sentanti

 dell’industria della ceramica e del vetro, nonché dai rappresentanti sindacali di settore, in una Conferenza internazionale che si è svolta a Bruxelles, dedicata alla politica industriale nel - l’Europa allargata, con particolare riferimento ai settori della ceramica e del vetro che erano stati trascurati dal primo documento della Commis - sione in materia, che risale a dicembre 2002 . La Conferenza è stata presieduta dal Commissario europeo per le imprese e la società dell’infor - mazione, il finlandese Erkki Liikanen, affiancato da rappresentanti dell’industria europea della ceramica e del vetro e da rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, e ha visto la partecipazione di oltre 120 protagonisti, a diverso titolo, dell’industria vetro - ceramica euro - pea, oltre a membri del Parlamento europeo e alti funzionari della Commissione . Le parti inte - ressate alla difesa e allo sviluppo in Europa di queste importanti attività manifatturiere si sono confrontate sui fattori chiave che influenzano lo sviluppo sostenibile e la competitività del set - tore: occupazione e mercato, processi produttivi e impatto ambientale, innovazione tecnologica e politiche dei consumatori . In primo piano per tutti ci sono gli effetti della crescente globaliz - zazione dell’economia, i costi e la disponibilità dell’energia e delle materie prime, così come le strategie necessarie per assicurare la compatibi - lità ambientale dell’industria nel lungo periodo . Nella discussione che si è sviluppata tra le parti è emersa anche l’importanza di puntare sulla competitività industriale di attività manifattu - riere quali la ceramica e il vetro . Insieme questi settori comprendono più di 5000 imprese euro - pee, per la maggior parte piccole e medie, con un valore della produzione aggregato di circa 55 miliardi di euro e più di 400 mila addetti . Scopo principale della Conferenza è stato di inserire l’industria vetro - ceramica nella “mappa men - tale” dei politici europei, ricondotta a pieno titolo nell’ambito della politica industriale europea . Da ciò dipenderà il futuro di questo settore, parti - colarmente esposto alla pressione competitiva internazionale . Prima di esaminare in maniera specifica l’anda - mento congiunturale dei Gruppi merceologici, è opportuno aprire una parentesi sul tema del mar - chio di origine, comune a tutti i settori manifat - turieri . Gli uffici della Commissione europea hanno elaborato un documento di lavoro molto interes - sante sul marchio di origine delle merci che dovrebbe portare all’adozione di uno specifico Regolamento europeo del marchio “made in EU”, allo scopo principale di difendere le produzioni europee dalle contraffazioni e i consumatori dalle false indicazioni di provenienza dei prodotti . Premesso che non esiste oggi in Europa un obbligo giuridico di indicare con un marchio l’origine di un prodotto, dopo importanti considerazioni di carattere generale, vengono proposte tre possibili opzioni per la futura regolamentazione . Introdurre un sistema volontario di apposi - zione del marchio di origine, sia per le merci prodotte all’interno dell’Unione Europea, sia per i prodotti importati da Pesi extra Ue . Introdurre un sistema misto (analogo a quello vigente, per esempio, negli USA) che renda obbligatoria l’indicazione di origine per le merci importate e facoltativa per quelle comu - nitarie . Introdurre un regolamento che renda obbliga - toria sempre e comunque (merci di origine Ue o extracomunitarie) l’indicazione di origine . Per ciascuna delle tre opzioni proposte, la Com - missione esamina sommariamente i pro e i con - tro, sollecitando contributi e commenti aggiun - tivi dalle categorie interessate e dagli Stati mem - bri . Il documento predisposto dai servizi della Commissione affronta già, in via preliminare, la possibilità di aggiungere al marchio “made in EU”, su di una base puramente volontaria, il marchio nazionale (per esempio “made in Italy”), aggiunta che dovrà essere in ogni caso valutata più atten - tamente in un secondo tempo . Si sono già svolti alcuni incontri a livello euro - peo tra la Commissione e i rappresentanti dei set - tori produttivi, portatori di posizioni assai diver - sificate . Il rappresentante di Cérame Unie ha indi - cato la preferenza del settore, salva una più approfondita verifica, per la terza opzione (mar - catura obbligatoria sempre, sia per le merci pro - dotte in Europa, sia per le merci importate), insi - stendo sul punto che al marchio obbligatorio (made in EU) possa continuare a essere aggiunto un marchio di origine nazionale (made in Italy) o regionale (Baviera, Limoges ecc) . Sono in corso consultazioni anche a livello nazionale e inter - categoriale, su iniziativa di Confindustria e del Ministero delle Attività Produttive . L’argomento è un “classico” per i settori di Federceramica, al massimo grado manifatturieri ed esportatori . 106 La chimica e i suoi settori Seconda Parte

              

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