Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinati

Eugenia Accusani di Retorto 

 

Parte 2 di 13

 

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2. DAGLI EFFETTI SULLA SALUTE UMANA, AGLI STUDI SULLA QUALITÀ DELL’ARIA DEGLI AMBIENTI INTERNI

 

2.1 La “Sindrome da Edificio Malato

Nel 1968, una strana epidemia caratterizzata da febbre, mal di testa e dolori muscolari, colpì quasi tutti gli impiegati di alcuni uffici pubblici situati in un edificio di Pontiac, nel Michigan (USA). Dopo diverse ricerche si identificò la causa dell’epidemia in un batterio che aveva trovato un terreno di coltura adatto nei detriti trattenuti dai filtri del sistema di ventilazione, in cattivo stato di funzionamento (Robertson, 1987). Nel 1970, alcuni medici statunitensi notarono l’insorgere di alveoliti allergiche tra gli impiegati di uffici con aria condizionata: a tali sintomi, e a quelli suscitati dall’epidemia del 1968, si attribuì il nome di “Sindrome da Edificio Malato” (European Concerted Action, 1989; Bourbeau et al., 1997).

 

La “Sindrome da Edificio Malato” è, perciò, il nome dato ad un insieme di sintomi che compaiono, principalmente, in coloro che lavorano in edifici con aria condizionata. Tale sintomatologia è stata, però, osservata anche in individui che lavorano in edifici ventilati naturalmente. La sindrome, la cui causa è probabilmente multifattoriale, non è usualmente accompagnata da lesioni organiche o manifestazioni fisiche ed è, quindi, diagnosticata per esclusione (European Concerted Action, 1989).

 

Nel 1976, in Philadelphia (USA), ci fu l’esplosione di una malattia infettiva sconosciuta, soprannominata la “Malattia dei Legionari”. Questo morbo che colpì i polmoni, fu causato da un batterio sconosciuto, probabilmente sviluppatosi in una torre di raffreddamento adiacente al sistema di condizionamento di un hotel di Philadelphia dove si riunivano i membri della Legione dei Veterani dell’Esercito Americano. Perciò, al batterio fu dato il nome di Legionella pneumophila. In seguito si identificò con Legionella lo stesso batterio che aveva causato l’epidemia di Pontiac del 1968 (Robertson, 1987). Da allora, parecchie epidemie, con gli stessi sintomi, si sono verificate in differenti parti del mondo, tutte probabilmente causate da Legionella. Gli studi svolti a proposito portarono ad identificare la causa della contaminazione negli impianti di condizionamento: le temperature dell’acqua tra i 20 °C ed i 50 °C nelle torri di raffreddamento favoriscono lo sviluppo di Legionella e, grazie ai condotti, il batterio può diffondersi.

 

Le epidemie da Legionella, risultate in alcuni casi mortali, si manifestano normalmente con sintomi acuti facilmente riconoscibili (European Concerted Action, 1989).

 

Negli anni ’80, dagli studi su Legionella, si arrivò ad individuare come causa della “Sindrome da Edificio Malato” più di una dozzina di differenti tipi di batteri, oltre a Legionella, tra i quali anche Stafilococco e Candida, ed oltre due dozzine di funghi presenti nell’aria degli ambienti con impianti di ventilazione (Robertson, 1987).

 

Si dedusse, poi, che una ventilazione inefficiente fosse il fattore principale per l’insorgere della “Sindrome da Edificio Malato”. Infatti, impianti di ventilazione con condotti degradati e serrande non funzionanti correttamente, anziché ricambiare l’aria, riciclano aria viziata e portatrice di batteri, gas nocivi, funghi ed altro materiale inquinante. La scarsa efficienza dei filtri determina sia una portata d’aria depurata insufficiente, che un livello eccessivo di CO: possibili cause di spossatezza fisica. Infine, in queste condizioni le diverse parti che compongono l’impianto sono facilmente contaminate dalla crescita di microbi, funghi e germi.

I sintomi con cui la “Sindrome da Edificio Malato” si manifesta normalmente negli impiegati sono: mal di testa, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, astenia, nausea, irritazione agli occhi, naso, gola, problemi respiratori, eruzioni cutanee, secchezza ed irritazione della gola.

 

Studi effettuati negli Stati Uniti dal National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH) tra gli anni ’80 e ’90, rivelarono che il 50% dei problemi di salute degli impiegati negli Stati Uniti è dovuto proprio ad una ventilazione inadeguata o mal funzionante. Tale problema è all’origine del 50% delle assenze dal lavoro, con conseguenze facilmente intuibili anche sul piano dei costi sociali (Robertson, 1987; Bourbeau et al., 1997).

 

Nel 1989, in Europa, l’European Concerted Action pubblicò i risultati degli studi effettuati per determinare i fattori di rischio nell’insorgere della “Sindrome da Edificio Malato” e quindi, necessariamente da tenere sotto controllo:

Ø fisici: temperatura (deve rimanere tra 20 °C- 26 °C); umidità relativa (non deve superare il 70%); ventilazione (deve garantire un efficiente ricambio d’aria: circa 30 m3/h per persona sedentaria non fumatrice); luce artificiale; rumore e vibrazioni; ioni; particelle e fibre;

Ø chimici: fumo di tabacco ambientale; formaldeide; composti organici volatili; biocidi; altre sostanze gassose (CO2, CO, NO2, O3, SO2); odori;

Ø biologici: microrganismi patogeni;

Ø fisiologici: memoria; vigilanza; tempo di reazione; suscettibilità; stress.

 

Negli anni ’90, si effettuarono numerosi studi per scoprire i meccanismi coinvolti nello scaturire della “Sindrome da Edificio Malato” (Bourbeau et al., 1997): si associarono tra loro determinate componenti e si osservò un incremento dei sintomi della sindrome in presenza di precisi fattori:

Ø personali (allergie ed asma, sesso femminile);

Ø psico-sociali (stress ed insoddisfazione al lavoro);

Ø componenti dell’ambiente lavorativo (presenza di tappeti, uso di videoterminali, illuminazione, rumore, comfort, impianti di condizionamento dell’aria).

 

Dalle varie ricerche, si dedusse che i rimedi alla “Sindrome da Edificio Malato” sono soprattutto di carattere preventivo: pulizia e controllo programmato dei sistemi di ventilazione; visite mediche periodiche mirate ai lavoratori sulla base delle normative vigenti e/o da definirsi; verifica della qualità dell’aria e dell’entità dei fattori di rischio ambientale, sia chimici che biologici (Delussu, 1987); diluizione con aria esterna; questionari proposti ai lavoratori per rimuovere all’origine i rischi che alterano la salute dei lavoratori (Delussu, 1987).

 

2.2 La “Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla”

Alla fine degli anni ’90, sulla base degli studi collegati alla “Sindrome da Edificio Malato”, si cominciò a diagnosticare un’altra patologia, o meglio un quadro patologico particolare: la “Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla”, anch’essa legata agli inquinanti che portano allo scaturire della “Sindrome da Edificio Malato”. Tale quadro patologico è caratterizzato da reazioni negative dell’organismo ad agenti chimici ed ambientali presenti in concentrazioni generalmente tollerate dalla maggior parte delle persone (A.A.V.V., 2002).

 

2.3 Le “Malattie associate agli edifici”

Dopo la scoperta della “Sindrome da Edificio Malato” e della “Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla”, alla fine degli anni ’90, si cominciò a parlare di “Malattie associate agli edifici” ed a porre sempre maggiore attenzione alla situazione qualitativa dell’aria degli ambienti interni.

 

Le “Malattie associate agli edifici” includono tutte quelle patologie che hanno un quadro clinico ben definito e per le quali può essere identificato uno specifico agente causale presente nell’ambiente confinato (A.A.V.V., 2002). Tra gli agenti sono compresi tutti quelli che possono far scaturire la “Sindrome da Edificio Malato” e la “Sindrome da Sensibilità Chimica Multipla”: agenti biologici, chimici e fisici (polveri, formaldeide, radon, amianto, ecc.).

Gli effetti sulla salute umana riguardano:

 

Ø apparato respiratorio: asma, bronchiti, malattie respiratorie, legionellosi, alveoliti allergiche, ecc.;

Ø cute e mucose: irritazioni, dermatiti atopiche, sensibilizzazione, ecc.;

Ø sistema nervoso: cefalee, sonnolenza, vertigini, astenia, ecc.;

Ø sistema immunologico: reazioni allergiche, febbre, febbre da umidificatori; ecc.

Nell’ultima quindicina di anni, gli studi sono stati particolarmente orientati verso i possibili effetti cancerogeni di alcuni inquinanti chimici ed al rischio correlato alla presenza negli ambienti interni di inquinanti con dimostrata evidenza di cancerogenità.

I principali agenti cancerogeni che possono essere presenti negli ambienti interni sono:

Ø fumo di sigaretta (attivo e passivo);

Ø radon;

Ø amianto;

Ø composti organici volatili (formaldeide, benzene e composti presenti nel fumo di tabacco).

 

Diverse ricerche hanno dimostrato che le persone che trascorrono molto tempo in ambienti confinati, dove sono presenti alcuni di questi agenti cancerogeni, sono significativamente esposte al rischio di cancro. Tale rischio incrementa notevolmente quello complessivo della popolazione generale (A.A.V.V., 2002).

 

Nel 1989, negli Stati Uniti, l’ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) pubblicò i risultati degli studi inerenti i differenti effetti sulla salute umana dovuti ai possibili inquinanti degli ambienti interni (Bocchio & Masoero, 1992):

 

· irritante: polveri, NO2, O3, formaldeide, ecc.;

· tossico: CO, nicotina, metalli pesanti, ecc. ;

· sensibilizzante: pollini, fibre sintetiche, ecc.;

· cancerogeno o sospetto tale: amianto, radon, formaldeide, idrocarburi policiclici aromatici.

 

Nel 1996, in Europa, il CEN (Comité Européen de Normalisation) rese noto che “l’esposizione ad agenti inquinanti può avere ripercussioni sulla salute umana con effetti acuti oppure con effetti a lungo termine, come neoplasie” (CEN, 1996).

 

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