Idrogeno, idrogeno!
Settori sempre più ampi dellopinione pubblica stanno assegnando allidrogeno un ruolo chiave nella soluzione delle problematiche dellinquinamento. Media e comunicatori infatti stanno energicamente proponendo il messaggio di grande impatto che bruciando lidrogeno si ottiene solo acqua pulita, addirittura da bere!
Peraltro, particolarmente nei centri urbani limpatto delle emissioni pone alle abitudini di trasporto e mobilità sempre maggiori limitazioni, che solo fino ad un certo punto potranno essere goliardicamente condivise. La classe politica sia a livello locale, sia nazionale, sia globale non può quindi sottrarsi a contribuire ad identificare soluzioni accettabili ed efficaci. Sintomo di questo disagio è lannuncio di poche settimane addietro del governatore della Lombardia che nella sua regione nel 2005 circoleranno solo auto ecologiche, e lauto allidrogeno viene individuata come soluzione concreta per un ambiente più pulito.
La vision sempre più diffusa in tutto il mondo che lidrogeno sia la fonte in grado di soddisfare in modo pulito ogni bisogno di energia è alla base dellattesa Hydrogen Economy.
Lentusiasmo popolare che circonda il futuro impiego dellidrogeno merita alcune riflessioni sulle tecnologie, sullinformazione e sul ruolo della comunità scientifica.
La
prima considerazione è che lidrogeno non è, almeno sulla terra, una risorsa
naturale, ma deve essere prodotto
e poi stoccato, trasportato, distribuito e trasformato in energia. Per la sua produzione
nelle quantità ed
a costi coerenti con gli usi energetici le fonti fossili sono di fatto le uniche
possibilità nei prossimi decenni. In
particolare il gas naturale è unabbondante risorsa energetica. In molti Paesi, tra
cui lItalia, si dispone già di
buone infrastrutture di distribuzione. Inoltre il gas naturale con il suo alto rapporto
idrogeno/carbonio resta la
più opportuna materia prima per la riduzione dei gas serra. Di fatto e per un lungo
periodo, ai fini della vettorializzazione
energetica idrogeno è sinonimo di gas naturale. Unulteriore possibilità di
ottenimento di idrogeno
è dal fondo del barile, materia di relativamente basso valore e da utilizzare
proficuamente.
Le tecnologie di produzione da fonti fossili via gas di sintesi sono disponibili a livello industriale da quasi un secolo. Nonostante lidrogeno prodotto da gas naturale sia di gran lunga il più economicamente vantaggioso, le tecnologie oggi disponibili hanno dei limiti per un impiego su scala globale in termini di capacità degli impianti, costo di investimento ed efficienza energetica. Inoltre, è vero che nelluso di idrogeno si ottiene solo acqua (o quasi), ma la coproduzione di CO2, partendo da fonti fossili, è inevitabile. In termini di riscaldamento globale, quindi, sarebbero da preferire i mega-impianti con possibilità di sequestrazione della CO2 da destinare al confinamento permanente nel sottosuolo (stoccaggio geologico). Ma questa opzione è attualmente molto costosa.
Si apre quindi lopportunità per la R&D di perseguire gli obiettivi di aumentare capacità dei singoli impianti, riducendo i costi di investimento ed i consumi energetici e sviluppare tecnologie che includano la sequestrazione della CO2 a costi contenuti. La decarbonatazione rende lenergia fossile equivalente allenergia rinnovabile nei confronti dellambiente e il mercato potrebbe orientarsi sulla soluzione più conveniente.
Peraltro le fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idrogeologico, gassificazione di biomasse ecc.) sono ancora lontane in termini di efficienza, costo e capacità installabile e sul nucleare gravano le perplessità tuttora vive di impatto ambientale oltreché di costi.
Una volta prodotto lidrogeno deve essere stoccato e trasportato/distribuito (o viceversa). Mentre la distribuzione è tecnicamente fattibile, ma richiede enormi investimenti in infrastrutture idonee e sicure, per lo stoccaggio in piccoli serbatoi alcune tecnologie sono in fase di sviluppo quali, per esempio, serbatoi a 350 (o addirittura 700) atmosfere o contenitori per idrogeno liquefatto o sorbenti solidi di varia natura (idruri, nanomateriali ecc.). Veramente determinante sarà la definizione dellultimo anello della catena tecnologica dellidrogeno cioè la produzione di energia distribuita sia per usi energetici diretti sia per il trasporto.
Attualmente la mancanza di un sistema accettato come standard limita di fatto lallocazione di idonei investimenti nelle costose infrastrutture necessarie ad unimponente transizione di combustibile.
Ritengo che sia un importante dovere della collettività scientifica informare lopinione pubblica (nonostante la tradizionale riluttanza italiana verso gli approfondimenti tecnici) che unenergia totalmente pulita, illimitata e senza costi non esiste, per evitare che si generi un brusco rigetto dellinnovazione quando ci si renderà conto che gli impianti di generazione debbono essere collocati vicino o dentro la propria casa o che si viaggia su un serbatoio di idrogeno a qualche centinaio di atmosfere.
Mi sembra opportuno che queste diverse prospettive emergano per tempo in modo da consentire agli stake-holders ed ai policy makers una scelta consapevole, condivisibile ed ottimizzata. Consapevolezza, per evitare che i media si ricordino bruscamente della tragedia dellHindenburg con la conseguente fine dellera dei dirigibili Zeppelin. Consapevolezza per generare consenso, senza cui non cè progresso tecnologico.
Domenico Sanfilippo
Altri contributi sul problema dell'idrogeno: Angelo Baracca vs. Edo Ronchi
Contributi sulla questione ambientale
84 - La Chimica e lIndustria - Maggio 2002