9. Sviluppo sostenibile, politiche ambientali e occupazione

(Dal Rapporto ISTAT 1996)

 

Negli ultimi decenni, la questione ambientale ha assunto una rilevanza tale da orientare fortemente le scelte e i principi ispiratori delle politiche europee e nazionali . Particolare attenzione è stata posta nel valutare quale impatto hanno le attività umane sull'ambiente. Una serie di provvedimenti comunitari prevede infatti lo sviluppo di tecnologie pulite nei diversi settori produttivi: dall'industria ai tessuti alle produzioni agroalimentari.

Il concetto di "sviluppo sostenibile", cioè di "uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri" (Rapporto Bruntland, 1988) è il principio ispiratore del Quinto programma d'azione per le politiche ambientali e delle raccomandazioni avanzate dall'Unione Europea in sede di politiche settoriali. "Verso la sostenibilità" è infatti il monito posto nel Quinto Programma per orientare i Paesi verso un modello di economia che tenga conto del depauperamento delle risorse ambientali.

Il Consiglio dei Ministri europei dell'Ambiente ha avviato con forza, nel 1996, il suo aggiornamento per una traduzione più efficace della strategia dello sviluppo sostenibile nelle politiche comunitarie, individuando cinque priorità d'intervento:

Il ruolo dell'Unione Europea per l'attuazione di politiche ambientali è sottolineato anche dalle risorse finanziarie messe a disposizione.

Criteri base di sviluppo sostenibile sono rappresentate dalle stesse sollecitazioni a riforme che spostino il carico fiscale dai redditi da lavoro e d'impresa al consumo di risorse non rinnovabili (si ricorda la carbon energy tax).

L'Ambiente è dunque un terreno di confronto a livello internazionale. I Paesi più forti , a "debito ambientale" più limitato e/o a più forte capacità di innovazione e di investimento, devono assumere un ruolo - guida, come dichiara il Vertice dei G7 tenutosi a Cabourg nel Maggio del 1996 ("chi offre un bene o un servizio ambientalmente più sostenibile avrà vantaggi anche di mercato").

In ambito nazionale, l'urgenza del problema occupazione ha suscitato un acceso dibattito sulla diffusione del Terzo Settore e sul finanziamento di progetti specifici in campo ambientale. Anche se le politiche ambientali non possono da sole risolvere la crisi occupazionale, il dibattito internazionale sostiene la tesi che vede nella tutela dell'ambiente e nel risanamento del danno subìto un'area di investimento da cui possono scaturire effetti positivi in termini di crescita e di occupazione.

Una chiave di lettura diversa ma interessante: un contributo sostanziale può derivare da un lato dallo sviluppo delle attività economiche per la protezione dell'ambiente e dall'altro da un maggiore impegno per allentare la pressione sull'ambiente esercitata da settori produttivi tradizionali quali trasporti, agricoltura e turismo.

Le pressioni esercitate sull'Ambiente sono continue. E gli ecosistemi urbani rappresentano una delle principali minacce. Nelle Città (vedi pag. 30), infatti si concentra la maggior parte delle attività - traffico, consumi energetici, produzione rifiuti - che sono all'origine dei cambiamenti ambientali in termini locale e globale. Di qui la necessità di un adeguato ed efficiente sistema di controllo ambientale nonché l'esigenza di dare impulso alle iniziative di informazione e formazione, volte a sviluppare una coscienza ambientale, per modificare comportamenti e scelte economiche.

Cambiare i comportamenti di cittadini e di imprese verso uno sviluppo sostenibile non è semplice: in primo luogo è indispesabile un apparato normativo di tutela ambientale chiaro e ben definito. Come per decenni è mancato in Italia.

In Italia, solo nel corso del 1996 - per quanto concerne la legislazione nazionale per la tutela dell'ambiente - è stata registrata una importante novità: l'approvazione dal Consiglio dei Ministri, il 30 dicembre 1996, di un provvedimento di riordino in materia di rifiuti.

Documenti sulla sostenibilità sono forniti da documento della World Conservation Union (IUCN, 1991), dal Programma Ambiente Nazioni Unite (UNEP) e dal Fondo Mondiale per la Natura (WWF): Caring for the Earth: A strategy for a Sustainable Living, dove si sostituisce il termine crescita sostenibile, uso sostenibile, spesso confusi, con sviluppo sostenibile: "migliorare la qualità della vita mantenendosi nei limiti della capacità di carico degli ecosistemi interessati".

10. Le eco - industrie

Le eco-industrie, cioè le attività per la protezione dell'ambiente hanno grandi potenzialità occupazionali, di non facile quantificazione statistica. Sono pochissimi infatti i Paesi che raccolgono con regolarità informazioni esaurienti sul settore e le analisi esistenti si riferiscono a settori specifici di protezione ambientale. A livello europeo, dati e informazioni disponibili sono contenute in uno studio promosso nel 1996 dalla DG XI della Commissione Europea e da Eurostat. Sono state individuate otto tipologie di ecoindustrie:

Secondo questo studio in ITALIA - dove le ecoindustrie costituiscono il 10% del fatturato del settore nel complesso dei 15 Paesi dell'Unione Europea (Ue) - nel 1994, il fatturato - stimato in base alla spesa per beni e servizi ambientali - si valuta attorno a circa :

Più di tre quarti (3/4) del fatturato sono concentrati - secondo tali stime - in 4 Paesi Europei:

L'analisi settoriale mostra, sia per l'Italia sia per il complesso dei paesi europei, che il 90 % della produzione è rappresentato da beni e servizi utilizzati per la raccolta e il trattamento dei residui liquidi, per la gestione dei residui solidi e per il controllo dell'inquinamento atmosferico.

Si ha però una differenza:

In ITALIA il settore chiave è costituito dalla gestione dei rifiuti solidi,

In EUROPA, nella media dei Paesi europei, la classifica risulta:

Occupazione nel settore ambientale nel 1994:

In Italia il settore fa stimare 100.000 unità, cui si aggiungono 65.000 unità di occupazione indiretta (generata da rapporti di scambio tra ecoindustrie e altri settori dell'economia), circa l'11 % del dato complessivo dell'Ue; i tre quarti dell'occupazione diretta è concentrata in:

Nel settore delle eco-industrie si parla di innovazione di processo, in riferimento all'adozione di metodi di produzione nuovi e significativamente migliorati; di innovazione di prodotto, relativa all'introduzione di nuovi prodotti con basi tecnologiche nuove.

Un dato positivo

Nei settori della estrazione di carbon fossile, lignite e torba; fabbricazione di prodotti chimici; fabbricazione di macchine per ufficio, di elaboratori e sistemi informatici; produzione di energia elettrica, vapore, gas e acqua; fabbricazione di autoveicoli la percentuale di imprese che ritengono un elemento basilare la limitazione dell'impatto ambientale è abbastanza elevata.

 

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