1 Indice CI - Aprile 2001 .      . .      . cyan •   magenta •   yellow •   black I l  mare  rappresenta  la  più  importante fonte di produzione di materia organica e un’immensa riserva di cibo, acqua ed ossigeno. L’espansione della popolazio- ne  umana  ha  creato  una  crescente “pressione”  soprattutto  lungo  la  fascia costiera dei paesi più industrializzati. Pri- ma che fossero varate convenzioni inter- nazionali per la tutela dell’ambiente ma- rino, il mare era il recapito finale di rifiuti, ritenendo illimitata la sua capacità auto- depurativa.  Il  degrado  dell’ecosistema marino e lo sfruttamento irrazionale delle sue  risorse  sono  state  la  conseguenza di una richiesta crescente di spazio, cibo e materie prime. L’eccessivo sfruttamen- to di risorse rinnovabili (acqua e pesca- to)  e  non  rinnovabili  (combustibili  e  mi- nerali) ha creato situazioni di squilibrio e conflitti tra biosfera e tecnosfera. Il mare ha  reagito  a  questo  con  il  crollo  della produzione  ittica  e  la  perdita  di  “attratti- vità”  soprattutto  delle  coste.  La  conser- vazione dell’ambiente marino non si de- ve limitare alla protezione di aree deter- minate  o  alla  salvaguardia  di  specie  in estinzione,  ma  presuppone  una  politica generale di risanamento, di salvaguardia della  biodiversità,  di  lotta  agli  inquina- menti e di corretta gestione delle risorse naturali.  La  biodiversità  è  una  proprietà dei  sistemi  biologici  ed  è  indice  della complessità ambientale. Nel mare, la ri- duzione della biodiversità è un problema meno  appariscente  e  meno  accessibile ai mass media. La complessità dell’eco- sistema e il gran numero di variabili che ne determinano le modifiche (incremen- to  demografico,  diminuzione  delle  risor- se, ecc.) dimostrano che lo sviluppo so- stenibile  deve  fondarsi  su  azioni  non esclusivamente  scientifiche,  ma  anche giuridiche e politiche. Occorre, in definiti- va, tradurre i risultati della ricerca scien- tifica in strategie globali e strumenti tec- nici  e  legislativi  a  livello  internazionale. L’eccessivo sfruttamento delle risorse it- tiche  (overfishing),  per  esempio,  è  un problema che genera dispute internazio- nali e può scatenare conflitti tra vari pae- si, come nel caso della “guerra del mer- luzzo” tra gli alleati della Nato, Islanda e Gran Bretagna. Anche con interventi in- ternazionali possono però occorrere an- ni  prima  che  si  ricostituiscano  risorse gravemente depauperate. Se lo sviluppo sostenibile è inteso come gestione equi- librata di risorse senza che se ne pregiu- dichi  la  disponibilità  per  le  generazioni future, ecco che ci si pone l’interrogativo di  quali  siano  e  di  come  programmare azioni  adatte  per  raggiungere  questo obiettivo.  In  questi  anni  l’uomo  è  diven- tato  cosciente  degli  stress  ambientali prodotti;  è  emersa  però  la  consapevo- lezza  della  scarsa  conoscenza  delle  di- namiche  ambientali.  Spesso  si  sono scoperti i limiti della sostenibilità del pia- neta solo dopo emergenze o disastri av- venuti.  Molte  sono  ancora  le  domande cui  non  sappiamo  dare  risposta:  ad esempio, quale è il punto in cui un pro- gressivo disboscamento comincia ad al- terare l’andamento globale del clima? In di Nicola Cardellicchio Una riflessione sulle problematiche ambientali riguardanti il mare, mette in risalto la necessità di “azioni politiche internazionali” per uno sviluppo sostenibile. La complessità dell’ecosistema, l’incremento demografico e la diminuzione delle risorse dimostrano che lo sviluppo sostenibile deve fondarsi su azioni non solo scientifiche, ma anche giuridiche e politiche. Attualità Salvaguardia dell’ambiente marino Nicola  Cardellicchio,  CNR  -  Istituto  Speri- mentale  Talassografico  -  Via  Roma,  3  - 74100 Taranto - card@istta.le.cnr.it. quale misura i livelli d’inquinamento de- gli  oceani,  usati  come  recapito  finale  di rifiuti, cominciano ad indebolire la capa- cità  di  rigenerazione  delle  risorse?  In quale momento la quantità di metalli pe- santi che circolano nell’ambiente diventa un  pericolo  per  la  salute  degli  abitanti del  globo?  Un  altro  tema  importante  è quello dei rifiuti. La capacità della Terra di  assorbire  rifiuti  è  ormai  limitata.  Nei paesi più ricchi la necessità di evitare le conseguenze ambientali di un eccessivo scarico di rifiuti ha prodotto una vasta le- gislazione  volta  a  limitarne  la  diffusione ambientale. È però emersa la tendenza a  collocare  nuovi  impianti  industriali  in zone  del  mondo  in  cui  la  legislazione  è meno rigorosa. I paesi in via di sviluppo hanno cominciato a vendere la loro “ca- pacità  di  assorbire  rifiuti”,  come  risorsa da sfruttare nell’ambito dello sforzo com- petitivo  per  attrarre  nuovi  investimenti dalle  società  multinazionali.  In  questo contesto, è necessario però che i paesi più ricchi aumentino i sussidi ai paesi più poveri per finanziare sistemi antinquina- mento che questi ultimi potrebbero, altri- menti, ritenere superflui. L’inquinamento degli  oceani,  anche  in  aree  remote,  di- mostra come lo scarico di inquinanti ab- bia influenza su tutta la biosfera. Di fron- te ad un sistema così complesso, in cui la popolazione è in continua espansione mentre  le  risorse  diventano  oggetto  di contese,  non  è  possibile  concepire  uno sviluppo  sostenibile  senza  azioni  politi- che  a  livello  internazionale.  Il  momento “regionale”  della  sostenibilità,  con  la  ri- duzione  dei  conflitti  socio-economici  lo- cali, deve essere pertanto solo un aspet- to di un quadro più generale. Cercando una relazione più armoniosa con la natu- ra,  la  società  globale  che  sta  nascendo dovrà  fondare  una  nuova  etica  che  dia più  importanza  all’armonia  tra  uomo  e natura  e  meno  al  dominio  dell’uomo  su di essa. In questo contesto, la Chimica è una scienza formidabile capace di inter- pretare i fenomeni ambientali e di fornire strumenti  operativi  per  il  miglioramento della qualità della vita.