Il cloro

di Giorgio Nebbia

(Parte III)

 

La domanda di "carta ecologica"                                             Vai alla parte II

Negli anni recenti, col crescere dell'attenzione per il cloro e i suoi effetti nocivi, sono state condotte indagini più accurate anche nel campo degli usi più antichi e apparentemente consolidati del cloro. Alcuni studiosi hanno cominciato, per esempio, a guardare che cosa succede durante la sbianca della carta che, come è noto, è costituita da fibre di cellulosa ricavata dal legno; nel legno la cellulosa è accompagnata da altre sostanze, come emicellulose e lignine, che vengono separate con vari processi chimici e meccanici.

La carta è poi resa più bianca per trattamento con cloro: ebbene si è visto che il cloro, durante questo trattamento, provoca la formazione di composti clorurati, di composizione non ben chiara, che finiscono nelle acque e sono nocivi per la fauna.

In molti paesi l'uso del cloro nell'industria della carta è scoraggiato o vietato; alcune cartiere usano biossido di cloro al posto del cloro, altre usano acqua ossigenata o ozono; vi sono ormai in commercio delle carte dichiarate "ecologiche" e "senza cloro", il che mostra che i fabbricanti sono consci della crescente sensibilità dei consumatori per i trattamenti ecologicamente meno nocivi.

Altre sostanze clorurate inquinanti e nocive sono risultate presenti nelle acque usate depurate con cloro e anche, talvolta, dopo il trattamento con cloro di alcune acque potabili.

Il contestato albero del cloro

I pochi precedenti fatti hanno fatto nascere un vasto movimento che comincia a mettere in discussione tutto intero il "sistema cloro". Vari rami del grande albero del cloro hanno già cominciato ad essere potati: il ramo degli insetticidi clorurati, quelli di molti solventi clorurati, dei clorofluorocarburi, di molti usi del fosgene, il ramo dei clorofenoli, e altri ancora. Come se ciò non bastasse, alcuni incidenti stradali e ferroviari sono stati accompagnati da fuoriuscite di cloro, di cloruro di vinile e di altri composti clorurati tossici.

La polemica è ormai così vivace che varie associazioni ambientaliste, specialmente Greenpeace (la sezione italiana ha un sito a: "www.greenpeace.it"), stanno sostenendo una campagna perché il cloro sia vietato in tutti i suoi usi. Naturalmente la grande industria chimica ha mobilitato i suoi scienziati per sventare il pericolo.

Come spesso avviene, il potente cartello internazionale dei produttori di cloro sta spiegando che, se corresse dietro alle fanfaluche degli ecologisti e non si usasse più il cloro, per esempio, nella depurazione delle acque, milioni di persone morirebbero di infezioni intestinali: una difesa d'ufficio che convince poco perchè le acque possono essere disinfettate con ipocloriti, con acqua ossigenata, con ozono.

I difensori d'ufficio dell'industria del cloro hanno allora scoperto che le sostanze organiche clorurate, non associate ad attività antropiche, sono estremanente diffuse in natura: si formano nei processi biologici naturali, si trovano nelle emanazioni dei vulcani, eccetera. Anche questa obiezione vale poco perché, ai fini della difesa della salute umana e dell'ambiente, interessano le sostanze tossiche di origine antropica, che coinvolgono gli esseri umani come lavoratori e consumatori.

Più sensata è l'obiezione che il cloro è richiesto anche nella fabbricazione di alcune sostanze utili come medicinali. E' comunque ragionevole pensare che molti usi dei composti clorurati vengano gradualmente eliminati e che la richiesta di cloro diminuisca. Ci sarà il problema della messa a punto di processi alternativi per la fabbricazione dell'idrato di sodio --- attualmente il co-prodotto del cloro da parte dell'industria elettrolitica --- ma anche questi problemi possono essere superati sul piano sia tecnico sia economico.

E' comunque molto probabile che i consumatori trovino, in molte merci, in futuro, un avvertimento che sono state fabbricate senza impiegare il cloro. Sono così avvertiti che alcuni danni alla salute sono stati evitati e che ci hanno guadagnato la salute dei lavoratori, la loro stessa salute e quella dell'ambiente.

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