no laici non meno nazionalisti degli altri italiani, essi si divi-

 sero  sul  fascismo  come  tutti  gli  altri  cittadini,  chi  aderendo pienamente, chi accettando passivamente il regime libertici- da, chi contrastandolo nelle file dell’antifascismo. Carlo FoÓ, insigne fisiologo, era il responsabile milanese dell’inquadra- mento politico dei docenti universitari e fu colpito come Levi dalle leggi razziali. Durante la prima guerra mondiale M.G. Levi  aveva  fatto  parte  del  Comitato  di  mobilitazione  indu- striale  e  dei  Comitati  tecnici  sugli  esplosivi  e  gli  aggressivi chimici, e nel 1938 era il massimo tecnico italiano nel cam- po  dei  combustibili.  All’interno  del  Ministero  delle  corpora- zioni si cerc˛ (inutilmente) un modo ‘coperto’ di mantenere Levi nelle sue funzioni di Direttore della Sezione combustibi- li del Regio Politecnico di Milano. Le leggi razziali furono un oltraggio  all’umanitÓ,  una  piaggeria  servile  di  Mussolini  al suo alleato Hitler. Per˛ queste leggi sciagurate non gettano ombra sulla chiamata di Natta al Politecnico di Milano. Era convinzione di molti accademici che si dovesse provvedere rapidamente e bene a ricoprire le cattedre vacanti, pena l’ar- rivo di personaggi come Felice De Carli, con un ricco passa- to di carriera politico-universitaria. Libero Lenti, poi famoso economista,  prese  la  cattedra  lasciata  dal  suo  maestro, Giorgio Mortara, e il fatto fu assunto come un omaggio allo stesso Mortara e alla sua scuola. Il caso di Levi Ŕ poi chia- rissimo. I servizi di Levi per la Nazione furono difesi con for- za dal Direttore del Politecnico, Gaudenzio Fantoli, e questa stessa difesa deve aver aperto la strada a Natta [8]. Giulio Natta era giÓ allora il migliore chimico industriale italiano, il cui prestigio era riconosciuto all’interno dell’UniversitÓ e del- le istituzioni di ricerca [9], cosý che il passaggio da Torino a Milano fu in un certo senso una mossa accademica obbliga- ta. Quanto alle forti responsabilitÓ dei chimici nella prepara- zione della guerra non posso far altro che rinviare il lettore ad altri scritti [9-10]. Qui ricordo solo che nel novembre 1937 l’americana Vacuum Oil Co. inaugur˛ a Napoli una raffineria che  Industrial  and  Engineering  Chemistry  definý  “seconda per  grandezza  in  Europa,  ma  la  pi¨  moderna  del  mondo” [11]. Forse che anche l’industria statunitense stesse prepa- rando la guerra per conto di Mussolini? Bibliografia [1] C&EN, March 3 2003, 8. [2] M. Isnenghi, L’Italia del fascio, Giunti, Firenze, 1996. [3] Una  difficile  modernitÓ.  Tradizioni  di  ricerca  e  comunitÓ scientifiche in Italia, 1890-1940, A. Casella et al. (a cura di), Go- liardica Pavese, Pavia, 2000. [4] Per una storia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, R. Si- mili, G. Paoloni (a cura di), vol. I, Laterza, Roma-Bari, 2001. [5] G. Israel, P. Nastasi, Scienza e razza nell’Italia fascista, Mu- lino, Bologna, 1998. [6] L. Cerruti, La comunitÓ dei chimici nel contesto scientifico in- ternazionale: 1890-1940, in Rif. [3], pp. 196-255. [7] Chim. Ind., 1938, 20, 436. [8] E.  Signori,  Le  leggi  razziali  e  le  comunitÓ  accademiche  – Casi,  problemi,  percorsi  nel  contesto  lombardo,  in  Rif.  [3],  pp. 431-486. [9] L.  Cerruti,  “Natta,  Giulio”,  in:  Dictionary  of  Scientific  Bio- graphy,  Suppl.,  vol.  I,  Scribner,  New  York,  1989,  pp.  635-637; Ibid., “La chimica”, in Rif. [4], pp. 406-447. [10]  L. Cerruti, La Chimica, in C. Stajano, La cultura italiana del novecento, Laterza, Roma-Bari, 1996, pp.128-142.  85 - La Chimica e l’Industria - 27 RICHMAC  Magazine - Luglio/Agosto 2003