Riprese e prospettive
Cesare Scurati
Ordinario di Pedagogia presso lUniversità Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Presentazione
dell'edizione italiana del volume di Olivier Reboul
I valori dell'educazione
Editrice ÀNCORA & Fondazione Mons. A. Ghetti-Baden
Milano 1995
Il volume di Olivier Réboul costituisce sicuramente, per la sua robustezza di contenuto e
la sua unità di impianto, un apporto di notevole livello ed importanza agli studi sul
problema dei valori nelleducazione [1], tale da non avere bisogno né di aggiunte
né di integrazioni intese a colmarne qualche possibile lacuna. E non è nemmeno il caso
di proporre un qualche tipo di parafrasi o di chiarificazione preliminare semplificativa.
È però possibile crediamo riprendere utilmente anche in questa sede una
linea di analisi della questione che allapproccio di Réboul ne accosti un altro,
rivolto alla considerazione di aspetti meno filosofici e più
pedagogici nel senso operativo e professionale del problema.
Un ritorno
Nel 1975, alla conclusione della sua sorvegliatissima analisi della pedagogia del
nostro secolo, Guy Avanzini usava la dizione «finalità introvabili» per qualificare il
punto di arrivo allora intravedibile. Daltronde, rifletteva «una fede
è indispensabile per lemergere e laffermarsi di una vera dinamica educativa;
ma precisamente la sua assenza o, più globalmente, la perdita delle finalità sono la
principale ragione della crisi contemporanea della scuola come dellinsieme delle
istanze formative, che sembrano sapere sempre meno dove vogliono arrivare» [2]. Chiuso
larco di due decenni da allora, possiamo constatare per lo meno lemergere di
alcuni elementi di riflessione che indicano laffermarsi di una diversa
consapevolezza rispetto allindifferenza presso che totale appena richiamata. In
primo luogo, non appare più accettabile la carenza di formazione etica denunciata dai
«livelli standard di comportamento nella vita sia privata che pubblica», che denotano
con la massima evidenza un «difetto di acculturazione alla vita emotiva delluomo
contemporaneo» ed il possesso di un bagaglio di consapevolezze etiche di base «troppo
ridotto rispetto a quanto richiederebbe la convivenza» [3]. A questo si può accostare la
mutata concezione dei rapporti fra norme e strutture sociali allinterno degli stessi
approcci sociologici, per i quali «sia una concezione troppo rigida e
letterale di norme e valori sia una che non pone limiti alla loro
interpretabilità impediscono [...] di riformare istituzioni e pratiche sociali che da
queste norme sono legittimate e di ridefinire gli stessi ordini di priorità di valori e
giudizi morali che delimitano lambito di ammissibilità di azioni e comportamenti»
[4].
Si tratta, infine, di una revisione complessiva della relazione fra stabilità e
mutamento, fra tradizione e novità, nella quale, oltre al criterio dellaccoglimento
del nuovo, riveste un ruolo determinante anche il principio della fedeltà al passato in
una regola di sostanziale continuità interpretativa. «Per mantenere la fedeltà
avverte G. Cottier , bisogna innovare ritrovando la primitiva ispirazione. In tal
modo leredità può essere ricevuta in modo autentico e la ripresa creativa si
accompagna alla capacità di assimilare il nuovo» [5].
Per diversi sentieri, dunque, si riaffaccia la coscienza che di un sistema di valori
inteso come «un insieme di ideali capaci, se realizzati, di permettere la piena
attuazione della nostra umanità» [6] non si può fare a meno. Tanto più quando
si educa.
Contenuti
Occorre anche vedere, però, se si dispone o meno di indicazioni specifiche
non tanto sul valore come tale quanto sugli immediati e circoscritti
valori ai quali indirizzare le scelte e lazione nel concreto delle
situazioni formative.
Una volta accettata lesigenza, quindi, a cosa puntare?
Ci avvaliamo dapprima di un riferimento documentativo di tipo internazionale e riprendiamo
poi quello che appare essere il più ricorrente messaggio propositivo della saggistica che
può essere più direttamente ricollegata al lavoro di Reboul.
Nel 1987 il Club di Roma ha fatto conoscere un Rapporto preparato da B. Schneider, sul
ruolo dei valori morali nelleducazione (In Search of a Wisdom for the World. The
Role of Ethical Values in Education), che ha avuto un influsso molto efficace
nellorientare lattenzione sul problema da parte degli organismi culturali e
delle associazioni internazionali di interesse pedagogico. Il tema dei valori viene
prospettato sullo sfondo dei fondamentali problemi ai quali lumanità si trova
esposta: la possibilità dellautodistruzione, lingegneria genetica,
lapplicazione estensiva della tecnologia, il disorientamento dellopinione
scientifica, la crisi della famiglia, lesplosione della disoccupazione. Tutto questo
richiede che i vari mondi dellesperienza quello della realtà
oggettiva, quello delle emozioni, quello delle rappresentazioni, così come i sistemi ed i
canali di comunicazione, siano profondamente rivisti secondo un sistema di valori etici e
morali che vedono il loro perno nella dimensione educativa.
La lista non è certamente povera:
rispetto per le diversità culturali
protezione del patrimonio e delleredità genetica
difesa della qualità dellambiente
prevenzione degli effetti a lungo termine del cambiamento climatico
trasformazione della competizione in emulazione e sublimazione del conflitto
diritto al lavoro
Appare evidente, in sostanza, che «valori come la sopravvivenza dellumanità, il
primato e la protezione della vita umana, la conservazione della natura, la dignità della
natura umana, la giustizia, la libertà e luguaglianza formano già un nucleo sul
quale si è formato un consenso universale fra i popoli ma non fra i governi». Inoltre,
esiste «la tendenza a confondere i valori etici, presentati come obiettivi, con i mezzi e
i comportamenti necessari per conseguirli: solidarietà, aiuto reciproco, sviluppo
socioeconomico, sradicamento della povertà e della miseria umana, flessibilità,
innovazione, creatività, responsabilità e fiducia in se stessi». La condizione per il
conseguimento voluto è di vivere «in un clima di onestà, democrazia e partecipazione».
Al centro del nuovo sistema, infine, riposano alcune assunzioni generali sugli esseri
umani:
sono parte integrante della natura: se la distruggono distruggono se stessi;
formano una famiglia estesa in cui ogni membro ha delle responsabilità rispetto a
tutti gli altri;
hanno la capacità di porre la ragione alla base delle loro azioni e di anticiparne
le conseguenze;
portano la responsabilità del loro stesso futuro.
Ci pare che i termini di questo universalismo etico internazionale siano essenzialmente i
medesimi con i quali concordano le posizioni espresse, per esempio, da chi sottolinea la
necessità di unetica planetaria che ponga al centro i valori della pace e del
rispetto della vita [7] e da chi attribuisce alleducazione morale il compito di
formare l«abitudine a gestire insieme i problemi della convivenza» [8].
In termini più approfonditi, però, appaiono decisive, in realtà, le istanze del
pluralismo e del dialogo, che richiedono la «promozione di abitudini al confronto
condotto secondo modalità di autoespressione e di attenzione allaltro» [9].
Ed è appunto questa la strada sulla quale si pone Réboul stesso quando sposta da un
referente esterno ad uno interno laccento della ricerca delluniversalità dei
valori.
«Una verità egli dice , un valore non è universale perché è accettato su
scala mondiale o perché ha trionfato in sondaggi o referendum. Luniversale è di
tipo diverso... Luniversale è... ciò che ciascuno può trovare in se stesso, e che
dunque lo rende libero... In breve: un valore, come una verità scientifica, può essere
universale senza richiedere per questo laccordo unanime di tutti gli uomini». Il
riferimento va radicalmente trasferito dal campo socio-comportamentale a quello
linguistico, dove è possibile trovare il modello di una varietà inesauribile, ma anche
lesistenza di invarianti e unaltrettanto inesauribile possibilità di
traduzione da una lingua a unaltra. «È lo stesso afferma per
leducazione. Certo, i suoi saperi e i suoi valori variano da una cultura
allaltra; ma si possono dire due cose. Da una parte, luomo è sempre e
dappertutto il prodotto di uneducazione. E, daltra parte, i saperi e i valori
di essa sono sempre comprensibili, se non ammissibili. Si può allora riassumere in una
parola ciò che la nostra cultura include di Universale: lincontro, la possibilità
di comunicare» [10].
Il valore del dialogo, quindi, come contenuto.
La scuola
Non è possibile occuparsi di educazione ai valori senza dedicare una
sufficiente attenzione al problema della scuola. Ci soffermiamo su due aspetti: se la
scuola sia e debba essere un luogo di educazione ai valori e quali siano le forme più
specifiche di questo apprendimento. La prima questione attraversa praticamente tutto il
dibattito moderno sulla scuola e ha conosciuto una prima tipica soluzione nella negazione
della «pretesa di riprodurre e riattivare i valori tramite il sistema di istruzione»
[11]. Ora, è proprio la reazione contro questa pretesa che sembra caratterizzare
come vedremo riprendendo diversi interventi il momento attuale.
Una brillante analisi critica di J.-C. Forquin, per esempio, ha preso di mira la ricerca,
soprattutto angloamericana, di matrice microsociologica, che si basa sullassunto del
relativismo storico-culturale, secondo il quale è impossibile giustificare in ordine a
criteri assoluti il carattere cogente e preferenziale dei contenuti curricolari. Il
curricolo, infatti, è il risultato di mutevoli e sempre cangianti pressioni sociali e, di
conseguenza, il riflesso di esigenze e interessi parziali volta a volta dominanti [12].
Forquin fa notare, di contro, che qualsiasi progetto educativo e didattico richiede
ladesione a una più o meno esplicita immagine normativa e ideale delluomo;
inoltre, quando si educa e si insegna, si ammette lesigenza di iniziare i bambini e
i giovani a forme di vita ritenute degne di preferenza e a contenuti che vengono in
qualche modo ritenuti più validi di altri: è chiaro, allora, che un approccio puramente
relativistico, che considera inevitabilmente ingiustificabile e arbitrario qualsiasi
giudizio di valore, non risulta adeguato. Più ancora, la questione del valore è
intrinseca allesigenza stessa di legittimazione di qualsiasi proposta, per cui
«ogni insegnamento si effettua in base al suo proprio valore... Insegnare non vuoi dire
soltanto dare un sapere, la capacità di riflettere, la capacità di pensare, magari anche
di dubitare, ma è anche, in ogni caso, compreso quello del dubbio, dare la capacità di
credere. Bisogna imparare la lezione, ma per farlo occorre credere che quello che ci viene
insegnato sia vero, che le maniere di riflettere e di pensare che ci sono proposte non
siano degli inganni o degli impacci e che lesercizio stesso del dubbio e dello
spirito critico si appoggi su una esigenza o una speranza di verità» [13].
Su binari diversi, ma con altrettanta convinzione, si muove la ricerca di J. Houssaye
intorno alla scuola come forma educativa ideale nella cultura della
secolarizzazione [14], nella quale si afferma che, lungi dallescludere i valori
dalla scuola, è invece il caso di considerarli come sua funzione e «missione», che si
staglia nello spazio aperto fra i due estremi dellindottrinamento («volontà di
educazione totale») da una parte e della astensione («illusione della neutralità
pedagogica») dallaltra. Il fondamento è dato, allora, da una nuova e diversa
accezione della laicità, intesa non come astensione ma come «rispetto», di conseguenza,
essa «non deve più essere neutralista e rivendicativa, ma riflessiva, cioè permettere e
coniugare insieme le prese di posizione, la tolleranza e lanalisi critica» [15]. Il
pluralismo (assunto come «fatto», come «diritto», come «base» e come «mezzo»)
diventa nuovamente il perno decisivo e il criterio di misura, rispetto al quale la scuola,
poiché «la sua funzione educativa riposa nello stesso movimento di manifestazione e di
appropriazione di valori universali attraverso il risveglio della riflessione personale»,
non deve «accontentarsi» ma rendersi conto di aver «a che fare con una messa in
tensione e non con una semplice constatazione» [16].
Curricolo e apprendimento
Il CIDREE (Consortium of Institutions for Development and Research in
Education in Europe) ha promosso una significativa serie di confronti e di documentazioni
sul rapporto fra scuola e valori, le cui indicazioni si connettono, per un verso, a quelle
dellumanesimo etico internazionale del quale abbiamo parlato in
precedenza e, per un altro, guardano alle considerazioni antirelativistiche della critica
curricolare.
«Quando educhiamo o insegnamo si dice comunichiamo valori. Lesistenza
stessa di una scuola o di una struttura sistematizzata di istruzione è una affermazione
di valore, che dimostra la nostra fede che è necessario e doveroso insegnare ai nostri
giovani ad apprendere» [17]. Ciò detto, si aprono però due strade. La prima tende a
considerare la componente dei valori implicata soprattutto nelle dimensioni ambientali e
contestuali, proprie dellazione formativa indiretta piuttosto che dellopera di
istruzione come tale: è la tesi del primato etico del curricolo nascosto su
quello formale ed esplicito [18]; la seconda, invece, sostiene che anche
lapprendimento dei valori deve e può essere incluso nelle tavole
curricolari e che esso può venire collegato a tutti i piani e a tutte le dimensioni del
curricolo [19]. La prima pista appare più diffusa nella cultura pedagogica europea,
mentre la seconda risulta chiaramente prevalente in quella americana. Seguiamola.
Le condizioni alle quali un itinerario formativo inerente ai valori risulta efficace sono
identificate da H.A. Thelen nella autenticità (impegno volontario e spontaneo,
motivazione rilevante), nella legittimazione (esistenza di una struttura di riferimento
definita, organizzata e coerente) e nella produttività (facilitazione della interazione
reciproca fra i soggetti) [20].
Si tratta di qualificazioni che rappresentano con valida capacità sintetica questa linea
educativa, alla quale si connette poi laggancio alla tradizione imperniata sulla
formazione del giudizio morale, volta a valorizzare al massimo le risorse di carattere
cognitivo in quanto strategie capaci di mettere in grado lo studente di arrivare ad
«apprendere larte di distinguere i principi (che ci dicono in modo generale quello
che dobbiamo fare o non fare) dalle prospettive (che caratterizzano il mondo così da
condurci a un modo organizzato di interpretarlo) e dai fatti (che ci danno una
informazione specifica o una occasione di esprimere un particolare giudizio morale)»
[21].
LASCD (Association for Supervision and Curriculum Development) ha riassunto in un
documento orientativo [22] un gruppo di Raccomandazioni circa
leducazione morale nella scuola:
leducazione morale deve costituire una grande forza unificante del curricolo;
tutte le forze educative devono raccogliersi attorno alla scuola e supportarla nel
suo lavoro di formazione morale;
le scuole devono insegnare letica della giustizia, dellaltruismo, della
diligenza, del rispetto della dignità delluomo e le fonti ultime della moralità,
inclusa la religione;
leducazione morale non deve limitarsi ai soli aspetti intellettuali ma
estendersi allapprezzamento del bene ed alla sua messa in pratica;
leducazione morale deve comprendere, per i più pic- coli,
lacquisizione di corrette strutture di comportamento e, per i più grandi, la
formazione al pensiero critico e alla assunzione di decisioni;
gli educatori devono valutare se il loro ambiente di lavoro è sempre consono alla
crescita morale;
le scuole devono fare precise richieste agli educatori circa leducazione
morale e valutare il loro apporto al riguardo;
occorre prestare più attenzione alleducazione morale sia nella preparazione
iniziale che in quella in servizio.
Lo sviluppo didattico prende usualmente la forma di esercizi relativi
allacquisizione di macro e micro strategie di giudizio (e di comportamento) morale
sul piano cognitivo, affettivo e comportamentale. Il punto assolutamente centrale, a ogni
modo, è costituito come si sarà già avvertito dal rifiuto
dellindottrinamento a favore dellappropriazione attiva e personale del
soggetto. Non è possibile trascurare, nel quadro dellelaborazione pedagogica,
quella che Cottier definisce come «la va lenza personale dei valori» [23], cioè «la
presenza di autentiche personalità, responsabili, coerenti, nella fedeltà ai valori
fondamentali di cui vive la cultura e, con essa, la società» [24]. I valori, infatti,
data la loro natura spirituale trascendente, «non si impongono da sé, ma devono essere
vitalmente accolti... a prezzo di una lotta interiore contro tutte le pulsioni
dellodio, dellegoismo e dellaggressività che abitano in noi» [25].
Litinerario formativo consiste, quindi, in uno «sforzo di appropriazione» [26]
mediante il quale la persona, «attraverso un cammino che essa sola può compiere e che è
interamente suo, faccia propri questi valori e li interiorizzi» nel senso di
«unaccoglienza e unassimilazione che siano pure esse di ordine spirituale,
ossia che si realizzino nellimmanenza dello spirito» [27].
Esempi e processi
Il percorso che abbiamo condotto ci ha portato a inviduare, in definitiva, quelli che
rimangono i due elementi costitutivi di realizzazione delleducazione ai valori: da
una parte gli esempi e dallaltra i processi [28].
Nel primo caso, entrano in gioco le dinamiche della modellizzazione (instaurazione di
comportamenti) e nellaltro si delineano i tracciati e le vie
dellinteriorizzazione. Separarne le potenzialità e i motivi significa comunque
evadere il compito.
Si tratta di ricordare, infine, che un valore è sempre connesso alla mediazione della
coscienza, e quindi a un giudizio, e che nessun valore lascia inerte la coscienza stessa,
ma la provoca e la modifica.
Note e bibliografia
[1] La produzione pedagogica italiana presenta diversi lavori specificatamente rilevanti
sullargomento. Cf AA.Vv., Leducazione etico-politica. Atti del XXll Convegno
di Scholè, La Scuola, Brescia 1984; N. Galli (a cura di), Quali valori nella scuola di
stato, La Scuola, Brescia 1989; L. Santelli (a cura di), Bisogno di valori, La Scuola,
Brescia 1981; G. DALLE FRATTE (a cura di), Fine e valore, Armando, Roma 1992. Importante
per la sua portata generale è stato: D. SLOAN (a cura di), Education and Values, Teachers
Coli. P., New York 1980.
[2] G. AvANZINI, Pédagogie au XX Siècle, Privat, Toulouse 1975, pp. 355-269.
Lesigenza di riprendere un fondamento valoriale è stata sottolineata
insistentemente nei lavori di W. Brezinka: I fini delleducazione cristiana oggi dal
punto di vista della scienza delleducazione, in «La Rinascita della Scuola» VIII/5
(1984) 334-343; Nuovo orientamento delleducazione in una società insicura dei suoi
valori, in «La Rinascita della Scuola» IX/6 (1985) 45 l-469; Leducazione in una
società disorientata, Armando, Roma 1989; L'"istruzione equilibrata in una
società dai valori incerti, in «La Rinascita della Scuola» XIV/1 (1990) 21-36.
Perentorio lapproccio di J. Rsvp: Il problema più importante nelleducazione
è di trovare un accordo con i valori, in «La Rinascita della Scuola» XII/2 (1988)
177-205.
[3] L. Benadus1 - M. Durst, Istruzione, educazione e motivazione ai valori, in M. DURST (a
cura di), Etica e educazione, in «Scuola Democratica» XVI/3-4 (1993) 223-263.
[4] L. SCIOLLA, Valori e identità sociale, in «Rassegna Italiana di Sociologia» XXXIV/3
(1993) 353.
[5] G. Cottier, Valori e transizione, Studium, Roma 1994, p. 176.
[6] E. Giammancheri, Il problema dei valori oggi, in «Libertà di Educazione» 2-3 (1980)
21.
[7] Cf A. Visalberghi, Educazione ai valori, in M. Durst (a cura di), Etica e educazione,
cit., pp. 264-275.
[8] L. Benadusi - M. Durst, Istruzione..., cit., pp. 257-258.
[9] lbid., p. 255.
[10] O. Réboul, Nos valeurs sont-elles universelles?, in «Revue Franqaise de Pedagogie»
97 (1991) 10.
[11] L. Benadusi - M. Durst, Istruzione..., cit., p. 239.
[12] Cf J.-C. FoRQUIN, Justification de lenseignement et relativisme cultural, in
«Revue Franqaise de Pedagogie» 97 (1991) 13-30.
[13] Ibid., p. 15.
[14] Cf J. HovSSAYE, Les Valeurs èì l'Ecole. Léducation au r ternps de la
sécularization, Presses Vniversitaires de France, Paris 1992.
[15] lbid., p. 25 l.
[16] Ibid., p. 2S3
[17] K. RoBINSON, Values in Education, in I.M. Barr H. HtìOGHOFI: (a cura di),
Values, Schooling and Society, val. Il, National Institute for Curriculum Development,
Enschede, 1991, p. 9. Per una presentazione completa del Progetto CI-DREE cf I.M. Barr (e
altri), El Prr)qranw de CIDREE sobre Valores en la Ensenanza in Europa, in «Revi.sta de
Educacion» 297 (1992) 335-346. Il diba ttito su a natura istruzionale" o
"educazionale" della scuola è stato acceso in Italia, a seguito della
emanazione dei Programmi per la scuola elementare del 1985, soprattutto nella seconda
metà degli anni '80 (cf R. Massa, Educare o istruire., COPLI, Milano 1 987). Il
valore educativo della scuola è stato recentemente indicato anche da R. LAPORTA nel
compito di «trasformare la libertà bio-psichica in libertà morale» attraverso un
progetto di istruzione per la libertà: cf II potenziale educativo della scuola, in M.
DURST, Etica e educazione, cit., pp. 276 ss.
[18] V.J. ToRRES, El curiculum oculto, Morata, Madrid 1991. La sostanziale prevalenza del
curricolo nascosto nelle scuole del continente europeo è stata rilevata in una ricerca di
documentazione in cinque sistemi scolastici (J. Toast:v - C. Hahn, Values Educati' in (Ire
Western European Tradition, in W. Cummings Y. TOna()t) (a cura di), Values
Education: an International Comparison of Originai and Policies, Pergamon P., London I
988).
[19] V.C. L.C. LEMBRANOS M. B.ntet'ot ()ali:. Estudios i esperienc ias sobre Educ
acion en valorem, Narcea, Madrid 1981. Va ricordata l'assidua presenza in questo campo di
G. MOLLO, La persona come valore e l'appropriazione dei valori, in «Cultura e Scuola» 89
(1983) 1 18-137; Educare e educarsi alla verità: aspetti psico-pedagogici, in «Cultura e
Scuola» 119 (1990) 190-204; A scuola di valori, Ediz. Porziuncola, Assisi 1986. Ottimo il
saggio di C. Nervi, I valori e lazione in educazione in «Il Quadrante Scolastico»
42 (1989) 8-22; sempre pertinenti le pagine di B. Rosst, Intersoggettività e educazione,
La Scuola, Brescia 1992, pp. 119 ss.
[20] V.H.A. Thelen, Authenticity, Legifimacy and Productivity: a Studv of tbc Tensions
Among Values Underlying Education and Activity in «Journal of Cur-riculum Studies» XIV/1
(1982) 29-41.
[21] V.R.W. PAut., Ethics Without Indoctrination in «Educational Theory» LXV/8 (1988)
10-19.
[22] ASCD, Moral Education in the Life of the School in «Educational Leader-ship» XLV/8
(1988) 4 ss.
[23] G. Cottier, Valori..., cit., p. 118.
[24] Ibid., p. 116.
[25] Ibid., p. 186.
[26] Ibid., p. 184.
[27] Ibid., p. 119.
[28] V.R. Viganò, Leducazione ai valori in «Pedagogia e Vita» LV2 (1992-1993)
57-74.