negli anni Cinquanta per il contributo diGiulio Natta e della sua scuola. Alcunitratti della chimica macromolecolare so-no comuni alla chimica molecolare clas-sica, e fra questi la conoscenza costrut-tiva della struttura degli alti polimeri.Però, mentre la chimica classica si ac-contentava di tendere alla sostituzionedelle sostanze naturali, la chimica ma-cromolecolare ha portato alla sostituzio-ne di materiali naturali, dalle fibre alcaucciù. Sono stati radicali anche i mu-tamenti a livello epistemologico, dove -per esempio - ad un valore unico, defini-torio, di peso molecolare è stata sosti-tuita una distribuzione statistica.Le origini della chimica supramolecolarevanno poste negli anni 1960-1970. Lasua fondazione fu canonizzata con ilpremio Nobel assegnato a Charles Pe-dersen, Jean-Marie Lehn e Donald Cramnel 1987, due americani e un francese,con il massimo contributo venuto comenel caso della chimica macromolecolaredallEuropa. È stato Lehn che ha elabo-rato molti punti fondamentali della chimi-ca supramolecolare, dandone anche unadefinizione diventata classica, in riferi-mento a più specie molecolari tenute in-sieme da forze intermolecolari [5]. I suc-cessivi sviluppi, particolarmente nella fo-tochimica supramolecolare dove primeg-gia il nostro Vincenzo Balzani, hannoesteso il dominio supramolecolare a tuttiquei sistemi dove le energie di interazio-ne fra le unità componenti sono piccolerispetto a tutti gli altri parametri energeti-ci pertinenti [6]. Citerò più oltre una diffe-renza storicamente assai significativa frachimica macromolecolare e chimica su-pramolecolare.Per quanto riguarda le teorie richiamatein Tabella 2, vi è stata una sincronia im-pressionante fra lo sviluppo della teoriaelettronica in chimica organica e la na-scita della teoria quantistica del legamechimico e degli orbitali molecolari. En-trambe le teorie furono proposte alla finedegli anni Venti e negli anni Trenta, e ciòche impressiona è la reciproca totale in-dipendenza. Robert Robinson prima,Christofer Ingold e Edward Hughes do-po, hanno elaborato i canoni interpretati-vi della mobilità elettronica e della reatti-vità in chimica organica a partire dal mo-dello di Lewis, e senza uso alcuno diconcetti quantistici. Questi concetti han-no avuto una funzione essenziale moltopiù tardi, nel 1966, quando Robert Wood-ward propose anche a nome del ventino-venne Roald Hoffmann le regole cheesplicitavano il rapporto fra struttura elet-tronica e diversa reattività a seconda diuneccitazione termica o fotochimica.La trasformazione del laboratorioUn particolare rilievo merita il mutamentoavvenuto nelle pratiche sperimentali apartire dagli anni Cinquanta [7]. Per mo-tivi strettamente legati allo sviluppo indu-striale, e in particolare alla transizionedal carbone al petrolio avvenuta durantela seconda guerra mondiale, negli StatiUniti la diffusione della strumentazionechimico-fisica (UV, infrarosso, spettro-metria di massa, Nmr) si realizzò con undecennio netto di anticipo rispetto allEu-ropa. Già nel 1956 il grande Woodwardpoteva affermare che nessuna tecnicapiù dellinfrarosso aveva maggiormentecambiato le procedure del chimico orga-nico, e prevedeva lenorme utilità dellaspettroscopia di risonanza magnetica, al-lora appena allorizzonte. Il processo ditrasformazione della composizione tec-nica del capitale investito nei laboratoriè andato avanti con rapidità maggioredella capacità di assimilazione da partedei componenti umani della chimica.Una certa perdita di professionalità colpìtutti quei chimici la cui vita di laboratorioruotava in varia misura intorno alla deter-minazione della struttura dei compostiorganici per via chimica, lunica fino adallora praticabile. Accanto alle tecnichespettroscopiche ebbero una funzionestraordinaria anche tecniche povere co-me le molte cromatografie, lelettroforesizonale, e i loro incroci.Laspetto cruciale di questa trasforma-zione, quello che ha avuto il maggioreimpatto sul destino della chimica, è statolaccesso dei chimici ad una seconda re-lazione epistemica, che fino ad allora erastata appannaggio esclusivo dei fisici odi una minuscola élitedi chimici.Nellambito della chimica classica ci sidoveva limitare alla determinazione diproprietà macroscopiche della sostanze(Tabella 3), ora i chimici potevano fareun uso liberale di informazioni sulle pro-prietà di oggetti microscopici, inclusi pre-ziosi dati stutturali ed energetici (Tabella2). La chimica classica si è mutata nellachimica contemporanea (attenzione, èun termine puramente cronologico) attra-verso lappropriazione della seconda re-lazione epistemica di Tabella 1.I mutamenti avvenuti nelle tecniche spe-rimentali sono essenziali per compren-dere la natura dei rapporti della chimicacon la biologia e con la fisica nella se-conda metà del Novecento.I rapporti con la biologiaI rapporti della chimica con la biologiadatano dalla nascita delle due discipline,a cavallo fra Settecento e Ottocento. NelNovecento possiamo distinguere almenoquattro tappe fondamentali. Nei primidue decenni del secolo scorso si assisteallaffermarsi della biochimica, con ricer-Precedente- Seguente60 - La Chimica e lIndustria - 85Tabella 2 - I principali eventi della chimica del NovecentoLe procedure conoscitiveI processi storiciOrizzonti conoscitiviNascita e sviluppo della chimica macromolecolareNascita e sviluppo della chimica supramolecolareTeorie fondamentaliSviluppo della teorie elettroniche in chimica organicaTeorie quantistiche del legame chimico e degli orbitali molecolariPratiche sperimentaliTrasformazioneTecniche di separazionedel laboratorioDeterminazione di proprietà microscopicheTabella 3 - I tratti fondamentali della chimica classicaLe procedure conoscitiveI tratti fondamentaliOrizzonti conoscitiviChimica molecolareConoscenza costruttiva della strutturaSostituzione delle sostanze naturaliControllo della reatività mediante catalisiTeorie fondamentaliTeoria atomico-molecolare, incluso il sistema periodicoTeoria della strutturaPratiche sperimentaliInterazione di sostanze con sostanzeDeterminazione di proprietà macroscopiche delle sostanze