Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinati

Eugenia Accusani di Retorto 

 

 

Parte 7 di 13

 

 

 

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5.3 I principali inquinanti chimici degli ambienti interni (Segue) Parte precedente

Idrocarburi leggeri

Tra gli idrocarburi leggeri, alcuni sono frequentemente riscontrati nei locali, come il butadiene, sospetto di cancerogenità. A meno che non vi siano situazioni particolari, però, se i sistemi di aerazione funzionano correttamente, le concentrazioni sono molto basse ed inferiori ai TLV. La presenza di fumatori nei locali, aumenta sensibilmente le quantità di tali sostanze.

Dal 1986 al 2002 l’ACGIH non ha proposto variazioni od integrazioni nei valori limite proposti TLV-TWA (2 ppm; 4,4 mg/m3), né nella classificazione (A2: cancerogeno sospetto per l’essere umano).

Derivati degli idrocarburi

Alcuni composti, come quelli che si formano in seguito a reazioni dell’NO, risultano irritanti o cancerogeni.

Composti organici volatili (“COV”)

L’attenzione maggiore è data alle emissioni di formaldeide, che causa irritazioni all’apparato respiratorio, è sospetta di cancerogenità ed è stata dichiarata sensibilizzante dall’ACGIH (ASHRAE, 1996; ACGIH, 2002).

I COV influiscono sull’uomo in differenti modi, soprattutto creando odori e quindi uno stato di sgradevolezza al permanere nel locale. Essi possono essere, tuttavia, anche causa di gravi alterazioni dello stato di salute. Circa l’80% degli oltre 52 COV classificati può aver effetti irritanti se presenti negli ambienti interni ad alte concentrazioni (ASHRAE, 1996). In quantità elevate alcuni dei COV individuati negli ambienti interni sono responsabili di effetti sul sistema nervoso centrale; si tratta comunque di concentrazioni notevolmente superiori a quelle normalmente riscontrate negli spazi chiusi. Tra i VOC più comuni negli ambienti confinati, alcuni sono cancerogeni per l’essere umano, altri per gli animali.

Dalla fine degli anni ’90, si pensa che l’inquinamento degli ambienti interni da COV possa costituire un significativo rischio cancerogeno per i soggetti che trascorrono molto tempo in ambienti confinati (Maroni et al., 1997).

Dal 1987 al 2002 l’ACGIH ha variato notevolmente la classificazione del benzene ed i TLV proposti: da un TLV-TWA di 10 ppm o 32 mg/m3, con la classificazione A2 (cancerogeno sospetto per l’essere umano) nel 1987, si è passati nel 2002 ad TLV-TWA di 0,5 ppm o 1,6 mg/m3, si è inserito il TLV- STEL di 2,5 ppm o 8 mg/m3, la classificazione è diventata A1 (cancerogeno per l’essere umano), è stato incluso negli IBE e si è riconosciuto che può essere assorbito attraverso la cute integra.

Il tetracloruro di carbonio è sospetto cancerogeno per l’essere umano ed è riconosciuto come cancerogeno per gli animali.

Il cloroformio è cancerogeno per gli animali: dal 2002 la CE ha fissato dei limiti di esposizione per l’uomo e ritiene che possa essere assorbito attraverso la pelle.

Il tricloroetilene ed il tetracloroetilene sono cancerogeni per gli animali (Maroni et al., 1997).

Composti quali lo stirene e l’a-pinene sono mutageni e possibili cancerogeni; l’octano, il decano e l’undecano sono co-cancerogeni (Maroni et al., 1997).

Il toluene, frequente nei locali è irritante per la pelle e non è stato classificato come cancerogeno per assenza di dati, ma alcuni esperimenti hanno suscitato l’ipotesi che abbia effetti mutageni (A4).

Lo stesso discorso vale per i diversi isomeri dello xilene (o - m -p): frequenti nei locali, non possono essere classificati come cancerogeni per mancanza di sufficienti dati epidemiologici (A4).

Fino al 1996 lo stirene era considerato “solamente” irritante per la pelle: nel 2002 è stato classificato come probabile cancerogeno (A4) e sensibilizzante.

Il diottilftalato-sec è stato classificato cancerogeno per animali ma improbabile mutageno per l’essere umano (A3) fino al 1996: nel 2002 è stato classificato come sensibilizzante per l’essere umano.

Per l’acetone, dal 1982 al 2002, l’ACGIH ha ridotto i valori sia del TLV-TWA che del TLV-STEL, lo ha classificato come A4 e lo ha inserito negli IBE.

Il pentaclorofenolo, che si trova nei pesticidi, nel 2002 è stato inserito negli IBE.

Per il naftalene, usato come antitarmico, nel 2002 si è segnalato che può essere assorbito attraverso la cute integra.

Nella tabella 5.3.3 si riporta la classificazione secondo Mølhave degli effetti dei COV in base alla concentrazione.

Tab. 5.3.3 Classificazione degli effetti dei COV in base al range di concentrazione

Range di concentrazione

Effetti

< 200µg/m3

Comfort

200µg/m3- 3000µg/m3

Possibile insorgenza di diverse sintomatologie

3000 - 25000µg/m3

Discomfort

> 25000µg/m3

Tossicità

(Mølhave, 1990)

Nel 2002, anche la CE prese in considerazione la possibilità degli agenti chimici di essere assorbiti attraverso la cute integra, consigliando dei valori limite di soglia per le 8 ore lavorative e per il breve tempo di esposizione (15 minuti) a volte inferiori all’ACGIH. Nella tabella 5.3.4 si propone un confronto, per alcuni VOC più comuni presenti nell’ambiente confinato, tra la classificazione ACGIH del 2002, quella precedente e la classificazione CE del 2002:

 

Tab. 5.3.4 Confronto tra le classificazioni in anni differenti.

Agente

Classificazione ACGIH precedente

Classificazione ACGIH 2002

Classificazione CE 2002

Novità

Anno

TLV

Classe

Anno

TLV

Classe

Formaldeide

1992

STEL-C:

0,3 ppm;

0.37 mg/m3

A2

2002

STEL-C:

0,3 ppm;

0.37 mg/m3

A2

SEN

/

ACGIH 2002:

Sensibilizzante

Benzene

1987

TLV-TWA:

10 ppm;

32 mg/m3

A2

2002

TLV-TWA:

0,5 ppm;

1,6 mg/m3 TLV- STEL: 2,5 ppm;

8 mg/m3

A1

IBE

CUTE

/

ACGIH 2002:

TLV-STEL

A1

IBE

CUTE

Trimetilbenzene

1987

TLV-TWA:

25 ppm;

123 mg/m3

/

2002

TLV-TWA:

25 ppm;

123 mg/m3

/

8 ORE:

20 ppm;

10mg/m3

PELLE

CE 2002:

8 ORE

PELLE

 

 

Segue tab. 5.3.4

Agente

Classificazione ACGIH precedente

Classificazione ACGIH 2002

Classificazione CE 2002

Novità

Anno

TLV

Classe

Anno

TLV

Classe

Tetracloruro di carbonio

1986

TLV-TWA:

5 ppm;

31 mg/m3 TLV- STEL:

10 ppm;

63 mg/m3

A2

CUTE

2002

TLV-TWA:

5 ppm;

31 mg/m3 TLV- STEL: 10 ppm;

63 mg/m3

A2

CUTE

/

/

Cloroformio

1996

TLV-TWA:

10 ppm;

49 mg/m3

A3

2002

TLV-TWA:

10 ppm;

49 mg/m3

A3

8 ORE:

2 ppm;

10mg/m3

PELLE

CE 2002:

8 ORE

PELLE

Tricloroetilene

1993

TLV-TWA:

50 ppm;

269 mg/m3 TLV- STEL:

100 ppm;

537 mg/m3

A5

2002

TLV-TWA:

50 ppm;

269 mg/m3 TLV- STEL:

100 ppm;

537 mg/m3

A5

IBE

/

ACGIH 2002:

IBE

Stirene

1981

TLV-TWA:

50 ppm;

213 mg/m3 TLV- STEL:

100 ppm;

426 mg/m3

CUTE

2002

TLV-TWA:

20 ppm;

85 mg/m3

TLV- STEL:

40 ppm;

170 mg/m3

A4

IBE

SEN

/

ACGIH 2002:

TLV-TWA

TLV- STEL

A4

IBE

Sensibilizzante

n-esano

1982

TLV-TWA:

50 ppm;

176mg/m3

/

2002

TLV-TWA:

50 ppm;

176mg/m3

IBE

CUTE

/

ACGIH 2002:

IBE

CUTE

Cicloesano

1987

TLV-TWA: 300 ppm;

1030 mg/m3

/

2002

TLV-TWA:

100 ppm;

344 mg/m3

/

/

ACGIH 2002:

TLV-TWA

Toluene

1996

TLV-TWA:

50 ppm;

188 mg/m3

A4

CUTE

2002

TLV-TWA:

50 ppm;

188 mg/m3

A4

IBE

CUTE

/

ACGIH 2002:

IBE

Xilene (o-, m-, p-isomeri)

1996

TLV-TWA:

100 ppm;

434 mg/m3

TLV- STEL:

150 ppm;

651 mg/m3

A4

2002

TLV-TWA:

100 ppm;

434 mg/m3

TLV- STEL:

150 ppm;

651 mg/m3

A4

IBE

8 ORE:

50 ppm;

221mg/m3

BREVE TERMINE:

100 ppm;

221mg/m3

PELLE

ACGIH 2002:

IBE

CE 2002:

8 ORE

BREVE TERMINE

PELLE

Acetone

1982

TLV-TWA:

750 ppm;

1780 mg/m3

TLV- STEL:

1000 ppm;

2380 mg/m3

/

2002

TLV-TWA:

500 ppm;

1188 mg/m3

TLV- STEL:

750 ppm;

1782 mg/m3

A4

IBE

8 ORE:

500 ppm;

1210mg/m3

ACGIH 2002:

A4

IBE

CE 2002:

8 ORE

Acetaldeide

1993

TLV-C:

25 ppm;

45 mg/m3

A3

2002

TLV-C:

25 ppm;

45 mg/m3

A3

/

/

Pentaclorofenolo

1996

TLV-TWA:

0,5 mg/m3

A3

CUTE

2002

TLV-TWA:

0,5 mg/m3

A3

CUTE

IBE

/

ACGIH 2002:

IBE

Isobutanolo

1987

TLV-TWA:

50 ppm;

152 mg/m3

/

2002

TLV-TWA:

50 ppm;

152 mg/m3

/

/

/

Lindano

1996

TLV-TWA:

0,5 mg/m3

A3

CUTE

2002

TLV-TWA:

0,5 mg/m3

A3

CUTE

/

/

Diottilftalato sec

1996

TLV-TWA:

5 mg/m3

A3

2002

TLV-TWA:

5 mg/m3

A3

SEN

ACGIH 2002:

SEN

Legenda: A1, A2, A3, A4, A5: classi di cancerogenità (vedere tab. 5.1.1); CUTE e PELLE: sostanze che possono essere assorbite attraverso la cute integra; SEN: sensibilizzante; TLV-TWA, TLV- STEL, TLV-C, 8 ORE, BREVE TERMINE: valori limite relativi ai tempi di esposizione (vedere tab. 3.2.1 e righe sopra); IBE indice biologico di esposizione.

(AIDII, 1997; ACGIH, 2002; http://www.amblav.it)

Particolato aereodisperso

Il particolato aereodisperso non possiede particolari caratteristiche di reattività, ma è in grado di assorbire gas e vapori sulla superficie delle particelle, il ché contribuisce anche ad aumentare di un ordine di grandezza, rispetto a quella rilevata nell’aria atmosferica, la concentrazione d’inquinanti gassosi che possono raggiungere le zone più profonde dell’apparato respiratorio.

Moquette e tappeti si comportano, fino ad una determinata quantità, come spugna, assorbendo il particolato. Perciò, se regolarmente puliti, moquette e tappeti possono ridurre, a breve termine, la concentrazione di particolato aereodisperso. A lungo termine, però, rilasciano le differenti sostanze incamerate.

Nel 1977, si riconobbe che le particelle aereodisperse con diametro inferiore ai 5mm sono le più pericolose per l’essere umano, perchè inalabili e possono raggiungere le zone più profonde dell’apparato respiratorio.

L’UNICHIM, nel 1977, dichiarò che la frazione respirabile per polveri di diametro minore di 2µm è circa il 90% di esse.

Negli anni ’90, si concluse che l’esposizione prolungata a particolato, anche a basse dosi (10mg/m3) è associata all’incremento di patologie respiratorie, tra le quali alcune mortali e cancerogene, e di patologie croniche quali bronchiti, asma, riduzione della funzionalità respiratoria (Maroni et al., 1997).

Metalli nel particolato

Gli studi sui metalli presenti nel particolato furono intensificati alla fine degli anni ’80, quando si associarono numerose patologie alla presenza di questi inquinanti (Gilman et al., 1990).

La tabella 5.3.5 riporta la concentrazione media di esposizione, il tempo e gli effetti per alcuni metalli che possono trovarsi negli ambienti interni e che hanno effetti tossici per l’essere umano.

Tab. 5.3.5 Concentrazione media di esposizione, in base agli effetti, per alcuni metalli tossici per l’essere umano

Metallo

Concentrazione media di esposizione (mg/m3)

Effetti

Pb

1

Gastrointestinali, neuromuscolari, ematologici, renali, SNC

Mn

1

irritazioni vie respiratorie

Hg

1

effetti neurologici

Cr

1

cancro ai polmoni

NI

1

cancro ai polmoni

(Gilman et al., 1990; WHO, 1987, modificata)

 

Composti policiclici aromatici

Chiamati anche “Composti polinucleari aromatici” o “PNA”, i composti policiclici aromatici sono anelli aromatici condensati che si formano durante la combustione incompleta. Molti composti policiclici aromatici sono potenti cancerogeni, come il benzo(a)pirene, altri deboli cancerogeni (il chrysene), altri ancora hanno effetto mutageno sul fegato, i polmoni, la vescica ed altri organi.

I composti policiclici aromatici sono presenti maggiormente nei derivati del petrolio e del carbone, ma si trovano in tracce anche nel suolo, nei sedimenti, nell’acqua, nel fumo di tabacco e di barbecue, nel particolato aerodisperso. Il fumo di sigaretta contiene un’elevata quantità di benzopirene che viene inalato direttamente dal fumatore (50mg/sigaretta) e dal fumatore passivo (15mg/sigaretta). Centinaia di composti polinucleari aromatici sono naturalmente presenti nell’ambiente, 16 dei quali sono indicati dalla U.S.E.P.A. (United States Environmental Protection Agency) come altamente inquinanti: naphtalene, acenaphtilene, acenaphthene, fluorene, phenantrene, anthracene, phenanthrene, anthracene, fluoranthene, pyrene, benzo(a)anthracene, chrysene, benzo(b)fluoranthene, benzo(k)fluoranthene, benzo(a)pyrene, dibenz(a,h)anthracene, benzo(g,h,i,)perylene, indeno(1,2,3-cd)pyrene (Perkin Elmer, 1993).

Fino al 1996 il naphtalene è stato dichiarato non classificabile come cancerogeno per dati insufficienti (A4); nel 2002 si è comunque dichiarato che può essere assorbito attraverso la cute integra.

Per il crisene, cancerogeno per gli animali ed improbabile per l’essere umano, l’ACGIH non segnala per il momento dei TLV. Il crisene, insieme al naphtalene, l’acenaftene, il fluorene, il benzoantracene, il benzo(g,h,i)perilene sono stati segnalati dalla U.S.E.P.A. (United States Environmental Protection Agency) come altamente inquinanti (ASHRAE, 1996). Purtroppo, è facile trovarli nei locali lavorativi. Inoltre, sono sospettati di cancerogenità (A2) il benzo(a)anthracene (dal 1993), benzo(b)fluoranthene (dal 1992), benzo(a)pyrene (dal 1976).

Ammine aromatiche

In seguito a numerosi dati epidemiologici, si è riscontrato che i lavoratori di fabbriche di vernici, esposti a diverse ammine aromatiche, sono a rischio per il cancro alla vescica.

Negli anni successivi al 1950, vi furono un centinaio di casi di cancri alla vescica tra i dipendenti di una fabbrica di coloranti e vernici nella provincia di Torino. La fabbrica era l’IPCA di Ciriè (TO), fondata nel 1922. Nel 1981 vi furono 41 morti per cancro alla vescica tra i dipendenti. Studi compiuti negli anni precedenti avevano già dichiarato le ammine aromatiche, tra cui l’anilina e la beta-naftilamina, sostanze cancerogene. In diversi paesi europei si era interrotta la produzione della beta-naftilamina: nel 1938 in Svizzera, nel 1942 in Germania, nel 1951 in Unione Sovietica, nel 1952 in Inghilterra e soltanto nel 1960 all’IPCA di Ciriè, come dichiarò la stessa azienda che confermò anche di aver prodotto benzidina sino al 1967.

Nel 1969 venne pubblicata una consistente monografia sui tumori professionali ed ambientali dell’apparato urinario (Hueper, 1969) dove si sottolineò la correlazione tra tumori alla vescica e beta-naftilamina.

All’inizio degli anni ’70, il comune di Ciriè finanziò una borsa di studio per valutare gli effetti delle ammine aromatiche sulla salute umana. Nel 1970, il Tribunale Civile e Penale di Torino, con la sentenza n. 2489 del 20 giugno 1977, dichiarò colpevoli dei reati di omicidio colposo i proprietari, i dirigenti ed il medico di fabbrica dell’IPCA di Ciriè (Carnevale, 1999).

Nel 1979 venne introdotta, per la prima volta in Italia, una normativa tecnica moderna riguardante le ammine aromatiche (circolari del 1979 e del 1981) di alto valore formativo ed applicativo nel campo della prevenzione (Carnevale, 1999).

Negli anni ’90, si appurò che le ammine aromatiche possono causare neoplasie, oltre che alla vescica, anche al tratto digestivo superiore ed alle prime vie respiratorie (cavità orale, esofago, laringe). In relazione al tempo di esposizione, vi è un incremento del rischio di insorgenza di neoplasie in lavoratori che vengono a contatto con a-b naphtylamina, benzidina, fucsina, safranina (Piolatto et al., 1991).

Gli studi effettuati evidenziarono una relazione inversa tra il fattore di rischio relativo ed il tempo passato dall’ultima esposizione. Questo indicò l’esistenza di un effetto tardivo nel processo cancerogenico delle ammine aromatiche. Altri studi evidenziarono l’esistenza di una correlazione tra il rischio di cancro ed il fumo di tabacco; nonché la possibile insorgenza lungo termine degli effetti cancerogeni (Doll, 1971; Piolatto et. al., 1991).

Amianto

Nei decenni passati l’amianto è stato ampiamente usato in molteplici settori:, nell’industria meccanica, edile, navale, per le sue qualità di elevata capacità isolamento termico, di resistenza alle alte temperature ed alle frizioni.

Dalla fine degli anni ’80, però, gli studi sull’amianto rivelarono che l’esposizione alle sue fibre produce un aumento del rischio di patologie polmonari come pneumoconiosi, cancro al polmone e mesotelioma pleurico. Venne, perciò, classificato come cancerogeno del Gruppo I dallo IARC (A.A.V.V., 2002).

Le fabbriche di amianto di Nole Canavese (TO) sono tristemente famose per le precoci e mortali asbestosi.

In Italia nel 1992, con la L.257/92, l’amianto venne dichiarato fuori legge e da allora non può più essere estratto né utilizzato per la produzione di manufatti.

La liberazione di fibre di amianto all’interno degli edifici può avvenire per lento deterioramento dei materiali costitutivi, per danneggiamento diretto degli stessi da parte degli occupanti o per interventi di manutenzione (A.A.V.V., 1991; A.A.V.V., 2002). Per quanto riguarda il tumore polmonare, si notò un effetto sinergico tra l’esposizione al fumo di sigaretta ed un aumento di rischio cancerogeno correlato alle dosi di asbesto inalate. Nella sola città di Torino, come riportano i dati ATC al 7 aprile 2004, nel 70% delle case popolari sono presenti pannelli di fibrocemento contenenti amianto e/o pavimenti vinilici contenti amianto. La bonifica totale potrebbe comportare una spesa di 60 milioni di euro (Mondo, 2004).

Fibre minerali sintetiche

Sono pericolose come le fibre naturali di amianto. Includono minerali prodotte artificialmente: fibre vetrose (lana di vetro e di roccia), fibre ceramiche, fibre di carbonio, ecc. Le fibre hanno una dimensione tale da poter essere inalate, accumulandosi nei polmoni e causando differenti patologie polmonari, tra cui il cancro al polmone ed il mesotelioma (A.A.V.V., 2002)..

Radon

Il radon è un gas radioattivo, classificato dallo IARC, insieme ai suoi prodotti di decadimento, come cancerogeno del Gruppo I. Gli studi epidemiologici sono stati effettuati su coorti di minatori. Quando il radon ed i suoi prodotti di decadimento vengono inalati, la dose maggiore rilasciata al tessuto polmonare proviene dalle radiazioni α emesse dai prodotti di decadimento, soprattutto quelli liberi o attaccati a particelle di aerosol di piccole dimensioni, mentre il contributo del radon stesso è relativamente piccolo. Quindi, il radon agisce soprattutto come trasportatore e sorgente dei suoi prodotti di decadimento.

Tra la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90, si evidenziò una relazione lineare tra l’esposizione ai prodotti di decadimento del radon ed un elevato rischio di carcinoma polmonare, nonché un effetto sinergico tra esposizione al radon e fumo di sigaretta (A.A.V.V., 1991; A.A.V.V., 2002).

In Italia, tra il 1989 ed il 1996, l’Istituto Superiore di Sanità e l’ANPA, in collaborazione con le regioni, effettuarono un’indagine per stimare l’esposizione al radon nella popolazione. Infatti, le principali fonti di provenienza del radon, come inquinante degli ambienti interni, sono il suolo sottostante l’edificio ed i materiali da costruzione. In seguito agli studi effettuati, si stimò l’esposizione domestica al radon responsabile del 5-20% dei tumori polmonari, molti dei quali tra i fumatori, a causa di un effetto sinergico con il fumo di sigaretta. Attualmente, l’esposizione al radon è considerata la seconda causa di carcinoma polmonare, dopo il fumo di sigaretta (A.A.V.V., 2002).

Antiparassitari

Gli antiparassitari sono presenti nei prodotti utilizzati per eliminare zanzare, mosche, blatte ed altri insetti, la muffa sul legno. Gli agenti chimici contenuti penetrano negli edifici, anche quando sono applicati all’esterno, tramite soluzioni di continuità e fessure presenti nelle fondamenta e negli scantinati. Si è rilevato che persone che abitano dove vi sono superfici di legno trattate, che rilasciano lentamente negli anni tali composti nell’aria, sono soggetti ad un’esposizione cronica elevata di antiparassitari, in particolare pentaclorofenolo, che è stato classificato A3 (cancerogeno per gli animali) dall’ACGIH, è utilizzato come indicatore biologico di esposizione, ed è accertato che penetra attraverso la cute integra (A.A.V.V., 2002; ACGIH, 2002).

 

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