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Approfondimenti del Dizionario di Chimica e Chimica Industriale |
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Abbondanza cosmica |
Abbondanza comica: le determinazioni sperimentali
Analisi diretta
Per quanto riguarda la determinazione diretta dell'abbondanza cosmica le
possibilità sono assai rare, in quanto è assia difficile avere a disposizione
materiali provenienti dallo spazio, e l'analisi del vento solare dà risultati
poco utili. Ne discende che le uniche analisi chimiche dirette ed affidabili
sono quelle su campioni a disposizione immediata degli scienziati: è il caso
delle misurazioni sui frammenti di roccia, del nostro sistema solare, ricavati
dalla Luna, da Marte, e dagli altri pianeti e meteoriti (specialmente le
meteoriti condritiche). Questi studi forniscono informazioni relative alla
quantità di massa degli elementi allo stato solido.
In questi casi la tecnica utilizzata è la spettrometria di massa, che fornisce
il cosiddetto spettro di massa, da cui si può ricavare il rapporto tra gli
elementi presenti all'interno dei frammenti stessi. Il problema dalla
misurazione diretta dell'abbondanza cosmica è dato dal fatto che le misurazioni
più precise, quelle sui campioni a disposizione una volta prelevati, sono però
soggette ad errori dovuti non alla precisione dei mezzi o delle tecniche usate,
bensì alla possibile alterazione campioni. Infatti durante il trasporto (o
l'arrivo nel caso dei meteoriti) dei frammenti di corpi celesti le condizioni
degli stessi possono subire delle consistenti alterazioni, dovute per esempio
all'impatto con l'atmosfera.
Analisi indiretta
La maggior parte delle misurazioni dell'abbondanza cosmica sono effettuate
studiando le radiazioni che le varie specie atomiche emettono. La
spettrofotometria di assorbimento permette l'esame delle righe spettrali
assorbite od emesse dai corpi celesti, che corrispondono alle radiazioni
assorbite/emesse. Poiché si è osservato che i rapporti tra le quantità dei
diversi elementi sono, con ottima approssimazione, costanti nell'universo, che
si stia prendendo in considerazione il sistema solare, una nebulosa, una
galassia, o qualsiasi altro corpo celeste, questo permette di poter utilizzare
il Sole come principale oggetto di analisi. Infatti oltre il 99,9% della massa
del sistema solare è concentrata in questa stella, quindi la composizione di
quest'ultimo è sostanzialmente uguale a quella dell'intero universo. Per poter
misurare la composizione del Sole si usa la spettroscopia (che fa parte della
spettrofotometria), che è in grado di rivelare la quantità di massa di un certo
elemento presente allo stato gassoso nella fotosfera solare analizzando
l'intensità delle righe spettrali: tanto più sono intense tanto più è alta la
presenza del corrispondente elemento chimico nella stella.
Una determinazione soggetta ad errori
Nonostante i grandissimi progressi che l'astrofisica ha compiuto negli ultimi
decenni l'analisi spettrofotometrica non assicura una precisione assoluta nella
determinazione dell'effettiva presenza di questo o di quell'elemento chimico in
un dato corpo celeste. Se a questo si aggiunge quanto detto prima, cioè che la
misurazione diretta dell'abbondanza cosmica è quanto mai imprecisa, si comprende
come la determinazione di questo parametro non abbia raggiunto livelli di
precisione soddisfacenti. Finché non saranno eliminati i problemi di misurazione
degli spettri e non saranno compiuti ulteriori progressi per quanto riguarda le
caratteristiche spettrometriche delle particelle, i risultati sull'abbondanza
cosmica dell'universo (ottenuti con la misurazione indiretta, che in linea
teorica potrebbe garantire dati quasi certi, al contrario dell'analisi diretta)
non potranno dirsi completamente affidabili.
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