Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinati

Eugenia Accusani di Retorto 

 

 

Parte 8 di 13

 

 

 

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6. CONTAMINANTI MICROBIOLOGICI

 

Gli studi sugli inquinanti degli ambienti interni di natura microbiologica sono cominciati relativamente prima rispetto agli studi sugli inquinanti chimici, probabilmente perché vi erano più conoscenze pregresse inerenti il mondo microbiologico.

Ne è una testimonianza la normativa italiana, che nel 1956, con il D.P.R. 303/56 stabilì le “Norme generali per l'igiene del lavoro”.

Le principali fonti di inquinamento microbiologico nei locali sono rappresentate dagli occupanti (uomo, animali, piante), dalla polvere (ottimo ricettacolo per i microrganismi), dalle strutture ed i servizi degli edifici (in particolare i servizi igienici). A queste fonti, si aggiungono gli umidificatori ed i condizionatori d’aria, dove la presenza di elevata umidità e l’inadeguata manutenzione facilitano l’insediamento e la moltiplicazione dei microrganismi, che poi vengono diffusi dagli ambienti dall’impianto di distribuzione dell’aria (ne è esempio eclatante la “Sindrome da Edificio Malato”).

Diversi studi hanno evidenziato che gli umidificatori di impianti centralizzati sono idonei terreni di coltura per batteri termofili e termoresistenti e serbatoi di endotossine batteriche. Negli umidificatori domestici si è riscontrata anche la presenza di funghi mesofili (A.A.V.V., 2002). Altri siti che possono costituire serbatoi di contaminanti biologici sono le torri di raffreddamento degli impianti di condizionamento, nonché i serbatoi e la rete distributiva dell’acqua ad uso domestico.

Nell’ultima decina d’anni si è prestata particolare attenzione, tra i contaminanti ambientali microbiologici, agli allergeni. L’aumento dei casi di asma registrati negli ultimi anni tra i bambini e gli adolescenti, soprattutto asma di tipo perenne e non legati alla stagione, hanno portato a considerare la sensibilizzazione agli allergeni (biologici e chimici) presenti negli ambienti interni (A.A.V.V., 2002).

Gli allergeni di origine biologica normalmente presenti nelle abitazioni domestiche, nei locali lavorativi e ad uso ricreativo, sono gli acari della polvere (o meglio le proteine delle loro particelle fecali), le proteine costituenti il pelo degli animali domestici, la forfora degli animali domestici, agenti contenuti nella saliva e nell’urina di questi, pollini, funghi, muffe, batteri e spore. Un’elevata umidità dell’aria e delle murature favoriscono la crescita di questi microrganismi. I biocontaminanti prodotti da animali domestici sono facilmente trasportabili dalle persone, perciò si diffondono anche in ambienti in cui solitamente non vi sono animali.

6.1 Inquinanti biologici nei locali lavorativi

Nei locali lavorativi, l’attenzione al rischio microbiologico, cominciò ad essere oggetto di normativa europea nel 1990, con la direttiva 90/679/CEE.

In Italia, nel 1994, il D.Lgs. 626/94, recepì tale norma europea, richiedendo la valutazione del rischio biologico da esposizione generica a microinquinanti.

Durante lo svolgimento delle attività lavorative quotidiane, i lavoratori possono essere esposti a microrganismi, patogeni o no, loro prodotti (es. tossine, feci), altri agenti biologici che possono essere causa dell’insorgere di allergie e/o effetti sensibilizzanti quali riniti allergiche, asma bronchiale, dermatiti atopiche, ecc… 

La trasmissione di malattie infettive può avvenire per contatto diretto tra soggetto e soggetto, o tramite l’aria, che diventa un veicolo di molti batteri, quali Legionella Pneumophila, alcune specie di Pseudomonas, Acinectobactor, Staphilococcus e Candida. Questi, infatti, si moltiplicano e si propagano negli impianti di condizionamento dell’aria e negli impianti idro-sanitari, determinando la possibilità di provocare epidemie di polmonite e altre gravi patologie (come già visto per la “Sindrome da Edificio Malato”).

Negli ambienti lavorativi possono essere, inoltre, presenti endotossine batteriche, composti della parete cellulare dei microrganismi Gram-negativi, che producono nell’uomo fenomeni febbrili.

I luoghi e le circostanze in cui i lavoratori possono essere esposti a microrganismi, o loro prodotti, o altri agenti biologici sono riassunti nella tabella 6.1.1:

Tab 6.1.1 Luoghi e circostanze di possibile esposizione per i lavoratori ad agenti biologici

AGENTE BIOLOGICO

LUOGO/CIRCOSTANZA

Acari della polvere e loro particelle fecali.

Archivi, locali polverosi.

Batteri coliformi fecali.

Utilizzo servizi igienici ed attività di pulizia degli stessi; impianti di depurazione acque; contatto con acqua nebulizzata contaminata.

Microrganismi vari (patogeni e non).

Discariche; raccolta e trasporto rifiuti urbani;

rifiuti delle mense aziendali/scolastiche.

Microrganismi patogeni (es. batteri come Legionella pneumophila, virus, muffe, funghi) ed altri agenti biologici (acari della polvere, pollini) presenti nell’aria e/o in impianti di aerazione/condizionamento.

Locali con impianto di condizionamento non sottoposto a manutenzione periodica; locali ove i filtri dei condizionatori non sono periodicamente sostituiti; contatto più o meno ravvicinato con persone; vetture con filtri dell’aria non periodicamente sostituiti e/o senza filtri antipolline; presenza nei locali di piante con pollini allergizzanti.

Microrganismi patogeni (es. Salmonella) presenti in impianti idrici.

Utilizzo a scopo potabile di acqua inquinata e/o che transita in tubazioni non sottoposte a periodica manutenzione e disinfezione.

Microrganismi vari (patogeni e non) altri agenti biologici (acari della polvere, pollini).

Locali con moquette, tappeti e tendaggi non regolarmente puliti; contatto con acqua nebulizzata contaminata.

Microrganismi vari, patogeni e non, (batteri, parassiti) e altri agenti biologici (es. pollini, tossine).

Contatto con animali vari.

Tossine.

Contatto con insetti (punture).

Microrganismi vari (patogeni e non).

Utilizzo/contatto con sostanze contaminate (acqua tecnologica, olio, emulsioni, sangue, saliva, ecc...).

 

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