Una storia del 'riduzionismo' come atteggiamento e/o intenzione
culturale sarebbe molto difficile da scrivere perché - come vedremo nella
sezione 4.1 - il verbo 'ridurre' ha una tale molteplicità di significati da
mettere in grave imbarazzo chi volesse andare oltre la mascheratura
modernissima dell ' -ismo. In questa
sezione cercheremo di rintracciare le linee essenziali del lungo percorso che
ha portato dall'antichità classica ai giorni nostri una ben definita gerarchia
fra le attività conoscitive dell'uomo. L'influenza di questa gerarchia sulle
nostre attuali pratiche educative è fortissima, ed è quindi indispensabile
conoscerne le radici.
La scomparsa del marxismo
dall'agenda filosofica sembra aver provocato una parallela eclisse dell'analisi
della struttura classista dei processi sociali più fondamentali, quali la
produzione materiale e la riproduzione della forza-lavoro. Dato che per quanto
concerne il nostro campo di interesse (la didattica) è ovviamente essenziale
l'intero processo educativo, non sarà senza significato il trovarsi di fronte
ad una componente della riproduzione della forza-lavoro fortemente connotata in
termini di classe sociale.
Inimicus Plato, sed magis inimica falsitas.
A.Tarski[1]
Parlare male di Platone in ambito filosofico ed
epistemologico è come parlare male di Garibaldi in ambito politico, si dà
scandalo a seconda delle mode del momento, perché entrambi i personaggi si
collocano come termini di riferimento nella nostra cultura generale. Ovviamente
l'influenza di Platone sulla civiltà occidentale vieta ogni confronto serio non
solo con il povero (in senso stretto) Garibaldi, ma probabilmente con qualsiasi
altro filosofo. Platone fu uomo delle gerarchie, tipica quella dei rapporti
sessuali con il rapporto tra uomini messo al vertice dell'eros, ed esaltato
come dote dei migliori uomini al
potere. Per ciò che ci riguarda è la radice stessa della sua teoria della
conoscenza a 'spiazzare', a 'ridurre' qualsiasi pratica sperimentale. La vera
conoscenza è semplicemente anamnesi, l'affiorare dei ricordi: "il
ricercare e l'apprendere non son altro che reminiscenza" (Men., 81 e). Più in dettaglio,
l'epistemologia di Platone si articola su quattro livelli, ciascuno dei quali è
caratterizzato da una via di accesso all'essere, anche in questo caso ben
gerarchizzato secondo gradi di realtà. Dal mondo delle idee, l'unico reale, giù
fino alle ombre del vivere comune troviamo: noûs, l’intelletto, che ha per oggetto le
idee; diánoia, la ragione discorsiva, che ha per oggetto gli enti matematici; pìstis, l’opinione, creduta ma non verificata, che ha per oggetto le cose
sensibili; eikasìa, la supposizione,
che ha per oggetto ombre ed immagini delle cose sensibili. Solo i primi due
livelli portano all'epistéme, la
conoscenza, gli altri due sono confinati alla dóxa, l'opinione.
Per vari
percorsi, comprese vie mistiche e religiose, la teoria della conoscenza di
Platone ha avuto un'enorme influenza sull'atteggiamento filosofico dei
fondatori della scienza moderna. La palese (stupefacente) efficacia della
matematica nella descrizione scientifica del mondo è stata interpretata come
una conferma che la matematica sia l'unico linguaggio con cui di deve esprimere
la scienza, e che un'attività sia tanto più scientifica quanto più faccia uso
di procedimenti matematici. Ventiquattro secoli fa Platone stabilì un asse
privilegiato su cui disporre gerarchicamente le conoscenze e - non
dimentichiamolo - le correlate pratiche che ad esse ci portano. Su questo asse,
per sua 'natura', qualsiasi pratica sperimentale, avendo a che fare con oggetti
sensibili e con le sensazioni stesse, rimarrà in basso rispetto all'indagine
matematica e alla riflessione filosofica. Personalmente ritengo che questa
concezione abbia avuto, ed abbia, effetti
rovinosi sull'educazione scientifica.
Le origini classiche delle arti del Trivio e del Quadrivio
sono note.[2]
Il Trivio comprendeva grammatica, retorica, dialettica. Che queste discipline
costituissero il vertice dell'educazione è confermato dal fatto che le diverse
scuole cristiane in competizione si confrontavano essenzialmente sullo sviluppo
privilegiato di questa o quella arte del Trivio, così nel secolo XII Parigi
divenne la capitale della dialettica. Le arti del Quadrivio comprendevano
aritmetica, geometria, musica e astronomia. Queste ultime erano intese come
meramente preparatorie alle discipline del Trivio, le quali - a loro volta - costituivano l'introduzione
'tecnica' allo studio della rivelazione e della tradizione. Secondo l'insegnamento
di Agostino tutte le scienze e tutte le arti appartenevano di diritto a Cristo,
e a lui si restituivano mettendole al servizio della comprensione della
scrittura e dell'approfondimento dottrinale; la formula che esprimeva la
posizione di Agostino era reductio artium
ad sacram Scripturam. Poi, quando una parte del clero insegnante si
specializzò, trasformando la teologia in scienza, la formula agostiniana fu
aggiornata come reductio artium ad
theologiam. Questa seconda riduzione 'consacrava' la filosofia a serva
della teologia (ancilla theologiae).
Qui il carattere di dominio dei procedimenti gerarchizzanti è espresso con
grande chiarezza.
Sul 'fronte'
laico della società medioevale la questione dell'educazione si risolveva
secondo canoni di classe, ceto e mestiere. Si imparava in vario modo ciò che
era ritenuto importante per governare, combattere, commerciare, cardare. La
base sociale dell'intera piramide, la moltitudine dei contadini, non aveva
bisogno di alcuna educazione. Dato che vivevano come bestie, ed erano trattati
similmente, mi chiedo se fosse veramente
permesso ai contadini l'ingresso nelle cattedrali, le cui vetrate avrebbero
dovuto 'raccontare' la Bibbia e il Vangelo.
Probabilmente le connotazioni di classe dei sistemi di
istruzione - dei loro contenuti educativi - raggiunsero il loro massimo nitore
politico nell'Inghilterra vittoriana. Esponente eccellente di questa chiarezza
fu il filosofo e poligrafo William Whewell. Egli innanzi tutto distingueva fra
studi permanenti e studi progressivi. Ai primi appartenevano la lingua inglese,
le letterature greca e latina, la filologia, gli autori matematici, e la
logica. Degli studi progressivi facevano parte la chimica, l'anatomia, la
botanica, la geologia e la mineralogia. Whewell era estremamente attento alle
parole, e quindi il termine 'autori matematici' non è casuale, in quanto
include questi scienziati fra gli autori 'classici', quelli che a partire dalla tradizione romana
dovevano essere letti in classe. Con questa accentuazione voluta dallo stesso
Whewell si vede che gli studi permanenti erano di natura esclusivamente
linguistica, con una varietà di linguaggi che andavano dalle lingue
dell'antichità a quello della logica. D'altra parte erano questi gli unici
studi adatti per un gentleman. Un
vero gentleman doveva essere in grado
di ragionare e di parlare in modo adeguato ai suoi compiti
di governo; non era altro che logos,
modestamente incarnato nell'aristocrazia britannica, a quei tempi padrona
indiscussa di buona parte del mondo.
In questa ottica di classe lo
stesso destino della fisica diventava ambiguo, e soggetto a discriminazioni.
L'astronomia, la meccanica, e l'ottica entravano a far parte di diritto della liberal education, quella del gentleman appunto. L'acustica e la
termologia erano da considerare con sempre maggiore cautela, mentre elettricità
e magnetismo erano - tutto sommato - sconvenienti. Infatti agli occhi di
Whewell, che fu sacerdote e Rettore del Trinity College di Cambridge,
elettricità e magnetismo erano argomenti ‘contaminati’ dalle nozioni di
attrazione/repulsione, che venivano da lui definite come mechano-chemical, concetti di sangue misto, forse già utili nella
pratica progressiva ma non certo ammessi al rango di 'permanenti'. Nel 1845 Whewell scriveva:
“The chemical sciences
(Chemistry, Mineralogy, Electro-chemistry) are not, at the present time, in a
condition which makes them important general elements of a Liberal Education”.
Il contesto più immediato a cui Whewell si riferiva era
quello dell'enorme successo ottenuto
da Justus Liebig nelle sue tournées
inglesi dell'inizio degli anni 1840. Il Principe consorte Alberto si stava
interessando dell'apertura di un Royal College of Chemistry a Londra, ma il
nostro prete-filosofo non badava a queste quisquilie, e la struttura di classe
del Paese che amava (il cui predominio sull'arena mondiale era indubitabile)
gli suggeriva una gerarchia molto precisa a livello educativo:
“The education of the upper
classes is termed Liberal Education,
and the Higher Education: the
education of the middle classes will commonly be, in its highest parts, an
imitation of the Higher Education, more or less incomplete; and the education
of the people, when they are educated, must generally be an Elementary
Education; including little more than the first elements of the Higher
Education”.
Nelle precedenti due citazioni ho mantenuto il testo
originale inglese con le diverse enfasi di maiuscole e corsivi, che a loro
volta sottolineano la cura espositiva di Whewell. Anche se non voluta la
somiglianza fra i diversi livelli del filosofo inglese e la teoria della
conoscenza di Platone è impressionante: dalla solida finalizzazione al dominio
propria della Liberal Education delle
classsi superiori si passa alla pallida imitation
delle classi medie, e infine ai first
elements della Elementary Education,
l'unica destinata (se è il caso) al popolo. Quel when they are educated traccia un confine netto fra i bisogni di
chi comanda e di chi è comandato.
In altre occasioni, sia nel
contesto di storia della chimica,[3]
sia in quello di storia della fisica,[4]
ho analizzato più da vicino l'impianto di classe della Liberal Education, essendo (come storico) attratto dal fatto che le
motivazioni dei governanti inglesi di allora erano esplicite al limite della spudoratezza.
La politica scolastica che sta ora attuando il Governo italiano si muove nella
medesima prospettiva di classe, ma senza la stessa chiarezza ideologica.
[1] Si tratta si una delle epigrafi apposte dagli Autori al Rif. Kneale & Kneale
[2] G. Piaia, "Artes/ Reductio Artium", in: G. Flores d'Arcais, Nuovo Dizionario di Pedagogia, Roma: Ed. Paoline, 1982, pp. 97-106.
[3] L. Cerruti, "Payments by Results: l'insegnamento della chimica nell'Inghilterra vittoriana e la figura di W.A.Tilden", in: F.Abbri ( a cura di), Atti III Conv. Naz. Storia Fondamenti Chim., Cosenza: Università della Calabria, 1991, pp. 181-194.
[4] L. Cerruti, "Physics, a dance of molecules. Teologia della natura e gerarchie disciplinari nella fisica molecolare di Maxwell", in: P.Tucci (a cura di), Atti del XVII Congresso di Storia della Fisica e dell’Astronomia, Como: Celebrazioni Voltiane, s.d. (ma 1998), pp. 117-150.