Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale
O
Ocimene – Orlon
OCIMENE
Idrocarburo terpenico a catena aperta C10H16, isomero del mircene, che si estrae dall'essenza di Ocymum basilicum.
OCRA
Nome comune di una varietà di argilla, resa rossa dalla presenza di ematite o gialla
dalla presenza di limonite; finemente macinata è usata come pigmento fin
dall'antichità.
ODORANTE
(messaggio sessuale)
Le sostanze odoranti degli
esseri viventi hanno spesso una parte importante nell'influenzare il
comportamento sociale e riproduttivo non solo negli animali ma probabilmente
anche negli esseri umani. Diverse zone del corpo umano, come la bocca e la
regione ascellare, emettono odori caratteristici, che sono stati esaminati per
identificarne i componenti. Nel caso della donna possono essere indicatori
dell'ovulazione o comunque essere legati alle fasi del ciclo mestruale. È stato
osservato che composti volatili endogeni prodotti nei processi salivari quali
dodecanolo, fenolo, indolo, dimetilsolfuro e metilmercaptano presentano
variazioni durante il ciclo mestruale aumentando di concentrazione durante la
fase dell'ovulazione. In particolare, la variazione di concentrazione di
dodecanolo nella cavità orale può essere utile per indicare l'ovulazione. Per
quanto riguarda l'odore ascellare, se nella civiltà occidentale moderna esso è
considerato come sgradevole e viene usualmente soppresso con l'uso di appositi
deodoranti, nei paesi meno sviluppati è considerato molto diversamente, ad
esempio come un positivo messaggio sessuale. È stato inoltre osservato che
l'odore della secrezione ascellare di una donna può influenzare i cicli
mestruali di altre donne sincronizzandoli. Anche la secrezione ascellare
maschile sembra influenzare il ciclo mestruale; infatti, applicando un estratto
di tale secrezione sul labbro superiore di donne sessualmente inattive, che
statisticamente presentano cicli più irregolari rispetto a donne con rapporti
sessuali frequenti, si è osservata una regolazione statisticamente
significativa del ciclo mestruale. Attualmente sono in corso studi per
elucidare la struttura e l'abbondanza dei costituenti odoranti degli estratti
ascellari, comprese sostanze steroidiche, allo scopo di identificare le
sostanze attive, che potrebbero essere potenzialmente sfruttabili per
controllare le nascite.
ODORANTE,
SOSTANZA
Che
ha, che emana odore.
Chimica. Le sostanze
odoranti sono quei composti chimici che, stimolando la mucosa olfattiva,
determinano la percezione di un odore. Una sostanza può essere più o meno intensamente
odorante, mentre non esiste una classificazione universalmente accettata dei
tipi di odori. Grossolanamente si può parlare di odori gradevoli o disgustosi
anche se ad alcuni soggetti risultano gradevoli o viceversa odori generalmente
considerati disgustosi o viceversa. Ciò deriva soprattutto dall'attuale
impossibilità di definire con parametri chimico-fisici non solo la qualità, ma
anche l'intensità dell'odore emanato da una qualsiasi sostanza. L'estrema
varietà di struttura che presentano le molecole delle sostanze odoranti, il
facile adattamento che l'organo dell'odorato subisce a un determinato stimolo,
la caratteristica di alcune sostanze di presentare odore diverso secondo la
diluizione, il fatto che lo stesso tipo di odore è emanato da sostanze
chimicamente molto differenti rendono estremamente arduo lo sviluppo di
un'adeguata teoria che permetta di render conto anche solo dei principali
fenomeni legati alle sostanze odoranti. L'osservazione che odoranti sono
soprattutto le sostanze organiche, fa ritenere che occorra certamente una sia
pur bassa volatilità perché la sostanza possa giungere in contatto con le
terminazioni nervose. La sensibilità umana è estremamente variabile: esistono
sostanze ancora percepibili a concentrazioni di 0,004 mg in 100 m³ d'aria, come
l'etilmercaptano. Il fenomeno del mutamento dell'odore con la diluizione è
molto caratteristico: la vanillina odora di vaniglia alle concentrazioni più
elevate, mentre ha un gradevole aroma di latte a concentrazioni molto basse; l'odore
dell'indolo è estremamente sgradevole, ma a elevatissima diluizione ricorda
l'aroma dei fiori, in taluni dei quali è presente. Un mercaptale, il
bismetiltiometano, ha un odore di senape, mentre a concentrazioni estremamente
basse ha aroma di tartufo, di cui è il costituente odoroso principale.
Molte piante od organi vegetali emanano un odore caratteristico, gradevole oppure sgradevole per l'uomo, e che ha lo scopo di attirare gli animali che operano la disseminazione dei frutti e l'impollinazione dei fiori. I tessuti o gli organi vegetali sede della formazione della sostanza odorante sono vari: l'epidermide dei petali, ad es. nella viola, le cellule oleifere delle foglie o della corteccia dei rami, le ghiandole, ad es., della buccia delle arance, ecc.
OFFICINALI (piante)
Piante utilizzate in campo terapeutico per il loro contenuto di sostanze
medicamentose.
OFF-SHORE
La
voce inglese significa al largo). Nell'industria estrattiva si dice
delle installazioni di perforazione, per la ricerca o lo sfruttamento di
giacimenti di idrocarburi, situate su una piattaforma in mare o in un lago.
Le attività in off-shore sono
distinguibili in due categorie: l'esplorazione e la coltivazione dei
giacimenti. L'esplorazione, che comprende tutte le operazioni che conducono
all'individuazione e all'accertamento dimensionale dei giacimenti di
idrocarburi, si compone a sua volta di due sottofasi: la prospezione geofisica
e la perforazione. La prima comprende tutti quei procedimenti tecnici che
consentono, stando in superficie, di esplorare il sottosuolo e di individuare
le “strutture” che potrebbero racchiudere idrocarburi e consiste essenzialmente
nell'analisi delle onde sonore, provocate da microsismi artificiali (ad es.
esplosioni), riflesse dalle stratificazioni rocciose dei fondali. La
perforazione esplorativa, cioè l'esecuzione di pozzi tubolari che scendono fino
alle “strutture” per verificare direttamente la presenza di idrocarburi, viene
eseguita in mare mediante impianti mobili.
OLEFINE
Sono gli idrocarburi insaturi, contenenti almeno un doppio legame, più
propriamente chiamati alcheni. I primi termini della serie sono l'etilene ed il
propilene. L'apertura del doppio legame conferisce alle olefine la capacità di
reagire con altre molecole, nonché con se stesse. In questo ultimo caso si
ottengono polimeri che appartengono alla famiglia delle poliolefine, come il
polietilene e il polipropilene.
OLEOFACENTE
Gas oleofacente, nome disusato dell'etilene, derivante dalla sua proprietà di combinarsi con il cloro dando luogo a una miscela di aspetto oleoso.
OLEOMARGARINA
Denominazione della frazione più ricca di gliceridi liquidi ricavata per pressione dal sego di bue e utilizzata nella preparazione della margarina.
OLEUM
Acido solforico fumante, preparato col cosiddetto metodo di contatto.
Chimica. Per il loro aspetto si dà il nome di oleum a tutte le soluzioni di triossido di zolfo SO3 in acido solforico, qualunque sia la loro concentrazione. Queste soluzioni che fumano all'aria vengono preparate col metodo di contatto facendo assorbire il triossido in un acido concentrato, fino ad arrivare a oleum all'80% (80 g di SO3 per 100 g di H2SO4). Sono liquidi viscosi, generalmente di colore scuro perché contengono residui carboniosi provenienti dalla carbonizzazione delle sostanze organiche disperse nell'atmosfera. Lasciano spesso un deposito di cristalli di acido pirosolforico H2S2O7. Gli oleum servono specialmente nelle reazioni di solfonazione e di nitrazione (industrie dei coloranti, degli esplosivi, delle materie plastiche, ecc).
OLIGOELEMENTO
Denominazione di alcuni elementi presenti in tracce negli organismi viventi e indispensabili alla vita e alla crescita di animali e vegetali.
Biochimica. Alcuni elementi, come rame, zinco, ferro, manganese, iodio, ecc., a
piccolissime concentrazioni si comportano come catalizzatori fisiologici
indispensabili al normale svolgimento dei processi biologici. Essi partecipano
infatti alla costituzione di enzimi e coenzimi, di ormoni e vitamine. A es. il
ferro, il rame, lo zinco entrano nella composizione di molti enzimi,
principalmente respiratori: l'organismo umano adulto contiene 3,5-5 g di ferro,
localizzato per la maggior parte nell'emoglobina, nei citocromi e nella
ferritina. Il rame, che costituisce il nucleo delle emocianine e fa parte di
enzimi respiratori vegetali come la polifenolossidasi, è presente
nell'organismo umano in ragione di 100-150 mg ed è indispensabile per la
formazione della tirosinasi, del citocromo a3, ecc. La carenza di ferro e di rame determina anemia.
Lo zinco, il cui contenuto totale nell'uomo è di 2,2 g, entra a far parte di
vari sistemi enzimatici. Il manganese è un attivatore di enzimi come la
colinesterasi, la fosfoglicomutasi, ecc., ed è contenuto specialmente nel
tessuto osseo, nel fegato, nell'ipofisi e nel pancreas; la sua carenza è causa
di disturbi ossei. Il cobalto, presente in tracce in tutti gli organismi, entra
nella composizione della vitamina B12:
anche la sua carenza determina anemia. Lo iodio è indispensabile per la sintesi
dell'ormone tiroideo: i due quinti dei 25-50 mg di iodio contenuti
nell'organismo umano sono localizzati in questa ghiandola; la sua carenza è
alla base del gozzo e di disturbi della sfera genitale. Il bromo e il fluoro
sono presenti negli organismi vegetali e animali: il secondo si trova in
prevalenza nel tessuto osseo e nello smalto dentario. Il molibdeno è di grande
importanza nel mondo vegetale perché attiva i sistemi enzimatici responsabili
della fissazione dell'azoto. Il cromo trivalente (contrariamente a quello
esavalente che è tossico), si lega
parzialmente alla transferrina plasmatica e in parte contribuisce a formare il
GFT (Glucose Tolerance Factor) che ha ruolo regolatore particolarmente
della glicemia a digiuno e sembra indispensabili per il normale metabolismo
glicidico. Il selenio è componente fondamentale del sistema glutazione
perossidasi che interviene nella detossificazione dei perossidi, importante per
l'integrità strutturale e la funzionalità delle membrane cellulari. Il magnesio
partecipa a tutte le reazioni enzimatiche ATP dipendenti e, quindi, in tutte le
occasioni in cui viene spesa energia.
OLIGOMERIZZAZIONE
Processo
di polimerizzazione interrotta dopo la replicazione di un numero limitato di
unità monomeriche. Il prodotto ottenuto si chiama oligomero.
OLIGOMINERALE
Detto
di acque minerali il cui residuo secco a 180 °C non supera 0,2 g per litro.
Sono utilizzate nella cura delle calcolosi, delle infiammazioni delle vie
urinarie, ecc.
OLIGOPEPTIDE
Polimero
di amminoacidi, la cui molecola contiene un piccolo numero di molecole
monomere, generalmente non superiore a 15.
Sostanza
grassa di origine vegetale o animale, usata per condire, cucinare, conservare
gli alimenti. Gli
oli alimentari sono miscele di gliceridi di acidi grassi medi e
superiori. Vengono estratti da semi, da polpe di frutti, da tessuti animali. In
Italia l'olio più adoperato per gli usi alimentari è quello di oliva. L'Italia,
che è al secondo posto dopo la Spagna nella produzione mondiale di olio
d'oliva, produceva verso la fine degli anni Novanta oltre 390.000 t, contro
2.260.000 t mondiali. Seguono, in quantità minori, gli oli di arachide, di
germi di grano, mentre negli ultimi anni è straordinariamente aumentata la
produzione della soia. Altri oli vegetali, come l'olio di palma, l'olio di
sesamo, l'olio di semi di cotone, gli oli animali, sono impiegati
principalmente per la conservazione dei cibi. Gli oli alimentari vegetali sono
estratti con procedimenti meccanici, abbinati ad alte pressioni e alte
temperature; l'estrazione tramite solventi è di solito riservata alla
preparazione degli oli industriali (v. anche OLIO D'OLIVA). Gli oli di
semi sono sempre sottoposti a raffinazione. Devono essere per legge addizionati
col 5% di olio di sesamo, che all'analisi ne facilita il riconoscimento. Certi
oli vengono idrogenati per essere utilizzati nella fabbricazione della
margarina.
Olio
di semi, olio ricavato dai semi di numerose piante quali
colza, arachide, cotone, ecc.
Olio
di colza, olio alimentare o industriale estratto dalla colza.
Olio
di palma, olio estratto dalla polpa del frutto della palma da
olio, di consistenza butirrosa a temperatura ambiente, utilizzato
nell'industria dei saponi e, raffinato, anche come alimento.
Olio
di palmisti, grasso solido estratto dai semi della palma da
olio.
Olio di balena, olio estratto dal grasso di balena, utilizzato industrialmente, per la tempra degli acciai nella fabbricazione di saponi e, previa idrogenazione, per la produzione di margarina.
Gli oli utilizzati nell'industria provengono quasi esclusivamente dalla distillazione e raffinazione del petrolio grezzo. Dal punto di vista chimico, sono idrocarburi che possono essere distinti in: paraffinici, naftenici, aromatici, non saturi; ciascuno di questi tipi è presente in proporzioni differenti a seconda della regione petrolifera di estrazione. Gli idrocarburi paraffinici, presenti in maggiore quantità nei grezzi della Pennsylvania, hanno una temperatura di fusione più elevata di quella degli idrocarburi naftenici, ciò che li rende controindicati per lubrificazioni a bassa temperatura, ma il loro indice di viscosità è più alto, cioè la variazione della viscosità con la temperatura è meno sensibile. Il loro punto di infiammabilità è più elevato. Gli idrocarburi naftenici, presenti in maggior proporzione nei grezzi di Baku, hanno una temperatura di fusione più bassa di quella degli idrocarburi paraffinici; hanno inoltre una untuosità più spiccata. Gli idrocarburi aromatici abbondano nei grezzi della Romania: sono non saturi, a legami doppi o tripli; sono maggiormente ossidabili e polimerizzano facilmente dando luogo a precipitati insolubili. Quelli aromatici sono gli idrocarburi a maggiore untuosità; hanno l'inconveniente di presentare un indice di viscosità piuttosto basso, per cui sono molto sensibili alle variazioni di temperatura.
Per gli oli isolanti la viscosità non ha alcuna importanza, mentre è essenziale la stabilità; a tale scopo si utilizzano oli dai quali sono stati eliminati gli idrocarburi non saturi (a causa della loro ossidabilità) con un'opportuna raffinazione. Questi oli contengono, a seconda della provenienza, percentuali rilevanti di idrocarburi sia paraffinici sia naftenici. Per l'ingrassaggio si utilizzano di norma miscele di oli i cui costituenti sono solitamente idrocarburi paraffinici e naftenici a cui sono stati addizionati particolari correttivi.
Raffinazione. Comprende una serie di operazioni complesse che necessitano
di particolari installazioni in possesso di poche raffinerie. La distillazione
sotto vuoto del residuo della distillazione primaria fornisce le frazioni da
cui si ottengono oli leggeri e medi e un residuo che, subito il processo di
deasfaltazione, dà luogo a un olio pesante (bright stock); in seguito,
il trattamento all'acido solforico, o meglio un'estrazione con solventi (come
il processo Edeleanu), migliora l'indice di viscosità e la deparaffinazione
abbassa il punto di congelamento; infine la decolorazione con terre assorbenti
rende stabili il colore e l'acidità. I migliori oli derivano da grezzi
pennsylvanici ma oggi la messa a punto di speciali additivi ha trasformato la
tecnica di raffinazione degli oli, permettendo di ottenere qualità nuove
partendo dai grezzi più svariati. Gli inibitori d'ossidazione sono aggiunti per
diminuire la degradazione dell'olio nel tempo e la tendenza a formare depositi;
hanno particolare importanza sia per gli oli isolanti sia per quelli
lubrificanti. Incorporato agli oli lubrificanti, un additivo come il solfuro di
molibdeno può aumentare l'untuosità e l'aderenza, mentre con additivi
detergenti si può impedire l'agglomerazione dei prodotti di degradazione,
mantenendoli in sospensione nell'olio.
Miscela di idrocarburi utilizzata nell'industria per l'ingrassaggio e la lubrificazione di parti meccaniche in moto relativo e, nell'industria elettrotecnica, come isolante.
L'industria chimica produce centinaia di tipi diversi di oli, distinti fra di loro in base alle prestazioni e al costo. Elenchiamo qui di seguito 36 tipi di oli industriali.
Olio per boccole, olio nero di viscosità
9-12 ºengler a 50 ºC.
Olio per cilindri di motrici a vapore,
olio di elevata viscosità che, se usato con vapor saturo, ha punto di
infiammabilità poco elevato.
Olio composto, olio lubrificante al
quale è stata aggiunta una certa quantità di olio vegetale o animale soffiato
(olio di ricino, olio di balena), utilizzato per lubrificare pezzi di macchine
che possano venire a contatto con acqua o umidità, come macchinari navali.
Olio per compressori, olio minerale puro o
composto, con viscosità tra 4 e 10 ºengler a 50 ºC
Olio detergente, olio lubrificante che
possiede la proprietà di mantenere in sospensione i depositi solidi e i residui
acidi dei motori a combustione interna, non producendo morchie né depositi.
L'olio detergente è un olio per motori al quale sono stati aggiunti
particolari additivi chimici.
Olio per cambi e per differenziali, olio composto con oli vegetali, di alta viscosità anche a temperature elevate e di ottima resistenza ad alti carichi specifici.
Olio emulsionabile, olio lubrificante composto usato per il raffreddamento dell'utensile, nella lavorazione dei metalli, e per impedire l'ossidazione dei pezzi sottoposti a sabbiatura.
Olio per freni e ammortizzatori, olio minerale ad alto indice di viscosità, molto fluido anche a bassa temperatura, che non attacca le guarnizioni di gomma. Può essere costituito anche da una miscela di olio di ricino con diacetonalcool.
Olio per fusi, olio di viscosità
compresa tra 3 e 5 ºengler a 50 ºC, di colore giallo chiaro, per ingrassaggio
di fusi molto veloci
Olio per ingranaggi, olio lubrificante
contenente particolari additivi, composto con oli vegetali o animali, ad alta
viscosità, adatto agli alti carichi specifici.
Olio di lavaggio, prodotto petrolifero
utilizzato per recuperare le frazioni meno volatili di un gas.
Olio lubrificante, olio utilizzato per la
lubrificazione o l'ingrassaggio.
Olio lubrificante estratto, nell'estrazione
con solventi, parte ricca in solvente, contenente idrocarburi aromatici e non
saturi, utilizzato per preparare bitumi industriali.
Olio lubrificante seletto, nell'estrazione
con solventi, parte povera in solvente e contenente idrocarburi paraffinici e
cicloparaffinici.
Olio per macchine frigorigene,
lubrificante a bassa viscosità, 2-3 ºengler a 50 ºC, con basso punto di
congelamento.
Olio per macchine marine, olio
lubrificante con viscosità 1-10 ºengler a 50 ºC, contenente il 15% circa di
olio di colza soffiato. Gli oli per macchine marine servono a ingrassare
le parti di macchina non rivestite da carter.
Olio minerale, olio di petrolio
grezzo o raffinato.
Olio minerale interno per motrici a vapore,
olio con viscosità 4-5 ºengler a 100 °C e punto di infiammabilità superiore a
260 ºC.
Olio per motori d'aviazione, olio con indice
di viscosità circa 100, con basso punto di congelamento.
Olio per motori a combustione interna,
olio usato per la lubrificazione di motori a scoppio. Questi oli devono avere
un punto di congelamento inferiore alla minima temperatura a cui dovrà
funzionare il motore, pur conservando una buona viscosità ad alta temperatura.
Devono inoltre possedere una notevole resistenza all'ossidazione, non produrre
l'incollaggio delle fasce elastiche e avere un basso tenore in residui
carboniosi.
Olio per motori diesel, olio con minor
quantità di residui carboniosi di quello per motori a scoppio, detto, se
additivato, olio medium duty e olio heavy duty, a seconda della
viscosità.
Olio per motori elettrici, olio
lubrificante di viscosità tra 3 e 6 ºengler a 50 ºC, con buona resistenza
all'ossidazione, dovendo servire per motori che lavorano all'aperto.
Olio multigrade, olio per motori la cui
viscosità, grazie ad additivi che abbassano il punto di congelamento e
aumentano l'indice di viscosità, varia, col variare della temperatura, meno di
quella degli oli normali.
Olio neutro o neutral, olio
lubrificante, di bassa o media viscosità, ottenuto direttamente da alcuni
grezzi americani.
Olio di petrolio, liquido petrolifero
pesante, viscoso, più o meno colorato, usato come ingrassante.
Olio rosso o red, olio
neutro o altro lubrificante di media viscosità, di colore arancione o rosso
chiaro.
Olio di scisto, olio costituito da
idrocarburi paraffinici e olefinici. Sottoposto a distillazione frazionata e
purificato, dà luogo alle benzine di scisto, usate come solventi e smacchianti,
agli oli da ardere di scisto, simili al petrolio, agli oli lubrificanti
di scisto.
Olio sintetico, prodotto di sintesi
che possiede proprietà lubrificanti superiori a quelle degli oli ottenuti dal
petrolio e che è utilizzato per ingrassaggi particolari.
Olio solvente, olio lubrificante,
raffinato mediante estrazione con solventi, caratterizzato da un elevato indice
di viscosità.
Olio isolante o per trasformatori, olio con elevata resistenza di isolamento usato come bagno di trasformatori, per diminuire le perdite. La rigidità dielettrica deve essere compresa tra 100.000 e 125.000 V/cm.
Olio per trasmissioni, olio per la
lubrificazione di organi meccanici in movimento, con viscosità tra 3 e 20
ºengler a 50 ºC.
Olio per turbine, olio minerale con viscosità compresa tra 3 e 8 ºengler a 50 ºC. Generalmente sono usati gli oli lubrificanti seletti, ai quali vengono aggiunti inibitori di ossidazione. Gli oli per turbine non devono formare emulsioni gelatinose con l'acqua con cui vengono in contatto, per non ostruire i condotti di lubrificazione.
Oli di pesce, oli ricavati dai
cascami di pesce per trattamento con vapore e utilizzati per la concia delle
pelli, per la tempra dell'acciaio, ecc.
Olio per tempra, olio animale, vegetale
o minerale, usato come mezzo di raffreddamento nei bagni di tempra degli acciai
legati.
Tra le proprietà di un olio lubrificante certamente la più importante è la viscosità, che determina il potere lubrificante ed è funzione della struttura molecolare dei costituenti l'olio. Di solito gli oli per motori a combustione interna sono classificati secondo la viscosità Saybolt a 65 °C o più spesso secondo la gradazione SAE, che considera valori fra 10 e 100.
Gli oli vengono in tal caso distinti in: oli fluidi, se minori di
30 SAE; oli semidensi, fra 30 e 40 SAE; oli densi, se maggiori di
40 SAE utilizzati in particolari condizioni di alta temperatura. A questi oli
per motori si aggiungono additivi, per diminuire l'ossidazione e la corrosione,
ottenendo tipi di olio che, commercialmente, sono detti oli premium. La
viscosità varia notevolmente con la temperatura, per cui non è consigliabile
l'utilizzazione di uno stesso olio nelle diverse stagioni dell'anno; esistono
tuttavia in commercio oli multigrade la cui viscosità varia molto meno
di quella degli oli comuni. La stabilità della viscosità alla temperatura è
definita dall'indice di viscosità: un valore elevato sta a indicare un
olio molto stabile. L'indice varia da 40, per oli comuni, fino a valori
addirittura superiori a 100 per oli di alta qualità, tratti da grezzi
pennsylvanici o raffinati con estrazione al solvente e addizionati di
appropriate sostanze. Il colore di un olio dipende dalla qualità e
quantità di impurezze presenti. L'odore non deve essere spiacevole. La densità
varia tra 0,85 e 0,95 secondo la natura del grezzo e il tipo di
lubrificante. Il punto di infiammabilità deve essere compreso tra 200 e
250 °C per gli oli utilizzati a caldo e in presenza d'aria; tra 150 e 200 °C
per oli per motori o per utilizzazioni a freddo. La presenza di zolfo in
un olio è in genere dannosa in quanto facilita la corrosione ma per oli
speciali si usano additivi come il solfuro di molibdeno, per aumentare
l'aderenza della pellicola di lubrificante tra le parti in movimento. Il residuo
carbonioso e l'asfalto rappresentano molto approssimativamente la
tendenza dell'olio a formare morchie nel motore. L'indice di acidità è
il numero di milligrammi di idrossido di potassio necessari per neutralizzare
un grammo di olio. Il punto di scorrimento è la temperatura alla quale
un olio passa dalla fase solida alla fase liquida e indica il campo delle basse
temperature alle quali l'olio può lavorare.
La rigenerazione degli oli già utilizzati serve a eliminare i
prodotti pesanti ossidati, come gli asfalti e ogni traccia di residui
carboniosi e metallici; questi oli possono essere in seguito riutilizzati.
OLIO
Sostanza
di origine minerale, animale, vegetale, costituita nel primo caso da
idrocarburi ad alto peso molecolare e negli altri due da miscele di gliceridi.
La produzione dell'olio d'oliva, come del resto quella degli altri oli,
è soggetta a norme di legge che ne regolano il commercio e l'impiego. Dal 1992
è in vigore il sistema analitico di classificazione degli olii stabilito dalla
CEE. A seconda delle caratteristiche organolettiche, dell'acidità e del
processo di produzione, l'olio d'oliva si distingue in: commestibile, non
commestibile, industriale, vergine, sopraffino, comune, lampante, rettificato A
e B. Le olive contengono in media il 30% di olio, formato da trioleina (75%
circa), tristearina, tripalmitina, trilinoleina..
Le olive vengono sottoposte alle operazioni di pulitura da foglie,
pietre, ecc., di cernita e lavaggio. Segue la molitura in frantoi o in
frangitori che riduce il prodotto a una massa pastosa. Questa, confezionata in
fiscoli o in gabbie metalliche con dischi filtranti, è sottoposta a spremitura
in torchi o presse in modo da ottenere un succo formato da una parte acquosa e
da una parte oleosa. La parte oleosa viene separata dalla parte acquosa per
decantazione o per centrifugazione, e viene quindi chiarificata per
filtrazione. Si ottiene così l'olio vergine, che in certi casi è sottoposto a
demargarinizzazione. La pasta residua dalla prima spremitura viene rimescolata,
eventualmente addizionata di acqua calda e sottoposta a spremiture successive.
I residui dell'ultima spremitura costituiscono le sanse, dalle quali si può
ricavare altro olio, di qualità inferiore, con il frullino o per estrazione con
solventi; le sanse esaurite sono usate come mangime, concime o combustibile.
Gli oli di sansa vengono raffinati per far perdere loro il gusto sgradevole:
ciò si ottiene mediante lavaggio con acqua, talora addizionata di sali o di
acidi diluiti, cui segue la disacidificazione mediante neutralizzazione alla
soda, che dà luogo a saponi, successivamente allontanati. Gli oli vengono
quindi lavati ed essiccati, poi decolorati o schiariti per filtrazione su
carbone attivo e infine deodorati estraendo da essi, con vapore surriscaldato e
sottovuoto, le sostanze volatili.
Vi sono molte denominazioni di oli d'oliva; alcune di queste sono
generali, si possono cioè riferire a qualsiasi olio alimentare; compaiono anche oli prodotti dall'industria
alimentare, ma non commestibili:
Olio
vergine, olio puro proveniente da una sola varietà vegetale e
che è ottenuto da frutti sani e ben conservati esclusivamente con mezzi
meccanici.
Olio
raffinato, olio puro o miscela di oli, che sono stati
sottoposti a uno o più trattamenti chimici allo scopo di migliorarne il colore,
l'odore, il sapore.
Olio
di prima spremitura, olio ottenuto dalla prima
spremitura dei frutti o dei semi, senza applicazione di un'azione meccanica
particolarmente forte. Un olio di prima spremitura, privo di impurità e di
mucillagini, contiene solamente i gliceridi più fluidi.
Olio
lampante, olio d'oliva non commestibile ottenuto per
spremitura meccanica senza manipolazioni chimiche, avente più del 5% di
acidità, sapore od odore disgustoso.
Olio
rettificato A, olio d'oliva ottenuto dall'olio lampante per
rettificazione.
Olio di sansa od olio lavato, olio che si ottiene dalle sanse d'oliva per estrazione con solventi e da cui per rettificazione si ricava l'olio rettificato B, commestibile.
Olio d'inferno, olio d'oliva non commestibile che si recupera per affioramento dalle acque di vegetazione nel locale omonimo.
Olio acerbo, maturo, stramaturo, olio ricavato rispettivamente da olive non ben mature, ben mature o in stato di sopramaturazione.
Olio-mosto, olio giovane, olio vecchio, olio che viene destinato al consumo rispettivamente dopo sei, dodici e più di dodici mesi di conservazione.
Gli oli sono soggetti a vari inconvenienti, il più diffuso dei quali è l'irrancidimento, che è un'ossidazione catalizzata dalla luce e da certi metalli.
Le frodi di cui possono essere oggetto gli oli sono la vendita di olio di qualità inferiore a quella dichiarata, l'adulterazione di olio di oliva con oli di semi o con oli minerali o ancora con oli esterificati, che sono insapori e incolori e si ottengono dagli acidi grassi separati dai grassi industriali, distillati sotto vuoto e riesterificati con glicerina.
Olio di vasellina purissimo usato in enologia per effettuare la colmatura delle botti e per eliminare l'odore e il sapore di muffa dai vini. Essendo inodoro, insaporo e inalterabile all'aria, sostituisce vantaggiosamente l'olio d'oliva, un tempo impiegato, specialmente nell'uso domestico, per impedire che il vino inacidisse.
Il nome deriva da Holmia, nome latino di Stoccolma. Chim. Metallo del gruppo delle terre rare. Chimica. L'olmo è l'elemento chimico di simbolo Ho, di numero atomico 67 e di peso atomico 164,93. Messo dapprima in evidenza dall'analisi spettrale, venne scoperto da P. T. Cleve nel 1878. Il suo idrossido è presente come impurezza nell'idrossido di erbio. Dà luogo a sali incolori o di color giallo chiaro.
OMEOSTASI
Capacità di mantenere entro i limiti della norma le caratteristiche del mezzo interno nonostante le variazioni dell'ambiente esterno.
Fisiologia. L'omeostasi , sia a livello cellulare sia a livello dell'intero organismo, viene assicurata da un complesso gioco di regolazioni atto a stabilire i vari parametri fisiologici (temperatura, concentrazioni, ecc.) rispetto alle condizioni esterne, riportandoli ai valori abituali quando vengono modificati. Un tipico esempio di omeostasi è dato dal mantenimento della composizione chimica dei liquidi che bagnano le cellule: tale composizione regola il metabolismo e quindi l'attività cellulare da cui è a sua volta influenzata.
OMOGENEIZZATORE
Apparecchio che serve per l'omogeneizzazione di emulsioni. Consta di una specie di pompa ad alta pressione che spinge la sostanza da omogeneizzare, ad es. latte, attraverso un ugello di piccole dimensioni, in modo da frantumare i globuli di grasso in particelle molto piccole, di circa 1 m di diametro, che restano più facilmente in emulsione.
OMOGENEIZZAZIONE
Nella fabbricazione delle porcellane e delle faenze, operazione cui vengono sottoposte le paste ceramiche per renderle omogenee e per privarle delle bolle d'aria che provocherebbero difetti sul pezzo finito. È effettuata in appositi mescolatori.
OMOGENEIZZAZIONE,
INDUSTRIA ALIMENTARE
Operazione
cui si sottopongono latte, alimenti dietetici, ecc. per renderli più appetibili
e per aumentarne la conservabilità. L'omogeneizzazione del latte rende più stabile l'emulsione
ed evita l'affioramento della panna. L'omogeneizzazione agisce anche sulle
proteine del latte: un latte omogeneizzato infatti coagula più rapidamente di
un latte non omogeneizzato. L'operazione viene compiuta in appositi
omogeneizzatori a una temperatura di 5565 ºC, e alla pressione di 130-200
kg/cm², prima o dopo la pastorizzazione.
OMOLOGO
Detto
di composti organici che differiscono gli uni dagli altri solo per il contenuto
di atomi di carbonio e idrogeno, ma non per le funzioni e quindi per le
proprietà chimiche. Si parla di omologo superiore o inferiore se il
composto ha un numero di atomi di carbonio superiore o inferiore a quello del
composto cui si fa riferimento; ad es. il propano è l'omologo inferiore del
butano. Serie omologa, insieme dei composti omologhi.
OPOPONAX (o opopanax)
Gommoresina
che si ottiene dal lattice della Ferula hooshe e viene utilizzata
in profumeria.
Parte spaziale della funzione d'onda che descrive il moto di un elettrone in un atomo (orbitale atomico) o in una molecola (orbitale molecolare). L'orbitale molecolare di una molecola poliatomica è ottenuto come una combinazione lineare degli orbitali atomici relativi agli atomi componenti. Questi orbitali sono utilizzati in chimica teorica per determinare la distribuzione degli elettroni nelle molecole.
ORGANICA, CHIMICA
Nel secolo XIX si definì come chimica organica la scienza che studiava le sostanze dette organiche, cioè ottenute da organismi viventi, per la cui sintesi molti ritenevano indispensabile l'intervento di una vis vitalis. La loro caratteristica più saliente era la presenza costante di carbonio nella loro molecola. Nel 1828 Wöhler realizzò la sintesi di una notissima sostanza organica, l'urea, utilizzando prodotti inorganici e questa non fu che la prima di una lunghissima serie di sintesi con cui si ottennero e si ottengono tuttora i quasi due milioni di composti organici oggi noti.
Il carbonio ha una particolare caratteristica, che lo distingue da tutti gli altri elementi, cioè quella di dare origine a un enorme numero di combinazioni. Ciò avviene perché gli atomi di carbonio possono legarsi tra loro con legami covalenti semplici o multipli, formando catene aperte, lineari o ramificate, o chiuse di varia natura. Inoltre gli atomi di carbonio possono legarsi con altri elementi.
Quasi tutti i composti organici si decompongono sotto i 400 °C, molti sono liquidi facilmente distillabili. I solidi sono cristallizzabili dai più svariati solventi organici. La solubilità nei solventi organici (come l'alcool, l'acetone, il benzene, ecc.) è del resto una caratteristica peculiare della maggior parte dei composti organici, che spesso sono insolubili in acqua (a differenza dei composti inorganici, spesso solubili in acqua o in acidi diluiti e insolubili nei solventi organici e inoltre molto raramente distillabili).
Gli elementi che accompagnano il carbonio sono l'idrogeno, quasi sempre presente, l'ossigeno, l'azoto, più raramente lo zolfo e gli alogeni; molti altri metalli (composti metallorganici) ed elementi non metallici possono legarsi con il carbonio, ma il numero di tali combinazioni è notevolmente inferiore alle precedenti. Lo studio sistematico della struttura e della sintesi dei composti organici, sviluppatosi negli ultimi centocinquant'anni, sarebbe stato impossibile senza alcune ipotesi e senza la sperimentazione chimica, basata sulla determinazione della composizione centesimale e sulla possibilità di correlare due sostanze diverse tra loro sia trasformandole l'una nell'altra, sia trasformandole entrambe in una terza.
Si cominciarono così a scrivere le formule brute, in cui semplicemente si indica il numero di atomi di ogni elemento presente nel composto.
La teoria atomica, associata alla nozione generica di
valenza e in particolare a quella di tetravalenza costante per il carbonio
nella quasi totalità dei composti organici, oltre al concetto di isomeria,
permise di stabilire la posizione relativa degli atomi, cioè di scrivere le formule
di struttura.
Per classificare i composti organici fu necessario
chiarire che essi erano costituiti da un cosiddetto radicale, cioè
dall'aggruppamento di atomi che contiene il carbonio, spesso inerte di fronte
ai reagenti, ma che influenza la parte reattiva detta gruppo funzionale. Si
poterono così cominciare a classificare i composti organici riferendosi alla
parte contenente carbonio o idrocarburica, che, essendo meno reattiva, restava
inalterata nel corso delle reazioni. Si chiamarono composti aciclici o
appartenenti alla serie aciclica quelli in cui gli atomi di carbonio
formano una catena aperta, mentre si chiamarono ciclici o appartenenti alla serie
ciclica quelli in cui gli atomi di carbonio formano anelli. Se nel ciclo è
presente un atomo diverso dal carbonio si parla di composto eterociclico o
appartenente alla serie eterociclica. I composti furono quindi
classificati rispetto alle funzioni presenti nella molecola (alcooli, acidi,
chetoni, ecc.) e ai tipi di legame che legano gli atomi di carbonio (semplici,
doppi, tripli). I primi composti organici noti ebbero nomi che ne ricordavano
l'origine (vanillina da Vanilla planifolia) o qualche loro
caratteristica (glicerina, per il sapore dolciastro). Quando il loro
numero cominciò ad aumentare e quando si cominciarono a conoscere le formule di
struttura si pensò a una loro denominazione sistematica che permettesse di
identificarli univocamente.
Il primo congresso internazionale di nomenclatura,
tenuto a Ginevra nel 1892, enunciò un certo numero di regole. Per i composti
più comuni si mantennero le denominazioni ormai entrate nell'uso, però accanto
al nome tradizionale si coniarono denominazioni razionali che indicano il
numero degli atomi di carbonio, il numero e la posizione dei legami diversi dai
legami semplici fra atomi di carbonio, l'appartenenza alle serie ciclica o
aciclica o eterociclica e le varie funzioni presenti nella molecola.
Queste regole servono molto bene soprattutto se il
composto appartiene alla serie aciclica, ma ben presto ci si avvide che la
grande varietà dei composti organici portava a denominazioni molto complicate,
specie per i composti ciclici ed eterociclici. Fu perciò necessario rivedere
alcune regole ed enunciarne altre. Le prime regole definitive furono pubblicate
in inglese nel 1957, a cura dell'Unione internazionale di chimica pura e
applicata. In base a esse il nome di un composto organico si ottiene indicando
prima di tutto il numero di atomi di carbonio oppure il sistema di atomi che
costituisce il radicale. Se il composto non contiene legami multipli seguirà la
desinenza -ano (o -an-, se in mezzo al nome); se sono presenti
per es. doppi legami la desinenza è -ene (o -en-). Per indicare
le funzioni occorrono regole più complesse, perché un composto che contiene ad
esempio una funzione alcoolica e una chetonica può essere considerato un derivato
idrossilato di un chetone oppure un chetoalcool. Le regole stabiliscono le
precedenze e permettono di denominare senza equivoci un composto organico. Per
es. l'idrossiacido non saturo

deriva dall'idrocarburo saturo (cioè con soli legami semplici fra gli atomi di carbonio) contenente sulla stessa fila al massimo cinque atomi di carbonio. Sarà perciò un derivato del pentano. Questo idrocarburo ha però una ramificazione sul terzo atomo di carbonio, si tratta perciò del 3-metilpentano. Sono presenti un doppio legame (desinenza -en- o -ene), una funzione acida e una alcoolica (desinenza -ol- o -olo). La funzione acida prevale sulla alcoolica, cioè il composto si deve considerare un idrossiacido e non un acidoalcool. Il primo atomo di carbonio è quello carbossilico. Ne deriva che il doppio legame sta tra il quarto e il quinto atomo di carbonio. Si indica solo un numero, il più piccolo, se non c'è possibilità di equivoco. Si indica con un numero anche la posizione dell'ossidrile. Da quanto precede il nome del composto è: acido 3-metilpent-4-en-2-oloico.
ORICALCO
Tipo di bronzo, usato nell'antichità greca e romana, per statue, gioielli, monete, armi e strumenti musicali. La lega era estremamente variabile; oltre al rame e allo zinco vi si trovavano in varia misura piombo e antimonio.
ORLON
Fibra acrilica prodotta dalla Du Pont de Nemours (USA).
Consigli di lettura
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