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                    III. LA SPIEGAZIONE (prima parte)

 

  

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Già Aristotele aveva intuito la fondamentale distinzione che esiste tra due tipi di conoscenza, ossia il saper che e il sapere perché. La prima è comunemente chiamata conoscenza descrittiva, la seconda conoscenza esplicativa. Secondo Aristotele, lo ricordiamo, le spiegazioni sono argomenti deduttivi ma non tutti gli argomenti deduttivi possono essere spiegazioni. Solo con Galileo nacque una nuova modalità d’intendere le condizioni che una spiegazione deve soddisfare per essere scientificamente accettabile. La tradizione galileiana, che nasce però in verità già con Platone, incarna la concezione causale della spiegazione, anche detta meccanicistica, mentre la tradizione aristotelica rappresenta la spiegazione teleologica o finalistica.¹

 

Fino al Positivismo, le due tradizioni si sono imposte con momenti di alterna fortuna; ma  è con Comte e Stuart Mill che viene formulata una corrente di pensiero specificamente volta ad affrontare i quesiti della scienza, con radici più profonde (Hume) e che arriva fino a i giorni nostri. Oltre alle tesi del monismo metodologico e della matematica come modello di ogni metodo scientifico ed interpretativo, i positivisti sostengo una tesi della spiegazione scientifica per certi versi riconducibile alla tradizione causale.² Nasce infatti la teoria della spiegazione per sussunzione di fatti sotto leggi generali di natura.

Più tardi, gli idealisti sostennero l’impossibilità di ricorrere ad un solo monismo  metodologico come unico strumento di spiegazione e interpretazione della realtà. Nacque così la distinzione tra le scienze naturali, che vennero aggettivate come nomotetiche, e quelle sociali, chiamate idiografiche.

 

Ma è con Hegel e Marx che la filosofia acquisì nuovi impulsi metodologici; le loro concezioni di legge, necessità, validità universale influirono enormemente  sul corso del pensiero scientifico. Hegel, riprendendo lo schema fichtiano di tesi-antitesi-sintesi si mette palesemente su una posizione tutt’altro che causalistica del pensiero scientifico.

Le leggi e lo sviluppo sono, per Hegel e per Marx, più azioni di coglimento concettuale che connessioni causali. Si avvicinano certamente più alla posizioni antipositivista che scientista. Riprendendo Aristotele, Hegel sostiene che la spiegazione consiste nel rendere i fenomeni teleologicamente intelleggibili piuttosto che meccanicisticamente prevedibili. Von Wright fa notare che certamente il caposcuola dell’idealismo tedesco conosceva le scienze in misura nettamente minore  rispetto allo Stagirita; e questo solo in parte può allontanare da lui le critiche di aver ignorato tutta una conoscenza scientifica che  Aristotele certamente

non poté conoscere.

        Il  periodo   tra   le  due  guerre  mondiali vide  nascere  il  nuovo  movimento del neo-positivismo, o positivismo logico o empirismo logico. Con tale corrente,   la logica,   ignorata per secoli (eccezion fatta per Leibniz),   incontra  la filosofia, benché vada sottolineato che ciò avvenne più  per coincidenza che per intrinseca necessità, apportando però benefici influssi che crearono quella logica, detta formale, che tanta parte ha avuto nel più recente sviluppo del pensiero scientifico. Sappiamo bene come dal positivismo logico sia sorta  la filosofia analitica, anche se è bene precisare che non tutta questa corrente sia di impostazione positvistica; e come da essa si siano sviluppate la filosofia linguistica o del linguaggio comune e la filosofia analitica della scienza.

 

Per quanto concerne, tuttavia, la teoria della spiegazione è nel 1948 che vede la luce una pubblicazione che rivoluziona tutta questo campo. In “Studies in the Logic of Explanation4 Carl Gustav Hempel e Paul Oppenheim presentarono con una lucidità e una rigorosità mirabili una loro propria argomentazione di struttura deduttiva valida per una determinata categoria di spiegazione scientifica. Questo modello chiamato nomologico-deduttivo (D-N) fece storia. Contrariamente al modello tradizionale chiamato ipotetico-deduttivo (H-D), concernente la conferma scientifica (ossia trovare uno schema logico per fornire sostegno evidenziale a favore dell’ipotesi da stabilirsi), il modello D-N si basa sul fatto che, assunti come veri gli enunciati di un certo contesto, la relazione logica tra premesse e conclusione mostra come le prime spieghino la seconda. La verità della conclusione non deve, attenzione, essere avvallata, perché è già presupposta. Lo schema H-D, invece, non cerca l’avvallo della conclusione, bensì di una delle premesse. Da qui nasce la regola, tanto sintetica quanto problematica, di “inferire la migliore spiegazione”.

La spiegazione di un evento particolare è un argomento deduttivo che deve essere valido affinché la conclusione dimostri il verificarsi dell’evento. La conclusione è detta explanandum o oxplicandum o oggetto della comprensione; le premesse, dette explanans –o meglio explanantia- o explicatum o base della spiegazione, devono contenere almeno una legge  generale. Tale argomento deve essere necessario. Se tali condizioni sono soddisfatte possiamo dire che la spiegazione sussume il fatto da spiegarsi sotto quelle leggi; pertanto parliamo di un modello di legge di copertura.

Hempel e Oppenheim ammisero che non tutte le spiegazioni scientifiche legittime siano del tipo D-N: le spiegazioni probabilistico-statistiche sono differenti. E sono di due tipi:                   

1. il modello statistico-induttivo (I-S) che spiega i fenomeni particolari sussumendoli sotto leggi statistiche come accade per il D-N. Ma mentre le spiegazioni D-N sussumono gli eventi da spiegare deduttivamente, le spiegazioni   I-S li sussumono induttivamente. Per il D-N, l’evento da spiegare è deduttivamente certo relativamente ai fatti esplicativi (leggi incluse); per I-S l’evento ha alte probabilità relativamente ai fatti esplicativi (leggi incluse);

2.  il modello statistico-deduttivo (D-S) permette di spiegare le regolarità statistiche, proprio come le generalizzazioni universali sono spiegate in D-N per mezzo di deduzioni che partono da generalizzazioni di portata più ampia. Per cui D-S è un sottoinsieme di D-N.

Per quanto riguarda il modello nomologico-deduttivo, Hempel e Oppenheim affrontarono il problema delle condizioni generali di adeguatezza,  distinte in  criteri  di ordine logico e di ordine empirico. Per quanto riguarda il primo gruppo deve verificarsi che:

 

1. la spiegazione deve essere un argomento deduttivo valido;

2. l’explanans deve contenere almeno una legge generale;

3. l’explanans deve avere contenuto empirico.

 

L’unica condizione empirica è invece che:

 

4.gli enunciati costituenti l’explanans devono essere veri.

 

Schematicamente Hempel e Oppenheim visualizzarono il tutto così:

 

 

Casella di testo: Explanans