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Test Nucleari: giocare col
plutonio
di Paolo Cortesi
(III parte)
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L’ubriacatura
atomica, lo stronzio 90 e la biotecnologia
Solo oggi, a distanza di quasi mezzo
secolo, possiamo accedere ad una quantità di documenti prima top-secret
che mostravano tutta la allucinante pericolosità dei cosiddetti
esperimenti. Ma come spiegare le teorie rassicuranti di scienziati non
governativi? Credo che in questi casi si debba tener presente la
formazione accademica di questi studiosi. La loro cultura è sempre stata
tecnocratica. Essi sono stati educati nella fede ad alcuni assiomi
tecnocratici: la scienza e la tecnologia sono benefiche, la ricerca
scientifica giustifica e deve ammettere ogni esperimento, la santa causa
del progresso assolve ogni peccato e merita ogni sacrificio. Per questi
"tecnocrati in buona fede", gli allarmi degli scienziati
ambientalisti sono una snobistica forma di oscurantismo, che esagera,
demonizza, fraintende, enfatizza, sparge sfiducia e discredito.
Gli scienziati tecnocrati non hanno
categorie mentali capaci di considerare, ad esempio, la sottomissione alla
grandezza del pianeta di cui sono ospiti. Per costoro, le astrazioni
teoriche del calcolo sono altrettanti lasciapassare per le avventure più
rischiose, per le decisioni più arbitrarie:
accadde cinquant'anni fa con l'ubriacatura atomica; sta accadendo oggi con
il nuovo gingillo tecnocratico, la biotecnologia.
Gli scienziati di Los Alamos che giocavano
con le bombe atomiche negli anni Quaranta avevano ideato una simpatica
espressione per definire il loro lavoro: stuzzicare la coda del dragone.
Essi erano consapevoli del mostruoso potere distruttivo che manipolavano,
eppure tutto questo non li atterriva; anzi ci scherzavano sopra, sicuri
che la loro scienza avrebbe tenuto a bada ogni dragone. I risultati di
questa superbia idiota sono gli orrori nucleari con cui tutti devono
convivere da decenni e per chissà quanto tempo ancora.
I tecnocrati non sanno vedere al di là
delle loro teorie; non possono capire nulla che non sia compreso nei loro
libri; non sono in grado di prevedere niente che non sia previsto nei
simboli delle loro formule. Ciò che essi ancora non sanno, deve
inevitabilmente adattarsi agli schemi delle loro conoscenze, anche quando
si imbattono in realtà e fenomeni mai esistiti prima in natura. Come
possono escludere certe conseguenze di certi esperimenti, se in tutta la
storia della terra non è mai successo quello che essi vogliono fare? Come
potevano garantire che lo stronzio 90, distribuito su tutto il pianeta
dalle esplosioni nucleari, "non poteva destare preoccupazioni",
se lo stronzio 90 non esisteva sulla terra prima dei test. Se io mi
portassi a casa un animale sconosciuto, e aspettassi immobile di vedere se
è mansueto o feroce, sarei saggio o imbecille? Se mangiassi un fungo
sconosciuto e aspettassi tranquillo di morire avvelenato o sopravvivere,
sarei saggio o cretino? Questo è stato, per decenni, il modulo di
pensiero degli scienziati tecnocrati. E c'è il serio timore che si
continui così; anche per la biotecnologia. Fermiamoli, finché siamo in
tempo.
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