Una buona navigazione in Rete potrebbe convincere anche gli
osservatori più scettici dell'uso ideologico del riduzionismo, in particolare
da parte di disciplinaristi rampanti. L'abbandono del progetto del Super
Collider,[1]
il rallentamento del passo nelle esplorazioni spaziali, una certa generale
caduta di interesse verso la ricerca di base, hanno riprodotto negli Stati
Uniti il dissolvimento di notevoli prospettive di ricerca, simile a quello
avvenuto in Italia in seguito all'esito del referendum sull'energia nucleare.
Fenomeni di questo tipo producono una specie di onda di marea conoscitiva, che
ha come spinta propulsiva l'interesse di molti ricercatori a trovare qualche
'applicazione' delle loro conoscenze. Un'analisi del genere, pur rozza, copre
probabilmente una parte notevole delle ragioni che hanno portato ad arricchire
di nuovi ingegni certe specialità, o addirittura a creare nuove discipline.
Porto ad esempio un caso specifico, la nascita della fisica dei minerali e
delle rocce, il cui 'manifesto' è leggibile in Rete. Ne riporto un brano
piuttosto ampio perché vi si trovano tutti i modi di fare del riduzionismo
militante:
Mineral and rock physics is
the study of the properties and processes associated with planetary materials
and their analogues, whether solid or fluid, inorganic or biologically
mediated, naturally occurring or synthetic. It is […] a shorthand term referring to the study of physical, chemical and
biological properties and processes associated with materials making up
planets (including their fluid envelopes). The mineral physics approach is defined by the application of
molecular-scale physical and chemical concepts to the understanding of
natural processes over all relevant distance and time scales, from the atomic
to the planetary. […] The unifying
viewpoint of mineral physics is the question "Why and how, at the level of atoms and their interactions, do
geologic processes occur?"[2]
Ho enfatizzato quattro passi del brano. Mineral and rock physics, il nome, viene presentato come una specie
di termine stenografico per lo studio di physical,
chemical and biological properties and processes. Peccato che nel corso del
processo di abbreviazione siano venute a cadere chimica e biologia, e sia
rimasta solo la fisica. Poco più oltre si rende alla chimica un lip service, quasi obbligato dato che si
tratta di molecular-scale concepts,
e infine ecco the unifying viewpoint:
the level of atoms. Nella loro lunga storia i chimici non sono stati avari
di simili atteggiamenti nei confronti di vari rami della biologia, ma certo i
fisici sono da questo punto di vista leggendari, al punto che si è potuto
parlare di 'imperialismo della fisica'. Così, ad esempio, il filosofo Richard
Creath, uno studioso di Carnap e Quine:
“Mentre attualmente molta dell’opposizione all’imperialismo
della fisica viene dalla biologia e dalle scienze sociali, il caso della
chimica è istruttivo. Può anche essere che tutte le regolarità scoperte finora
dalla chimica siano derivabili dalle leggi stabilite della fisica. Questo non
importa affatto. Finora questo non ha diminuito il numero dei chimici, né è
probabile che lo faccia. Non ha diminuito l’ampiezza e l’importanza della
ricerca chimica, e non ha diminuito la voglia dei chimici di dire ai fisici di
andare a buttarsi a mare”.[3]
Al di là delle battute, e lasciando perdere l'imperialismo
della fisica, si pone un problema: cosa regge un sistema di discipline - le più
disparate - che prendono come propria insegna metodologica il riduzionismo, e
come bandiera politica lo scientismo. A mio parere si configura una sorta di
sistema feudale, di cui tutti i potentati partecipanti, anche quelli
periferici, riconoscono l'esistenza di una autorità centrale perché ne ricevono
in cambio una investitura per il loro potere locale. Dupré ha precisato questo
punto:
“Il potere
politico della scienza poggia in modo rilevante sull’assunzione che essa sia un
tutto unificato".
"La credenza nell’unità della scienza tende a
distribuire le credenziali epistemologiche guadagnate da indagini scientifiche
di effettivo successo sull’intero campo di pratiche che soddisfano
semplicemente i criteri sociologici di scientificità".[4]
Il riduzionismo è un apparato epistemologico e metodologico
che funziona perfettamente in ogni campo, altra cosa è il valore conoscitivo
dei risultati che si ottengono. I "criteri sociologici di
scientificità" citati da Dupré sono gli unici applicati in certe
valutazioni 'disciplinari'. Il caso più clamoroso è quello dei premi Nobel per
l'economia, distribuiti a piene mani ad economisti matematici, il cui lavoro complessivo non ha migliorato in nessun
modo documentabile il controllo del ciclo economico, né ha mai fornito
previsioni attendibili. È per stanare certe pericolose cialtronerie che Dupré
avanza una richiesta precisa:
"La disunità della scienza implica che difese adeguate
di teorie scientifiche particolari debbano essere locali e specifiche”.[5]
È una richiesta che ha motivazioni politiche ed
epistemologiche, che esige una risposta diversa da quella usuale, sociologica:
"Siamo scienziati perché rispettiamo/ripetiamo gli stessi rituali di
verità dei fisici (dei chimici, dei biologi, etc.)".
[1] La macchina sarebbe dovuta essere due volte 'super': Superconducting Super Collider. La sua circconferenza sarebbe dovuta essere di circa 85 chilometri, da confrontare con l'anello operativo a ginevra, di appena 27 chilometri di circonferenza.
[3] R. Creath, " The Unity of Science: Carnap. Neurath, and Beyond", in Ref. 31, pp. 158-169; cit. alla p. 169.
[4] J. Dupré, "Metaphysical Dirorder and scientific Disunity", in Rif. 31, pp. 101-117, cit. alle pp. 115 e 116.
[5] Ib., p. 116.