Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

S

Saccarina – Simazina

 

Un sistema periodico ...

 

SACCARINA
Composto organico di sintesi con potere dolcificante pari a 500 volte quello dello zucchero.

Struttura della saccarina

SAGGIO

Il  saggio è una rapida analisi di una sostanza per stabilire la quantità di un componente, oppure il grado di purezza in paragone con un campione determinato, allo scopo, ad es., di accertarne il valore commerciale. Il saggio di un vino, per es., consiste nella dosatura dell'alcool, dell'estratto secco a 100 ºC, delle ceneri, dei solfati, dello zucchero, dell'acidità del tartaro, della glicerina, del tannino, ecc. Le deviazioni dai valori di un campione a contenuto noto indicano, oltre che eventuali sofisticazioni, anche cattiva lavorazione o conservazione non adeguata.

SALE
Chimicamente è il prodotto della reazione tra un acido e una base. I sali sono solidi, generalmente ionici, costituiti da almeno due elementi (come il comune sale da cucina NaCl) e spesso contenenti anche ossigeno (ad esempio il carbonato di calcio CaCO3).

SALICILICO, ACIDO

L'acido salicilico od ortoidrossibenzoico venne scoperto nel 1838 da Piria che l'ottenne ossidando l'aldeide. È presente sotto forma di esteri in numerosi oli essenziali; per es. il salicilato di metile è il principale componente dell'essenza di gaulteria. L'acido salicilico viene preparato industrialmente per sintesi riscaldando sotto pressione il fenossido di sodio con biossido di carbonio (H. Kolbe, 1874). Lo si ottiene per cristallizzazione da acqua sotto forma di aghetti solubili in alcool, etere, cloroformio e in acqua calda. Ha un sapore aspro; fonde a 155 ºC. La sua soluzione acquosa o alcoolica viene colorata in violetto scuro dal cloruro ferrico. L'acido salicilico e i suoi derivati (sali, esteri) trovano impiego nell'industria dei coloranti e dei profumi, oltre che in farmacia. Farmacologia. La contemporanea presenza, nella molecola dell'acido salicilico, di una funzione acida e di una fenolica conferisce a questa sostanza e ai suoi derivati spiccate proprietà antireumatiche. L'acido salicilico, caustico e lievemente tossico, è adoperato quasi esclusivamente per applicazioni esterne; è dotato anche di proprietà antisettiche e antifermentative.

 

Struttura dell'acido salicilico

 

SALICILICO, ALCOOL 

L'alcool  salicilico o saligenina è un solido che fonde a 84 ºC, solubile in acqua, alcool, etere. Esiste sotto forma di glucoside nella corteccia di salice e si prepara generalmente per riduzione dell'aldeide salicilica.

 

SAMARIO 

Metallo del gruppo delle terre rare. Chimica. Il  samario è l'elemento chimico di numero atomico 62 e di peso atomico 150,35, di simbolo Sm. Venne scoperto nel 1879 da Lecoq de Boisbaudran nel corso di ricerche spettrali sulla samarskite e isolato da W. Muthmann. È un solido bianco-grigiastro, di densità 7,54 che fonde a 1072 °C. I suoi sali sono di colore giallo pallido o rosso scuro. Pochissimo diffuso, non ha attualmente applicazioni.

 

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Immagini sul samario

Fatti e dati del samario

 

SANDRACCA 

Resina naturale estratta da alcune piante del genere Callistris e utilizzata nella fabbricazione di vernici.

 

SANTONINA 

Sesquiterpene di formula C15H18O3 che costituisce il principio attivo del seme santo (Artemisia cina). Nella seconda metà dell'Ottocento fu al centro delle ricerche di Stanislao Cannizzaro. Un tempo molto usata nella cura dell'ascaridiosi, in quanto aumenta la motilità dei parassiti che migrano nell'intestino crasso e possono essere allontanati con un purgante salino, la santonina è quasi del tutto abbandonata come antielmintico per i disturbi collaterali che può provocare anche a basse dosi: disturbi visivi, vomito, dolori addominali, ecc.

 

Struttura della santonina

SAPONE
Per sapone si intende il sale di sodio o di potassio di un acido grasso di origine animale. Il sapone esercita la sua funzione di lavaggio mediante diversi meccanismi, per esempio riducendo la tensione superficiale, disperdendo e sospendendo lo sporco particolato, emulsionando il materiale oleoso e grasso, fornendo alcalinità. Il principale inconveniente del sapone così descritto, in particolare nella detergenza domestica, è che forma facilmente, in presenza della durezza dell’acqua, sali insolubili, soprattutto di calcio, che si depositano sui tessuti e nelle lavatrici. E’ stato questo problema che ha promosso lo sviluppo di detersivi poco sensibili alla durezza dell’acqua con il risultato di portare alla sostituzione del sapone con detersivi domestici attuali.

SAPONIFICAZIONE 

Trasformazione dei grassi od oli in sapone. La  saponificazione propriamente detta è una reazione di scissione degli esteri operata con la quantità di alcali necessaria per salificare tutto l'acido che si libera assieme al corrispondente alcool. È una reazione veloce e irreversibile. La pura idrolisi degli esteri è viceversa lenta e reversibile e viene catalizzata dagli acidi minerali e dagli alcali; nel secondo caso è rapida all'inizio e rallenta dopo la salificazione del catalizzatore, a meno che l'acido che si libera sia così insolubile da lasciare in soluzione soltanto il sale, che, per il fenomeno dell'idrolisi, ha reazione alcalina; è il caso della saponificazione dei grassi, catalizzata da piccole quantità di ossido di calcio o di zinco.

 

SAPONIFICAZIONE, INDICE DI

Nell'industria chimica e petrolifera è il  numero di milligrammi di idrossido di potassio necessari per saponificare completamente gli acidi grassi contenuti in un grammo di grasso o di un olio lubrificante.

 

SATURNO, SALE O ZUCCHERO DI  

Acetato di piombo cristallino.

SBIANCANTE
Preparato atto a esplicare un effetto di ripristino del grado dl bianco di un tessuto o di altro materiale mediante un’azione chimica (di solito ossidativa), spesso abbinata ad un’azione di sbianca ottica. Normalmente lo sbiancante è parte integrante della formulazione di un detersivo domestico. Lo sbiancante più largamente usato nel lavaggio domestico è un preparato a base di ipoclorito di sodio. Sbiancanti senza cloro sono generalmente polveri contenenti perborato di sodio che aggiunti nella formulazione del detersivo hanno un’azione blanda che può essere sopportata praticamente da tutti i tessuti compresi quelli colorati.

SCANDIO 

Metallo di transizione che si ritrova nei minerali dell'ittrio e delle terre rare. Chimica. Lo  scandio, scoperto nel 1879 dal chimico svedese L. F. Nilson, è l'elemento chimico di simbolo Sc, di numero atomico 21 e di peso atomico 44,956. Fa parte del 3º gruppo A del sistema periodico e le sue proprietà sono intermedie fra quelle dei metalli del gruppo del ferro e delle terre rare. Il suo principale minerale è la thorveitite, silicato di scandio e ittrio. Il suo ossido Sc2O3 è bianco e debolmente basico. I suoi sali sono incolori. Assomiglia alle terre rare per la bassa solubilità del suo ossalato, ma ne differisce per la proprietà di formare fluoruri complessi. È rarissimo e attualmente senza applicazioni.

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Immagini sullo scandio

Fatti e dati dello scandio

 

SCATOLO 

È il b-metilindolo. Chimica. Lo  scatolo si forma nella putrefazione o per fusione alcalina delle proteine e si ritrova accanto a tracce di indolo negli escrementi umani. Cristallizza in tavolette bianche caratterizzate da un odore estremamente nauseante; fonde a 95 °C e bolle a 268 ºC; a bassissima concentrazione è un efficace fissatore dei profumi. Fu isolato per la prima volta dal chimico italiano Fileti.

 

Struttura dello scatolo

 

SCHLEICH, SOLUZIONE O ANESTETICO DI 

Liquido preparato con 10 parti di cloruro di etile, 20 di cloroformio e 60 di etere; è impiegato per l'anestesia generale. Deve il nome al chirurgo tedesco Carl Ludwig Schleich (Stettino 1859 - Berlino 1922).

SCORRIMENTO VISCOSO (CREEP)
Fenomeno che provoca una deformazione lenta, ma crescente, nei materiali sollecitati con carichi costanti, anche se inferiori a quello di snervamento. La velocità di deformazione aumenta con l’aumentare della temperatura o del carico. Il fenomeno è particolarmente importante per le applicazioni dei materiali polimerici.

SCOTTATURA

Inizio prematuro della vulcanizzazione, che può avvenire durante le fasi di lavorazione di una mescolanza di gomma per effetto dell'alta temperatura raggiunta. Industria chimica. La  tendenza alla scottatura è un fenomeno che costituisce un grave inconveniente perché, quando si verifica, rende inutilizzabili le mescolanze e i relativi semilavorati; può essere ridotta o annullata sia impiegando determinati acceleranti detti ad azione ritardata, sia introducendo nelle mescolanze stesse particolari ritardanti che esplicano un'azione inibitrice del fenomeno alle temperature di lavorazione (100-120 ºC), ma che non interferiscono poi sulla vulcanizzazione vera e propria perché si decompongono alle temperature più elevate (140-200 ºC) alle quali questa avviene.

 

SCRUBBER  

Torre di lavaggio riempita di anelli Raschig utilizzata per depurare un gas dalle particelle solide che vi si trovano sospese.

SECONDARIO ALCAN SOLFONATO (SAS)
Tensioattivo anionico con alto potere schiumogeno. I SAS, in genere sotto forma di sale sodico, sono noti anche con il nome di paraffine solfonate. Hanno caratteristiche e performance simili ai LAS. Vengono usati prevalentemente in detersivi per il lavaggio manuale di stoviglie.

SELENIO 

Elemento non metallico analogo allo zolfo. Chimica. Il  selenio, elemento di simbolo Se, di numero atomico 34 e di peso atomico 78,96, venne scoperto nel 1817 da Berzelius in alcuni residui della preparazione dell'acido solforico. È un solido che presenta, come lo zolfo, alcune varietà allotropiche. La forma più comune è il selenio cristallino grigio, di aspetto metallico, che si forma se si riscalda una delle altre varietà a circa 100 °C. Ha densità 4,79, fonde a 217 °C e bolle a circa 685 °C generando vapori gialli. È conduttore del calore e dell'elettricità, e la sua resistività decresce quando è illuminato, perciò è impiegato in talune cellule fotoelettriche. Si conosce anche il selenio vetroso, ottenuto per brusco raffreddamento del selenio fuso. È un solido brillante, di colore bruno scuro, di densità 4,3, cattivo conduttore, poco solubile nel solfuro di carbonio. Quando viene riscaldato moderatamente, si trasforma in selenio cristallino rosso, di densità 4,5. Un'ultima varietà è il selenio rosso amorfo, che precipita in fiocchi (fiori di selenio) per riduzione dell'acido selenioso. Dal punto di vista chimico il selenio assomiglia allo zolfo. Brucia in aria con fiamma azzurra generando biossido di selenio SeO2; si combina con gli alogeni, con lo zolfo, col fosforo, con l'idrogeno. Con i metalli dà luogo ai seleniuri, isomorfi dei solfuri. È attaccato a caldo dall'acido nitrico, con formazione di acido selenioso H2SeO3. In natura il selenio accompagna spesso lo zolfo. I seleniuri metallici, alcuni dei quali esistono allo stato naturale, sono analoghi ai solfuri. Si preparano per azione del metallo sul selenio a caldo, oppure per precipitazione di un sale metallico da parte dell'idrogeno seleniato, o infine per riduzione dei seleniti o dei seleniati con carbone. Usi. Il selenio grigio è un buon conduttore di elettricità, e la sua conducibilità è direttamente proporzionale all'intensità luminosa, ossia l'elemento conduce meglio alla luce che all'oscurità, e per questo motivo è molto usato in numerosi apparecchi fotoelettrici. Sotto forma di selenio rosso o di selenuro di sodio viene usato per tingere di rosso vetri e smalti, e talvolta per decolorare i vetri poiché ha la proprietà di neutralizzare il colore verdastro prodotto dai composti ferrosi. Piccole quantità di selenio vengono aggiunte alla gomma vulcanizzata per accrescerne la resistenza all'abrasione. Il selenato di sodio è un potente insetticida. Il solfuro di selenio è utilizzato per il trattamento della forfora, dell'acne, degli eczemi, di alcune dermatiti e di altri disturbi della pelle.

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Immagini sul selenio

Fatti e dati del selenio

 

 

SEMIMETALLO 

Elemento chimico dotato di proprietà comuni agli elementi metallici (soprattutto l'aspetto dello stato elementare e la conducibilità) e a quelli non metallici (per la quasi totalità delle proprietà fisiche e chimiche). È considerato un semimetallo il germanio, che è dotato di lucentezza metallica, ma è fragile. Inoltre alcuni elementi danno luogo a differenti forme cristalline, una delle quali può essere una forma semimetallica: è il caso dell'arsenico.

 

SEQUESTRANTE

Composto che forma con ioni metallici dei complessi stabili.

 

SERINA  

Nome dell'acido 2-ammino-3- idrossipropionico, di formula CH2OHCHNH2CO2H, amminoacido presente nelle proteine e ritrovato per la prima volta nella seta,

 

SEROTONINA 

5-idrossitriptammina presente nei tessuti animali e vegetali. Biochimica. Isolata  per la prima volta da cellule della mucosa gastrointestinale e denominata enterammina, venne in seguito identificata con una sostanza isolata dal siero di sangue. È presente inoltre nel tessuto nervoso, nella cute di alcuni anfibi, nel veleno delle vespe e degli scorpioni, nel succo d'ortica, nelle banane, ecc. È un vasocostrittore periferico e stimola la muscolatura liscia dell'apparato digerente: la sua alta concentrazione in questa sede è probabilmente in rapporto con la peristalsi. La sua presenza nel tessuto nervoso è da taluni autori posta in relazione con una sua funzione di mediatore chimico, analogo all'acetilcolina. È un ormone della crescita, ma ha anche effetti sul sonno, perché impedisce i sogni e attenua l'aggressività. Nei serpenti favorisce la penetrazione degli ioni cloruro in particolari neuroni, oppure degli ioni potassio in altri. Basta una leggera modificazione del suo metabolismo perché la serotonina si trasformi in sostanza allucinogena e questo spiegherebbe la sua frequente correlazione con la schizofrenia. La serotonina proviene dal metabolismo del triptofano e la sua demolizione ossidativa avviene a opera di una monoamminossidasi.

 

Struttura della serotonina

 

SESQUIOSSIDO

Detto impropriamente dei triossidi di dimetallo.

 

SESQUITERPENE  

Nome generico degli idrocarburi a quindici atomi di carbonio derivabili formalmente dall'unione di tre molecole di isoprene e costituenti di molti oli essenziali. Chimica. I  sesquiterpeni sono molto diffusi specie nei vegetali. Bollono tutti fra 250 e 280 °C. Hanno un odore poco caratteristico e non hanno applicazioni in profumeria. Si possono suddividere in vari gruppi, a seconda che siano aciclici, monociclici o policiclici.

 

SHEFFIELD  

Particolare placcatura d'argento su rame che prende il nome dalla città inglese in cui nella prima metà del   XVIII sec. si sperimentò e si iniziò questa tecnica. Tecnologia.

Il processo consiste nel fare aderire a caldo, su una o entrambe le facce di un lingotto di rame, un foglio d'argento di spessore variabile; successivamente il lingotto così trattato viene laminato o trafilato. Questa produzione venne subito industrializzata in quanto si potevano produrre oggetti di notevole pregio artistico realizzando costi inferiori a quelli dell'argento. Dopo la metà del XIX sec. il procedimento sheffield è stato progressivamente sostituito dalla più vantaggiosa argentatura galvanica.

 

SHERARDIZZAZIONE  

Dal nome dell'inventore del processo, Sherard Osborn Cowper-Coles. Metodo di protezione superficiale dell'acciaio consistente in un trattamento termico di diffusione con polvere di zinco. Metallurgia. La  sherardizzazione viene attuata mettendo i pezzi da proteggere a contatto con una fine polvere di zinco e con un miscuglio di sostanze inerti e riducenti, a una temperatura compresa fra i 330 e i 400 ºC. Tale protezione contro le normali corrosioni, migliore di quella che può dare la zincatura, viene applicata particolarmente ai pezzi finiti, ad es. alla bulloneria.

 

SIEROALBUMINA  

Albumina del siero sanguigno con peso molecolare 69.000 e punto isoelettrico a pH 4,9. Le sieroalbumine rappresentano il 52-55% delle proteine plasmatiche; possono essere preparate industrialmente e sono utilizzate nell'industria alimentare, enologica, farmaceutica, ecc.

 

SILANI 

Denominazione generica dei composti idrogenati del silicio che presentano analogie con gli idrocarburi. Chimica. Si  conoscono alcuni composti del silicio con l'idrogeno che hanno formule analoghe a quelle degli idrocarburi saturi, in particolare il silano SiH4 e il disilano Si2H6. Sono meno stabili degli idrocarburi e spesso si infiammano spontaneamente all'aria.

 

SILDENAFIL

Composto il cui nome chimico (inglese) è 1-[[3-(6,7-dihydro-1-methyl-7-oxo-3-propyl-1H-pyrazolo [4,3-d]pyrimidin-5-yl)-4-ethoxyphenyl]sulfonyl]-4-methylpiperazine. Il sildenafil è messo in commercio come citrato, e costituisce il principio attivo del Viagra.

 

 

Struttura dei due componenti del sildenafil citrato

 

Sul Viagra si veda il Supplemento al Dizionario (16 pagine)

 

SILICE 

Biossido di silicio, SiO2, che può presentarsi in natura allo stato cristallino o criptocristallino o amorfo.

Mineralogia. La  silice è polimorfa e le sue diverse modificazioni cristalline sono: 1. il quarzo a, la forma più diffusa, con peso specifico 2,65, durezza 7, che cristallizza nel sistema trigonale, in prismi terminanti con facce di romboedro o di piramide, che presentano spesso apparente simmetria esagonale e un'intima geminazione. Inoltre, alcune faccette di trapezoedro permettono di distinguere due forme, il quarzo destrorso e il quarzo sinistrorso che hanno sulla luce polarizzata potere rotatorio di verso opposto. Numerose sono le varietà di quarzo a, ad es. l'ametista. La silice si presenta inoltre allo stato criptocristallino con struttura fibrosa, sotto forma di calcedonio (ad es. corniola, crisoprasio, agata, onice), o allo stato amorfo, idrato, sotto forma di opale, talvolta formanti una mescolanza, come nella selce.

Chimica. Dal  punto di vista chimico, la silice è un composto estremamente stabile, non dissociabile da parte del calore, di difficile riduzione. Il carbonio la decompone al forno elettrico dando luogo a ossido di carbonio e carburo di silicio SiC. I metalli alcalini o il magnesio permettono di isolare dalla silice il silicio. Come ossido di un non metallo si combina ad alta temperatura agli ossidi metallici per dar luogo ai silicati (sali di diversi acidi silicici non isolati: l'acido ortosilicico H4SiO4, l'acido metasilicico H2SiO3 e acidi condensati polisilicici). Questi silicati si ottengono anche per azione della silice sui carbonati o sui solfati (preparazione dei vetri), sui fosfati (fabbricazione del fosforo), ecc. Gli acidi non hanno azione sulla silice, eccezion fatta per l'acido fluoridrico, che la trasforma nel fluoruro gassoso SiF4.

 

SILICAGEL

Gel di silice, silice colloidale ottenuta acidificando una soluzione di silicato sodico. Il colloide ottenuto, lavato ed essiccato, dà una polvere bianca amorfa, con granulometria fino a pochi micron, fortemente assorbente. I gel di silice sono impiegati per il recupero dei solventi volatili, per il debenzolaggio del gas di città, l'essiccamento dei gas e come supporto di catalizzatori.

 

SILICIO 

Elemento non metallico analogo al carbonio, che entra in un grande numero di composti naturali (silice, silicati), e che costituisce l'elemento più abbondante in natura dopo l'ossigeno (28% della crosta terrestre). La sua importanza industriale è enormemente cresciuta negli ultimi decenni per il suo impiego in elettronica, dove costituisce la base dei circuiti integrati. Chimica. Il silicio, isolato da Berzelius nel 1823, è l'elemento di numero atomico 14 e di peso atomico 28,086, di simbolo Si. Si presenta come fine polvere marrone o come solido nero a riflessi verdi di aspetto metallico. In entrambi i casi si tratta di un solido cristallino a struttura simile a quella del diamante; entrambe le forme hanno punto di fusione 1.410 °C e sono estremamente dure. Insolubile nei solventi usuali, il silicio si scioglie in qualche metallo: zinco, piombo, argento. Dal punto di vista chimico, il silicio presenta numerose analogie col carbonio. Viene attaccato dagli alogeni e brucia in ossigeno con grande liberazione di calore, dando luogo al biossido, SiO2, o silice. Si combina a caldo con l'idrogeno, con lo zolfo, con l'azoto, e col carbonio dà luogo, al forno elettrico, a carburo di silicio SiC, noto col nome di carborundum e usato come abrasivo. Si unisce a numerosi metalli per dare siliciuri. Preparazione.Il silicio puro si prepara riducendo il biossido di silicio o il fluorosilicato di potassio con un metallo (magnesio, sodio). Si ottiene amorfo quando il metallo adoperato non lo può sciogliere; in presenza di un solvente, come lo zinco, si ottiene cristallino. Il silicio elementare ha proprietà fisiche da semimetallo, come il germanio, il boro e l'arsenico. Ha una certa conducibilità elettrica e quando è molto puro diventa un semiconduttore. Questa proprietà è aumentata dall'aggiunta di minime quantità di altri elementi. Questi possono avere, nella loro struttura atomica, un elettrone in meno del silicio, come nel caso degli elementi del 3º gruppo del sistema periodico (es. boro), oppure un elettrone in più, come l'arsenico o il fosforo che appartengono al 5º gruppo. Nel primo caso si ottiene il cosiddetto silicio p, che conduce la corrente attraverso la migrazione di buche elettroniche, create dall'elemento deficiente di elettroni; nel secondo si ottiene il silicio n, che conduce la corrente attraverso la migrazione di elettroni forniti dall'elemento ricco di elettroni. Nell'industria si preparano leghe ferrosilicio, costituite da ferro e da quantità di silicio variabili sino al 90%. Esse vengono ottenute riducendo al forno elettrico biossido di silicio e ossidi di ferro con coke; sono usate in metallurgia come riducenti e per la preparazione di acciai speciali.

Fra i composti del silicio, i più importanti sono il biossido o silice e i silicati. Vanno anche citati: i silani come il mono e il disilano, analoghi agli idrocarburi; gli alogenuri, in particolare il fluoruro SiF4 da cui per addizione di acido fluoridrico deriva l'acido fluorosilicico H2[SiF6]; il carburo SiC e infine alcuni composti silicorganici, I siliconi. 

Le proprietà semiconduttrici del silicio cristallino lo fanno impiegare, come il germanio, per la realizzazione di transistor resistenti a temperatura elevata; è anche usato per la costruzione di batterie solari.

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Immagini sul silicio

Fatti e dati del silicio

 

SILICONE
Nome generico della famiglia di polimeri sintetici la cui catena principale è costituita da atomi di silicio e ossigeno alternati. I siliconi possono assumere la forma di liquido, grasso, resina o gomma, con proprietà di resistenza all'ossidazione e al calore o di idrorepellenza.
Per la loro inerzia chimica sono usati come lubrificanti, impermeabilizzanti, sigillanti, isolanti elettrici, agenti antischiuma e nell'industria cosmetica e in chirurgia estetica (ma con qualche riserva sulla pericolosità dei trattamenti).

Struttura generica di un silicone

 

SILOSSANO 

Denominazione generica di composti organici contenenti silicio e ossigeno.

 

Struttura generica di un silossano

Il dimetilsilossano (CH3)2SiO, il più semplice dei silossani, non è noto come monomero perché polimerizza spontaneamente.

 

SIMAZINA  

Nome con cui si indica comunemente la 2, cloro, 4,6, bis-etilammino, 1,3,5 triazina, C7H12ClN5 diserbante utilizzato per il diserbo selettivo del mais e del sorgo, che metabolizzano rapidamente il principio attivo trasformandolo nel suo idrossiderivato, innocuo. È efficace anche per diserbare vigneti, frutteti e vivai di piante forestali e ornamentali. Agisce per via radicale e viene distribuito al terreno, ove rimane negli strati superficiali, essendo poco idrosolubile. Ha una notevole attività residua poiché resiste per circa un anno alla degradazione. Non è tossico per l'uomo e gli animali in genere.

 

Struttura della simazina

 

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