puntamento

 (che appare sempre meno realistico) del gennaio 2005 per la partenza dello schema . Pochi Paesi hanno presentato in tempo i Piani Nazionali di Assegnazione (comunque prima che fosse possibile recepire la Direttiva nella legisla - zione nazionale) e ad alcuni, come l’Italia, si muove la contestazione di un Piano poco “severo”: in effetti, il Piano italiano, nella consapevolezza di non poter formulare obiettivi troppo rigidi, si affida a un consistente ricorso agli altri mecca - nismi flessibili del Protocollo di Kyoto (Progetti di Joint Implementation e Clean Development Mechanism) . L’industria chimica, come settore, non risulta inclusa nello schema ET per il primo periodo di applicazione, se non per la produzione di energia elettrica e di vapore, ed è impegnata a che il docu - mento italiano sia più chiaro in relazione all’in - terpretazione degli “impianti di combustione” per evitare incertezze di applicazione . La performance conseguita dal settore chimico, comunque, è molto positiva: dai dati di contabi - lità nazionale, infatti, le emissioni dirette di CO 2 da uso di combustibili fossili sono passate da 15,6 a 10,2 milioni di tonnellate di CO 2 nel periodo 1990 - 2000 con una riduzione superiore al 30% a fronte del 6 . 5% che rappresenta l’obiettivo nazio - nale di riduzione . 45

              

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