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Dossier Cocaina

Breve storia della cocaina

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Indice del Dossier sulla cocaina

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Excursus storico sulla cocaina

Franco Aldegheri

Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 - Verona

 

Dalla coca alla cocaina in Europa e in America: usi “ricreativi” e “medicinali”.

 

Una svolta decisiva, nella reputazione della coca, si ebbe intorno al 1860, quando il chimico tedesco Albert Neimann riuscì a isolare l’alcaloide della cocaina. Si tratta di una amina terziaria, che avrebbe potuto essere un buon anestetico se la sua forte tossicità sistemica e la dipendenza psichica che può provocare non avessero successivamente orientato i ricercatori a soluzioni ottenute modificando in laboratorio la molecola della cocaina (nacquero così la lidocaina, la novocaina e molti altri anestetici di sintesi).

Il primo autorevole e riconosciuto difensore di questa droga fu Sigmund Freud, psicologo di fama mondiale. Nel dicembre del 1883, il dottore Theodor Aschenbrandt, pubblicò una relazione sulle reazioni alla cocaina di un gruppo di soldati bavaresi. Questa relazione spinse Sigmund Freud a sperimentare gli effetti, prima su se stesso e poi sugli altri, per poterli guardare sul corpo umano e sulla mente e catalogarli. “Prendo regolarmente piccole dosi contro la depressione, con risultati più che brillanti”, scrive alla fidanzata Martha Bernais, che coinvolge negli esperimenti. Attraverso i suoi studi, Freud si convinse che le proprietà stimolanti della cocaina erano ideali per curare la depressione. Con il passare del tempo, il creatore della psicoanalisi divenne sempre più entusiasta. La usava contro la depressione e ne ricavava energia e euforia.

Un ritratto 'psicanalitico' di Sigmund Freud

All’inizio della sua carriera, Freud si fece dunque ampiamente promotore della cocaina, come tonico benefico e sicuro, capace di curare depressione e impotenza, suggerendo addirittura di usarla come anestetico locale. In effetti un suo collega, Karl Koller, dimostrò l’efficacia della cocaina come anestetico locale in chirurgia oftalmica. Koller è lo scopritore (o forse riscopritore, perché è possibile che i medici Inca già le conoscessero) delle proprietà della cocaina come anestetico locale. Nel 1884 Freud scrive “Uber coca”, in cui consiglia la sostanza per vari malanni, come antidepressivo, come afrodisiaco e per la disintossicazione dagli oppiacei; riteneva infatti che fosse la cosa migliore per curare la crisi di astinenza degli alcolizzati e dei morfinomani. La prescrive a un morfinomane. Il paziente si libera dalla morfina, ma diventa pesantemente dipendente dalla cocaina. Si fa alte dosi, fino ad arrivare a una sindrome psicotossica. Lo stesso Freud si rende conto su se stesso di una serie di disturbi e pubblica successivamente “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina”.

Dalla metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, sciroppi, tonici e liquori contenenti cocaina e oppio vennero usati largamente, negli Stati Uniti d’America come in Europa, da persone di ogni ceto sociale. Questo è un fatto che viene per lo più nascosto nella storia americana. La verità è che a quel tempo c’era una diffusa cultura della droga che influenzava una ampio settore della società americana. L’uomo che, in questo periodo, ottenne il maggior successo fu il parigino (nato in Corsica) Angelo Mariani, inventore nel 1865 del “vino di coca”. Il “Vin Mariani” era il tonico più entusiasticamente apprezzato sulle due sponde dell’Atlantico; per questo tonico vennero addirittura fatti i complimenti ufficiali da: il Principe di Galles, lo Zar e la Zarina di Russia, il re di Svezia e Norvegia. A. Dumas, J. Verne, E. Zola, H. Ibsen e altri celebri scrittori furono altrettanto prodighi di elogi per il “Vin Mariani”. Altri personaggi famosi che posero in risalto i “miracolosi” effetti degli elisir alla cocaina furono l’inventore Thomas A. Edison, attrici come Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, musicisti come Gounod e Massenet, scultori come Rodin, cardinali, politici, medici, e persino due papi (Leone XIII e Pio X). Non essendovi alcuna restrizione all’acquisto di queste droghe all’inizio del ’900, i narcotici rappresentavano un accettabile stile di vita per un grande numero di persone, molte delle quali erano personaggi di fama. La cocaina era una presenza rilevante nell’industria del cinema muto. I messaggi favorevoli alla droga che provenivano da Hollywood all’epoca si imponevano all’attenzione internazionale e influenzavano gli atteggiamenti di milioni di persone nei confronti della cocaina. La cocaina ebbe una ulteriore spinta verso l’accettabilità quando nel 1886 John Pemberton la incluse come ingrediente principale della sua nuova bibita, la Coca-Cola. Sono gli effetti euforizzanti e stimolanti sul consumatore i maggiori responsabili del travolgente successo della Coca-Cola come bibita più popolare nella storia. La cocaina in breve fu presente nelle bibite gasate, nel tè, nel vino, nella gomma da masticare, nelle sigarette, nelle polveri da naso e in paste simili al tabacco da masticare. La Coca Cola fu a base di cocaina fino al 1903 e veniva venduta al pubblico come “bevanda intellettuale”. Si racconta che R.L. Stevenson avesse pensato ai personaggi del dottor Jekyll e Mr. Hyde come la personificazione degli effetti della cocaina; anche Conan Doyle, autore di Sherlock Holmes, racconta dell’uso di cocaina fatto dal noto investigatore.

Di regola, le persone famose rappresentano dei modelli in grado di influenzare le masse. Il potere del “divismo” ha più volte dimostrato di essere la più efficace forma di pubblicità. Pensate a questo: lo psicologo più famoso del mondo; l’inventore della lampadina; una scuderia di divi hollywoodiani del cinema muto; e l’inventore della bibita più popolare nella storia, tutti imbarcati sul carrozzone pro-cocaina. Tutti a magnificare gli effetti benefici della droga. Qualcuno lo ha fatto attraverso testimonianze personali che sono rimbalzate sulle pagine di stampa  in lungo e in largo. Altri (in particolare i divi del cinema muto) hanno dato impulso all’accettabilità della cocaina attraverso gli esempi che derivavano dal loro ben pubblicizzato stile di vita. Allo stesso modo di altri narcotici come l’oppio e l’eroina in questo periodo, la cocaina cominciò anche a diventare un ingrediente attivo in ogni sorta di tonici e sciroppi “toccasana”. In molti dei tonici che le industrie farmaceutiche producevano all’epoca, la cocaina poteva essere mescolata agli oppiacei e somministrata liberamente a persone anziane così come ai giovani. I chirurghi la usavano come anestetico locale, mentre altri guaritori, qualificati e non, la vendevano come rimedio per il normale raffreddore, per l’ansia, per la sinusite, per tutti i piccoli mali possibili e immaginabili.

 


Indice della Breve storia della cocaina

Su Angelo Mariani e il suo Vin Mariani


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