4.3 L'imperialismo della fisica e le pretese dei vassalli

 

 

 

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Una buona navigazione in Rete potrebbe convincere anche gli osservatori più scettici dell'uso ideologico del riduzionismo, in particolare da parte di disciplinaristi rampanti. L'abbandono del progetto del Super Collider,[1] il rallentamento del passo nelle esplorazioni spaziali, una certa generale caduta di interesse verso la ricerca di base, hanno riprodotto negli Stati Uniti il dissolvimento di notevoli prospettive di ricerca, simile a quello avvenuto in Italia in seguito all'esito del referendum sull'energia nucleare. Fenomeni di questo tipo producono una specie di onda di marea conoscitiva, che ha come spinta propulsiva l'interesse di molti ricercatori a trovare qualche 'applicazione' delle loro conoscenze. Un'analisi del genere, pur rozza, copre probabilmente una parte notevole delle ragioni che hanno portato ad arricchire di nuovi ingegni certe specialità, o addirittura a creare nuove discipline. Porto ad esempio un caso specifico, la nascita della fisica dei minerali e delle rocce, il cui 'manifesto' è leggibile in Rete. Ne riporto un brano piuttosto ampio perché vi si trovano tutti i modi di fare del riduzionismo militante:

Mineral and rock physics is the study of the properties and processes associated with planetary materials and their analogues, whether solid or fluid, inorganic or biologically mediated, naturally occurring or synthetic. It is […] a shorthand term referring to the study of physical, chemical and biological properties and processes associated with materials making up planets (including their fluid envelopes). The mineral physics approach is defined by the application of molecular-scale physical and chemical concepts to the understanding of natural processes over all relevant distance and time scales, from the atomic to the planetary. […] The unifying viewpoint of mineral physics is the question "Why and how, at the level of atoms and their interactions, do geologic processes occur?"[2]

Ho enfatizzato quattro passi del brano. Mineral and rock physics, il nome, viene presentato come una specie di termine stenografico per lo studio di physical, chemical and biological properties and processes. Peccato che nel corso del processo di abbreviazione siano venute a cadere chimica e biologia, e sia rimasta solo la fisica. Poco più oltre si rende alla chimica un lip service, quasi obbligato dato che si tratta di molecular-scale concepts, e infine ecco the unifying viewpoint: the level of atoms. Nella loro lunga storia i chimici non sono stati avari di simili atteggiamenti nei confronti di vari rami della biologia, ma certo i fisici sono da questo punto di vista leggendari, al punto che si è potuto parlare di 'imperialismo della fisica'. Così, ad esempio, il filosofo Richard Creath, uno studioso di Carnap e Quine:

“Mentre attualmente molta dell’opposizione all’imperialismo della fisica viene dalla biologia e dalle scienze sociali, il caso della chimica è istruttivo. Può anche essere che tutte le regolarità scoperte finora dalla chimica siano derivabili dalle leggi stabilite della fisica. Questo non importa affatto. Finora questo non ha diminuito il numero dei chimici, né è probabile che lo faccia. Non ha diminuito l’ampiezza e l’importanza della ricerca chimica, e non ha diminuito la voglia dei chimici di dire ai fisici di andare a buttarsi a mare”.[3]                                                              

Al di là delle battute, e lasciando perdere l'imperialismo della fisica, si pone un problema: cosa regge un sistema di discipline - le più disparate - che prendono come propria insegna metodologica il riduzionismo, e come bandiera politica lo scientismo. A mio parere si configura una sorta di sistema feudale, di cui tutti i potentati partecipanti, anche quelli periferici, riconoscono l'esistenza di una autorità centrale perché ne ricevono in cambio una investitura per il loro potere locale. Dupré ha precisato questo punto:

“Il potere politico della scienza poggia in modo rilevante sull’assunzione che essa sia un tutto unificato".

"La credenza nell’unità della scienza tende a distribuire le credenziali epistemologiche guadagnate da indagini scientifiche di effettivo successo sull’intero campo di pratiche che soddisfano semplicemente i criteri sociologici di scientificità".[4]

Il riduzionismo è un apparato epistemologico e metodologico che funziona perfettamente in ogni campo, altra cosa è il valore conoscitivo dei risultati che si ottengono. I "criteri sociologici di scientificità" citati da Dupré sono gli unici applicati in certe valutazioni 'disciplinari'. Il caso più clamoroso è quello dei premi Nobel per l'economia, distribuiti a piene mani ad economisti matematici, il cui lavoro complessivo non ha migliorato in nessun modo documentabile il controllo del ciclo economico, né ha mai fornito previsioni attendibili. È per stanare certe pericolose cialtronerie che Dupré avanza una richiesta precisa:

"La disunità della scienza implica che difese adeguate di teorie scientifiche particolari debbano essere locali e specifiche”.[5]

È una richiesta che ha motivazioni politiche ed epistemologiche, che esige una risposta diversa da quella usuale, sociologica: "Siamo scienziati perché rispettiamo/ripetiamo gli stessi rituali di verità dei fisici (dei chimici, dei biologi, etc.)".

 



[1] La macchina sarebbe dovuta essere due volte 'super': Superconducting Super Collider. La sua circconferenza sarebbe dovuta essere di circa 85 chilometri, da confrontare con l'anello operativo a ginevra, di appena 27 chilometri di circonferenza.

[2] http://www4.nationalacademies.org

[3] R. Creath, " The Unity of Science: Carnap. Neurath, and Beyond", in Ref. 31, pp. 158-169; cit. alla p. 169.

[4] J. Dupré, "Metaphysical Dirorder and scientific Disunity", in Rif. 31, pp. 101-117, cit. alle pp. 115 e 116.

[5] Ib., p. 116.