7. L'ITALIA E L'ENERGIA


Lo sviluppo di alcuni Paesi determinerà nel futuro la crescita del consumo globale di combustibili. Alcune stime prevedono un aumento del fabbisogno energetico (40-50% per il 2010) e dei prezzi degli idrocarburi mettendo in difficoltà i Paesi con una industrializzazione più recente e fragile.

Come in ogni Paese industrializzato, in Italia si consuma energia in tre grandi settori:

1/3 = industria

1/3 = trasporti

1/3 = servizi residenziali ( uffici e abitazioni)

 

Consumi energetici

1989

 

Combustibili:

*= tonnellate equivalenti al petrolio

 

Da ricordare

Carbone: è un combustibile che si forma per lenta trasformazione di vegetali che, in assenza di aria, si trasformano per dendo ossigeno e acqua e arricchendosi di carbonio. E' il combustibile più sporco. Per estrarlo: si deve scavare in vaste zone con rschi molto alti. Bruciando produce più inquinanti del petrolio e del metano. La sua presenza nel sottosuolo terrestre è enorme: 10.000 miliardi di tep (30 volte più del petrolio). Ai ritmi di consumo odierni, il carbone durerà per secoli. Ci sono tecnologie collaudate in grado di pulirlo dal zolfo inquinante, e renderlo più gassificato: australiani e giapponesi ci stanno provando.

Petrolio e metano: 121 miliardi di tonnellate di petrolio; 110.000 miliardi di m3 per il metano: queste le riserve di idrocarburi accertate. Ai ritmi di consumo attuale (3 miliardi di petrolio e 1900 di m3 di metano bruciati ogni anno) si deduce facilmentela riserva: 40 anni per il petrolio e 60 per il metano (un secolo!). Certo altri giacimenti possono essere scoperti e sfruttati (mare o zone polari), ma si pensa che circa il 30% (200 mil. di tonnellate) del petrolio sia già esaurito e che si passerà dal 40 al 90% (190.000 mil. m3) nell'utilizzo del metano.

Biomasse: tipi di accumuli organici: dagli alberi ad ogni tipo di vegetazione, fino ai residui animali e vegetali presenti nei rifiuti delle città. Questi ammassi possono essere trasformati in petrolio e gas attraverso processi chimici.

Molti gli studi sulla combustione (reazione chiave a tutto il processo). Nuove tecnologie tentano la strada del maggior sfruttamento del combustibile e la riduzione di inquinanti (come gli ossidi di azoto): cicli combinati, teleriscaldamento, celle a combustibile, cogenerazione.

Le industrie, come già accennato, possono risparmiare energia del 20- 30% con l'uso di nuove tecnologie, ma la domanda è stazionaria e crescente la concorrenza con i Paesi del III Mondo (maggiori fonti di energia, manodopera a costi più bassi)

Anche in ITALIA, in molte industrie, la produzione di calore per i processi industriali viene abbinata alla generazione di energia elettrica (cogenerazione) Nel 1990 una legge ha previsto la vendita Kilowatt prodotti in proprio (ma non utilizzato) all'Enel (si calcola una "vendita" di prodotto pari a quello generato da una fabbrica di 3000 Megawatt.

EPPURE, la Terra continua a donarci quantità enormi di energia: Sole (stima potenza: corrisponde a 40.000 stufe elettriche per ogni essere umano), moto acqua, vento.
In ITALIA i fabbisogni energetici da queste fonti sono coperti per :

(legno, residui vegetali, letame secco forniscono a molti Paesi del III Mondo il 35% dell'energia: 2 miliardi di persone , senza altra alternativa bruciano foreste e sprecano risorse: in Tanzania un contadino per cucinare usa 15 volte più energia di un inglese.

"Lo sviluppo intelligente delle biomasse porterebbe ad una attività di riciclo in chiave neotecnologica che per millenni è stata naturale" (A.Cianciullo)

Tra le industrie fornitrici di energia in Italia ricordiamo:

ENI: per i combustibili

Ansaldo, Finmeccanica e Gruppi FIAT: per la meccanica elettrica

Pirelli: per i cavi

Enel: gestisce la trasmissione e la produzione di energia su scala nazionale.

L'energia nel mondo

Quanta energia si produce nel mondo e da quali fonti:

Petrolio 37% Carbone 24,8%
Gas naturale 19% Biomassa 8%
Energia idroelettrica 5% Energia solare 0,45%
Energia nucleare 7% energia eolica 0,07%
Energia geotermica 0,6%    

(Dati forniti da Agenzia Internazionale per l'Energia, Agip, Legambiente , World Energy Council al 1994)

 

8. ITALIA: verso la modernità

Tra tutti i paesi d'Europa, l'Italia -5° potenza del mondo - si presenterà all'appuntamento del 2000 con i cambiamenti più profondi: settore dell'informazione, dell'industria (investimenti in ricerca e prospettive planetarie sul mercato; strutturazione in rete network per lo scambio di tecnologie innovative, imprenditorialità diffusa; della politica. I nuovi strumenti culturali (che intrecciano antico e moderno) e imprenditoriali possono affrontare la sfida del III millennio. L'attenzione verso le politiche ambientali e una maggiore sensibilità a questi temi si è riconosciuta nell'ultimo decennio, come testimoniano alcune importanti Conferenze promosse su scala Nazionale:

  1. Nel Gennaio del 1980: prima Conferenza Nazionale sulle questioni energetiche e in particolare sulla Sicurezza Nucleare;
  2. 1987, dopo Chernobyl, seconda Conferenza, sulle Politiche energetiche
  3. 13-15 novembre 1997, terza Conferenza, sui Cambiamenti climatici, Energia e Trasporti.
  4. 1993: adottata legislazione molto restrittiva per la protezione delle fasce d'ozono sulla riduzione ed eliminazione delle sostanze pericolose, soprattutto nel campo dell'Agricoltura e della chimica.

Alla Carta di Aalborg (Avvio campagna sullo sviluppo sostenibile in Europa) hanno aderito:

 

Nel referendum del 1987, l'Italia ha risposto no al nucleare. E' scomparsa la paura che un progressivo calo di prezzi delle materie energetiche (e magari un blocco delle forniture) potesse mettere in difficoltà l'economia dei paesi industrializzati . Ma la situazione è difficile. Si è assistito, in tempi non lontani, ad una nuova politica di sprechi, favorita dal basso prezzo del petrolio che costa meno che nel 1973 e scoraggia il ricorso al risparmio e alle fonti rinnovabili. Eppure, finalmente, gli effetti ambientali dei consumi di energia (a iniziare dalle emissioni di CO2 = effetto serra) e la tutela dell'Ambiente sono diventate le questioni su cui l'Italia si interroga e comincia a riflettere e ad agire. Il nostro Paese sta rispondendo operativamente alla progettazione ambientale su scala planetaria.

Alcuni dati Istat sull'utilizzo del suolo in Italia, così suddiviso:

57,35% di aree agricole di cui l'11% destinato a coltivazioni arboree (vigneti e ulivi);

32,25% di aree forestali

4,47% di aree urbane e occupate da infrastrutture

6% aree prive di vegetazione e coperte da laghi e fiumi.

La situazione cambia lungo il territorio peninsulare: il nord, con disboscamenti e consumo del suolo ha utilizzato il 70% della disponibilità. Conseguenza: dissesto idrogeologico (frane, alluvioni...); 1/3 dei 3252 Km di spiaggia viene soppressa per stabilimenti balneari o altri usi; stravolti corsi d'acqua per ottenere - con lo scavo dei fiumi - materiali da costruzione. Tuttavia molte cose stanno veramente cambiando.

Una attenzione particolare - come si è già affermato - è stata dimostrata dall'attuale Governo nella difesa del suo clima in relazione all'appuntamento dei Paesi in Giappone, a Kyoto . L'Italia ha dichiarato il proprio impegno nella Comunicazione alle Nazioni Unite (Ministero dell'ambiente) di ridurre gas climalteranti (anidride carbonica, metano, protossido di azoto) al 2010 è del 7% (impegno negoziale preso in ambito europeo), ma sono possibili ulteriori riduzioni di emissioni (fino al 13% dal 1990), con impegni intermedi (- 4% al 2005). Ma l'aspetto più importante delle misure elencate nella Comunicazione è quello dei costi.

Una intelligente strategia di riduzione può infatti essere gestita con costi minimi. Nello scenario italiano una significativa quota di interventi garantisce un vantaggio economico netto per la collettività (Rapporto Istat 1996).

Il Governo ha individuato i primi interventi nel settore dei Trasporti e in quello dell'Energia. Tra le azioni più incisive: campo della mobilità (minor uso di auto private - miglioramento servizio pubblico; impiego di combustibili alternativi; migliore reti stradali

Un interessante accordo è quello stretto tra il Ministero dell'Ambiente e la FIAT per la produzione, nel 2005, di veicoli con consumi del 20% inferiori agli attuali: gli automobilisti recupereranno l'extracosto in meno di due anni e la collettività al 2010 si troverà a risparmiare 1000 milardi di lira l'anno. L'accordo con la Fiat rappresenta uno dei primi casi in cui il comparto industriale ha modificato le proprie scelte strategiche per far fronte agli effetti nocivi delle variazioni climatici. Nei possimi mesi il Governo con gli EE.LL. definirà le strategie per tali traguardi, a breve e medio termine. Con la riduzione dei gas di serra e una attenta e capillare campagna di educazione ambientale -da attuare e sostenere principalmente nelle scuole - si può tradurre la possibilità di una industria più pulita, moderna, competitiva, e dunque di città vivibili. Per un agognato salto di qualità.

Nella Conferenza Nazionale sui cambiamenti climatici - aperta da Romano Prodi e condotta da Edo Ronchi, Ministro all'Ambiente - si è discusso su:

Obiettivi ancora da raggiungere, ma il cammino intrapreso fa ben sperare, come rivela la partecipazione registrata: Enti e soggetti economici coinvolti nel "sistema energetico" (Enea, Anpa Enel, Unione petrolifera) nonché vari Ministri (dai Trasporti alla Pubblica Istruzione alla Sanità) e attori economici.

Nella Conferenza Mondiale sull'ambiente a Rio de Janeiro nel 1992, per affrontare i problemi in una dimensione globale, è stata firmata la Convenzione per la difesa del Clima, per la tutela della biodiversità, per l'attuazione dell'Agenda XXI. Tanti propositi che sono sfocati: la volontà di agire e di assumersi responsabilità si sono differenziate tra i diversi Paesi. Per ottenere risultati importanti ogni Paese deve adoperarsi con progetti specifici.

Da anni, con battaglie e dure lotte in Italia, l'Associazione Nazionale più importante per la tutela del nostro territorio e del suo ricco e meraviglioso paesaggio, Legambiente, sostiene con forza iniziative e progetti per coinvolgere Enti locali, Istituzioni e scuole nella acquisizione di una cultura nuova che rispetti e salvaguardi l'ambiente. Con molto successo. Migliaia di cittadini ogni anno aderiscono e partecipano ad azioni di promozione e intervento a favore dell'ambiente, contribuendo con comportamenti più responsabili.

Sempre più forte, come dimostrano le nascenti associazioni a favore dell'ambiente e la crescente attenzione ai problemi ambientali, si rivela l'esigenza di promuovere riforme istituzionali immediate che frenino il degrado ambientale.
E sempre più forte è il richiamo e lo stimolo dei cittadini verso i propri Governi a muoversi dalle acque stagnanti in cui spesso si trovano, e cominciare insieme a cooperare - al di là di ogni frontiera - per salvare Gaia, la nostra Terra.

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