L'APPROCCIO ETICO

 

 

 

La maggior parte degli eco-filosofi accademici tendono a considerare l'uomo e la donna prevalentemente come esseri che esprimono giudizi di valore. Siccome si pensa che le cause principali dell'azione umana siano valori e norme consolidati, la distruzione dell'ambiente viene considerata un effetto di valori sbagliati.

Un'opinione comune dell'ecofilosofia sostiene che l'etica debba essere ampliata: il valore inerente e il valore intrinseco non sono limitati agli esseri uomini: almeno i vertebrati - o in ogni caso i mammiferi - hanno un valore inerente. Ma qui finisce l'uniformità di vedute. Secondo alcuni pensatori l'etica comprende tutti i singoli animali o anche i singoli esseri viventi - ma non i gruppi di individui. Secondo altri hanno un valore inerente solo i gruppi, e non gli individui; più precisamente ce lo hanno le specie, gli ecosistemi o il sistema di tutta la vita sulla terra, "Gaia". D'altra parte ci sono anche pensatori che sottolineano il valore degli esseri senza vita come le rocce, le montagne o gli altri pianeti.

A parte le difficoltà nel definire della sua estensione, l'etica ha molti altri problemi. Uno di questi è costituito dai valori relativi dei differenti oggetti etici. Arne Næss e gli ecologisti profondi suggeriscono una semplice soluzione: tutti gli esseri viventi sono uguali. Questa visione, naturalmente, esclude le entità non-viventi e gli esseri che sono vivi in senso non usuale, come lo è Gaia. In ogni caso, come ammette Næss, in pratica si sente il bisogno di norme complesse che determinino come risolvere i conflitti di valore: per esempio chi ha il diritto di "auto-realizzazione": io stesso, che cammino, o un organismo minuscolo che schiaccio sotto il mio piede.

L'approccio etico ha un altro problema più pratico: quel che dovremmo fare con le innumerevoli persone che, nonostante la validità dell'etica ambientale, non la rispettano affatto. Il sistema occidentale-cristiano del pensiero morale le considera semplicemente dei peccatori. E, come sappiamo, il pegno del peccato è la morte. Questo tipo di mescolamento tra etica vecchia e nuova potrebbe spiegare il fatto che alcuni pensatori ecologici sono diventati misantropi. Partendo dal concetto di uguaglianza degli organismi essi arrivano a considerare gli uomini come esseri inferiori. Tuttavia, coloro che hanno adottato questo tipo di pensiero non arrivano, sorprendentemente, al suicidio, ma trovano gli esseri uomini inferiori da un'altra parte: non vogliono che i paesi ricchi accolgano i profughi e pensano che si debba lasciare morire di fame la gente nel terzo mondo. Questo pensiero crudele - che è rappresentato per esempio da Pentti Linkola in Finlandia e David Foreman negli USA - ha naturalmente anche ragioni sociologiche e psicologiche, oltre che etiche.

Infine vorrei discutere ancora di un terzo problema nell'approccio etico: come motivare l'etica ambientale. Sembra che ci siano sempre più filosofi che trovino impossibile giustificare il valore morale degli altri esseri viventi per mezzo dell'etica o con la teoria etica stessa. Essi pensano sia necessario cambiare radicalmente le idee occidentali negli altri campi di indagine filosofica: e precisamente nella epistemologia, o teoria della conoscenza, che studia la natura e la base dell'esperienza, del credo e della conoscenza, e nell'ontologia o studio dell'essere e, in particolare, cosa c'è sostanzialmente nel mondo (per esempio oggetti materiali, universali, parti, insiemi ecc.).

Siamo così arrivati alla seconda grande branca dell'ecofilosofia.

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