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Indice Il fullerene La famiglia dei
fullereni Reattività
dei fullereni
Fulleruri e complessi
Poliedri fullerenici
Nanotubi di carbonio
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Nota
redazionale: con
modifiche minori il testo di questo supplemento dedicato ai fullereni è
ripreso da un corso ipertestuale del dott. D. M. Proserpio e del prof. G.
Ciani, del Dipartimento di Chimica Strutturale e Stereochimica Inorganica
dell'Università di Milano. Il Dipartimento pubblica una serie di corsi ipertestuali
molto interessanti |
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Il fullerene
La
scoperta del fullerene è indissolubilmente legata al nome di Harry Kroto.
Kroto si laureò in chimica nel 1961 all'Università di Sheffield, e prese
il dottorato in spettroscopia molecolare nel 1964, nella stessa
Università. Dopo gli studi post-dottorali svolse la sua carriera
accademica all'Università del Sussex. Il suo primo campo di ricerca fu la
sintesi di molecole con legami multipli fra il carbonio ed elementi del
secondo e terzo periodo. Utilizzando particolari sintoni e opportune
tecniche spettroscopiche aprì il campo dei fosfoalcheni e dei
fosfoalchini. Il secondo campo di ricerca di Kroto fu quello su lunghe
catene lineari di atomi di carbonio, e fu questo ambito di indagine che lo
portò ad interessarsi di alla chimica degli spazi interstellari. Era noto da tempo che alcune particolarità degli spettri di
assorbimento delle regioni interstellari erano da attribuire alla presenza
di grosse ‘molecole’ di carbonio. La possibilità di generare tali molecole in
laboratorio si aprì attraverso la collaborazione di Kroto con Robert Curl,
un altro spettroscopista che lavorava alla Rice University di Houston.
Curl mise in contatto Kroto con Richard Smalley, un chimico della
Rice che lavorava sui cluster. Nel 1985 i tre ricercatori studiarono gli spettri di
massa di vapori di carbonio ottenuti da cristalli di grafite con laser ad
alta energia. Con sorpresa furono osservati picchi di massa da attribuirsi
a varie specie di carbonio in fase vapore; la più abbondante tra queste
specie era un cluster costituito da 60 atomi di carbonio.
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Questo cluster C60 ha una notevole stabilità.
Ha la forma di una gabbia ‘sferica’ cava, di diametro 7.1 Å, formata da
atomi di carbonio triconnesso (approssimativamente ibridizzato
sp2) uniti a formare una rete chiusa di 12 pentagoni e 20
esagoni (Figura), esattamente come un pallone da football. Il nome di
"fullerene", coniato per la molecola, deriva dalle cupole geodesiche di
forma simile disegnate in precedenza dal famoso architetto americano
Buckminster Fuller. Più completamente, il nome assegnato alla molecola
C60 è buckminsterfullerene.
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La famiglia dei fullereni
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Queste molecole a gabbie di
atomi di carbonio Cn (n ≥ 60) prendono il nome collettivo di
fullereni. Assieme a C60, la seconda specie a gabbia
predominante nei vapori di grafite è C70, con 70 atomi di
carbonio a forma di palla da rugby (Figura, due modi di rappresentare
C70). Altre specie interessanti della famiglia (e.g.
C76, C78, C84) sono state pure
identificate. Si possono poi ipotizzare, è ovvio, fullereni sempre più
grandi, come, ad esempio, le tre gigantesche molecole (C240,
C540 e C960) illustrate in Figura. I fullereni
rappresentano chiaramente un nuovo stato allotropico del carbonio,
diverso da grafite e diamante.
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Pur essendo C60 una
specie stabile, non fu possibile studiarla in laboratorio fino al 1990,
poichè non c’era ancora modo di ottenere quantità sufficienti di
materiale. Nel 1985 infatti le prime sintesi (R. E. Smalley, R. E. Curl e
H. Kroto) riuscirono a produrre alcuni femtogrammi di fullerene. Nel
frattempo i teorici avevano previsto alcune proprietà per tali specie,
basandosi su diversi tipi di calcoli, che non potevano però essere
verificate. Un completo cambiamento della situazione si verificò nel 1990,
quando W. Krätschmer e D. Huffmann trovarono un semplice metodo di
laboratorio per preparare in poche ore milligrammi di C60 e
C70. Il metodo consiste nel vaporizzare la grafite, facendo
passare una alta corrente attraverso due elettrodi di grafite in atmosfera
di elio. La fuliggine raccolta dall’arco viene digerita in un solvente
organico, come il toluene. Il solido ottenuto dopo rimozione del solvente
contiene C60 mescolato con una quantità minore di
C70. Quindi C60 e C70 possono essere
separati per cromatografia su colonna. C60 discolto in solventi
organici forma una soluzione di color magenta, mentre le soluzioni di
C70 sono rosso vino. Data la disponibilità del materiale, le
ricerche nell’area si sono sviluppate in modo esplosivo, con un entusiasmo
nel mondo scientifico paragonabile solo a quello per la scoperta dei
superconduttori ad alta Tc nel 1987. C60 e
C70 sono stati caratterizzati dal punto di vista della
struttura cristallina, delle spettroscopie UV-visibile, NMR, IR e Raman,
nonchè della microscopia elettronica ad alta risoluzione. A temperatura
ambiente, lo spettro 13C NMR di C60 mostra un solo
segnale indicando l’equivalenza di tutti gli atomi di carbonio. Non è
sorprendente che in C60 cristallino le molecules si dispongano
secondo i principi degli impacchettamenti compatti. A temperatura
ambiente, C60 ha una struttura fcc, con Z = 4
(C60), a = 14.17 Å, e le molecole C60
hanno un disordine orientazionale. La simmetria icosaedrica,
Ih, di C60 rappresenta la massima simmetria
puntuale possibile per la molecola. Il disordine a temperatura ambiente è
legato alla forma sferica delle molecole, che possono orientarsi
casualmente. La separazione tra molecole C60 adiacenti si
può calcolare come metà della diagonale di faccia della cella cubica, cioè
a√2/2 = 10.0 Å. Il ‘diametro da sfera rigida’ della molecola
C60 è calcolato pari a 7.1 Å, il che lascia un gap di 2.9 Å tra
molecole adiacenti per le interazioni di van der Waals. Poichè le
molecole C60 non sono esattamente sferiche, esse si
dispondono in modo ordinato ad una temperatura al di sotto dei 249
K, dando luogo ad una fase più cristallina. La "driving force" che porta
alla situazione ordinata è l’ottimizzazione del legame tra molecole
C60 adiacenti. In particolare, considerando la struttura in una
data direzione [110] dell’impacchettamento compatto, un legame corto C-C
(elettron-ricco) che unisce due esagoni in una molecola C60
punta direttamente al centro di un pentagono (elettron-deficiente) su una seconda molecola C60 (vedi
Figura). |
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Questa disposizione delle
molecole da un lato minimizza le sovrapposizioni dirette C-C, ma
dall’altro rende massime le interazioni donatore-accettore tra
molecole adiacenti. Le distanze di legame nel fullerene cadono in due
gruppi, 1.40 Å per i legami C-C che uniscono (che sono in comune tra) due
esagoni, e 1.45 Å per i legami che uniscono (che sono in comune tra) un
esagono e un pentagono; i pentagoni sono isolati in C60.
Confrontando questi valori con normali legami singoli e doppi in composti
organici, 1.54 e 1.33 Å, rispettivamente, vediamo che i legami C-C in
C60 sono di ordine di legame intermedio. Queste distanze di
legame, sono anche intermedie tra quelle del diamante e quelle della
grafite (C-C 1.39 Å). Il diamante è un perfetto isolante mentre la grafite
è un conduttore; C60 è un isolante con gap di banda di 2.2
eV. Anche altri fullereni, come C70, formano strutture
cp, anche se le molecole non hanno forma sferica. La molecola
C70 è ellissoidale (con un asse lungo di 8.34 Å e un asse corto
di 7.66 Å), ma nei cristalli, a temperatura ambiente, gli ellissoidi sono
in grado di ruotare liberamente generando entità mediamente
quasi-sferiche, che formano una struttura fcc, a =
15.01 Å. |