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Dossier Cocaina

Breve storia della cocaina

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Indice del Dossier sulla cocaina

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Excursus storico sulla cocaina

Franco Aldegheri

Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 - Verona

 

Dopo l’arrivo dei “conquistadores” spagnoli

Nel 1553 Pizarro distrugge l’impero Inca. Nei decenni seguenti, con la scomparsa dei sistemi consolidati di controllo sociale, l’uso della coca si diffonde senza regole anche fra le classi inferiori della popolazione. Gli spagnoli di Pizarro trasformarono la pianta divina in compenso materiale per gli schiavi Inca, anche per poter controllare meglio le popolazioni sottomesse. I conquistadores furono impressionati dall’efficacia della coca come stimolante: “L’erba è così nutritiva e corroborante che gli indios lavorano giorni interi senza bisogno di nient’altro”. Gli Spagnoli avevano anche bisogno di manodopera indigena nelle loro miniere d’argento. Il lavoro nelle miniere era estremamente arduo; e prendere la coca riduce l’appetito e accresce il vigore fisico. La coca dà energia e calma la fame, ed è di aiuto e conforto nella durissima vita delle alte valli andine. Da questo derivava un grande aumento dell’uso di coca e del numero dei coqueros (masticatori di coca). E questa situazione resterà praticamente immutata fino ai giorni nostri. Amerigo Vespucci fu probabilmente il primo Europeo a descrivere la masticazione delle foglie di coca in uso presso le popolazioni del nuovo mondo.

Il “coquero” inumidisce, con la saliva, un rotolino di foglie e se lo mette in bocca tra la guancia e la gengiva, aggiungendoci poi un po’ di calce ricavata dalle ceneri di un cereale (il quinoa) o dalla polvere delle conchiglie marine (naturalmente la coca non è cocaina, però nel mezzo etto di foglie che l’indio consuma mediamente ogni giorno, ci sono circa cinque grammi di cocaina). La calce facilita l’estrazione della cocaina e degli altri alcaloidi dalle foglie e ne accelera l’assorbimento nel sangue. Il contenuto totale di alcaloidi della foglia varia tra lo 0,7 e l’1,5%, la cocaina costituisce dal 30 al 75% di questo contenuto. La varietà boliviana contiene una percentuale più alta di cocaina, quella peruviana una percentuale più alta degli altri alcaloidi. Il “coquero” non inghiotte le foglie, ma le succhia come fosse una cicca di tabacco da masticare, sputandola quando ne ha estratto tutto il succo (per tutta l’operazione ci vogliono circa tre quarti d’ora). Alcuni succhi vengono assorbiti dalle mucose della bocca, mentre altri scivolano giù per la gola fino allo stomaco.

La 'buona giustizia' di Cristobal de Albornoz

La coca era ed è ancora la cura indispensabile per il mal di montagna, ed era preferita rispetto a tutte le altre droghe per la cura della malaria. Nel 1565 i conquistadores, spaventati dal magico alone di idolatria, emanarono una serie di editti che vietavano la masticazione delle foglie di coca. Nel 1569 tutti i vescovi dell’Inquisizione del Sud America, bandirono la coca come “un’illusione demoniaca”. La Chiesa inoltre imponeva decime sul raccolto di coca e la maggior parte delle entrate dei vescovi di Cuzco proveniva dalla coca.


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