In difesa dellidrogeno
Edo
Ronchi
Presidente ISSI
Evitare eccessivi entusiasmi sullutilizzo dellidrogeno: daccordo! Stare
attenti alle possibili strumentalizzazioni: va sempre bene! Ma non mi pare condivisibile
arrivare a scrivere, come hanno fatto Angelo Baracca, Franco Marenco e altri, in una presa
di posizione collettiva contro lidrogeno: invitiamo quindi tutti coloro che
hanno a cuore il futuro del nostro pianeta a non cadere nel tranello dellidrogeno,
che è in realtà uno stratagemma di marketing utilizzato dalle compagnie petrolifere con
lintento di mantenere lattuale situazione di spreco di combustibili fossili, e
da alcuni governi in vista di un insostenibile passaggio ad un regime di produzione di
energia basato principalmente sul carbone.
Mi pare utile una riflessione ed una discussione su questa presa di posizione contro
lidrogeno, sia per la qualità delle persone che la sostengono (persone per bene,
conosciute e competenti), sia per la rilevanza del tema.
Lattacco parte dal fatto che lidrogeno, come è noto, non è una fonte
primaria di energia, ma un vettore cioè un mezzo per immagazzinare energia prodotta
da altre fonti.
Definizione un po imprecisa (lidrogeno è un combustibile che va ricavato,
reso utilizzabile) anche se sostanzialmente vera perché lidrogeno esistente in
natura non è direttamente utilizzabile come combustibile, ma va ricavato dallacqua
dove è combinato con ossigeno, o da idrocarburi dove è combinato col carbonio.
Per ricavare idrogeno, utilizzabile come combustibile, occorre impiegare una certa
quantità di energia. Questa sarebbe una ragione sufficiente per scartare lopzione
idrogeno?
Penso proprio di no. Altrimenti dovremmo dire che lenergia elettrica, che viene
prodotta impiegando energia primaria (con fonti rinnovabili, fossili, ecc.), con un
dispendio energetico, inevitabile nella produzione, dovrebbe essere abbandonata.
Si discute, invece, di usi elettrici obbligati, di non utilizzare lenergia elettrica
in usi impropri, di migliorare lefficienza ed il risparmio negli usi finali, di
migliorare il rendimento degli impianti di produzione e di incrementare notevolmente il
ricorso a fonti primarie rinnovabili per produrla.
Mi pare fuori discussione lutilità dellenergia elettrica ed il suo
mantenimento per il futuro, anche se non è una fonte primaria e quindi, per produrla,
richiede una certa quantità di energia.
Ma ci sono vantaggi energetici e/o ambientali nellimpiego dellidrogeno
rispetto a quello dellenergia elettrica o a quello dei combustibili fossili?
Lidrogeno è un buon combustibile: il più pulito nellimpiego (produce come
emissione dirette solo vapore dacqua e ossidi di azoto in piccole quantità) il più
energetico (a parità di peso ha un potere calorico circa 3 volte superiore a quello del
petrolio), è accumulabile e trasportabile.
Gli impieghi dellidrogeno potranno essere in futuro anche diversi e più vasti, oggi
quello di cui si discute è il possibile impiego di questo combustibile per
lautotrazione. Le diverse case costruttrici di autoveicoli hanno in corso di
realizzazione
e sperimentazione almeno cento prototipi di motori che puntano sulluso
dellidrogeno.
Senza avere la pretesa di tirare conclusioni di sperimentazioni in corso, sappiamo che
queste riguardano due tipi di tecnologie: motori a combustione interna che impiegano
idrogeno (o una miscela benzina-idrogeno) e motori con celle a combustibile.
Nei motori a combustione interna lidrogeno viene bruciato, con alcune modifiche dei
motori tradizionali, direttamente, con rendimenti simili a quelli dei motori a benzina.
In questo caso, se il rendimento di questi motori non migliora notevolmente, dal punto di
vista energetico non converrebbe impiegare lidrogeno (la cui produzione richiede
più energia di quella che serve per produrre benzina). Ci sarebbe un vantaggio locale, in
città, con auto pulite, ma uno svantaggio globale, con laumento delle emissioni di
anidride carbonica, se lidrogeno fosse prodotto con combustibili fossili e con le
tecniche consuete.
Diverso, e a mio parere più interessante, è il caso dellimpiego dellidrogeno
in celle a combustibile che convertono lenergia dellidrogeno in energia
elettrica che viene usata per alimentare un motore elettrico.
In questo caso il rendimento complessivo è superiore e quindi, anche impiegando benzina,
riformata a bordo dellauto, per produrre idrogeno, non ci sarebbe aumento di CO2, ma
una possibile riduzione, anche se lieve, col vantaggio però di eliminare gli altri
inquinanti da traffico (benzene, particolato sottile e ossidi di azoto per la gran parte).
Nella fase delle sperimentazioni e dei prototipi non è facile svolgere analisi
dimpatto del ciclo dellidrogeno impiegato come combustibile per autoveicoli
dotati di celle a combustibile e motori elettrici: non ci sono ancora dati sui rendimenti
energetici, in condizioni di normale e consolidato impiego. Dato il più elevato, noto e
fuori discussione, rendimento dei motori elettrici rispetto a quelli a combustione
interna, tuttavia non si può certo scartare tale possibilità né per i consumi
energetici, né per gli impatti ambientali complessivi, CO2 compresa.
Ma non sarei così perentorio nemmeno sulla produzione dellidrogeno che non sarebbe
utile, perché energeticamente troppo dispendiosa, anche se realizzata con fonti
rinnovabili.
Vediamo alcuni esempi.
Poiché lenergia elettrica non si accumula, o si accumula con difficoltà e perdite,
le centrali idroelettriche di notte producono il minimo o non producono nulla, poiché la
domanda della rete è molto bassa: scaricano, quindi, lacqua senza farla passare
nelle turbine o la ripompano nei serbatoi. Se in quelle ore notturne lenergia
idraulica fosse utilizzata per produrre idrogeno, sfruttando proprio la capacità di
accumulo e la possibilità di trasporto di tale combustibile, vi sarebbe un guadagno sia
energetico, sia ambientale.
Le fonti rinnovabili, in particolare quella eolica e quella solare, hanno alcune
debolezze: relativa discontinuità, basse intensità energetiche e, se impiegate per
produrre energia elettrica in località isolate, richiedono costosi, impattanti,
dispendiosi e lunghi elettrodotti per portare lenergia agli utenti finali.
Lutilizzo di fonti energetiche rinnovabili per produrre idrogeno potrebbe
migliorarne lutilizzabilità superando tali debolezze. Tale miglioramento, potrebbe,
da una parte, compensare la perdita energetica della produzione di idrogeno e,
dallaltra, diventare un fattore di promozione delle stesse fonti rinnovabili: base
della catena di produzione di un combustibile pulito, utilizzabile con continuità,
accumulabile e trasportabile.
Gli scenari energetici e ambientali dei prossimi decenni richiedono grande attenzione sia
ai cambiamenti climatici, e quindi alle emissioni di CO2, sia allapprovvigionamento
energetico di sei miliardi di persone che diventeranno sette e, forse, otto.
Il tetto della produzione del petrolio e, dopo qualche anno, del metano, possono
comportare una forte spinta verso un massiccio incremento delluso del carbone,
disponibile in grandissime quantità.
Una forte crescita mondiale delluso del carbone, impiegato con le tecnologie attuali
che non riducono, ma mantengono elevate emissioni in atmosfera di CO2, comporterebbe
conseguenze devastanti per il clima del Pianeta.
Non scarterei, dato questo scenario allarmante, la ricerca sulle tecnologie che possano
favorire la cattura, il confinamento o comunque la gestione della CO2, prodotta dalla
combustione dal carbone, anzi vi dedicherei una particolare attenzione, sapendo che il
problema presenta notevoli difficoltà.
Lutilizzo sperimentale di carbone, a bocca di miniera, per produrre idrogeno, con
gassificazione e idrolisi, e la gestione della CO2 o con confinamento stabile e sicuro o
con qualche trattamento chimico fisico, non mi pare unidea da scartare a
priori. Poiché il costo maggiore del carbone allimpiego è quello del trasporto e
poiché lidrogeno, a parità di peso, ha un potere calorico ben superiore, il costo
di trasporto, a parità di prestazione energetica, sarebbe inferiore di quello del
carbone: da qui la possibile convenienza della produzione di idrogeno a bocca di miniera
dal carbone.
E necessario e possibile proporre ai paesi OCSE che consumano circa il 60%
dellenergia primaria, con 5,4 tonnellate equivalenti di petrolio pro-capite
allanno, di puntare, con un aumento dellefficienza energetica, sulla riduzione
dei consumi di combustibili fossili. Una riduzione dei consumi energetici non è invece
proponibile per i circa 6 miliardi dei Paesi in via di sviluppo che consumano 0,6
tonnellate equivalenti di petrolio pro capite allanno e che aumenteranno
inevitabilmente e legittimamente i loro consumi energetici nei prossimi decenni,
concorrendo ad una forte crescita dei consumi energetici mondiali, solo in parte
compensata dalle possibili, e non scontate, riduzioni di quelli dei Paesi industriali.
Nel medio termine, entro i prossimi 20 o 30 anni, oltre ad un forte incremento delle fonti
rinnovabili, se non si trova una modalità di impiego pulito del carbone, comprese le
emissioni di CO2, si potrebbero prospettare scenari preoccupanti: o di scarsa
disponibilità di energia primaria, in particolare per i Paesi in via di sviluppo e/o di
forte aggravamento della crisi climatica globale.
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