Note

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1. In virtù della frammentarietà delle riflessioni teologiche negli scritti dell'ultimo periodo (Etica e Resistenza e resa) l'opera di Bonhoeffer ha acquistato le sembianze di un caleidoscopio, nel quale ciascuno ci ha visto qualcosa di diverso. Così il teologo tedesco è diventato vessillo e punto di riferimento delle più diverse correnti teologiche del secondo dopoguerra: «i bultmaniani e i barthiani lo interpretano come il prolungamento dei loro temi teologici. I discepoli di Tillich scoprono dell'affinità tra il «mondo adulto» e la «cultura teonoma». Gli apostoli della teologia radicale trovano i loro fondamenti classici in Resistenza e resa. I secolaristi godono dell'anticlericalismo di Bonhoeffer. La cultura di massa si ispira alla vita e alla morte di questo martire» (H. Cox, copertina di Union Seminary Quaterly Review, XXIII, 1967). D'altra parte la medesima mancanza di compiutezza propria dell'ultimo Bonhoeffer suscita l'idea di un pensatore «visionario», illuminato da improvvise intuizioni che rimangono però necessariamente allo stato di abbozzo (cfr. la lettera di Barth a Herrenbrück in MW 1, p. 121s). In verità, contrariamente alla fama che si è creata attorno alla sua opera, si può dire che egli sia animato, sin dai primi scritti, da una tensione sistematica che si propone di inglobare la realtà esperienziale all'interno di un orizzonte di comprensione ben definito (cfr. lo studio di E. Randone, «Bonhoeffer e la metafisica», in Rivista di filosofia, LXI (1970), 2, aprile-giugno, pp. 149-190). Infatti, le opere di tesi per il dottorato e per la libera docenza sono lavori di teologia sistematica e tale era anche l'aspirazione dell'Etica e dello scritto progettato in carcere, raccolto in Resistenza e resa sotto il titolo «Progetto per uno studio»; se poi questi ultimi passano per asistematici e frammentari, bisogna onestamente dire che la causa di tale asistematicità è da attribuire più alle condizioni storico-personali dell'autore che alla sua volontà di far rimanere l'elaborazione del suo pensiero allo stato di frammento. Anche se questo risultato può essere letto come indicazione simbolica del significato profondo della sua teologia (cfr. G. Bellia, Elogio del frammento. Invito all'etica conversando con Bonhoeffer, Cittadella, Assisi 1992).

2. Cfr. Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere, tr. it. a cura di A. Gallas, Edizioni Paoline, Alba 1988 (= RR), p. 232 (lettera a Bethge del 15.12.1943).

3. Cfr. I. Mancini, Dietrich Bonhoeffer. Un resistente che ha continuato a credere, Edizioni Qiqajon, Monastero di Bose, 1995, p. 14.

4. Cfr. Opere di Dietrich Bonhoeffer -- Edizione critica, vol. 6, Etica, a cura di A. Gallas, tr. it. di C. Danna, Queriniana, Brescia 1995 (= ODB 6), p. 214.

5. Per chiarire ulteriormente la novità costituita dalla recente edizione critica dell'Etica, riporto di seguito la ricostruzione dell'ordine cronologico dei diversi manoscritti bonhoefferiani secondo l'edizione curata da Bethge nel 1962 (pubblicata in traduzione italiana nel 1969) e secondo l'edizione critica curata da I. Tödt, H. E. Tödt, E. Feil e C. Green, uscita nel 1992 (in traduzione italiana nel 1995) come 6° volume della collana DBW:

Etica (edizione italiana 1969):

Etica (edizione critica italiana 1995):

6. Benché Bonhoeffer studi a Berlino, patria della teologia dialettica, nella sua tesi di dottorato Sanctorum Communio e nella sua tesi di abilitazione Akt und Sein è ben evidente l'impostazione dialettica. L'avvicinamento alla scuola dialettica, e in particolare a Barth, è frutto di una scoperta personale, avvenuta nell'inverno 1924-25, che ha rappresentato per Bonhoeffer forse l'unica vera grande conversione della sua vita.

7. «Quando alla Conferenza plenaria delle sezioni del Comitato internazionale Bonhoeffer, svoltasi nel giugno 1988 ad Amsterdam, fu presentata la successione cronologica nuovamente ricostruita della composizione dei manoscritti, Bethge sottolineò, nel suo saluto al pubblico, che ora, come spesso avviene in Bonhoeffer, il preludio, il manoscritto «Cristo, la realtà e il bene»... contiene in fondo in sé già tutto quello che seguirà; l'etica alla luce dell'unica realtà in Cristo» (ODB 6, p. 18)

8. Cfr. ODB 6, p. 31ss.

9. Cfr. ODB 6, p. 33 s.

10. Cfr. ODB 6, p. 34.

11. Cfr. ibidem.

12. Cfr. ODB 6, p. 35.

13. Cfr. ODB 6, p. 60.

14. Cfr. ODB 6, p. 72.

15. Cfr. ODB 6, p. 75.

16. E, p. 74.

17. Cfr. ODB 6, p. 215 s.

18. Cfr. ODB 6, p. 216.

19. Cfr. ODB 6, p. 220.

20. Cfr. ODB 6, p. 217s.

21. Si noti la comune radice delle parole tedesche Verantwortung e Antwort, di cui parla anche D'Agostino. Cfr. F. D'Agostino, «Sul fondamento etico della dottrina della secolarizzazione di Dietrich Bonhoeffer», in Proteus, 2 (1971), pp. 161-183; cfr. p. 173 nota 68.

22. Cfr. ODB 6, p. 223. Il rischio di una terminologia «profana» risiede evidentemente nell'applicazione indebita di categorie del pensiero laico a concetti biblici, fino a perdere il significato autentico di questi ultimi, i quali sono frutto della rivelazione divina e non elaborazione della riflessione umana. Questo è appunto, secondo Bonhoeffer, l'errore in cui è incorsa la teologia liberale. Tuttavia, come fa giustamente presente Bonhoeffer, «non va dimenticato che anche l'uso della terminologia biblica presenta dei rischi» (ibidem), dal momento che anch'esso è sottoposto al processo di secolarizzazione e spesso le parole bibliche per il loro abuso si sono svuotate di significato. Si tratta in nuce del problema del linguaggio non-religoso proposto in Resistenza e resa (cfr. RR p. 370).

23. Cfr. ODB 6, p. 224.

24. Ibidem.

25. Cfr. ODB 6, p. 225.

26. Cfr. ODB 6, p. 227.

27. Cfr. ODB 6, p. 240ss. Le pagine dell'Etica relative all'assunzione di colpa sono tra le più sentite da parte di Bonhoeffer, che, scegliendo di rimanere in Germania durante la seconda guerra mondiale, decise di partecipare così al destino e alla colpa della sua patria (cfr. RR, p. 244). «Si tratta qui di accettare una responsabilità colpevole per passare -- se possibile -- dal mondo della maledizione a quello della benedizione. Il passo concreto fu l'entrata nella congiura per fermare il terrore omicida di Hitler; ciò significava: passare la porta, tra una colpa ostinata, tra la negazione della solidarietà a coloro che soffrivano in quel momento e la solidarietà della colpa con coloro che si accingevano all'ambivalente impresa del colpo di stato per strappare il timoniere dalla guida della macchina di distruzione» (E. Bethge, «La colpa in Dietrich Bonhoeffer», in Rassegna di teologia, 20 (1979), pp. 401-411, p. 409s).

28. Secondo una schematizzazione forse semplicistica, ma funzionale ai suoi intenti, Bonhoeffer assimila il kantismo all'idealismo, ritenendo quest'ultimo solo una radicalizzazione del primo.

29. Questo passaggio di prospettiva è rilevabile già nel corso Essenza della Chiesa tenuto nel Sommersemester 1932: «La novità di questo corso rispetto alle precedenti riflessioni ecclesiologiche di Bonhoeffer consiste nel porre il problema dell'essenza della Chiesa in rapporto al concreto luogo che essa occupa nel mondo. L'individuazione dell'"essenza" non mira in prima istanza a definire la "natura" della Chiesa, ma piuttosto a precisarne i compiti, le funzioni, nonché la rete di relazioni in cui, per propria costituzione, essa si trova inserita e che essa stessa contribuisce a costituire» (A. Gallas, «Ánthropos téleios». L'itinerario di Bonhoeffer nel conflitto tra cristianesimo e modernità, Queriniana, Brescia 1995, p. 91).

30. Relazione del 22 aprile 1936, poi articolo per Evangelische Theologie, giugno 1936.

31. «Il termine "decisione" (Entscheidung) ... non viene mai utilizzato da Bonhoeffer nella connotazione tipica della teologia e della filosofia esistenzialistica» (A. Gallas, op. cit., p. 164).

32. Cfr. Il problema della comunità ecclesiastica in Scritti, p. 517ss.

33. Dilthey è fortemente presente soprattutto nelle opere dell'ultimo periodo. In Resistenza e resa numerosi sono i passi in cui viene menzionato: cfr. RR, p. 257, 260, 276, 281, 300, 316, 408, 419. Inoltre in una lettera del luglio 1944 inviata a Bethge dai genitori di Bonhoeffer, si legge: «Nella sua reclusione, soffrirà molto, in questi tempi così agitati, e farà molta fatica a concentrarsi su Dilthey, che sta studiando per la sua Etica» (RR, p. 456). Negli scritti precedenti al periodo di Tegel il nome di Dilthey per la verità non compare spesso: è presente in Atto ed essere (cfr. AE, p. 37, 62, 80, 140) e negli appunti relativi alle lezioni del corso del semestre invernale 1931-1932 (cfr. Scritti, p. 190, 210, 220). Tuttavia, per le congruenze rilevate tra il pensiero del teologo luterano e lo storicismo diltheyano Galantino sostiene che «è da pensare che la riflessione di Bonhoeffer sulla storicità dovette passare attraverso le intuizioni e la lettura di Dilthey in maniera molto più ampia di quanto non appaia dalle poche notizie giunte sino a noi» (cfr. N. Galantino, «Storicità come fedeltà alla terra in Dietrich Bonhoeffer», in Pensiero e storicità. Saggi su Hegel, Marx, Gadamer e Bonhoeffer, a cura di C. Greco, Aloisiana pubblicazioni della pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale -- sezione «S. Luigi», 19, Morcelliana, Brescia, 1985, pp. 191-243, p. 194).

34. Cfr. P. Rossi (a cura di), Lo storicismo tedesco, Torino 1977, p. 49.

35. Cfr. ODB 6, p. 233.

36. Cfr. ibidem.

37. Cfr. P. Rossi, «Introduzione» a W. Dilthey, Critica della ragione storica, tr. it. di P. Rossi, Einaudi, Torino 1977, p. 30.

38. Cfr. N. Galantino, «Storicità come fedeltà alla terra in Dietrich Bonhoeffer», in op. cit., p. 236.

39. Cfr. U. Perone, «L'essere nel tempo: la tensione tra ultimo e penultimo come contesto dell'etica», in Dietrich Bonhoeffer. Dalla debolezza di Dio alla responsabilità dell'uomo, Atti del Convegno tenuto a Trento dal 5 al 7 Aprile 1995, a cura di A. Conci e S. Zucal, Morcelliana, Brescia 1997, pp. 193-203, p. 201.

40. Cfr. Opere di Dietrich Bonhoeffer -- Edizione critica, vol. 2, Atto ed essere, a cura di A. Gallas, tr. it. di A. Gallas e C. Danna, Queriniana, Brescia 1993 ( = ODB 2), p. 145.

41. «La parola qualitativamente ultima esclude una volta per sempre qualsiasi metodo» («Le cose ultime e penultime», in ODB 6, p. 123).

42. Cfr. ODB 6, p. 124s.

43. Cfr. ODB 6, p. 133.

44. U. Perone, «L'essere nel tempo: la tensione tra ultimo e penultimo come contesto dell'etica», in Dietrich Bonhoeffer. Dalla debolezza di Dio alla responsabilità dell'uomo, a cura di A. Conci e S. Zucal, cit., p. 199.

45. Cfr. Opere di Dietrich Bonhoeffer -- Edizione critica, vol. 3, Creazione e caduta, a cura di A. Gallas, tr. it. di M.C. Laurenzi, Queriniana, Brescia 1992 (= ODB 3), p. 72s.

46. Cfr. ODB 3, p. 73s.

47. Cfr. ODB 3, p. 77 s.

48. Cfr. ODB 3, p. 87ss.

49. Gn 3,1.

50. Cfr. ODB 3, p. 89.

51. Ibidem.

52. N. Galantino, op. cit., p. 233, nota 133.

53. Cfr. ODB 3, p. 91.

54. Si veda il capitolo precedente.

55. ODB 3, p. 77.

56. Cfr. ODB 6, p. 240.

57. Cfr. ODB 6, p. 233.

58. Cfr. RR, p. 59.

59. Cfr. RR, p. 111.

60. Cfr.ODB 2, p. 114.

61. Si tenga presente la coincidenza di teologia ed ecclesiologia nella prima fase dello sviluppo del pensiero bonhoefferiano. Cfr. l'analisi per molti aspetti superata, ma su questo punto ancora valida di H. Müller, Von der Kirche zur Welt. Ein Beitrag zu der Beziehung des Wortes gottes auf die Societas in Dietrich Bonhoeffers theologischer Entwicklung, Kohler und Amelang, Leipzig 1961, p. 33ss.

62. Appassionata testimonianza di questo è la poesia «Passato», scritta dopo una visita della fidanzata nel carcere di Tegel: cfr. RR, pp. 392-395.

63. I. Mancini, Bonhoeffer, Vallecchi, Firenze 1969, p. 303.

64. Cfr. RR, p. 194, 395.

65. I. Mancini, op. cit., p. 304.

66. Cfr. ibidem, p .305.

67. Cfr. ibidem.

68. Cfr. ibidem.

69. Si consideri la distinzione operata da Bonhoeffer nella seconda conferenza barcellonese tra il modo idealistico di fare storia e la storia come ascolto (cfr. Scritti, p. 35s).

70. Cfr. Opere di Dietrich Bonhoeffer -- Edizione critica, vol. 1, Sanctorum Communio, a cura di A. Gallas, tr. it. di E. Polli, revisione di A. Gallas, Queriniana, Brescia 1994 (= ODB 1), p. 180.

71. Cfr. «Predica della quarta domenica dopo la Trinità» (19 giugno 1932) in Scritti, p. 158.

72. Nel corso sulla Cristologia Cristo e la Chiesa sono dette «centro misterioso» della storia (cfr. «Cristologia» in E. Bethge, Dietrich Bonhoeffer. Teologo, cristiano, contemporaneo. Una biografia, tr. it., Queriniana, Brescia 1975, p. 1034s).

73. Cfr. «Meditazioni sul salmo 119» in Scritti, p. 618.

74. In Resistenza e resa Bonhoeffer intende la categoria del «religioso» alla stregua di Barth come la riduzione soggettivistica-idealistica del divino.

75. Cfr. RR, p. 355.

76. Cfr. RR, p. 226ss.

77. Bonhoeffer conosce il racconto dell'Anticristo di Solov'ëv (cfr. E, p. 48), nel quale si narra come la figura dell'Anticristo si presenti nel mondo sotto le sembianze di un uomo che, in virtù delle sue grandiose doti intellettuali e umane, raggiunge il massimo successo, riuscendo a costituire un impero planetario, dal quale è bandita la miseria e il sopruso (V. Solov'ëv, I tre dialoghi e il racconto dell'Anticristo, tr. it. di G. Faccioli, Marietti, Genova 1996). L'attualità del racconto del filosofo russo e la sua particolare corrispondenza con l'ascesa di Hitler non deve essere sfuggita a Bonhoeffer.

78. Cfr. «Dieci anni dopo. Un bilancio sul limitare del 1943» in RR, p. 63.

79. Cfr. ODB 6, p. 218ss.

80. RR, p. 63.

81. Cfr. ODB 6, p. 65-68.

82. Cfr. ODB 6, p. 168ss.

83. Cfr. ODB 6, p. 227s.

84. Cfr. ODB 6, p. 208ss (prima redazione di «La storia e il bene»).

85. RR, p. 63.

86. ODB 6, p. 227.

87. Cfr. RR, p. 63.

88. Cfr. ibidem.

89. Cfr. ODB 6, p. 224.

90. Cfr. ODB 6, p. 239s.

91. È di grande interesse a questo proposito lo scritto «Lo sguardo dal basso», un abbozzo probabilmente della fine del 1942, forse progettato proprio come parte di «Dieci anni dopo», nel quale Bonhoeffer sostiene che «resta un'esperienza di incomparabile valore l'aver imparato a vedere dal basso i grandi avvenimenti della storia del mondo, nella prospettiva degli esclusi, dei sospettati, dei maltrattati, dei deboli, degli oppressi e derisi, in breve dei sofferenti», pur mettendo in guardia dal «trasformare questa prospettiva dal basso in uno schierarsi con gli eterni scontenti» (Scritti, p. 687).

92. La spiegazione del significato di «resistenza e resa» è data dallo stesso Bonhoeffer nella lettera del 21 febbraio 1944 (cfr. RR, p. 288ss).

93. Cfr. RR, p. 350.

94. Cfr. S. Rostagno, «Atto, essere, relazione. Il contrasto tra dogmatica ed etica», in AAVV, Dalla debolezza di Dio alla responsabilità dell'uomo, a cura di A. Conci e S. Zucal, cit., pp. 173-192, p. 189s.

95. Cfr. RR, p. 351, 460, 462.

96. Cfr. ODB 3, p. 56.

97. André Dumàs ha rilevato nella sua monografia (Une théologié de la réalité: Dietrich Bonhoeffer, Labor et fides, Genève 1968) la permanenza in tutta l'opera di Bonhoeffer di alcune parole chiave: Wirklichkeit (realtà), Stellvertretung (rappresentanza), Gestaltung (formazione / conformazione). Negli studi attuali l'unità fondamentale del pensiero di Bonhoeffer è cosa acquisita, dopo che per molto tempo si è parlato di una frattura tra gli scritti della resistenza e quelli precedenti, soprattutto sulla base dell'interpretazione dei «teologi radicali» e della critica marxista.

98. Gn 18,24.

99. Gn 18,32. Cfr. ODB 1, p. 71.

100. Cfr. ODB 1, p. 93.

101. Cfr. ODB 1, p. 114.

102. Si pensi anche alla teoria dell'apocatastasi, accolta da Bonhoeffer nelle ultime pagine di Sanctorum Communio: cfr. ODB 1, p. 183.

103. Cfr. ODB 6, p. 73.

104. Cfr. E, p. 184. Bonhoeffer si riferisce in particolare a Fil 1,21 e Col 3,4.

105. Gv 11,25.

106. Cfr. ODB 6, p. 223ss.

107. «Che la responsabilità poggi sulla sostituzione vicaria risulta nella maniera più chiara...» (ODB 6, p. 224).

108. «... la relatio non è una capacità o una possibilità propria dell'uomo, una struttura del suo essere, ma è un rapporto donato, posto...» attraverso l'incontro e il riconoscimento del «tu» (cfr. ODB 3, p. 56).