Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinati

Eugenia Accusani di Retorto 

 

 

Parte 9 di 13

 

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7. Una panoramica sulla normativa italiana

Dal 1956, la normativa italiana si occupò di tutelare la salubrità negli ambienti lavorativi, con il DPR 303/56. In realtà, però, solo con il D.Lgs. 626/94, e successive integrazioni e modifiche (soprattutto il D.Lgs. 25/2000), si fece effettivamente un discorso organico sugli inquinanti chimici negli ambienti lavorativi, le relative concentrazioni e patologie, considerando inoltre, in modo efficace, gli aspetti sanzionatori per il datore di lavoro inadempiente. Mentre, negli Stati Uniti, in Giappone, in Canada alcune direttive tecniche erano state inserite nella normativa per la tutela della salute dei lavoratori, già dagli anni ’80 (Malfa, 1987).

Per quanto riguarda i valori limite degli inquinanti degli ambienti lavorativi, solo con il recentissimo Decreto Ministeriale del 26 febbraio 2004, «Definizione di una prima lista di valori limite indicativi di esposizione professionale agli agenti chimici», sono state rese oggetto di norma delle precise concentrazioni limite d’inquinanti. Le normative precedenti, invece, hanno sempre fatto riferimento agli studi, aggiornati in itinere, delle associazioni internazionali ed italiane esperte in tale campo, come l’ACGIH e l’AIDII, senza però stabilire esplicitamente le concentrazioni limite degli inquinanti.

Nella tabella 7.1 sono riportate le principali normative italiane in materia di salubrità degli ambienti lavorativi.

Tab. 7.1 Breve panoramica legislativa

Ø Decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, «Norme generali per l'igiene del lavoro». (Pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 30 aprile 1956, n. 105).

Ø Legge 11 novembre 1975, n. 584 «Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico». (Pubblicata su G.U. n.322., 5 dicembre 1975).

Ø Decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, «Attuazione delle direttive 80/1107/CEE, 82/605/CEE, 83/477/CEE, 86/188/CEE e 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art.7 della legge 30 luglio 1990, n.212» (S.O. n. 53, alla G.U. n. 200 del 27 agosto 1991).

Ø Decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, «Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989, in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative ai dispositivi di protezione individuale» (S.O. alla G.U. n. 289 del 9 dicembre 1992).

Ø Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive integrazioni e modifiche (D.Lgs. 242/96 e seguenti) «Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro». (S. O. n. 141 alla G.U. 12 novembre 1994, n. 265)

Ø Decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro. (S.O. n. 9 alla G.U. n. 21 del 26 gennaio 1995).

Ø Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 14 dicembre 1995, «Divieto di fumo in determinati locali della pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici». (Pubblicata su G.U. n.11 del 15 gennaio 1996).

Ø Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997, «Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l’individuazione degli organi operanti nella materia della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro».

Ø Decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 66, «Attuazione delle direttive 97/42/CE e 1999/38/CE, che modificano la direttiva 90/394/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro». (Pubblicato su G.U. n. 70 del 24 marzo 2000).

Ø Decreto legislativo 2 febbraio 2002, n. 25, «Attuazione della direttiva 98/24/CE sulla protezione della salute dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro». (Pubblicato su S.O. n. 40 alla G.U. n. 57 del 8 marzo 2002).

Ø Legge 16 gennaio 2003, n. 3 e successive integrazioni e modifiche (L. 306/2003 e seguenti) «Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione».

Ø Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2003, «Attuazione dell’art. 51, comma 2 della Legge del 16 gennaio 203, n.3, come modificato dall’art.7 7 della legge 21 ottobre 2003, n. 306 in materia di tutela della salute dei non fumatori».

Ø Decreto Ministeriale del 26 febbraio 2004, «Definizione di una prima lista di valori limite indicativi di esposizione professionale agli agenti chimici». (Pubblicato su G.U. n. 54 del 10 marzo 2004).

(Gigante. R., 2000; htpp://www.reteambiente.it; http://www.amblav.it)

 

7.1 Esposizione al fumo passivo

Per quanto riguarda l’esposizione al fumo passivo, la prima legge italiana fu emanata nel 1975. Fino al 1994, però, l’argomento non venne ripreso. Da allora, sono state pubblicate diverse norme in materia (tabella 7.1.1).

Tab. 7.1.1 Legislazione in materia di fumo passivo

Ø L. 584/75, D.P.C.M. 14/12/95 e successive integrazioni: divieto esplicito di fumo negli ambienti chiusi di proprietà della pubblica amministrazione, nei locali utilizzati dalla pubblica amministrazione e da aziende pubbliche, in qualsiasi locale aperto al pubblico.

Ø D.Lgs. 626/94: obbligo del datore di lavoro di far sì che tutti i lavoratori che operano in ambienti chiusi dispongano di aria “salubre” in quantità sufficiente a seconda delle attività svolte; licenza al datore di lavoro di disporre il divieto di fumo in qualsiasi locale di lavoro ove siano presenti fumatori e non fumatori.

Ø D.Lgs. 25/2002: obbligo del datore di lavoro di valutare tutti i rischi per i lavoratori derivanti dall’esposizione ad agenti chimici (quindi anche il fumo passivo).

Ø L. 3/2003 e D.P.C.M. 23/12/2003: tutela della salute dei non fumatori.

Ø D.M. 26/02/2004: valori limite di esposizione agli agenti chimici (quindi anche a quelli contenuti nel fumo passivo).

(Gigante. R., 2000; htpp://www.reteambiente.it; http://www.amblav.it)

 

8. CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

 

Osservando la tabella 8.1, che riporta una valutazione quantitativa dell’impatto sulla salute della popolazione italiana e dei costi diretti per l’assistenza sanitaria attribuibili ogni anno agli inquinanti degli ambienti confinati, emerge quanto questo sia un problema considerevole, non solo dal punto di vista etico e legale (garantire a tutti il diritto alla salute), ma anche economico.

 

Tab. 8.1 Valutazione quantitativa dell’impatto sulla salute della popolazione italiana

Inquinante

Malattia

Impatto sanitario

Costi diretti (€)

Allergeni (acari, muffe, forfore animali)

Asma bronchiali (bambini/adolescenti)

> 160.000 casi prevalenti/anno

> 80 milioni

Radon

Tumore del polmone

1.500 – 6.000 decessi/anno

25 – 105 milioni

Fumo di tabacco ambientale (fumo passivo)

Asma bronchiali (bambini/adolescenti)

> 30.000 casi prevalenti/anno

> 15 milioni

Infezioni acute delle vie aeree inferiori e superiori

> 50.000 nuovi casi /anno

Non valutabile

Tumore del polmone

> 500 decessi/anno

> 9 milioni

Infarto del miocardio

> 900 decessi/anno

> 7,5 milioni

Benzene

Leucemia

36 - 190 casi /anno

0,5 – 3,5 milioni

Monossido di carbonio (CO)

Intossicazione acuta da CO

> 200 decessi/anno

0,5 milioni

(A.A.V.V., 2002)

 

Come si è potuto notare, gli studi e le ricerche sugli inquinanti degli ambienti confinati, siano essi locali lavorativi, ricreativi o abitazioni, e degli effetti di tali inquinanti sulla salute umana, sono piuttosto recenti: all’incirca risalgono ad una trentina di anni fa.

La normativa specifica è ancora più recente (1994), soprattutto quella italiana, anche se già nel 1956, con il DPR 303/56, si parla di “Norme generali per l’igiene del lavoro”.

Nel redigere questo elaborato, la difficoltà maggiore è stata reperire delle linee guida relative alle 8 ore lavorative. Molti, infatti, sono gli standard emanati dalle varie organizzazioni (WHO, ACGIH, ASHRAE, European Concerted Action, AIDII) per gli inquinanti dell'ambiente interno. Generalmente, però, i tempi di esposizione considerati sono molto diversi tra loro (dai secondi, all'ora, alla giornata, all'anno) e risulta difficile fare confronti tra i valori proposti e reperire informazioni sulle 8 ore lavorative che non siano dell'ACGIH (solo recentemente anche la CE ha iniziato a definire delle concentrazioni limite).

Si è notato come per alcune sostanze, riconosciute come irritanti, tossiche o cancerogene non siano stati ancora stabiliti dei valori limite di concentrazione, per mancanza di dati epidemiologici. È da sottolineare, quindi, l'importanza delle ricerche epidemiologiche per la classificazione dei vari inquinanti.

Considerando, inoltre, le differenti reazioni che alcuni inquinanti possono determinare nei soggetti più sensibili, emerge ulteriormente la necessità di una classificazione più completa ed omogenea relativamente agli ambienti lavorativi ed alle 8 ore dell'orario.

La grande difficoltà per tutelare effettivamente la salute della comunità sta nei valori limite di riferimento: le linee guida ed i valori di riferimento proposte negli anni dalle varie organizzazioni, in seguito alle differenti ricerche, sono diventati oggetto di norma in Europa solo alla fine degli anni ’80; in Italia nel ’94, con il D.Lgs. 626/94 e soprattutto con il D.Lgs. 25/2002. Come già detto, fino al D.M. 26/02/2004, la legislazione italiana non ha stabilito dei limiti precisi ma si è riferita agli standard proposti dalle associazioni professionali.

Una sempre maggiore presa di coscienza circa la pericolosità degli effetti degli inquinanti degli ambienti confinati è confermata dalla Commissione UE, che ha annunciato il 26 marzo 2004 che sottoporrà alle parti sociali interessate (lavoratori e datori di lavoro) un questionario sia sull'efficacia dell'attuale normativa comunitaria in materia di tutela da sostanze cancerogene e causa di mutazioni genetiche, sia sulle sostanze cui le regole per tutela della sicurezza sul lavoro dovrebbero essere estese, al fine di verificare la necessità o meno di rivedere i limiti di esposizione ad alcuni preparati pericolosi.
Intenzione della Commissione è quella di allargare il novero delle sostanze poste sotto stretta sorveglianza, fissando valori massimi di esposizione per radiazioni solari, fumo passivo, polveri di legno, silicio cristallino, prodotti di radon decaduto (http://www.reteambiente.it) .

Per quanto riguarda i locali non lavorativi, le abitazioni ed i centri ricreativi, non vi è ancora una normativa precisa ed i controlli sono molto più difficili da attuare. Sta, però, alla coscienza dei singoli individui, adesso che vi sono sufficienti conoscenze scientifiche nel campo, ricordarsi che, come sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tutti, in particolare gli anziani, i bambini, gli allergici hanno diritto alla salute, vista non come uno stato di assenza di malattia, ma come uno “Stato di completo benessere psicofisico”(A.A.V.V., 2002).

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