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Dossier Cocaina

Breve storia della cocaina

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Indice del Dossier sulla cocaina

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Excursus storico sulla cocaina

Franco Aldegheri

Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 - Verona

 

Uso della coca presso gli Indios del Sud America

Le foglie di coca sono state masticate dagli Indios del Sud America per molte migliaia di anni, per indurre un’euforia di lunga durata. In senso stretto, le foglie non sono effettivamente masticate. Solitamente, la foglia essiccata di coca è inumidita con la saliva. La poltiglia è tenuta tra la gengiva e la guancia e viene pian piano succhiata. I succhi stimolanti vengono deglutiti. Materiali ricchi di calce come conchiglie marine bruciate o un cereale (quinoa) sono usati per favorire la separazione dell’alcaloide attivo dalla foglia.

L’uso di coca nell’America pre-ispanica è confermato da fonti archeologiche e artistiche, come sculture, ceramiche, manufatti e pitture. La diffusione storica e geografica di queste testimonianze sembra evidenziare il fatto che la coca è stata un forte elemento di unificazione delle differenti culture di questo continente. Quelle testimonianze sono state trovate soprattutto in un ambito religioso e attestano il carattere divino attribuito a questa pianta; questa divinizzazione sarà, più tardi, confermata dagli Incas, che ne faranno una divinità. Per le sue molteplici proprietà, l’uso nel corso di rituali di iniziazione e di importanti cerimonie, e per la sua fondamentale importanza nell’economia, alla coca fu riconosciuto un grande valore. Lo studio dei fattori sia tecnici (materiali, lavorazione, …) che estetici (forma, stile, …) degli oggetti d’arte, combinato con lo studio del retroterra culturale, mostra che l’uso della coca sembra essere stato un privilegio delle classi sociali più elevate.

Questa immagine di Manco Capac fu dipinta da un artista nativo di Cuzco nel XVII secolo

Gli Incas fecero della coca la sostanza sacra fondamentale dalla loro religione solare, limitando il suo uso solo ai rituali. Secondo la leggenda inca, la risplendente stella bianca “Spica” della costellazione della Vergine, era “Mamma Coca”. Agli inizi dei tempi i figli del sole diedero la pianta sovrannaturale al primo imperatore Inca (Manco Capac) “per sfamare gli affamati e dare agli stanchi e agli affaticati nuovo vigore, inoltre per far dimenticare agli infelici le loro miserie”. I governanti Inca erano i diretti discendenti del sole e nessuno poteva usare la coca senza il loro permesso. Dato che nessuno poteva entrare nei templi del sole senza in bocca una foglia di coca, i capi e gli altri sacerdoti Inca avevano il monopolio della coca e della religione. Allo stesso modo solo le donne come la regina potevano usare la coca; le donne erano figlie della luna (Mama Quilla), la dea dell’amore che teneva nelle mani dei rametti di coca. La religione di stato degli Inca era estremamente gerarchica; il grande Inca, designato come sommo sacerdote, aveva l’incarico a vita e a sua volta nominava i sacerdoti di grado inferiore; ogni provincia aveva il suo sacerdote capo e nessuna cerimonia era completa, se questo ufficiale non la benediva gettando della coca ai quattro punti cardinali. La coca era coinvolta in ogni aspetto della vita, dalla nascita sotto la tutela di “Mama Quilla”, alla sepoltura. Al culmine della cerimonia d’iniziazione all’età virile, venivano conferite la fionda del guerriero e la borsa di coca ai candidati. Foglie di coca venivano deposte nelle tombe che contenevano le mummie di persone importanti e vittime sacrificate, per nutrire gli spiriti dei morti, durante il loro viaggio nell’aldilà.


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