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Gli studi sulla qualità dell’aria negli ambienti confinatiEugenia Accusani di Retorto Parte 1 di 13
Con il presente elaborato mi sono proposta di ripercorrere i progressi fatti dalla scienza, negli ultimi trenta - quarant’anni, nel campo del monitoraggio degli inquinanti degli ambienti confinati e delle patologie da essi causate. Tali progressi sono sottolineati dalle norme tecniche, dalle linee guida e dalle normative dei differenti paesi, dagli Stati Uniti all’Europa, che hanno seguito le varie ricerche e continuano a testimoniare una sempre maggiore presa di coscienza sui fattori di rischio, chimico, fisico e biologico, per la salute umana. Ho dedicato una particolare attenzione agli inquinanti chimici negli ambienti lavorativi, in quanto causa di numerose malattie, anche mortali: proprio per le scoperte scientifiche fatte in questo campo, i vari governi sono potuti intervenire con un’apposita e sempre più mirata legislazione per la tutela della salute dei cittadini. 1. INTRODUZIONE: LA QUALITÀ DELL’ARIA NEGLI AMBIENTI CONFINATI
Il problema dell’inquinamento prodotto dalle industrie nell’ambiente esterno è stato oggetto di studi e ricerche già dagli anni ’50. I risultati hanno permesso di attivare interventi da parte dei vari Stati e di formulare leggi specifiche per proteggere la popolazione. La normativa riguardante la qualità dell’aria degli ambienti interni è invece più tardiva. I primi studi risalgono agli anni ’70, quando vi furono alcuni casi di malattie polmonari, alcune letali, in edifici con impianti di condizionamento. La situazione qualitativa dell’aria degli ambienti interni sta diventando un problema sempre più importante nei paesi economicamente sviluppati, accentuato dalla tendenza a trascorrere gran parte della giornata in ambienti confinati quali uffici, abitazioni o mezzi di trasporto. Nella nostra società si trascorre fino al 90% del proprio tempo in luoghi chiusi ed il 30-40% di questo si passa nei luoghi di lavoro (Bocchio & Masoero, 1992). I possibili inquinanti interni delle abitazioni, dei locali ricreativi, degli edifici industriali, sono molti, sia biologici che chimici, e dipendono dall’ubicazione degli edifici, dai materiali usati per la costruzione e l’arredamento, dall’attività svolta, dalla presenza di impianti di condizionamento. In ottica di risparmio energetico, si sono introdotti sistemi di riscaldamento e di condizionamento che riciclano l’aria e che, se non adeguatamente progettati, installati e periodicamente revisionati, possono rappresentare una fonte d’inquinamento sia biologico, che chimico. Inoltre, la presenza sempre maggiore di prodotti chimici sintetici utilizzati nell’edilizia, per gli arredamenti e per la costruzione di materiali di consumo, ha fatto sì che, negli ambienti interni, vi siano continue emissioni da parte di questi materiali, con un conseguente deterioramento della qualità dell’aria (Lozar, 1997). Esistono fondati sospetti che siano maggiori i rischi sanitari associabili all’inquinamento interno, rispetto all’inquinamento esterno: si pensa che il 40% delle assenze da lavoro per malattia sia dovuto a problemi di qualità dell’aria interna degli uffici (Bocchio & Masoero, 1992).
1.1 Le fonti di inquinamento degli ambienti confinati La qualità dell’aria negli ambienti interni dipende da molteplici fattori: Ø sorgenti inquinanti esterne: provenienti dall’atmosfera, dalle acque o dal suolo; Ø attività umane: generano inquinamento dovuto ai normali processi metabolici, agli animali domestici, al fumo di tabacco, alla cottura dei cibi, all’uso di detersivi e detergenti vari; Ø inquinamento prodotto dall’ambiente fisico interno: emissione da parte dei materiali da costruzione e degli arredi; Ø inquinamento derivante da sistemi impiantistici di condizionamento dell’aria, di combustione e dalle diverse apparecchiature, sia domestiche che per l’ufficio.
Le conseguenze di una cattiva qualità dell’aria interna possono limitarsi a suscitare una sensazione sgradevole negli occupanti, ma possono anche risultare dannose per la salute umana, con effetti irritanti ed addirittura cancerogeni (Bocchio & Masoero, 1992; CEN, 1996).
In base alle conoscenze sviluppate negli ultimi trenta quarant’anni, le fonti di inquinamento nelle abitazioni, nei locali lavorativi, sui mezzi di trasporto possono essere così riassunte (tab.1.1.1):
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