Una visione non convenzionaledelle discipline scientificheOggigiorno in ambito scientifico si verifi-cano due fenomeni per certi versi oppo-sti riguardo alle discipline e al loro fonda-mento. Da un lato, lo specializzarsi sem-pre più del lavoro crea divisioni su divi-sioni, portando alla nascita di sotto disci-pline scientifiche sempre meno ampie;dallaltro, alcuni campi di lavoro preten-dono di essere nuove discipline, se nondi sostituire del tutto le vecchie discipli-ne. Esempi, noti anche al vasto pubblico,possono essere quelli di Scienza dei Ma-teriali, Scienza ambientale, Ecologiaecc., campi in cui le vecchie discipline,quali fisica, chimica, biologia, ecc., entra-no sicuramente in maniera determinan-te, ma mescolate in maniera tale che,secondo alcuni, sono praticamente fusea creare qualcosa di nuovo. Si pone allo-ra un problema: ha ancora senso unascienza divisa nelle usuali discipline oqueste sono un residuato storico?Se le discipline scientifiche non nasconoda altro che dalla divisione della scienzaper soggetti di studio esse sono sostan-zialmente arbitrarie poiché i soggetti so-no divisibili in molti modi. In questottica,si può al massimo accettare unimpor-tanza storica delle discipline scientifiche,intesa come la ricerca del momento daf-filiazione alla scienza delle precedentinon scientifiche branche del sapere. Viè, quindi, lelenco delle rivoluzioniscientifiche non per porre laccento sucosa è cambiato allinterno della scienzacon linclusione di un nuovo pezzo disapere, ma dal punto di vista di un assor-bimento da parte della scienza di nuovomateriale e, quindi, esclusivamente di unallargamento dellarea scientifica.È il classico modello cumulativo in cuidel materiale si aggiunge senza modifi-care né il precedente materiale né lin-sieme. La tesi sostenuta in questo lavo-ro è che una disciplina scientifica nonrappresenta solamente una divisionedella scienza in funzione dellargomentostudiato, ma incorpora in sé un approc-cio, un modo tutto suo di studiare quel-largomento. È questapproccio che dif-ferenzia le varie discipline, più che lar-gomento di studio in sé.È, infatti, possibile trovare argomentiuguali studiati in modo diverso da variediscipline. Levidenziare lapproccio ge-nerale, sotteso alle discipline, consentedi capire limportanza della divisione del-la scienza; consente di sottolineare lanon arbitrarietà di tale divisione, aspettodifficile da contestare se tale differenzia-zione fosse dovuta solo allargomentostudiato; consente anche di respingerelattacco odierno alle singole disciplinescientifiche, considerate come dei reper-ti storici che, magari, hanno avuto unafunzione in passato, ma che ora hannoesaurito il loro compito e sopravvivonosolo come distinzioni in funzione di fi-nanziamenti alla ricerca e posti di lavoro.Resta comunque aperto il problema se,una volta intese le discipline scientifichecome approccio epistemologicamentediverso, tutte le discipline (e le sotto di-scipline) attuali possono aspirarea tanta diversificazione.La chimica:crisi dimmagineo di sostanza?Per evidenziare gli aspetticulturali della chimica,vorrei partire da dueconsiderazioni, appa-rentemente contrad-dittorie, ma che inrealtà sono due faccedella stessa medaglia.Da un lato, nellimmagi-nario collettivo, la chimi-ca è negativa, artificiale.Laggettivo chimica aggiun-to ad una sostanza la connotasubito come pericolosa, dastarne alla larga, da elimina-re. Lopuscolodel Miur intitola-to La trappolachimica, e delquale si è parla-to nelle scorsesettimane, è daquesto punto di vista un otti-mo indicatore. Esso, infatti, non rappre-senta un attacco cosciente alla chimica,come ha ben precisato il ministro, e tut-tavia, proprio perché non voluto, puòrappresentare lo specchio ideale con cuilopinione pubblica guarda alla nostra di-sciplina. Dallaltro lato la chimica è alta-mente produttiva. Guardando alla solaproduzione darticoli scientifici nei ventianni studiati (1960-1979) quelli classifi-cabili come chimici sono il doppio diquelli ascrivibili alla biologia e quattrovolte quelli fisici. Inoltre, oggi nel mondoci sono circa tre milioni di chimici e pro-ducono oltre un milione di nuove so-stanze lanno [2]. Si pone, allora la do-manda: la chimica è in crisi o in tumul-tuoso sviluppo? A questa domanda sipuò rispondere in molti modi. Si può,per esempio, accentuare uno dei duecorni del dilemma (crisi o sviluppo) e di-menticare laltro. Questi approcci nonmancano di punti di forza, ma rischianoa mio avviso di non vedere il problemanella sua globalità.Un altro modo facile di rispondere alladomanda è di considerare la suppostacrisi solo un problema dimmagine dellachimica, un prodotto del mondo dellacomunicazione di massa ed irritarsi coni suoi operatori (ah i giornalisti!) per ledistorsioni che producono allimmagi-ne della chimica, dovute il più dellevolte ad ignoranza e a pregiudizi.Ovviamente cè del vero nelfatto che il mondo della co-municazione spesso distor-ce gli aspetti chimici e contri-buisce a generare questim-magine negativa. Io credo,tuttavia, che questo proble-ma sia più la conseguenzache la causa, più la febbreche la malattia.Esiste poi unmodo diversodi consideraretale crisi: unacrisi con aspettidimmagine, macon qualche so-stanza, o supposta tale, daanalizzare e capire se sinten-de combatterla. In questo caso oc-corre entrare nel concreto corpo dellachimica per capire se e dove esiste unqualche problema; occorre, quindi, ritor-nare agli aspetti più profondi sottesi alladomanda se vogliamo fare una riflessio-ne a tutto tondo sulla chimica. Io credoche la chimica in quanto tecnica chimi-ca sia effettivamente in pieno sviluppoe il suo approccio è diventato un lin-guaggio per altre discipline, come labiologia. E, tuttavia, la disciplina chimi-ca, ridotta ad un insieme di tecniche, ri-schia di sparire. Dietro questo problemavi è quello dellidentità di tale disciplina,della sua specificità: un problema cultu-rale. Per evidenziare gli aspetti culturalidella chimica, che sono connessi allacrisi didentità di tale disciplina, partiamoda lontano e dal generale.Precedente - Seguente56 - La Chimica e lIndustria - 85Immagine del chimiconella migliore delleipotesi. Per immaginipiù negative bastarifarsi al Miur