasformazione del laboratorio chimico, e con questo processo essa ha letteralmente sconvolto la professione del chimico.[4] Dal punto di vista dell'analisi delle procedure conoscitive questo tipo di riduzione implica in generale lo spostamento di una attività, prima delicata e difficile, dal ricercatore agli strumenti, che rendono accessibile (quasi) a chiunque una mansione fino ad allora qualificata. Si verifica così intra muros quello stesso spostamento di lavoro qualificato dall'operaio alle macchine che ha caratterizzato tutta la storia dello sviluppo capitalistico.

 



[1] Le citazioni di Searle di questa sezione sono citate da: G. Fornero, "Riduzione", in Rif. 1, pp. 934-935.

[2] C.E. Reid, Chemical Thermodynamics, New York: McGraw-Hill, 1990, p. 16.

[3] G. Villani, La chiave del mondo. Dalla filosofia alla scienza: l'onnipotenza delle molecole, Napoli, CUEN, 2001

[4] L. Cerruti, "Scienza, produzione e immagine pubblica. Lo sviluppo ineguale della chimica del '900", in: P. Riani, E. Niccoli, Esperienze di orientamento, orientamento delle esperienze, Pisa: STAR, 2001, pp. 27-67.