Ricordo di Marc Bloch

 

Un testo, semplice ed esemplare: Marc Bloch, Critica storica e critica della testimonianza

 

Storico francese (Lione 1886-Saint-Didier-de-Formans 1944), nato da una famiglia alsaziana di origine israelita, dopo aver studiato a Parigi Bloch entrò (1904) all'Ecole normale supérieure, dove fu allievo di G. Monod, C. Langlois e C. Seignobos.

Nella formazione di Bloch svolsero un ruolo fondamentale diverse componenti: il concetto di sintesi storica proposto da H. Berr; l'importanza della geografia umana di P. Vidal de la Blache; l'interesse per la sociologia di E. Durkheim e di F. Simiand e per la psicologia sociale di C. Blondel e M. Halbwachs (dai quali trasse l'interesse per la psicologia sociale e per i comportamenti delle classi sociali). Nei suoi primi studi Bloch si occupò sia della storia economica e rurale sia del metodo storiografico praticando una linea di ricerca intesa come modalità complessa, analitica e centrata sullo studio delle istituzioni.

Nella prima guerra mondiale, arruolatosi in fanteria, si distinse in numerose operazioni belliche, e ricevendo la legione d'onore per meriti militari e la croce di guerra. Congedatosi con il grado di capitano, nel 1919 ottenne la cattedra di storia medievale a Strasburgo, appena tolta ai tedeschi, città in cui incontrò E. Gilson e L. Febvre. Un anno dopo sostenne alla Sorbona la tesi di dottorato Roi et serfs. Un chapitre d'histoire capétienne.

Nel 1921, dopo l'esperienza della guerra, si interessò ai meccanismi psicologici con cui si diffondono le credenze e le false notizie, dapprima nell'ambito della storia contemporanea, scrivendo le Reflexions d'un historien sur les fausses nouvelles de la guerre (1921) poi dell'età medievale, dando alle stampe Les rois thaumaturges (1924), nelle cui pagine viene mirabilmente descritta la credenza secondo la quale i re di Francia e di Inghilterra erano dotati del potere sovrannaturale di guarire gli scrofolosi con il proprio tocco. In tale libro Bloch unì allo studio dei rituali l'interesse per le dinamiche della psicologia collettiva e della mentalità. Ne risultò un'opera di grande efficacia che descriveva la regalità medievale non tanto come istituzione quanto come immagine collettiva. Nei primi anni '20 elaborò con H. Pirenne, che Bloch conobbe a Bruxelles, un programma per dare vita a una rivista internazionale di storia economica e sociale. Tale iniziativa non si realizzò; tuttavia il piano fu ripreso nel 1928 da Bloch, che l’anno successivo fondò, insieme con Febvre, la rivista «Annales». Dopo lunghi anni di ricerche Bloch diede alle stampe Les caractères originaux de l’histoire française (1931), opera in cui tracciò la storia agraria francese sino alle soglie dell’età contemporanea, integrando l’analisi dei regimi agrari nella storia della signoria feudale, sino ad allora esaminata da un punto di vista strettamente giuridico-sociale. Nel 1936 entrò alla Sorbona succedendo  a H. Hauser alla cattedra di Storia economica. Negli anni successivi lavorò ad un'altra grande opera:  La société féodale (1939-40) in due volumi, nelle cui pagine Bloch, con un approccio comparativo, mise in luce i nessi di interdipendenza tra fenomeni apparentemente diversi tra loro. Esponendo in una chiara sintesi le  evoluzioni sociali e politiche dei secoli centrali del Medioevo, Bloch si concentrò soprattutto sulla nascita e la trasformazione dei legami feudali e sull’evoluzione da una nobiltà di fatto a una nobiltà di diritto.

Convinto d'aver fatto troppo poco sul piano politico nel periodo tra le due guerre mondiali per fronteggiare le idee scioviniste, nazionaliste ed antisemite, Marc Bloch nel settembre del 1939, allo scoppio della II guerra mondiale, sebbene fosse anziano e padre di sei figli, si arruola nell'esercito francese come capitano dello Stato maggiore.

Negli ultimi giorni della battaglia delle Fiandre, raggiunse l’esercito in rotta a Dunkerque, per non cadere prigioniero  dei tedeschi. Tornato Francia (1940)  nonostante le leggi antisemite emanate dal governo di Vichy che gli impedivano di ricoprire qualsiasi funzione pubblica, gli venne concesso di riprendere l'insegnamento prima a Clermont-Ferrand, poi (1941) a Montpellier. Nel 1942 entrò in contatto con la resistenza, aderendo in seguito (marzo 1943) al movimento Franc-tireur e dandosi alla clandestinità. Arrestato a Lione (8 – 3 – 1944), venne torturato dalla Gestapo e fucilato il 16 giugno nei dintorni di Lione, con altri ventisei membri della Resistenza. Dopo la sua morte vennero pubblicate diverse opere, tra le quali vanno ricordate: L'étrange dèfaite (1946); Apologie pour l'histoire ou mètier d’historien (1949), che Bloch aveva stilato tra il maggio del 1941 e il marzo del 1943 e l’Esquisse d’une histoire monètaire de l'Europe (1954) frutto di appunti presi da Bloch tra il 1940 e il 1942.

Marc Bloch: Apologia della storia

La mattina del 16 giugno 1944 a Saint Didier de Formans, nei pressi di Lione, Marc Bloch dopo essere stato torturato, viene fucilato da un plotone di SS. Gli ultimi mesi della sua vita erano stati segnati da un doppio impegno: l'attività clandestina nelle file della Resistenza antinazista e la scrittura del suo ultimo libro, di cui non avrebbe visto la pubblicazione. Apologie pour l'histoire ou Métier d'historièn sarebbe uscito postumo, nel 1949, nella collana Cahiers des Annales dell'editore parigino Armand Colin, curato dall'amico e compagno di studi e ricerche Lucien Febvre. In Italia, Einaudi avrebbe pubblicato la traduzione un anno dopo.

Apologia della storia non è perciò un volume completo e compiuto. E tuttavia, è una riflessione rigorosa e puntuale sulle questioni di metodo del lavoro intellettuale e della ricerca storica in particolare. In quelle pagine, Bloch si interroga sul modo in cui lo storico si pone di fronte alla materia indagata, su come può e deve porre i quesiti al passato che osserva e racconta, sulla tipologia, sulla selezione e sulle possibilità di interrogazione delle fonti. Ma soprattutto sono le motivazioni profonde che ispirano il mestiere di storico a essere descritte con una tensione civile che raramente ha trovato interpreti altrettanto appassionati. Come scrive lo stesso Bloch, il saggio è un tentativo di rispondere alla semplice, ma esigente domanda di un bambino al proprio padre: «Papà, spiegami a che serve la storia». Due sono i temi che percorrono l'opera: la difesa del ruolo della storia come disciplina scientifica e la definizione dello storico. Qual è il compito dello storico? E quale l'obiettivo che deve raggiungere con il suo lavoro? Giudicare o comprendere? La scelta dì fronte alla quale si trova dovrebbe portarlo a eclissarsi di fronte allo scorrere dei fatti analizzati per riuscire a riprodurre il passato e richiamarlo alla memoria collettiva, in un rapporto di profonda empatia con l’oggetto che osserva. Per Bloch «il bravo storico è come l’orco della fiaba. Egli sa che là dove fiuta carne umana, là è la sua preda». In questa metafora, di grande forza e suggestione, si concretizza il  cuore della riflessione di Bloch, poi fatta propria e interpretata ad altissimi livelli di maturità storiografica dalla École des Annales. L'oggetto privilegiato dall'indagine storica non è più il passato in sé,  bensì «gli uomini nel tempo», ovvero la «civilizzazione» di cui la disciplina storica diviene testimone e parte integrante.  E’ nel valore  civile e morale del «mestiere» di storico che la disciplina trova la sua  piena legittimità e utilità (termine, quest'ultimo, di cui Bloch si serve, pur senza indulgere ad alcuna tentazione positivista). Lo storico-orco è il «cacciatore» onnivoro di dati, di tracce, di segni e testimonianze che divengono fonti intellegibili soltanto se sollecitate da interrogativi originali, posti con rigore metodologico e onestà intellettuale.

La più recente edizione critica dell'Apologia della storia, è stata pubblicata nel 1993 dal figlio di Marc Bloch, Étienne, che ha depurato il testo degli interventi a suo tempo introdotti da Febvre e lo ha riportato alla sua integrità e alla sua forma in fieri. Il manoscritto è stato finalmente riproposto nella sua versione originale, densa di schemi e fìtta di appunti: documento tangibile di quel tormento intellettuale e di quella profonda onestà metodologica che fanno del volume uno dei classici della storiografia del Novecento. Per usare le parole di Jacques Le Goff, «questo libro è un  "compiuto" atto di storia».


La scheda è stata compilata utilizzando testi elettronici dei siti agli indirizzi: http://www.lettoeriletto.unisa.it/, e http://www.homolaicus.com/.


 

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