11. La città in Italia

a) L'ambiente urbano e le città sostenibili

La crescita urbana è stata una delle trasformazioni più importanti degli insediamenti umani avvenute negli ultimi decenni. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite entro il 2030 si insedierà nelle aree urbane la parte preponderante della popolazione mondiale e saranno almeno 100 le megalopoli con una popolazione superiore a 5 Milioni di abitanti.

La realizzazione di uno sviluppo sostenibile degli insediamenti umani assume una importanza basilare: le città si trovano infatti a fronteggiare problemi sempre più grandi di urbanizzazione crescente (insufficienza delle opportunità occupazionali e abitative, il conseguente inasprimento delle disuguaglianze socio - economiche, l'incremento dei senza tetto, i crescenti tassi di criminalità, l'inadeguatezza o il deterioramento del patrimonio abitativo, l'incremento della popolazione e del conseguente inquinamento acustico e atmosferico, la carenza di spazi verdi e di parchi e in generale una crescente vulnerabilità nei confronti di emergenze ambientali e disastri naturali (Gestione del rischio).

Questi problemi rappresentano una sfida alla capacità dei governi di realizzare uno sviluppo economico e sociale che sia consono anche ad obiettivi di salvaguardia dell'Ambiente.

Su scala nazionale la "CARTA DELLE CITTA' EUROPEE VERSO LA SOSTENIBILITA" approvata ad Aalborg (Danimarca) nel May 1994 e sottoscritta da 15 Comuni italiani, è un esempio concreto dell'impegno comune e delle forme di cooperazione fra città per realizzare uno sviluppo sostenibile.

Verranno analizzati alcuni fattori di stress urbano, considerando la realtà di 12 grandi città italiane: Torino, Milano, Venezia; Genova Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo Catania e Cagliari, città dove i problemi ambientali vengono maggiromente percepiti. Infatti:

b) I cambiamenti negli acquisti delle famiglie italiane e l'ambiente

Man mano che il livello di benessere della società è cresciuto, è aumentata notevolmente anche la quantità dei consumi e dei relativi rifiuti: cambiando gli acquisti della famiglia è cambiato anche il suo impato sull'ambiente . La società dei consumi è diventata anche società degli sprechi e lo spreco delle risorse si traduce in rifiuti. Il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani è dunque strettamente collegato alla qualità dei consumi che vengono effettuati in ambito familiare e che a loro volta risultano direttamente dipendenti dalle risorse a disposizione. Il cambiamento negli acquisti e nei consumi non ha riguardato solamente la quantità, la varietà e la qualità dei beni oggetto di consumo, ma si è manifestato anche con riferimento al modo in cui le diverse merci sono state, nel tempo, offerte e consegnate ai compratori- consumatori.

Quella delle abitazioni, combustibili e dell'energia elettrica rappresenta la categoria dei consumi che negli ultimi 20 anni ha aumentato maggiormente il peso relativo nelle spese delle famiglie italiane. Negli ultimi 60 anni, le famiglie italiane utilizzavano a tavola l'acqua dall'acquedotto comunale, mentre gli altri prodotti liquidi (latte, olio, vino) venivano acquistati sfusi presso gli specifici rivenditori dai quali il consumatore si recava con l'apposito recipiente. Pane, pasta, riso e legumi venivano acquistati sciolti e avvolti in carta, come pure olive, formaggio e mortadella con altri pochi salumi.

L'incremento del reddito familiare congiunto al progresso tecnico - che ha visto introdotto nel mercato delle scatole e altri tipi di contenitori - hanno portato a radicali modifiche nel comportamento dei consumatori, sopra descritto. Ad esempio, il cambiamento nello stile di assunzione di molti soft- drinks di larghissimo consumo si è riflesso in una invasione di lattine usate la cui raccolta differenziata per il successivo riciclaggio è diventata una improcrastinabile necessità (67 tonnellate di lattine nel 1986; 6403 tonnellate nel 1995).

Anche la trasformazione del modello familiare italiano - soprattutto con la affermazione del nuovo ruolo della donna nella società- ha contribuito ad un cambiamento radicale nelle abitudini alimentari e di vita quotidiana: il numero delle famiglie è aumentato da 12 a 20 milioni nell'arco di pochi decenni. Conseguente l'aumento dei rifiuti: da questo incremento di famiglie è derivata la necessità di frazionare i consumi familiari, in particolare quelli alimentari e di prima necessità.

L'introduzione di nuove tecnologie e nuovi materiali di consumo, le diverse politiche di gestione hanno contribuito nel tempo ad un alterazione degli equilibri urbani: non solo è aumentata la produzione di rifiuti ma ne è cambiata anche la loro composizione. Come già accennato, la produzione totale dei rifiuti si attesta attorno ai 63,6 milioni di tonnellate annue di cui

L'italiano medio riduce ogni anno più di un chilo di rifiuti solidi e liquidi al giorno, oltre 350 Kg ogni anno. Come si è già accennato, dai dati forniti dal Ministero dell'Ambiente, in Italia per circa il 90% dei casi si ricorre alla discarica come forma privilegiataper lo smaltimento dei rifiuti, confermando la tendenza largamente diffusa che il rifiuto è solamente qualcosa da eliminare e non come una possibile risorsa da riutilizzare. Il decreto legislativo n. 22 del 5 Febbraio 1997 firmato dal ministro dell'Ambiente Edo Ronchi. sancisce una importante inversione di tendenza (cfr pag. 12). Con questo decreto viene capovolto il metodo fino ad oggi usato per la gestione dei rifiuti, basato fondamentalmente sulla tecnica di smaltimento finale e viene sancito un ruolo importante a tutte le fasi e le operazioni che stanno a monte dello smaltimento.

Con la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, le operazioni di riutilizzo, il riciclaggio e recupero di energia tanti processi, se correttamente innescati, possono realizzare lo sviluppo per una città sostenibile e a tutela dell'ambiente naturale. La discarica, come tipologia di smaltimento per il 90% dei rifiuti, dal 1 Gennaio 2000 potrà essere utilizzata solo per la frazione residuale derivante dalle operazioni di riciclaggio e recupero.

Con la nuova classificazione dei rifiuti e delle attività di gestione si introduce una nozione unitaria di rifiuto. Viene confermata la distinzione quanto a provenienza tra rifiuti urbani e speciali e si introduce una nuova categoria di rifiuti pericolosi al posto di quella più ristretta di rifiuti tossici nocivi. Il decreto introduce anche un cambio nel sistema di tassazione. Il cittadino pagherà in base alla quantità di rifiuti effettivamente conferiti al sistema di smaltimento tradizionale. Ne deriva una maggiore responsabilizzazione dei cittadini riguardante la propria produzione di rifiuti e una maggiore sensibilizzazione nei riguardi dell'ambiente.

 

c) Modello di urbanizzazione

 

Nelle strategie di pianificazione delle città, la ricerca di modelli di sostenibilità è sempre più crescente. Preoccupante è l'impatto che l'intensificarsi dei processi di integrazione fisica e funzionale delle grandi aree urbane. La costruzione di edifici così intensa ha generato realtà territoriali nuove. Gli agglomerati urbani del 1991, definiti come aggregazioni di località abitate contigue (distanza non inferiore a 250 metri in linea d'aria tra edifici e/o infrastrutture di località confinanti) sono aumentati vertiginosamente, soprattutto - per le 12 città in esame (tranne Firenze, Milano, Napoli) - in ambito sub-provinciale. L'agglomerato di Napoli ha interessato 103 comuni e tre Province. Tutto si è sviluppato lungo le principali vie di comunicazione. Ciò deriva da un processo di espansione delle zone sub-comunali: per motivi economici, accentramento di attività terziarie nelle zone centrali della città, e lo spostamento delle attività industriali nelle zone periferiche o altro.

Dall'analisi storica della popolazione dal 1981 al 1995 si registra un forte spostamento dalle grandi città verso i comuni limitrofi, confermando un graduale svuotamento dei centri degli agglomerati e una crescita demografica dei comuni circostanti, con una costante e crescente attività edilizia.

Questa situazione causa un aumento della pressione sull'ambiente nelle località più marginali e, in particolare, lungo le principali vie di comunicazione con le grandi città, a motivo del traffico automobilistico. Dunque, modelli abitativi non compatti sono svantaggiosi ed inefficienti e sono causa di grave inquinamento acustico e atmosferico (Rapporto ISTAT 1996).

d) Mobilita' e problemi ambientali:

L'automobile: diventata indispensabile sia per lavoro che per attività del tempo libero e dello svago, è oggi uno strumento di pericolo anche per l'ambiente. I problemi di vivibilità delle aree urbane causati dalla presenza massiccia di auto non sono ancora oggi pienamente valutati
La qualità della vita dei cittadini viene gradualmente modificata dal sistema dei trasporti: trafffico, parcheggi, collegamento con mezzi pubblici = stress / inquinamento acustico e atmosferico.

Nel 1996 il 66.8% delle famiglie che vivono nelle 12 città in esame individuano nella ricerca di parcheggio e il 76,2% nel traffico intenso, e il relativo inquinamento, uno tra i problemi più rilevanti che vivono.

Certamente la diminuita frequenza di questo fenomeno ha influenzato anche la percezione del fenomeno.

Il 65% della popolazione è molto sensibile al problema dell'inquinamento acustico .

A fronte di queste percezioni, i comportamenti individuali nella scelta del mezzo di trasporto sono principalmente orientati all'uso dell'automobile privata, uno dei maggiori responsabili del traffico, dell'inquinamento dell'aria e del rumore. (cfr tabella ISTAT).

Nel 1997

Gli studenti invece scelgono

1995: nei 12 comuni considerati, si hanno 60 automobili ogni 100 abitanti, indipendentemente dell'età. Valori più elevati: Cagliari (68%) e Milano (65%); minore: Venezia ( 40% ) e Genova 47%. A ROMA, ben 10Kmq sono occupati da auto, ovvero lo 0.7% nazionale. Il primato: Napoli, con 3.3% del suolo comunale.

La scelta dell'uso dell'auto è collegata all'offerta dei servizi pubblici. Negli ultimi tempi, nelle grandi città assistiamo ad una attenzione diversa verso il trasporto pubblico: Milano, Bologna, Napoli, Palermo, Catania, Cagliari e anche Roma (Giubileo) hanno migliorato l'offerta dei servizi.

Si è compreso che per ridurre l'impatto sull'ambiente occorre una maggiore integrazione tra servizio pubblico urbano ed extraurbano e una più attenta pianificazione del sistema della mobilità.

Una legge che viene incontro a queste esigenze con la creazione di aree metropolitane esiste: Legge 142/1990. A livello comunale, le città con più di 30.000 abitanti devono adottare il Piano Urbano del Traffico (PUT), emesso da Ministero dei Lavori Pubblici e dell'Ambiente (Piano adottato solo dal 23% dei Comuni. Il resto adottano provvedimenti propri per scoraggiare gli spostamenti in auto attraverso, ad es., la realizzazione di parcheggi di scambio con il mezzo collettivo che hanno lo scopo di favorire l'integrazione tra diverse modalità di trasporto per chi proviene da zone poco o mal servite. Milano e Venezia offrono più di 10 posti-auto di scambio per 1000 autovetture circolanti; Firenze e Roma ne hanno creati molti nuovi).

L'incremento di tariffe orarie nelle zone centrali. L'uso eccessivo dell'auto causa problemi sia di congestione sia di pericolo per la salute pubblica. A Roma, i.e., nella campagna di rilevamento del benzene, il valore raggiunto è stato pari a 47 (20ug/m3), superando l'obiettivo di qualità per il 1999 fissato in 15ug/m3 (Min. Ambiente: decreto 25 nov. 1994).

e)"Scusi, dottore, mi fa male la citta"

Studi epidemiologici hanno dimostrato la ormai inconfutabile relazione esistente tra inquinanti ed effetti sulla salute dell'uomo. Ambiente (compresa l'alimentazione) e salute sono strttamente correlati.

Lo stesso Ippocrate consigliava il medico di osservare non solo il paziente ma anche l'Habitat in cui viveva. Alcuni studi (Dna) sullo stato di salute, in età adulta, di bambini adottati alla nascita hhano rivelato affinità fisiche e patologiche con i genitori adottivi e non con quelli naturali. Il tasso di mortalità per tumori tra le popolazioni migranti (dal Giappone agli USA, dal Sud al Nord Italia) si omologa a quello dell'ambiente ospitante

Tra le cause maggiori di emicranie, insonnia, difficoltà resiratorie e , nei casi più gravi, di patologie tumorali, l'inquinamento acustico ed atmosferico delle nostre città ricopre i primi posti.

La Federazione Nazionale dei Medici di Famiglia ha lanciato questo allarme esta svolgendo una azione di sensibilizzazione presso gli utenti per avere città pulite e meno trafficate, condizione necessaria per tutelare il diritto alla salute della comunità e soprattutto, attraverso una raccolta dati, appurare il legame tra stress ambientale e patologie. Il primo farmaco contro il mal di smog: la campagna "Mal'aria", iniziativa delle lenzuola contro l'inquinamento, promossa in collaborazione con Legambiente: Si appendono a balconi e finestre degli studi professionali 30mila teli di stoffa bianca , con la scritta "no alla smog".

Con il patrocinio dell'OMS si vuole dare vita ad un Osservatorio sulle malattie respiratorie negli adolescenti e negli anziani. Attraverso lo stato di salute dei pazienti si può leggere e comprendere meglio lo stato di salute dell'ambiente. In città come Roma e Milano ricerche scientifiche hanno accertato che drastiche impennate delle concentrazioni di biossido di azoto e polveri possono causare anche un migliaio di decessi precoci in più all'anno. L'inquinamento colpisce, innanzitutto, categorie a rischio (asmatici ) poi persone con patologie croniche cardiovasclari che con lo smog possono aggravarsi in modo letale.

L'effetto cancerogeno delle emissione di gas dalle auto spiega in parte l'aumento della mortalità per tumori polmonari.

L'OMS lamenta all'Italia la carenza di una legislazione non frammentaria relativa a traffico, mobilità e picchi dai gas di scarico degli autoveicoli: il nostro Paese non ha ancora realizzato una rete di rilevazione degli inquinanti estesa su tutto il territorio nazionale, sottovalutando i risultati delle ricerche epidemiologiche e gli effetti a breve e a lungo termine degli inquinanti.

Gli ambientalisti richiedono infatti interventi più radicali: più aree pedonali, maggiore trsporto pubblico, benzine più pulite, meno auto e più efficienti.

Per curare, i medici consigliano non più solo pillole e sciroppi ma anche buone e abbondanti dosi di ambiente pulito ( intervista con Mario Falcone, Segretario della Federazione Nazionale dei Medici di Famiglia)

f) Rifiuti in città e negli ospedali:

Rifiuti infetti e radioattivi. Miliardi di costi, miliardi di pericoli. All'anno si producono dalle 56.000 alle 200.000 tonnellate. Una sola regione, la Sicilia, negli ultimi 8 anni ha speso circa 1.000 miliardi in appalti per lo smaltimento. Rifiuti ospedalieri: poco conosciuti e valutati. "Ambiente e Rifiuti", Enzo Mengozzi (Sperling & Kupfer) è un libro che fotografa, tra sfide tecnologiche per lo smaltimento e clima di illegalità diffusa: amministratori locali nella pattumiera delle mazzette sui rifiuti.

L'Italia, genere, produce 80 milioni di tonnellate annue di rifiuti solidi divisi in urbani (18 milioni) e speciali (62 milioni: industriali, ospedalieri, autodemolizioni ..., compresi 4 milioni di scorie tossiche e nocive).

LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI E' ANCORA IMPRONTATO SU BASI PROVVISORIE.

In Italia, al 31 dec. 1992, erano in funzione :

Su 80 milioni di tonnellate solo 20 ricevono adeguato trattamento e dei 4 milioni di scorie nocive solo 1 viene neutralizzato.

Lo smaltimento illegale è una piaga sempre più dilagante.

Discariche aperte: 5000 (estese per 1500 ettari). Solo il 10% autorizzate.

COSTI

Attualmente il trattamento di rifiuti urbano costa intorno a 50 - 200 lire. Lo speciale: 300- 500 lire al chilo (compresi composti che contengono il PCR: arrivano a migliaia di lire al chilo).
Sono cifre fuori ogni logica di mercato. Questi prezzi naturalmente danno origine a fenomeni speculativi di operatori improvvisati che approfittano dello squilibrio tra domanda ed offerta.
In questo campo il mercato è infatti molto scarso: c'è domanda forte di smaltimento a causa di situazioni arretrate (difficile da anni smaltire i rifiuti) e carente l'offerta seria, qualificata.
Motivo? Assenza di un quadro normativo chiaro, preciso che consenta agli industriali del settore di effettuare gli investimenti necessari, di collocare gli impianti nei luochi adatti, di scegliere le tecnologie corrette e riportare equilibrio fra domanda e offerta eliminando pericolosi fenomeni speculativi (fra tutti quello crescente delle ecomafie).

g) il ciclo dei rifiuti: le ecomafie

In cinque mesi di attività della Commissione bicamerale d'inchiesta, possediamo una discreta fotografia degli interventi di alcune Regioni per l'emergenza RIFIUTI: Campania, Lazio, Puglia, Calabria e Piemonte sono state commissariate.

L'azione dello Stato ha frenato l'azione di avvelenamento nell'area di Caserta (near Napoli) ad opera di locali clan criminali. Lo smaltimento illegale si è infatti molto aggravato ultimamente: un gruppo di clan criminali controllano il territorio riciclano gran parte dei proventi delle attività illegali e consentono anche l'abbandono di questi rifiuti in aperta campagna. L'ECOCRIMINALITA' sta cercando nuovi spazi favorita dalla debolezza di norme penali rigide. Altro obiettivo della Commissione: modificare il codice penale per combattere il traffico internazionale dei rifiuti e dell'Ecomafia. Molte aziende italiane continuano ad affidarsi a società di smantellamento rifiuti che non posseggono né titoli per operare nel settore né mezzi, ma che sono scelti per i bassi costi con cui operano.

L'infiltrazione criminali nel settore impediscono ai pochi impianti regolari esistenti in Italia di avere quel giro di affari dignitoso. La Commissione, con forza, sta cercando di migliorare le dotazioni tecniche di chi ha il controllo del territorio.

La ricetta vincente si chiama qualità: il piano nazionale di riqualificazione urbana è la chiave del nostro futuro. Questa la convinzione del Ministro Ronchi e dell'associazione nazionale Legambiente.

L'attenzione per le discariche abusive ha infatti allontanato l'attenzione sul problema della dismissione degli impianti industriali e sul conseguente problema delle aree contaminate.

Un esempio positivo ci viene offerto dalla città di Napoli (cfr. pag 38) che ha investito molto per la modificazione dell'assetto urbano: un grande parco sarà ripristinato e cancellerà l'immagine di quell'area industriale che per anni ha deturpato la bellezza e la salute del luogo.

h) Smog e rumore: binomio dannoso alla salute

Smog e rumori rappresentano nei centri urbani una costante minaccia per la nostra salute.
Alcuni Istituti di Ricerca rilevano:

città: Roma

zona alto inquinamento industriale: Civitavecchia

area agricola : Viterbo

Conclusioni: prevalenza e aumento di asma e malattie respiratorie nei primi due anni di vita (area uindustraiale) e sintomatologie più legate a patologie bronchiali (in città). Non trascurabile la minaccia del rumore (stress).

i) Una città a misura di bambino

Ecco la fotografia dell'Italia che vuole investire nel futuro.

1997: anno in cui l'Italia si è finalmente dotata di un suoPiano d'azione per l'Infanzia (luglio 1997). Non solo leggi sui servizi e sulla prevenzione del disagio giovanile ma una maggiore partecipazione dei giovani allo sviluppo della città, come rivela una ricerca realizzata da Legambiente all'interno dell'ultimo "Rapporto dell'Ecosistema Urbano" denominato "Operazione Ragazzi in Città". Si vuole fotografare il point of view delle amministrazioni locali e verificare l'attuazione di progetti per l'infanzia, un "children oriented" interventi richiesti. Miglioramenti ci sono stati, anche se, ricevendo il questionario, tante città hanno lamentato la carenza di uffici adeguati per rispondere (n. 20).

Animazioni culturali promosse negli ultimi due anni in alcune città d'Italia:
Mostre e convegni 62 %
reti civiche 19 %
rubriche 9 %
punti informativi 29 %
ludoteche 49 %
biblioteche ragazzi 10 %
Musei per bambini 12 %
Soggiorni in città 71.9 %
Soggiorni fuori città 49 %

 

L'infanzia diventa protagonista:
consulte giovanili 24%
Vigili e sentinelle 11.5%
Consigli comuanali ragazzi 35.7%
Progetti di riqualificazione per bambini 59.8%

 

A misura di bambino

 

Buono
Modena 100 Arezzo 93
Piacenza 92 Caserta 88
Siena 85 Milano 84
Messina 82 Bologna 82
Prato 82 Pesaro 80
Mantova 78 Macerata 77

 

Discreto
Torino 73 Salerno 72
Forlì 70 Aquila 70
Ferrara 68 Udine 67
Rimini 65 R. Emilia 65
La Spezia 64 Roma 62
Catania 62 Napoli 61
Terni 58 Trieste 57
Pisa 53 Grosseto 52
Nuoro 51 R. Calabria 51

 

Sufficiente
Venezia 50 Bolzano 49
Palermo 49 Ravenna 48
Viterbo 46 Alessandia 45
Cagliari 43 Trento 41
Brindisi 38 Pavia 31
Lecce 28 Rieti 26

La città con i servizi più diversificati: Sondrio, Campobasso, Mantova, Arezzo, Siena, Lecco ...e quelle che fanno "partecipare" di più (23 città) : Messina, Siena, Caserta, Torino, Milano, Sondrio, Bologna, Pesaro, Arezzo, Catania, Modena, Varese, Roma, Lucca Trieste, .....


Verso le città amiche dei bambini

Arriverà presto un Progetto per costruire la città amica dei bambini, compresa nel Piano per l'Infanzia, promossa dal Ministero dell'Ambiente, in linea con la Convenzione internazionale sui Diritti per L'infanzia (Agenda XXI siglata a Rio de Janeiro nel 1992 e la conferenza Habitat a Istambul 1996). Un comitato tecnico ha definito i parametri principali: ambientale, sociale, culturale, istituzionale, zero18. Un ruolo fondamentale sarà affidato ai bambini che potranno esprimere il proprio giudizio sui cambiamenti in atto nella propria città. Il progetto, presentato a Napoli, prevede la creazione di una Agenzia di servizi reali intitolata all'educatore Carlo PAgliarini. Grazie al protocollo d'intesa fra Anci (Associazione nazionali comuni d'Italia) e il Cispel l'Agenzia è già attiva presso il Ministero dell'ambiente con il compito di valorizzare le esperienze realizzate, produrre materiali educativi, promuovere nuovi progetti.

l) Inquinamento acustico in città

Anche se la nostra preoccupazione è rivolta al crescente deterioramento dell'ambiente (aria, acqua, terra) molti studiosi invitano a non trascurare gli effetti dell'inquinamento acustico: Raggiungendo spesso limiti patologici, genera psicosi, isterismi, sordità, effetti dannosi all'apparato digerente e al sistema cardiovascolare.

Il rumore in città

Due italiani su tre (64.2% della popolazione) ritengono l'inquinamento acustico tra i fenomeni più fastidiosi in città e per il 22% è il problema tra le prime questioni da affrontare:

Sud e Isole 31.4%

Centro Italia 13.4%

Nord-ovest 13.7%

La più rumorosa è Napoli (p.zza Museo Nazionale). Dosi massicce non rovinano solo il sonno, ma causano danni alla salute: tachicardia, pressione arteriosa, ansia, nausea, scarsa visibilità, nevrosi.

L'inquinamento acustico può recare più danni dello smog. Primo punto: organizzazione del traffico pubblico, a difesa anche dello straordianrio patrimonio artistico italiano. In 96 città campionate la rumorosità notturna è superiore ai livelli massimi di tollerabilità per l'orecchio umano nel 98% delle aree urbane.

I DECIBEL DI TROPPO

Valori in decibel vs. effetti sul sonno

Valori in decibel effetti sul sonno
fino a 40 dB si allunga di 20 minuti il tempo per addormentarsi
tra 45 e 50 dB piccoli disturbi all'architettura del sonno
tra 50 e 60 dB tempo di addormentamento: + 30mm; posono svegliarsi i bambini
tra 60 e 70 dB frequenti risvegli: sonno disturbato
oltre 70dB riduzione e scomparsa delle fasi IV e Rem del sonno

Alcuni dati:

130 dB rombo aereo danni all'udito
120 dB lavori in corso
110 dB passaggio moto sordità temporanea
100 dB passaggio treno
70 dB telefono/radio/Tv sensazione di fastidio

 

CITTA' Decibel
Napoli 76
Pisa/Ferrara/Mantova/Salerno 72
Forlì/lecco/Napoli/Pesaro/Torino 73
Benevento/Roma 74.6
Milano 74.6
Firenze 73.1
Genova 74.2
Torino 73
Macerata 76
Trieste 78

Il riciclo

CITTA' %
Sondrio 33.74%
Milano 23.09%
Mantova 19.36%
Perugia 16%
Varese 15.26%
Arezzo 12.61%
Bergamo 12.58%

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