Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinati

Eugenia Accusani di Retorto 

 

Parte 5 di 13

Ritorna alla home page

 

 

5. PATOLOGIE DA INQUINANTI CHIMICI

5.1 Classificazione degli inquinanti chimici degli ambienti interni in base alle patologie causate

Ripercorrendo i differenti studi inerenti le patologie causate dagli inquinanti chimici, si nota come le conoscenze si siano accresciute nel tempo: agenti solo sospettati di cancerogenità, sono stati esplicitamente definiti tali; si sono sempre più correlati sintomi sanitari con la presenza, in determinate concentrazioni, di specifici inquinanti; si sono individuate sempre più sostanze irritanti ed allergizzanti; altre sono state definite sensibilizzanti ed altre ancora pericolose in quanto possono essere assorbite attraverso la cute integra.

Varie organizzazioni, sia internazionali che italiane, hanno proposto linee guida e standard di riferimento: l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità); la WHO (World Health Organization); l’ACGIH (American Conference of Governmental Indusrial Hygienist); l’AIDII (Associazione Italiana Degli Igienisti Industriali), che riprende in toto le proposte dell’ACGIH, la European Concerted Action; l’ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers), che in molti studi confronta i valori proposti dalle diverse associazioni.

Dagli anni’80, l’ACGIH cominciò a classificare, in base agli studi circa la cancerogenità delle varie sostanze, i differenti inquinanti in 4 categorie (tabella 5.1.1). Data la difficoltà a reperire dati epidemiologici, la relativa scarsità di studi in merito e l’importanza di tutelare la salute umana, accanto alle proprie classificazioni, l’ACGIH ha sempre riportato anche le eventuali classificazioni di altre associazioni discordanti con le proprie (es. agenti classificati come cancerogeni da una e non dall’altra).

 

Tab. 5.1.1 Classificazione ACGIH

Classe

Definizione

A1 - Carcinogeno riconosciuto per l’essere umano

L’agente è risultato carcinogeno per l’essere umano sulla base dei risultati di studi epidemiologici, o di evidenza clinica convincente, in esposti umani.

A2 – Carcinogeno sospetto per l’essere umano

L’agente è risultato carcinogeno in animali da esperimento. Gli studi epidemiologici disponibili sono controversi o insufficienti per confermare un incremento del rischio di cancro per le persone esposte.

A3 – Carcinogeno per l’animale

L’agente è risultato carcinogeno in animali da esperimento ad una dose relativamente elevata o per vie di somministrazione, in siti di tipo istologico o per meccanismi che non vengono considerati rilevanti per i lavoratori esposti. Gli studi epidemiologici disponibili non confermano un incremento del rischio di cancro per le persone esposte. Le conoscenze disponibili suggeriscono come improbabile che l’agente causi il cancro nell’essere umano, se non in improbabili e non comuni situazioni di esposizione.

A4 – Non classificabile come carcinogeno per l’essere umano

Attualmente non esistono dati o quelli esistenti sono inadeguati per classificare l’agente per quanto riguarda la cancerogenità per l’essere umano e/o animali.

A5 – Non sospetto carcinogeno per l’essere umano

L’agente non è ritenuto carcinogeno per l’essere umano, sulla base degli studi epidemiologici appropriatamente condotti sull’uomo. Questi studi sono stati condotti su un periodo sufficientemente prolungato, tengono conto di storie espositive affidabili, di dosi sufficientemente elevate ed evidenza statistica adeguata per concludere che l’esposizione all’agente non comporta un rischio significativo di cancro per l’essere umano, L’evidenza di scarsa cancerogenità nelle prove su animali viene considerata se supportata da altri dati pertinenti.

(AIDII, 1997)

 

Dal 1991, l’ACGIH cominciò ad utilizzare alcune sostanze anche come Indicatori Biologici di Esposizione, dai quali derivano gli Indici Biologici di EsposizioneIBE (tabella 5.1.2):

 

Tab. 5.1.2 Indicatori Biologici di Esposizione e Indici Biologici di Esposizione - IBE

Classe

Caratteristiche

Indicatore Biologico di Esposizione

L’indicatore può essere la stessa sostanza chimica, il/i suo/i metabolita/i, o un cambiamento reversibile caratteristico provocato dalla sostanza chimica. La misura può essere effettuata nell’aria espirata, nelle urine, nel sangue, o in altri campioni biologico prelevati sul lavoratore esposto. A seconda dell’indicatore, del campione scelto e del periodo di prelievo, la misura fornisce indicazioni circa l’intensità dell’esposizione recente, l’esposizione media giornaliera, o l’esposizione cronica cumulativa. L’Indicatore Biologico di esposizione india la sostanza od il metabolita da ricercare.

Indici Biologici di Esposizione (IBE)

Gli IBE rappresentano valori di riferimento da utilizzare come guida nella pratica dell’igiene industriale per la valutazione dei rischi per la salute. Rappresentano i valori del livello dell’indicatore che, con elevata probabilità, è possibile riscontrare in campioni prelevati su lavoratori sani, esposti a livelli di concentrazione nell’aria dell’ordine di grandezza del TLV – TWA. Gli IBE si riferiscono, infatti, ad esposizioni di otto ore per cinque giorni alla settimana. Tali indici, comunque, non rappresentano una linea di demarcazione netta fra esposizione pericolosa o non pericolosa a causa della variabilità biologica. I risultati delle misure individuali, infatti, possono superare gli IBE senza che vi sia un aumento del rischio per la salute. L’Indice Biologico di Esposizione rappresenta il TLV biologico.

(AIDII, 1997)

 

Nel 2002, l’ACGIH inserì altre due tipologie di classificazione:

 

Tab. 5.1.3 Classificazione integrativa ACGIH 2002

Classe

Definizione

Sensibilizzante

Il soggetto esposto all’agente chimico, subisce una sensibilizzazione permanente.

Viene assorbito attraverso la cute integra

L’agente (cancerogeno, mutageno, sensibilizzante, irritante, ecc) può essere assorbito anche attraverso la cute integra, per cui sono necessarie delle misure di protezione adeguate.

(ACGIH, 2002)

 

Dalla fine degli anni ’60, l’Europa, classificò le sostanze chimiche ed i preparati ritenuti pericolosi per la salute dei lavoratori nella Direttiva 67/548/CEE. Tale direttiva impose che sull’etichetta e sulla scheda di sicurezza di tali sostanze e preparati fossero riportate le idonee frasi di rischio “R”3, i consigli di prudenza “S”4 ed i simboli di pericolo5, indicando, così, al lavoratore i pericoli per la salute ed i comportamenti da tenere maneggiando tali sostanze. Le frasi “R” sono riportate nell’ALLEGATO 2.

In particolare, il pericolo di cancerogenità è indicato, ancora oggi, dalle frasi di rischio:

Ø R40: Possibilità di effetti cancerogeni – prove insufficienti;

Ø R45: Può provocare il cancro;

Ø R49: Può provocare il cancro per inalazione.

 

Nel 1994, in Italia, in recepimento della Direttiva 67/548/CEE venne emanato il D.Lgs. 626/94, specifico per la protezione dei lavoratori dagli agenti chimici, al quale seguirono integrazioni e modifiche, il D.Lgs. 25/2002, il D.M. 26/02/2004.

Per quanto riguarda lo specifico rischio cancerogeno, negli anni ’70, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro (IARC), cominciò a classificare le sostanze in quattro gruppi (tabella 5.1.4):

 

Tab. 5.1.4 Classificazione IARC

Classe

Definizione

Gruppo I: sostanza cancerogena per l’essere umano

L’evidenza delle conoscenze è sufficiente per concludere che esiste una relazione causa-effetto, tra l’esposizione alla sostanza in esame e la comparsa di tumori nell’essere umano.

Gruppo 2a: sostanza probabilmente cancerogena per l’essere umano

Nonostante vi sia sufficiente evidenza di cancerogenità in campo sperimentale, l’evidenza di cancerogenità per l’essere umano è ancora limitata.

Gruppo 2b: sostanza possibilmente cancerogena

I) L’evidenza di cancerogenità per l’essere umano è limitata, mentre in campo sperimentale è per ora insufficiente;

II) L’evidenza di cancerogenità per l’essere umano è inadeguata con:

a) evidenza sufficiente nell’animale da esperimento

b) evidenza limitata nell’animale con altri dati a supporto.

Gruppo 3: sostanza non classificabile come cancerogena per l’essere umano

I dati epidemiologici non sono sufficienti per classificare la sostanza cancerogena per l’essere umano.

Gruppo 4: sostanza probabilmente non cancerogena per l’essere umano

I dati epidemiologici portano a pensare che la sostanza non sia cancerogena per l’essere umano.

( http://www.iarc.fr):

 

Dal 1972 al 2002 l’Agenzia ha catalogato 88 sostanze cancerogene di Gruppo I; 64 sostanze di Gruppo 2a; 236 sostanze di Gruppo 2b; 496 sostanze di Gruppo 3; 1 sola sostanza di Gruppo 4 ( http://www.iarc.fr): .

 

5.2 Le differenti Linee Guida proposte

La tabella 5.2.1 riporta una selezione di linee guida, che l’ASHRAE propose nel 1996, per alcuni inquinanti normalmente presenti negli ambienti interni e con effetti negativi sulla salute umana.

Tab. 5.2.1 Selezione di linee guida per alcuni inquinanti

Agente

Fonti tipiche

Livello di interesse

Commento

CO

Apparecchi di combustione ventilati o no; ambiente esterno.

3 ppm oltre il valore esterno (livello di allerta)

9 ppm (livello sanitario)

Il livello di allerta indica una concentrazione interna anormale: si consiglia di determinare le possibili fonti.

Il livello sanitario si basa su effetti su persone con malattie alle coronarie, con una esposizione media di 8 ore.

Formaldeide

Prodotti di legno pressato; mobilio e arredi.

120 mg/m3

(0,1 ppm)

Basato su effetti irritativi in persone sensibili, 30’ di esposizione (WHO)

Pb

Aria esterna; minio.

1,5 mg/m3

Basato su effetti negativi per le funzioni neurofisiologiche dei bambini, esposizione media per 3 mesi (WHO: 0,5 -1 mg/m3 per un anno)

NO2

Fughe di gas da apparecchi di combustione ventilati o no; parcheggi coperti; ambiente esterno.

100 mg/m3

Basato sulla protezione preventiva contro effetti respiratori, esposizione media per un anno.

Odori

Occupanti; cotture di cibi; fonti di COV; aria esterna.

Accettabilità dichiarata dall’80% o più degli occupanti.

La concentrazione della CO2 può essere usata come un surrogato se la fonte sono occupanti. Per altre fonti è consigliabile controllarne la concentrazione.

O3

Fotocopiatrici e macchinari da ufficio;

aria esterna.

100 mg/m3

(50 ppb)

Basato sulla potenzialità di effetti cronici o acuti; 8 ore di esposizione (WHO).

Particolato

Polvere; fumo; deterioramento dei materiali; aria esterna.

50 mg/m3

Basato sulla protezione da patologie respiratorie per evitare il peggioramento dell’asma; tempo di esposizione medio: 1 anno; non cancerogeno.

SO2

Stufe a kerosene non ventilate; aria esterna.

80 mg/m3

Basato sulla protezione da patologie respiratorie per evitare il peggioramento dell’asma; tempo di esposizione medio: 1 anno.

COV (Composti Organici Volatili)

Arredi e materiali da costruzione nuovi; prodotti deteriorabili; materiali per alimenti; aria esterna.

< 300mg/m3 (rari insoddisfatti);

300-3000 mg/m3 (possibili insoddisfatti);

> 3000mg/m3 (insoddisfatti).

Odori e risposte irritanti a composti organici sono altamente variabili. Le tre linee guida per i COV rappresentano il range dove odori e reazioni irritanti sono rari (comfort), diventano significanti (passaggio dal comfort al discomfort), sono frequenti (discomfort).

(ASHRAE, 1996, modificata).

Nel 1996, l’ASHRAE definì l’aria degli ambienti interni “accettabile dalla maggior parte degli occupanti” quando, in tali ambienti, le condizioni termiche rispettano la normativa ASHRAE Standard-55; il tasso di ventilazione esterna è uguale o superiore al minimo richiesto; i livelli di contaminanti interni sono sufficientemente bassi da impedire crescite batteriche; gli inquinanti riportati nella tab. 5.2.1 sono inferiori alle linee guida.

all’inizio degli anni ’90, in Italia, l’AIDII (Associazione Italiana Degli Igienisti Industriali) cominciò ad utilizzare gli stessi TLV proposti dall’ACGIH per considerare, in seguito a campionamenti effettuati negli ambienti lavorativi, qualità dell’aria di tali locali “buona”, “accettabile” o “scadente”.

La tabella 5.2.2 riporta un confronto delle linee guida e degli standard proposti per gli ambienti interni dalla WHO per l’Europa e dall’ACGIH per gli USA, nel 1996.

 

Tab. 5.2.2 Confronto delle linee guida e degli Standard proposti per gli ambienti interni nel 1996

Agente inquinante

WHO/ Europe

ACGIH

Formaldeide

0,081 ppm (30’)

0,3 ppm (TLV-STEL)

CO2

/

5.000 (TLV-TWA) –

30.000 ppm (TLV-STEL)

CO

87 ppm (15’) - 52 ppm (30’)

26 ppm (1h) - 8,7 ppm (8 h)

25 ppm (TLV-TWA)

NO2

0,2 ppm (1 h) - 0,08 ppm (24 h)

3 - 5 ppm (TLV-STEL)

Particolato respirabile <2,5µm

/

3 mg/m3 (TLV-TWA)

Particolato inalabile <10µm

/

10 mg/m3 (TLV-TWA)

Particolato totale

/

/

Pb

0,5 - 1 µg/m3 (1 anno)

0,05 mg/m3 (TLV-TWA)

(ASHRAE, 1996, modificata).

Dal 1996 al 2002, non sono tanto variati i valori dei TLV, degli IBE o altre linee guida proposte per gli inquinanti degli ambienti interni, quanto, si sono fatte delle modifiche o sono in atto delle proposte di modifica, relativamente alle note sugli effetti di tali inquinanti sulla salute umana (cancerogeno, sospetto tale, irritante, ecc.). Con l’approfondimento degli studi ed il maggior numero dei dati epidemiologici, sono aumentate sia le sostanze per le quali si è riconosciuto un effetto sensibilizzante (cioè una sensibilizzazione permanente sulla persona), sia quelle per le quali si è appurato che possono essere assorbite attraverso la cute integra.

 

<Precedente |Indice| Seguente>