Julián Arroyo Pomeda
L’insegnamento dell’etica in Spagna: tra educazione morale e riflessione filosofica

 

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1. Antecedenti

In Spagna a partire dagli anni Quaranta (terminata da poco la guerra civile del 1936-’39), e poi negli anni Cinquanta e Sessanta, l’Etica non ha avuto uno statuto proprio ma è stata parte del programma di Filosofia del 6° anno del Baccellierato.

Con la legge del 1970 il Baccellierato è stato organizzato in sei corsi e suddiviso in Elementare (con una durata di quattro anni: dal Primo al Quarto, più un esame) e Superiore (di due anni: Quinto e Sesto, più l’esame finale).

Alla filosofia era assegnato un carico orario di 6 ore settimanali, ridotte poi a 5 (dal Lunedì al Venerdì) con un programma che comprendeva le seguenti materie: Logica, Cosmologia, Psicologia, Metafisica, Etica e Sociologia.

All’Etica erano assegnate nove temi, riguardanti il concetto di filosofia morale, il suo oggetto, il fondamento della morale, la legge e la coscienza, le fonti della moralità, le passioni e le virtù, il diritto e il dovere.

2. La legge Generale sull’Educazione del 1970

A partire dal 1970 entrò in vigore una Legge di Riforma Educativa, che è ormai superata, anche se i successivi ritardi della attuale Riforma fanno sì che quest’ultima non sia ancora pienamente attuata.

Oggi vi sono Scuole Secondarie in cui sono attivi corsi strutturati secondo la legge del 1970 ed altri secondo la nuova legge (la LOGSE).

Il Piano di studi del Baccellierato venne pubblicato nel 1975. Durava solo tre anni: dai 15 ai 17 anni. Prima c’era la EGB, che durava otto anni, dai 6 ai 14.

Vi erano materie comune e opzionali. Nel terzo anno del Baccellierato una delle materie comuni era Filosofia, con 4 ore settimanali. Sostituiva il Sesto anno precedente e andò pienamnete a regime nel 1977-’78.

Il programma era in 21 temi, di cui 3 erano dedicati a questioni di Etica e riguardavano la dimensione morale, i sistemi morali e i Diritti Umani. Si osservi come neppure in questo piano di studi l’Etica aveva uno statuto indipendente e autonomo, ma era integrata con la Filosofia (ricordiamo, tra parentesi, che c’era una materia chiamata "Formazione religiosa" che aveva l’obiettivo di "offrire una base solida, coerente e progressivamente sistematica della fede cristiana, secondo l’insegnamento della Chiesa Cattolica…" (BOE, n. 93, 18 aprile 1975, p. 8063).

Sempre nel 1977 nasceva un Corso di Orientamento Universitario (C.O.U.) come "prolungamento" e "approfondimento" del Baccellierato. Era presente una materia comune, denominata "Filosofia (Teoria della conoscenza)" con 4 ore settimanali. Di fatto non si insegnò mai teoria della conoscenza, perché i programmi successivamente emanati (BOE n. 65, 17 Marzo 1978) prevedevano contenuti di Storia della Filosofia.

3. L’Etica come alternativa alla Religione

L’Etica è stata introdotta nel Baccellierato come materia indipendente da Filosofia e con un proprio (in qualche modo) statuto nel 1980, è in vigore da allora e vi rimarrà sino alla piena attuazione della LOGSE, intorno al 2000-2.

E’ opportuno studiare con precisione le ragioni per cui si decise di separare Etica e Filosofia. Questa decisione venne presa sulla base dei seguenti documenti:

  1. La Costituzione spagnola del 1978, approvata in Dicembre. L’articolo 16 garantisce il diritto alla libertà religiosa a partire dalla non confessionalità dello Stato. Per questa ragione non poteva più restare l’obbligo dell’insegnamento della religione. E’ tuttavia chiaro subito che vengono stabilite delle relazioni con le confessioni religiose. Letteralmente è detto: "E’ garantita la libertà ideologica, religiosa, e di culto degli individui e delle comunità…" (art. 16.1). "Nessuna confessione avrà carattere statale. I pubblici poteri terranno nel debito conto le fedi religiose della società spagnola e manterranno le conseguenti relazioni con la Chiesa Cattolica e le altre religiosi" (art. 16.3).
  2. Accordo tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede sull’insegnamento e gli affari culturali (BOE, 15 dicembre 1979). Questi insegnamenti sono riservati a coloro che desiderano avvalersene. In questo caso lo Stato garantisce il loro diritto, eguale a quello di coloro che non desiderano farlo, perché questo insegnamento "non ha carattere obbligatorio per gli allievi" (art. II).
  3. L’articolo 27 della Costituzione garantisce il diritto dei padri a dare ai loro figli la formazione religiosa che è in accordo con la loro fede, e questo diritto ha trovato applicazione nella LOGSE. "I pubblici poteri garantiscano il diritto dei genitori a far sì che i loro figli ricevano la formazione religiosa e morale che è in accordo con le loro convinzioni" (art. 27.3) "L’insegnamento della religione sarà conforme a quanto stabilito dall’"Accordo tra lo Stato spagnolo e la Santa Sede sull’insegnamento e gli affari culturali" e, in ogni caso, a quanto stabilito da analoghi accordi che potranno essere sottoscritti con altre confessioni religiose. A questo scopo, e in conformità con quanto stabilito in questi accordi, la Religione sarà inclusa come area o materia nei livelli educativi interessati, per le scuole sarà obbligatorio offrirne l’insegnamento mentre per gli allievi avrà carattere volontario (LOGSE, Disposizione Addizionale Seconda).
  4. Ricevere un insegnamento religioso o non riceverlo non può dar luogo a discriminazioni, specifica l’Accordo. Per questa ragione nella normativa sull’insegnamento della Religione e della Morale Cattolica nel Baccellierato è stabilito che la Religione abbia "carattere di materia ordinaria" e che sia equiparabile alle "discipline fondamentali". Viene insegnata per due ore settimanali in ciascuno dei tre corsi del Baccellierato, alle stesse condizioni delle materie fondamentali, con i suoi libri di testo, i materiali didattici, i voti e le valutazioni; i professori sono nominati dalla gerarchia ecclesiastica che stabilisce anche i contenuti di questo insegnamento.
  5. Poiché la Religione è materia facoltativa e non obbligatoria, coloro che non se ne avvalgono si iscrivono al corso di "Etica e Morale". In effetti la cosa appare in certo modo punitiva. E inoltre ciò che è volontario "per sé" non può essere obbligatorio perché in tal caso sarebbe discriminatorio.
  6. Incaricato della materia alternativa è il Dipartimento di Filosofia della Scuola. Si stabiliscono obiettivi, contenuti e metodi. Così l’Etica è introdotta in alternativa alla Religione. Se si fosse modificato o eliminato l’insegnamento della Religione, anche quello dell’Etica non avrebbe più senso.

 La reazione dei professori a tutto questo è stata piuttosto varia, e cioè: a) rifiuto di questo ordinamento; b) resistenza al convertirsi in moralisti e maestri di virtù; c) accettazione di malavoglia, perché il tempo aggiusta tutto; d) ricerca di metodologie didattiche nuove, in modo che gli studenti non vedano questo insegnamento come una materia, ma come qualcosa di diverso; e) apprezzamento per il fatto che la Filosofia guadagna ore e aumentano i posti di lavoro; f) dare voti alti in modo che gli allievi optino per l’Etica piuttosto che per Religione; g) assegnare l’incarico di insegnamento all’ultimo che arrivava, con minore esperienza e con maggiore difficoltà per insegnarla; h) fare "chiacchiere da bar" e dibattiti sul divino e sull’umano, prescindendo dai contenuti del programma; i) sconforto generalizzato.

E’ da segnalare la mancanza di materiale adeguato (all’inizio non c’erano testi né alcuna documentazione) e spazi di formazione per i professori. Si mancava di esperienza sulle materie facoltative, anche da parte di chi aveva già lavorato con allievi del primo o del secondo anno del Baccellierato, di età e caratteristiche diverse da quelli di terza. Tutto contribuiva al preannunciato fallimento della materia alternativa, che non veniva presa molto sul serio.

Passati i primi due anni, vi furono dibattiti intensi nelle scuole perché i professori dedicavano molte ore a questo insegnamento e capivano bene che ne andava della loro dignità professionale e della loro responsabilità. Si organizzarono anche dei corsi e degli incontri per verificare le posizioni.

Ci si trovava in questa situazione di dubbio e di perplessità quando ebbe inizio, nel 1983, l’esperienza della Riforma.

4. L’Etica nella Riforma (1983-1991): un difficile incastro

 Se l’unica funzione dell’Etica era quella di adempiere alla funzione di materia alternativa (alla Religione), era prevedibile che una modifica di questo modello si sarebbe estesa anche all’Etica, che avrebbe potuto essere eliminata. Vi sarebbero state in questo caso soltanto due possibilità: a) semplice eliminazione del concetto di materia alternativa; b) definizione dei un nuovo modello.

Accadde la prima cosa e l’Etica venne sostituita da una nuova materia, Educazione alla Convivenza, rivolta a tutti gli allievi. Questo nelle scuole che sperimentavano la Riforma, a partire dal 1983. La posizione del governo socialista di allora fu ferma: "Dal punto di vista pedagogico non è cosa positiva che gli allievi che seguono l’insegnamento della religione siano privati di un insegnamento di etica e di morale non confessionale, che si propongono di sviluppare nei giovani atteggiamenti di rispetto verso gli altri, verso le regole di convivenza, verso l'ordinamento giuridico, e allo stesso tempo di favorire una mentalità critica e democratica". (Risposta al Parlamento del 1985). Dobbiamo aggiungere che il piano della Riforma eliminava l’alternativa "introducendo gli insegnamenti di Educazione alla convivenza non come una alternativa alla religione, ma come materia obbligatoria per tutti gli allievi e tutte le scuole"

Tuttavia, la definizione di questa materia fu assai incompleta e piuttosto improvvisata. Non vennero neppure formati dei professori per insegnarla. Fu criticata, il suo contenuto venne modificato varie volte. Insomma, non si consolidò.

Nel 1987 ebbe inizio il dibattito generale sulla Riforma. Nel dibattito alcune associazioni riproposero l’Etica sulla base di un nuovo progetto che si richiamava a due ragioni principali:

a) la tradizione anteriore alla guerra civile: allora l’Etica godeva di autonomia nella scuola con i seguenti nomi: "Filosofia morale" (1807), "Elementi di etica" (1850), "Etica" (1931-2; 1934 con il Piano Villalobos). La serie si interrompe nel 1939, quando la si fa dipendere da Filosofia.

b) la funzione imprescindibile dell’educazione ai valori per la scuola democratica, e la necessità di una riflessione critica e sistematica di natura filosofica sulle convenzioni e sui valori morali della società spagnola.

Il Ministero dell’Educazione prendeva nota dei suggerimenti. Ci si decide subito per un nuovo progetto di "Educazione morale e civica", con carattere trasversale a tutte le aree della Secondaria, lasciando aperta la possibilità dell’introduzione di altre materie. Questo progetto apparve ambiguo e retorico perché si richiamava alla precedente "Educazione alla convivenza", che veniva eliminata.

Alla possibilità prima richiamata si riferiva il programma CIVES, che elaborò un progetto concreto mediante la redazione di un curricolo di Etica, con la denominazione di Etica-civica. Per superare le difficoltà del dibattito venivano combinati due aspetti: a) una educazione civica ampia: valori morali e sociali, valori costituzionali democratici; b) un forte richiamo etico: riflessione critica e sistematica sui valori proposti trasversalmente, da collocare nell’ultimo anno della Secondaria.

Infine, nel 1991 venne accettato il modello CIVES, benché solo in parte quanto al suo contenuto. La materia ebbe come primo nome "L’uomo e la sua vita etica", denominazione che descriveva con esattezza ciò che si intendeva fare, e cioè:

  1. Mantenere il modello della morale di base e trasversale proprio della Riforma (Vita morale). In questo modo non veniva eliminata la concezione curricolare che puntava sulla trasversalità.
  2. Dotare la materia del necessario carattere filosofico: riflessioni su… Trattamento specifico e sistematico dei valori che può essere realizzato soltanto se prima questi sono stati acquisiti.
  3. Trattandosi di una materia comune, si evitava la contrapposizione alla religione.
  4. Di fronte alla necessità di trovare un’area in cui collocarla si optò per la più vicina: le Scienze Sociali.
  5. A livello politico il Ministero dell’Educazione la propose sul territorio demandando la decisione su tutto il resto alle amministrazioni educative con competenza sull’educazione.
  6. Si stabilì un orario settimanale di 2 ore e si incaricarono dell’insegnamento i professori di Filosofia.

Dunque i distinti modelli di insegnamento dei valori nella scuola, dal 1980, vennero orientati in senso trasversale, culminando nell’Etica come materia specifica.

La sua presenta era giustificata dai seguenti motivi: 1) la funzione formativa per creare individui critici e autonomi; 2) la funzione di analisi e di riflessione sui concetti, le conoscenze, gli impegni, le realizzazioni, ecc.; 3) la peculiarità: secondo livello di apprendimento della morale; 4) l’introduzione della razionalità pratica nel curricolo; 5) la riflessione sulla dimensione morale della vita umana.

  5. La situazione dell’Etica e del suo insegnamento secondo il modello LOGSE

 Una volta avviato l’insegnamento dell’Etica emersero delle questioni irrisolte, tra cui le seguenti: a) quali professori debbano insegnarla; b) l’area di pertinenza; c) la responsabilità della sua programmazione; d) l’orario; e) il carattere unitario della sua valutazione con le altre materie dell’area; e) definire il suo trattamento specifico nelle diverse Amministrazioni.

Tutto questo è stato definitivamente risolto con l’ultimo Decreto del 1995, che intende: a) riaffermare il carattere filosofico della materia, incaricando del suo insegnamento i professori di filosofia; b) denominarla Etica; c) definire la sua programmazione e la sua valutazione come indipendente e autonoma, benché collocata nell’area delle Scienze sociali; d) proporla da parte del Ministero con carattere specifico sul territorio di sua competenza; e) pubblicare un nuovo curricolo, ormai definitivo e completo, secondo il quale oggi si sta insegnando.


Testo a cura della Società Filosofica Italiana
Archivio Corrente - Atti dei Convegni

Filosofia e insegnamento della filosofia e dell’etica in Italia, Portogallo e Spagna
Reggio Emilia - 22-24 Ottobre 1998


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