6. La situazione italiana

Problemi e prospettive

A) I ritardi nelle aree urbane:

CAUSE dei ritardi:

  1. dello STATO: mancati investimenti in infrastrutture trasporto urbano, difficoltà dei trasfeimenti dal centro; ritardo nella adozione di standard europei (aria, rumore) e nella regolamentazione attuativa delle leggi italiane; meccanismi di autorizzazione e di alcune parti del Codice stradale inadeguati rispetto ai sistemi innovativi in materia di regolamentazione del traffico
  2. di alcune Regioni: mancato adeguamento alla normativa del rumore e mancata individuazione di aree critiche di intervento per i Piani di risanamento atmosferico.
  3. dei Comuni: zonizzazione acustica non realizzata; non utilizzo di soluzioni "innovative" per la gestione della mobilità (traffic claming, controllo sosta, car sharing, telework, scarsa diffusione dei Piani Urbani Traffico o Ambiente)

B) Rifiuti urbani:

Cause ritardi:

STATO: mancata adozione della Direttiva europea sugli imballaggi, ritardo del riordino normativo in un Testo Unico, ritardo riforma sistema tassazione rifiuti, ritardo adeguamento normativa tecnica per gli impianti di smaltimento

REGIONI, Province, Comuni: scarsa attività di pianificazione (non sempre le competenze professionali sono adeguate alle nuove esigenze: importante il ruolo della Formazione), poca diffusione attività di informazione e responsabilizzazione civica, macchina amministrativa comunale talvolta troppo rigida; , frammentazione di funzioni.

IMPRESE: scarso investimento nel settore dell'innovazione di prodotto (per la riduzione dei rifiuti a monte) e dgli impianti di smaltimento (a valle),

Ogni italiano produce, in media, più di un kg di rifiuti solidi e liquidi ogni giorno, più di 350 kg. ogni anno. Lo smaltimento illegale dei rifiuti è un grave problema per l'Italia. Il settore delle Ecomafie - clan di traffici illegali di trasporto di materiale tossico - cresce sempre più. Da 54 clan nel 1995 - coinvolti in traffici di rifiuti illegali e di abusivismo edile - si è passati a 104 nel 1997. Da 21.000 Miliardi a 33.000 miliardi di fatturato illegale. A questo proposito è stata composta una Commissione specifica di Inchiesta dal Parlamento: molte illegalità sono state scoperte e stroncate. Il lavoro è molto lungo. 

 

Rapporto Ecomafia 1998 (a cura di Legambiente)
Regioni con illegalità nel sttore ambientale
Regioni Infrazioni persone denunciate
Campania 5.861 2.890
Calabria 3.666 1.393
Lazio 2.655 915
Puglia 2.232 872
Lombardia 2.005 532
Toscana 1.971 225
Liguria 1.655 195
Emilia Romagna 1.280 580
Basilicata 1.160 90
Piemonte/Valle dAosta 1.070 175

La riforma introdotta dal decreto legislativo n. 22 -5 febbraio 1997 (Ministro dell'Ambiente Edo Ronchi) provvede all'introduzione di un nuovo metodo di gestione dei rifiuti, basato su tecniche e processi di eliminazione dei rifiuti nuove e specifiche, per un più corretto rispetto dell'ambiente. Una importante conquista.

Rifiuti smaltiti non in discarica in Europa (Statistiche pubblicati nalla rivista New Ecologia Marzo 1997)

1° Danimarca 4° Belgio
2° Svezia 5° Paesi Bassi
3° Francia 6° Portogallo
13° Italia 14° Irlanda
15° Grecia  

Una corretta equazione può essere:

Prodotti con plastica riciclata puliti + sviluppo produttivo = Città sostenibili e vivibili = Difesa dell'Ambiente

C) Discariche

1997 (Dati del Ministero dell'Ambiente)

2200 le discariche presenti in Italia

1400 discariche abusive

Nel nostro Paese, l'88% dei rifiuti finisce in discarica. Nel 1997 il fatturato dei rifiuti controllato dalle ecomafie è stato di 6850 miliardi (cfr paragrafo relativo). Per ovviare a questa situazione è stata varata la Legge Ronchi , il cui obiettivo è quello di raggiungere, entro il 2003, il 35% della raccolta differenziata (vedi pag. 11)

D) Acqua: inquinamento e depurazione

1989:

1/4 di popolazione ha reti di fognatura per la raccolta separata delle acque piovane e da quelle dello scarico, con aggravio per il sistema di depurazione che non riesce a controllare l'effettiva qualità delle acque da trattare. Difficile stimare la presenza impianti di depurazione. Fortunatamente le cose sono migliorate grazie all'intesa di programma stipulata tra Regioni e Ministero Ambiente (1989);

D) Energia, effetto serra: situazione

Impegni internazionali assunti dall'Italia con la Convenzione cambiamenti climatici (emissioni di CO2); non rispettati finora.

Diffusione energie rinnovabili:

solare termico: eolico
Italia: installa 15.000 mq/ anno Italia: 22MW nel 1995
Gemania: 200.000 mq/a Germania 1136
Grecia 150.000 mq/a DK 637MW
Austria: 120.000 mq/a Spagna 123MW

Cause del ritardo

1. STATO: ritardi attuazione l. 481/95 su Authority energetica e privatizzazioni per "premiare" iniziative delle aziende energetiche di diffusione di risparmio e rinnovabili, mancato sostegno ai comuni che vogliono dotarsi di Piani energetici per la riduzione della CO2

2. AMMINISTRAZIONI locali (Regioni, prov. e Comuni): mancata attuazione della legge 10/91 e della 142/90 sulla pianificazione energetica; scarsa disponibilità all'innovazione nelle politiche energetiche locali

E) Assottigliamento strato di ozono

Effetto serra: l'aumento delle emissioni di anidride carbonica - CO2 - e delle relative concentrazioni in atmosfera, dovute ai crescenti consumi energetici nelle aree urbanizzate e all'incendio delle foreste, provocando il cosiddetto effetto serra. Il fenomeno è così chiamato perché la presenza di CO2 in atmosfera impedisce al calore di disperdersi nello spazio provocando un progressivo aumento della temperatura terrestre. I cambiamenti climatici complessivi avrebbero effetti disastrosi per gli equilibri ambientali dell'allagamento delle zone costiere alla crescita delle aree desertificate.

Il buco nell'ozono, come è noto, è causato dall'emissione di gas usati negli spray e per gli impianti frigoriferi (CFC e HCFC)

1995: dopo una "vertenza" sostenuta con il solo appoggio della Danimarca e della Germania, l'Italia ha ottenuto dalla Conferenza delle Parti di Vienna l'impegno sull'eliminazione dell'uso degli halon, prodotti più pericolosi per la fascia di ozono, formalmente banditi ma di fatto usati ancora in tutti i Paesi europei.

1996: a S. José di Costarica l'individuazione dell'obiettivo della coerenza tra le misure per la protezione della fascia di ozono e quelle per la prevenzione dei cambiamenti climatici ha confermato l'approccio scientifico e la strategia nazionale sostenuti dall'Italia per la protezione dell'ambiente globale.

1993: l'Italia ha adottato una legge per la protezione della fascia di ozono, aggiornata molto rigida. Stabilisce criteri e tempi per la riduzione degli usi, fino alla eliminazione, di sostanze pericolose ancora ammesse dalla normativa europea e costituisce un importante stimolo all'innovazione tecnologica, soprattutto nei settori più esposti alla "rivoluzione anbientale" avviata dal Protocollo di Montreal: l'agricoltura e la la chimica.

In Italia, l'agricoltura è il settore - in tutta Europa - dove si fa maggiore uso di un prodotto molto pericoloso - bromuro di metile - per la fumigazione del suolo. E dunque, è particolarmente interessata nella ricerca di prodotti e tecnologie sostitutivi che avranno un forte impatto sui mercati di tutti i Paesi con produzione agricola di tipo mediterraneo quali California, Africa del Nord, dall'America Latina al sud est asiatico. Il Ministero dell'Ambiente e la Facoltà di Agraria di Torino hanno trovato pratiche colturali che garantiscono qualità e produttività con impegno ridotto di bromuro.

L'industria italiana produce idroclorofluorocarburi, i prodotti transizione sostitutivi dei CFC e degli halon con il minore impatto ambientale tra tutti i prodotti regolamentati dal Protocollo di Montreal: gli HCFC 123 e 124 prodotti in Italia e venduti in tutto il Mondo hanno un potere di distruzione dell'Ozono vicino a zero e possono sostituire i pericolosissimi halon che hanno un potere distruttivo superiore fino a 400 volte.

Italia: + 2% (rapportata alla produzione su scala mondiale), ha aprrovato nel 1993 la legge sulla tutela dell'Ozono che fissa le scadenze di riferimento per il divieto e impiego di gas.

L'aumento della temperatura terrestre di 2 gradi entro i prossimi 50 anni può provocare lo scioglimento del 90% dei ghiacci sulle Alpi, con conseguenze di dissesto territoriale ed economico spaventose.

F) Il sistema di imballaggio

In Italia i rifiuti sono principalmente rappresentati da plastica: bottiglie, bicchieri, lattine ..e imballaggi di ogni genere. Le discariche ne sono piene. Possiamo anche usare materiale che non è avvolto in plastica, tuttavia recheremmo poco beneficio alla lotta contro l'inquinamento. Che la plastica inquini, non ci sono dubbi. Tuttavia il sistema di imballaggio ha prodotto nel tempo notevoli benefici, anche - paradossalmente- a favore dell'ambiente. E' quanto afferma il presidente della Union Plast Enrico Chialchia, che propone al riguardo alcuni dati interessanti :

  1. riduzione di 400% del peso
  2. riduzione del 250% volume
  3. risparmio energetico di 200% (300% per il carburante per il transporto)

Aziende operanti nell'imballaggio e nel riciclo

Tipo di azienda Numero Addetti
Aziende per il sistema di imballaggio in Italia 2.000 30.000
Aziende per il sistema riciclo 169 1.600


1. Produzione e consumo di imballaggio plastico (dati 1996)
Unità Produttive 2040
Addetti 30.800
Produzione in Kton 2.500
Importazione in Kton 120
Exportazione in Kton 760
Consumption in Kton 1.860
Grow up Rate 92/96 6%

 

2. Quantità di rifiuti riciclati ottenuti durante la raccolta differenziata
Imballaggi in Kton 160
Residui Industriali in Kton 25
Residui Agricoli in Kton 30

 

3. Settore del riciclo imballaggi (dati 1996)
Numero di aziende 165
Numero di addetti 1.612
Fatturato (Mdi Lire) 684
Capacità riciclo in Kton 1.094
Rycicle reale Kton 759
Rifiuti imballaggi riciclati in Kton 159
Rifiuti imballaggi importati in Kton 47

E' necessario dunque di un sistema di riciclaggio eco- compatibile. In fatto di tecnologie l' Italia può vantare un posto importante: è infatti in grado di riutilizzare 800.000 tonnellate di scarti e di rifiuti plastici attraverso processi di separatione e macinazione, ogni anno. Non si sa ancora se è possibile creare un vero e proprio mercato eco- compatibile dei rifiuti perché è indispensabile l'utilizzo di tecnologie pulite complesse e costose, anche se eliminare le discariche per altre operazioni di smaltimento porta a benefici economici a medio lungo termine. Il problema è la organizzazione e la gestione dei materiali. e l'avvio della raccolta differenziata in tutti i Comuni. Solo in questi ultimi anni molte città italiane (novembre 1997) hanno iniziato politiche ambientali molto attente e dato il via alla raccolta differenziata. L'investimento sulla tutela ambientale è iniziato, finalmente.

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