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Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinatiEugenia Accusani di Retorto
Parte 3 di 13
3.VALORI GUIDA PER GLI INQUINANTI DEGLI AMBIENTI INTERNI
3.1 Valori guida ed unità di misura per la qualità dell’aria degli ambienti interni
Nel 1987, l’organizzazione internazionale WHO (World Health Organization) pubblicò delle linee guida e dei valori limite di soglia per singoli agenti nell’aria degli ambienti interni (WHO, 1987). In particolare determinò le linee guida ed i fattori di rischio (cancerogeno od altro) per circa 25 elementi, in base anche al tempo di esposizione alla sostanza (CEN, 1996).
Nel 1989, l’ASHRAE, nella normativa statunitense ASHRAE 62-1989, definì l’aria accettabile quando “non siano riscontrabili sostanze inquinanti in concentrazioni pericolose ed in cui la grande maggioranza, 80% o più delle persone presenti, si trovi nelle condizioni di soddisfazione” (ASHRAE, 1996).La qualità dell’aria degli ambienti interni può, perciò essere misurata considerando l’aria dei locali o il livello di soddisfazione degli occupanti.
Dalla metà degli anni ‘70, negli Stati Uniti, l’ACGIH (American Conference of Governmental Industrial Hygienists) cominciò a pubblicare annualmente i Valori Limite di Soglia - TLV (“Threshold Limit Value”), per sostanze chimiche ed agenti fisici e gli IBE (Indici Biologici di Esposizione) (AIDII, 1997). L’ACGIH, i cui valori sono ripresi in toto dall’AIDII (Associazione Italiana Degli Igienisti Industriali), prevede tre categorie di Valori Limite di Soglia1 – TLV (AIDII, 1997; ACGIH, 2002), riportate nella tabella 3.2.1:
I TLV-TWA consentono escursioni al di sopra del limite, purchè queste vengano compensate durante la giornata lavorativa da escursioni equivalenti al di sotto dello stesso. L’ampiezza del superamento del TLV per brevi periodi di tempo senza danni per la salute dipende da diversi fattori come: la natura della sostanza e la sua capacità di causare ad alte concentrazioni, anche per brevi periodi di esposizione, intossicazioni acute; la frequenza dei periodi di esposizione; l’esistenza di effetti cumulativi (AIDII, 1997; ACGIH, 2002). Per alcune sostanze, quali gas irritanti, riveste importanza particolare la sola categoria TLV-C; per altri agenti possono essere importanti due o tre categorie di TLV, a seconda della loro azione fisiologica. È sufficiente che uno qualsiasi dei tre TLV venga superato per presumere che esista un potenziale rischio di esposizione per la sostanza in questione.2
Le norme tecniche di riferimento per effettuare i prelievi di campioni d’aria degli ambienti interni sono riportate nell’ALLEGATO 1.
3.3 Ambienti ricreativi e locali lavorativi dove la permanenza non supera le otto ore giornaliere
Nel 1996, il CEN stabilì i valori soglia per i luoghi di lavoro, cinema, teatri ed altri locali ricreativi dove la permanenza non supera le otto ore al giorno e gli occupanti sono adulti in buona salute. I valori soglia, relativamente alti, sono definiti dalla concentrazione massima ammissibile: concentrazione che può essere superata se il periodo occupazione del locale è minore di otto ore (CEN, 1996).
Nel 1996, il CEN stabilì, inoltre, i valori soglia per gli ambienti domestici o residenziali, dove gli occupanti sono anche bambini, anziani, malati e la permanenza arriva alle 24 ore al giorno. I valori soglia, inferiori a quelli degli ambienti ricreativi e dei locali lavorativi dove la permanenza non supera le otto ore giornaliere, sono definiti dalla concentrazione interna accettabile: concentrazione alla quale non si osservano effetti negativi sull’uomo, ovvero questi effetti sono trascurabili (CEN, 1996). Le unità di misura utilizzate per la misura della percezione sensoriale sono riportate nella tabella 3.4.1:
In tutte le misure della qualità dell’aria riferite agli occupanti dei locali, sono sempre stati utilizzati dei questionari e si sono prese in considerazione reazioni allergiche o stati di malessere, analisi cliniche, risposte date da visitatori occasionali presenti nei locali. La maggior parte degli agenti irritanti, infatti, agisce sull’olfatto e la vista. (Bocchio & Masoero, 1992; CEN,1996).
Negli anni ’80, negli studi sulla qualità dell’aria degli ambienti interni, si cercò di differenziare gli agenti inquinanti chimici provenienti dall’ambiente esterno, da quelli prodotti dai normali processi metabolici e dalle attività degli occupanti.
4.1 Inquinanti provenienti dall’ambiente esterno
Gli agenti inquinanti provenienti dall’ambiente esterno, immessi nell’atmosfera principalmente dagli autoveicoli e dagli impianti industriali, sono stati così raggruppati:
Nello studio della qualità dell’aria degli ambienti interni devono essere considerati anche gli agenti esterni, in quanto in qualsiasi ambiente abitato dall’uomo si verifica sempre uno scambio di aria con l’ambiente esterno, per cause naturali non controllate (infiltrazioni ed exfiltrazioni attraverso le aperture dell’involucro edilizio), o per effetto di sistemi di ventilazione. Perciò, è possibile riscontrare negli ambienti interni tutti gli agenti inquinanti esterni, in concentrazioni inferiori o prossime a queste (Bocchio & Masoero, 1992). Per gli edifici dotati di ventilazione meccanica risulta, inoltre, importante la localizzazione delle prese d’aria esterna, per evitare interazioni con emissioni inquinanti localizzate, come gli scarichi di autoveicoli se l’edificio è ubicato in una zona di traffico intenso (Bocchio & Masoero, 1992).
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