Nel

 presentare il Rapporto annuale dell’industria chimica desidero innanzitutto riaffermare una considerazione che stimo essere una costante di questi anni: lo svi - luppo del nostro settore è determinante per la qualità della vita . Questa non è infatti una consapevolezza diffusa, tanto è vero che i nodi attorno ai quali ruotano la cre - scita e la competitività, e non solo della chimica, faticano a sciogliersi . Burocrazia e normative sempre più onerose si contrappongono alla necessità di semplificazione, ricerca e innovazione, fondamentali per la nostra industria, sono poco incentivate e sostenute, i costi energetici sono elevati, le infrastrutture deboli . Il risultato è una bassa competitività dovuta in gran parte ai condizionamenti del quadro istituzionale in cui le imprese operano . Negli ultimi mesi gli effetti si sono manifestati con chiarezza . La lunghissima stagnazione della domanda industriale nei Paesi più avanzati, la forza dell’euro, la crescita impetuosa dei mercati e dei prodotti asiatici hanno reso a tutti evidente la perdita di competitività dell’economia europea nella quale si inserisce anche quella delle aziende italiane . Non sono mancate le prese di posizione ufficiali: la Commissione Europea, con - fermando la centralità dell’industria, ha altresì sottolineato che “la competitività costituisce un ingrediente indispensabile per il successo della strategia della sostenibilità” . Non si può dimenticare l’assoluta novità con cui i premier dei tre principali Paesi europei hanno ribadito in modo formale la necessità che il settore industriale non sia “utilizzato come laboratorio di esperimenti normativi che aumentano i costi e gli oneri sulle imprese” . L’industria chimica, per le sue caratteristiche, vede la propria competitività stret - tamente connessa all’efficienza del sistema in cui opera e troppo spesso è impie - gata come “laboratorio” per strumenti normativi d’incerto, e spesso sovrastimato, effetto su sicurezza, ambiente e salute, ma di sicuro, e quasi sempre sottostimato, costo per le imprese . Italia ed Europa devono quindi accrescere l’attenzione alla competitività delle pro - duzioni chimiche, a partire dalla definizione e dall’applicazione delle normative . A livello europeo questa delicata fase è contraddistinta dall’iter di approvazione della proposta di Regolamento sulla “Nuova Politica Chimica” . Un’occasione per dimostrare che la competitività industriale è veramente elemento centrale di una nuova fase in cui lo sviluppo sostenibile viene perseguito considerando con equi - librio tutte le sue componenti: sociale, ambientale ed economica . La chimica ha un ruolo troppo importante in Europa e in Italia per essere inutil - mente danneggiata e indebolita nella sua capacità di crescere, di garantire occu - pazione ed investimenti . Bisogna riporre fiducia nella chimica e la chimica deve poter credere nel proprio futuro, perché la fiducia è una risorsa imprescindibile per la crescita dell’im - presa, del sistema industriale e del Paese . Diana Bracco Il Presidente 5

              

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