Il riduzionismo.

Prospettiva storica e problemi attuali

 

Luigi Cerruti

Dipartimento di Chimica Generale ed Organica Applicata

Università di Torino

luigi.cerruti@unito.it

 

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Sommario: 0. Il riduzionismo, un fenomeno culturale complesso. 0.1 Ismi. 0.2 Definizioni provvisorie. 0.3 Le linee di una possibile ricerca. 1. Dal mondo delle idee alle pratiche educative. 1.1 Il fascino esiziale di Platone. 1.2 Incroci medioevali. 1.3 L'educazione in una società classista. 2. Sei tipi di riduzionismo. 2.1 Il catalogo filosofico di J. Searle. 2.2 Complementi: il riduzionismo metodologico. 3. Strategie di attacco al riduzionismo. 3.1 Quine e i due dogmi dell'empirismo. 3.2 Dupré e il riduzionismo ontologico. 3.3 Stich e la teoria Tarskiana della verità. 4. Verità e potere. 4.1 Una vertigine linguistica. 4.2 La verità della scienza e le altre verità. 4.3 L'imperialismo della fisica e le pretese dei vassalli. 5. Conclusioni e proposte (metafisiche). 5.1 L'Uno. 5.2 Il Non-due.

 

 

 

 

 

 

Students of the heavens are separable into astronomers and astrologers as readily as are the minor domestic ruminants into sheep and goats, but the separation of philosophers into sages and cranks seems to be more sensitive to frames of reference.

W. Quine, Theories and Things, 1981

 

 

 

0. Il riduzionismo, un fenomeno culturale complesso

 

Il riduzionismo si presenta come un fenomeno culturale complesso, che a partire dalla filosofia e dalla politica della scienza più tradizionale si riverbera in molti campi del sapere scientifico, delle pratiche di ricerca e dello stesso senso comune. Nella sua essenza, un atteggiamento riduzionista è tale se cerca di dare un particolare tipo di spiegazione che consiste nel "considerare certi ordini di fenomeni come soggetti alle leggi, meglio stabilite o più precise, di un altro ordine di fenomeni".[1] Già in questa primissima definizione si coglie una delle intenzioni che inducono ad un simile atteggiamento, forse proprio quella fondamentale, e cioè la ricerca di maggiore 'sicurezza' per la conoscenza che si vuole 'ridurre'. Per tradizione millenaria gli strati colti dei popoli che hanno abitato l'Europa e colonizzato le Americhe hanno ritenuto la matematica come la depositaria della certezza, dando così un punto preciso verso cui dirigere i processi di riduzione. Si è pensato che un insieme di conoscenze fosse tanto più 'sicuro' quanto più si collocasse vicino all'epicentro matematico del sapere. La forte presenza di trattazioni matematiche fra le procedure conoscitive dell'astronomia ha agito come conferma di eccellenza nei due sensi. La scienza che studiava il movimento dei corpi in cielo era l'unica in grado di formulare previsioni attendibili su fenomeni vistosi come le eclissi, e doveva questa sua capacità alla formulazione di modelli matematici; essa quindi era debitrice di buona parte del suo successo alla matematica. D'altra parte l'astronomia era la scienza del cielo, sede reale e metaforica di grandi meraviglie, spaventi e speranze. Così l'astronomia riverberava sulla matematica il valore estetico e conoscitivo delle proprie conquiste, 'restituendo' in prestigio quanto aveva ottenuto in efficacia esplicativa e predittiva. Quando poi venne il momento della rivoluzione scientifica nel 1600 la nascente fisica fu in gran parte inestricabilmente connessa con l'astronomia (si pensi a Galileo e a Newton!), così che il 'riverbero' del prestigio si allargò ad un Trio eccellente di discipline, altamente formalizzate.

         Un potente processo sinergico ha fatto sì che matematica, astronomia e fisica diventassero il Trio canonico di riferimento per la conoscenza, fornendo ai nostri tempi 'luoghi comuni' del parlare quotidiano: dalla 'certezza matematica', alla 'precisione astronomica', fino alla 'meccanica dell'incidente'. Va però sottolineato che mentre le tracce linguistiche indicano una presenza del  Trio nell'immaginario collettivo, esse sono ancora limitate nell'uso a strati sociali ben definiti, e comunque ad una parte dell'umanità numericamente assai limitata. Gran parte delle donne e degli uomini, se mai hanno delle certezze, non hanno in ogni modo delle 'certezze matematiche'. Posso ora chiarire il senso di una lunga circonlocuzione che ho utilizzato poco sopra. Al posto di strati colti dei popoli che hanno abitato l'Europa e colonizzato le Americhe avrei potuto utilizzare il termine sintetico Occidente, e per comodità anch'io mi adeguerò all'uso corrente, avendo però sempre presente che molti aspetti della 'cultura dell'Occidente' appartengono ad una frazione esigua della popolazione che vive nei paesi geograficamente/storicamente 'occidentali'. È proprio come educatori e didatti che dobbiamo ricordarci che anche il meno aristocratico dei nostri discorsi è pur sempre estremamente elitario.

0.1 Ismi

Il riduzionismo come atteggiamento filosofico è stato una componente importante del pensiero di molte scuole, e costantemente ha causato polemiche. Così il fenomenalismo ha affermato che gli oggetti materiali sono riducibili ai dati dei sensi; il materialismo, il fisicalismo e il comportamentismo - con diverse motivazioni e accentuazioni - hanno sostenuto che gli eventi e i processi mentali sono riducibili ad eventi e processi fisiologici, chimici e fisici che avvengono nel cervello umano; in opposizione al vitalismo si è detto che gli organismi biologici sono riducibili a sistemi fisici; il positivismo logico ha cercato di ridurre tutta la filosofia all'analisi delle proposizioni che essa esprime; il logicismo ha ritenuto che tutta la matematica fosse riducibile alla logica.

Tutti i termini dell'elenco precedente dovrebbero essere meglio qualificati, specie dal punto di vista storico. Così, ad esempio, il materialismo del 2001 non è più quello dell'Ottocento, potendo utilizzare a pieno le nuove concezioni olistiche delle scienze sperimentali. Fra i concetti che ora possono fondare un diverso materialismo ricordo solo quello delle proprietà emergenti. Una proprietà emergente è la proprietà di qualche totalità complessa che non può essere spiegata nei termini delle proprietà delle sue parti.

0.2 Definizioni provvisorie

Vedremo più oltre in qualche dettaglio i diversi tipi di riduzionismo che intervengono in processi culturali anche lontani fra di loro, dalla classificazione delle scienze alle teorie della verità. Per ora possiamo limitarci a due definizioni provvisorie, adatte però ad articolare almeno due ambiti - non sempre distinti - in cui agiscono processi riduzionisti. Il primo è meramente logico:

"[La riduzione è] la trasformazione di un enunciato in un altro equipollente più semplice o più preciso o tale che riveli la verità o la falsità dell'enunciato originario".[2]

La definizione di Nicola Abbagnano è irta di difficoltà, tra cui l'attribuzione ad un enunciato della proprietà di essere vero/falso, ma indica che il processo di riduzione avviene attraverso una opportuna manipolazione di enunciati. Il secondo ambito in cui ci interessa la realizzazione di processi riduzionisti è quello epistemologico:

"[Il riduzionismo è una] tesi epistemologica che postula un ordine gerarchico fra le varie discipline scientifiche a partire dalla fisica, considerata la prima e fondamentale: alla fisica sono subordinate, in ordine di importanza decrescente, la chimica, la biologia, la psicologia e la sociologia".[3]

Questa definizione da dizionario, ingenua ed esplicita, rispecchia fedelmente il divenire storico del riduzionismo, come un ostinato tentativo di 'riportare' l'intera conoscenza scientifica a quella della fisica. Nello stesso tempo, pur senza volerlo affermare in nessun modo, ci lascia intendere gli interessi accademici e politici che posso sostenere il processo riduzionista (si consideri con attenzione la "importanza decrescente" attribuita dalla cosiddetta "tesi epistemologica" a chimica, biologia, psicologia e sociologia).

0.3 Le linee di una possibile ricerca

Le definizioni precedenti dovrebbero essere riviste e corrette (se necessario) alla luce di una indagine da svilupparsi in almeno quattro diverse direzioni. (1.) Il riduzionismo ha specifiche origini storiche, strettamente legate ad alcuni tratti della civiltà europea: una teologia basata sul dio unico, la supremazia del lavoro intellettuale sul lavoro manuale, il dominio di classe. (2.) Questi tratti sono giunti alla loro maturità nel periodo della rivoluzione industriale, e - contestualmente alla differenziazione della filosofia della natura nelle discipline scientifiche contemporanee - hanno portato a consolidare una rigida gerarchia fra le scienze (e così pure al loro interno). (3.) L'analisi filosofica e l'indagine storica negli ultimi decenni hanno messo in luce le difficoltà e le incoerenze interne al riduzionismo, e hanno ridato vigore ad una visione scientifica del mondo diversa da quella riduzionista, visione che in sintesi potremmo definire olistica. (4.) Gli effetti delle gerarchie riduzioniste hanno portato a diverse patologie nella visibilità delle discipline, nella didattica delle scienze, nel finanziamento pubblico della ricerca, etc. La presente relazione non potrà sviluppare per intero una argomentazione in grado di sostenere questi quattro temi (ci vorrebbe ben altro che un intervento), tuttavia essi sono da tener presenti - nel loro complesso - sullo sfondo di quel poco che riuscirò a documentare.

 



[1] N. Abbagnano, Dizionario di filosofia, III ed., Torino: UTET, 2001, p. 934.

[2] Loc. cit.

[3] "Riduzionismo", Enciclopedia Garzanti di Filosofia,  Milano: Garzanti, 1991, ad vocem.