Precedente68 - La Chimica e lIndustria - 85elettromagnetiche e aveva fatto una rapida carriera; aveva parte-cipato alla venuta a Bologna di Albert Einstein, persona con laquale il suo direttore Majorana non andava troppo daccordo, poiaveva vinto la cattedra a trentadue anni, un record per quellepo-ca, ed era stato nominato professore di Fisica a Sassari, poi aPerugia. E avrebbe dovuto tornare a Bologna quando il prof.Majorana andò in pensione; la seduta di Facoltà che avrebbe do-vuto chiamarlo era fissata per il giorno 10 di settembre. In casamia tutti erano elettrizzati, finalmente il papà tornava a Bologna eavrebbe smesso di fare la spola fra Perugia e Bologna, lo vede-vamo solo di domenica e siccome era una persona piacevolissi-ma era un vero dispiacere non averlo più vicino. E il benessere inquella fine di agosto cominciava per noi ad arrivare; in casa no-stra arrivò una enorme radio con il grammofono, un sogno perquellepoca. Però arrivò anche, dopo poco, linfausto otto settem-bre del 38 ed uscirono le leggi razziali.Cacciata degli ebrei dallUniversitàLa domanda di mio padre non era più valida, lui non poteva piùfare il professore universitario, tutta la sua vita veniva, da un mo-mento allaltro, distrutta per ragioni del tutto incomprensibili. Laradio nuova scomparve velocemente così come era comparsa equesto fu un fatto che mi colpì molto. Ma chi fu veramente colpitoda quello che stava accadendo fu mio padre.Lo Stato di cui lui era un fedele servitore, lui concepiva il mestieredel professore come un servizio per la cultura e soprattutto per glistudenti, lo Stato che lui rispettava e che continuava a rispettareimprovvisamente gli diceva che non si fidava di lui, aveva un pec-cato originale incancellabile: era sì un cittadino italiano ma di raz-za ebrea come scrivevano loro, i funzionari dello stato, nelle lorostupide circolari, e quindi costituiva un pericolo per le giovani ge-nerazioni. Questa cosa era del tutto incomprensibile e lui, comemolti altri, si aspettava che ci fosse una sollevazione da parte ditutto il mondo accademico, scientifico e cittadino, lui era bravo, siera conquistato il posto di professore lavorando duramente, a li-vello mondiale. Aveva anche trovato applicazioni pratiche dellasua conoscenza della fisica sperimentale. La porta automaticadella T.I.M.O. (poi S.I.P. e oggi Telecom.) in via Altabella, funzio-nante a cellule fotoelettriche era stata progettata da lui, la primain Italia e sullo stesso principio aveva anche realizzato lo sbarra-mento del porto di Taranto, il che che gli valse il titolo di Cavalie-re, riconosciutogli dal Re, quale ricompensa della Nazione per ilsuo lavoro. A questo proposito era così convinto che la campa-gna razziale fosse una cosa insensata che scrisse una lettera alRe spiegando che se il ritmo con cui gli ebrei italiani si sposava-no con donne italiane non ebree fosse continuato, la questionerazziale si sarebbe risolta da sola nel giro di qualche generazionee quindi non cera motivo di mettere in opera tutte queste misureprotettive. Chiaramente mio padre la pensava da ebreo, per cui ifigli di donna non ebrea non erano ebrei, ma purtroppo il Re eraun pavido che lasciava fare chi veramente in quel momento co-mandava e probabilmente Mussolini, che certamente comandavain quel periodo, voleva fare vedere al mondo che era primo e nonsecondo ad inseguire i sogni di purezza ariana che affascinavanotanto il suo amico e rivale Hitler. Hitler gli ebrei li voleva propriomorti, mentre da noi le cose erano almeno allinizio abbastanzablande in apparenza. Ma il vulnus incredibile successe proprio al-lora, nel settembre 38, quando un grande gruppo di persone dinazionalità italiana, razza ebraica, come stupidamente veniva-no denominate pur essendo del tutto non diverse dagli altri italia-ni di razza ariana, veniva improvvisamente messo fuori legge,almeno per quel che riguardava gli uffici pubblici. E nessuno simosse indignato da questa incredibile violazione della dignitàumana, o meglio qualcuno lo fece ma fu una piccolissima mino-ranza. E molti scienziati ebrei a quel punto cacciati dalle Univer-sità italiane migrarono negli Stati Uniti e collaborarono a fare vin-cere la guerra contro la Germania e lItalia, per fortuna di tutto ilmondo. Mio padre fu fra quelli che non riuscirono ad andare inAmerica, le Università americane in genere offrivano un bigliettoper la traversata in nave dallEuropa, al massimo due, e i volitransoceanici di linea non esistevano ancora. Ma noi eravamogià sei figli più due genitori, che facevano otto e i soldi per otto bi-glietti non si trovarono e così ci trovammo a fare la fame mentremio padre cercava un nuovo lavoro e mia madre dovette ripren-dere gli studi, si laureò in matematica e trovò posto nella scuola ecominciò a dare una quantità incredibile di lezioni private; mante-nere una famiglia di otto persone non era semplice.Come sopravvivemmo in unItalia fascistaMio padre trovò poi lavoro presso una grande fabbrica milanesedi prodotti elettrici ed elettronici, la S.E.C.I. (Società Elettro Chimi-ca Italiana), anche oggi esistente. Ci fu da parte di amici e colleghiun certo aiuto, ma mancò una cosa che alla luce di oggi mi sem-bra una gravissima mancanza; ci fu cioè una mancanza assolutadi proteste da parte della classe intellettuale italiana ai provvedi-menti razziali. Ed effettivamente era quello il momento di interve-nire, era ancora possibile intervenire, la situazione, se presa findallinizio, poteva essere contrastata e forse anche risolta. Manessuno della classe intellettuale che aveva il dovere di interveni-re fece qualcosa; i diritti violati per gli ebrei erano anche i loro dirit-ti; accettando di discriminare qualcuno per ragioni inesistenti si of-frivano in blocco a perdere qualunque tipo di diritto, cosa che poisuccesse con lentrata in guerra e con i successivi eventi fino alsettembre del 43 (ancora un 8 settembre nefasto) e poi negli annidella repubblica di Salò terminati con la catastrofe finale. Noi l8settembre del 43 ricevemmo lordine di consegnarci alle autorità ericordo che mio padre voleva consegnarsi, lui era un cittadino os-sequiente alle autorità, anche se le autorità dimostravano chiara-mente e lo dimostrarono fino in fondo, che non erano più degne dialcun rispetto. Per fortuna una parte del popolo capì la necessitàdi ribellarsi e nacque la resistenza dei partigiani, su cui è giusta-mente scritto che è fondata la nostra costituzione. Noi a quellepo-ca non ci consegnammo, mia madre non aveva il senso di legalitàspinta di mio padre ed entrammo in clandestinità e ci salvammo.E una mia prozia, Fanny Todesco fu portata via e caricata su queivagoni piombati, che Primo Levi ha così bene descritto, e lhannoriconosciuta alla stazione di Verona e poi di lei non sappiamo piùnulla; sappiamo solo che compare nella lista degli eliminati ad Au-schwitz: che minaccia per la razza poteva essere una buona si-gnora di novantanni che aveva speso tutta la sua vita per gli altrie tutti lo sapevano... Solo pochi coraggiosi non ruppero i rapporticon noi, dal prof. Giobatta Bonino, accademico del regno e fasci-sta dichiarato, che però ci aiutò più volte in momenti difficili, aldott. Della Monica, direttore della Casa Editrice Zanichelli, casa incui abitavamo, in via Irnerio al numero 34 e che ci nascose i mobi-li e le altre masserizie sotto i fusti di carta della casa editrice, aifrati dellAntoniano di Milano che ci sistemarono sotto falso nomein collegi per orfanelli. E anche nel dopoguerra il reinserimento fuuna cosa lunga e difficile. La persecuzione ebbe una lunga codaanche in tempi di ritrovata libertà e ancora oggi vale la pena di im-pegnarsi contro il razzismo che spesso ricompare sotto varie for-me e non solo per coloro che sono di razza ebraica.