Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale
C
Codeina - Curie
CODEINA
Alcaloide
dell'oppio, di struttura simile a quella della morfina. La codeina è presente in proporzione
variabile (da 0,3 a 3%) nell'oppio, da cui si può estrarre; però viene preparata
specialmente per metilazione della morfina (sintesi parziale). È una base
cristallina, solubile in alcool, la quale viene somministrata per via orale o
rettale, in dosi di 0,02-0,06 g al giorno per gli adulti; il suo uso è in
pratica limitato come sedativo della tosse; i sali solubili (bromuro, fosfato)
vengono impiegati talora per via parenterale allo stesso scopo. La codeina è
tossica, ma, al contrario della morfina, non provoca assuefazione.
CODONE
Denominazione
di ognuna delle triplette di residui mononucleotidici facenti parte di un acido
nucleico che corrisponde a uno specifico amminoacido.
COEFFICIENTE DI
DILATAZIONE
Coefficiente che esprime la variazione dimensionale che si verifica in un
materiale in corrispondenza di una variazione unitaria di temperatura. Può
essere considerata sia la variazione di volume sia quella di lunghezza.
COEFFICIENTI STECHIOMETRICI
COENZIMA
Nome generico della parte attiva non proteica e aspecifica dell'enzima. I coenzimi possono essere classificati in trasportatori di idrogeno (flavine), trasportatori di elettroni (metalloporfirine) e trasportatori di idrogeno e di elettroni (codeidrogenasi) la cui funzione si esplica nelle ossiriduzioni; e in catalizzatori di reazioni chimiche in cui svolgono le più varie funzioni, quali carbossilazioni (bios II), acilazioni (coenzima A), decarbossilazioni (tiaminpirofosfato, piridossalfosfato), formazione di legami con eliminazione di pirofosfati (adenosintrifosfato o ATP), ecc. Molti coenzimi sono in stretto rapporto con le vitamine, parecchie delle quali entrano nella costituzione della loro molecola. Essi si distinguono dagli altri cofattori enzimatici (ioni metallici per esempio) perché sono in generale complesse molecole organiche. Possono venire dissociati dagli enzimi per dialisi, ma a volte sono legati a essi in modo covalente. Si parla allora di gruppi prostetici, come l'eme del citocromo c. Il già ricordato coenzima A è una sostanza complessa contenente nella molecola acido pantotenico, b- mercaptoetilammina e 3'-fosfoadenosin-5'-difosfato. È presente in tutti i tessuti animali, nei microrganismi e in moltissime piante, nei quali funziona da trasportatore di radicali di acidi organici. Il coenzima A, o più brevemente CoA, è indispensabile per la sintesi dell'acetilcolina. Il coenzima Q è un gruppo di 2,3- dimetossi-5-metilbenzochinoni con una catena laterale costituita da varie unità isopreniche, presenti nei mitocondri di tutte le cellule, tranne che in quelle batteriche, nelle quali fungono da trasportatori di elettroni.
COLESTEROLO
Alcool della serie degli steroli, di origine esclusivamente animale. Il colesterolo è noto dalla fine del XVIII sec. e fu isolato per la prima volta dalla bile. Cristallizza in lamelle insolubili in acqua e fonde a 150 ºC. È otticamente attivo e la sua formula bruta è C27H46O (v. struttura). La determinazione della struttura richiese lunghissimi studi e si poté ritenere completa solo nel 1932 (Rosenheim e King; indipendentemente Wieland e Dane). È lo sterolo caratteristico di tutti i tessuti degli animali superiori, in cui è presente in parte libero e in parte esterificato. Per moltissimo tempo non si riuscì ad assegnare una specifica funzione biologica al colesterolo come tale. Oggi si sa che è un costituente essenziale del tessuto nervoso: rappresenta il 17% del residuo secco del cervello umano. È stato anche appurato che il colesterolo è un fondamentale costituente della membrana della cellula. Nell'organismo viene sintetizzato dall'acido acetico e viene degradato in acidi biliari (nel fegato) e negli ormoni steroidi. In parte viene eliminato nelle feci come coprostanolo. Aumenti considerevoli di presenza di colesterolo nell’organismo umano determinano spesso lesioni coronariche che possono degenerare in trombosi o in infarto del miocardio. Per questo, a scopo preventivo, molte nazioni hanno variato programmi di sensibilizzazione del pubblico sul problema colesterolo, consigliando controlli più frequenti e diete calibrate.
COLLAGENE
Proteina fibrosa, di natura muco-polisaccarica, che costituisce l'unità essenziale della sostanza intercellulare del tessuto connettivo.
COLLARGOLO
Argento colloidale ottenuto precipitando il nitrato d'argento con solfato ferroso ammoniacale in presenza di citrato di ammonio ed essiccando sotto vuoto il precipitato rosso- bruno ottenuto in presenza di acido solforico. Il collargolo si presenta in forma di piccoli granuli o di lamelle grigio metallico più o meno scuro, solubili in venticinque parti d'acqua fredda. È un antisettico locale e generale.
COLLODIO
Soluzione costituita da tetra- e pentanitrocellulosa in una miscela di alcool e di etere. Il collodio è un liquido sciropposo incolore, leggermente opalescente, che fa presa quando viene disteso su una superficie ampia a causa dell'evaporazione dell'alcool e dell'etere. Il collodio fu utilizzato per preparare un tessuto artificiale (processo Chardonnet) grazie alla filatura seguita dalla denitrazione del filo ed è adoperato anche nella preparazione di polveri colloidali e di diversi esplosivi. Le membrane di collodio si usano come ultrafiltri; esse non possono essere attraversate dalle particelle dei colloidi, ma, per dialisi, dai sali in soluzione (cristalloidi).
COLLOIDE
Materiale che si trova in uno stato finemente disperso, usualmente costituito
da particelle solide, ma anche da gocce di liquido o bolle di gas, con
dimensioni dell’ordine di 5-100 nanometri. Noti fin dall'antichità in svariate
forme (alimenti come latte, burro e gelatine, prodotti industriali come
inchiostri e vernici, fenomeni atmosferici come nebbia, nuvole e fumi), hanno
trovato applicazione in svariati settori, dalla ceramica alla carta, ai
detergenti, alle fotocopiatrici e ai materiali fotografici.
COLOFONIA
Resina gialla solida, trasparente, residuo della distillazione delle resine di conifere. Nota in commercio col nome di pece greca. La colofonia si presenta in forma di massa resinosa trasparente, più o meno ambrata, contenente più del 90% di acidi resinici isomorfi, tra cui l'acido abietico, difficili da cristallizzare. La colofonia si scioglie facilmente nell'alcool e nell'etere e serve per la fabbricazione di vernici e di pece da calafataggio, per isolamenti elettrici e per facilitare l'attrito dell'archetto sulle corde degli strumenti ad arco. È usata principalmente in forma di derivati: sali alcalini degli acidi resinici addizionati ai saponi, sali di manganese usati come siccativi; esteri che possono essere incorporati alle bacheliti.
COLORANTE
Sostanza che si fissa stabilmente, attraverso un legame chimico o per
adsorbimento fisico, ad un materiale, conferendogli una colorazione diversa da
quella originaria. Si distingue per questo da un pigmento, che è una sostanza
colorata semplicemente dispersa nella massa che si vuole colorare. Nonostante
siano noti da molto tempo vari coloranti naturali, la maggior parte di quelli
oggi usati ha origine sintetica e consiste in molecole organiche contenenti
spesso atomi di azoto e/o zolfo. La necessità di ottenere coloranti sintetici è
stata una dei fattori principali di sviluppo della chimica organica nel secolo
scorso. L'origine del colore sta nell'attitudine di una sostanza di assorbire
selettivamente la radiazione visibile (solare o artificiale) in particolari
zone dello spettro: tale capacità è legata alla presenza di particolari gruppi
di atomi nella molecola di colorante, detti gruppi cromofori.
COLORIMETRIA
La misura dell'intensità della colorazione è un metodo analitico usato soprattutto per soluzioni molto diluite di particolari sostanze che, con opportuni reattivi, sviluppano in modo riproducibile e spesso quantitativo una certa colorazione. Questa viene comparata nei colorimetri ottici con quella di una soluzione campione. Si può anche misurare, con un fotometro fotoelettrico, l'intensità del colore a una determinata lunghezza d'onda e, servendosi di curve di taratura ottenute con soluzioni di concentrazione nota, è possibile risalire alla concentrazione del campione in esame.
COMBURENTE
Un corpo che, combinandosi con un altro, dà luogo alla combustione di quest'ultimo. Si dice anche di una sostanza che fornisce l'ossigeno necessario alla combustione in un propulsore che non ha bisogno d'aria per funzionare. La combustione nei motori endotermici e nei propulsori a reazione, quali i turboreattori o gli statoreattori, è possibile grazie all'ossigeno presente nell'aria che circola nel motore. Per la propulsione di macchine al di fuori dell'atmosfera, il propulsore deve pertanto, per assicurare la combustione del carburante, disporre di un'altra sorgente d'ossigeno; questa è fornita dal comburente, il quale può essere solido o liquido, separato o miscelato al carburante. Sui razzi a combustibile liquido, i comburenti più impiegati sono l'ossigeno liquido, l'acqua ossigenata e l'acido nitrico.
Combustibile
Un materiale o una sostanza che dà una reazione di combustione: in particolare,
sostanza che brucia rapidamente in presenza di ossigeno (in genere quello
contenuto nell'aria), emettendo grandi quantità di calore. In base allo stato
in cui si presentano a temperature e pressioni normali, i combustibili possono
essere solidi, liquidi o gassosi. All'interno dei tre gruppi si possono poi
distinguere combustibili naturali, artificiali o sintetici. Inoltre si
definiscono impropriamente - perché non interviene un comburente -
'combustibili nucleari' le sostanze che producono calore mediante reazioni
nucleari.
I combustibili sono usati come fonte di riscaldamento e di luce, per produrre
vapore (usato a sua volta come fonte di riscaldamento o come fonte di energia)
e per alimentare i motori a combustione interna: in quest'ultimo caso prendono
il nome di carburanti. Quando la combustione deve avvenire in ambiente povero o
privo di ossigeno atmosferico, al combustibile si aggiunge un agente ossidante,
ad esempio acido nitrico.
COMPLESSO
Combinazione di un acido e di una base di Lewis congiunti da un legame di coordinazione; . Ad es.: H3N-BF3. Vedi anche composto di coordinazione.
COMPLESSO ATTIVATO
Specie instabile che si forma per collisione delle molecole reagenti e che funge da intermedio fra reagenti e prodotti in una reazione chimica. Una volta formato, il complesso attivato, che viene detto essere in uno stato di transizione, può evolvere nei prodotti o ritornare a separarsi nei reagenti originari.
COMPOSITO
Materiale comprendente almeno due sostanze di natura e struttura differente,
allo scopo di realizzare un "insieme" stabile avente prestazioni
superiori a quelle dei suoi costituenti presi individualmente. I compositi sono
impiegati in molti settori industriali sia per usi strutturali (dal cemento
armato ai polimeri rinforzati con fibre), sia per usi funzionali (ad es.
vernici conduttrici dell'elettricità costituite da una polvere metallica
dispersa in una resina). I compositi sono stati sviluppati particolarmente
nell'industria dei trasporti (aeronautica, marina, automobilistica, etc.) al
fine di sostituire i metalli con materiali più leggeri, utilizzando
principalmente resine epossidiche e fibre di carbonio. Per la fabbricazione di
oggetti in composito, soprattutto usando polimeri termoindurenti, sono state
sviluppate apposite tecnologie, come la pultrusione e il "filament
winding".
composto
Secondo la definizione classica si intende una sostanza chimica nella cui costituzione entrano due o più elementi diversi in proporzioni definite e costanti. In realtà molti composti, anche di uso corrente, hanno una composizione variabile. In questi casi si parla di composti non-stechiometrici.
COMPOSTO DI COORDINAZIONE
Complesso neutro o composto ionico nel quale almeno uno degli ioni costituisce un complesso. Ad es.: Ni(CO)4; K4[Fe(CN)6].
COMPOSTO IONICO
Composto costituito da ioni positivi e negativi legati da forze di attrazione elettrostatica. Ad es.: NaCl; KNO3.
COMPOSTO MOLECOLARE
Composto formato da molecole discrete. Ad es.: acqua; zolfo; esafluoruro di zolfo; acido benzoico.COMPOUNDING
E’ l’operazione in cui un polimero viene mescolato con altre sostanze per
trarne un materiale con le caratteristiche desiderate. Il compounding può
essere fatto in estrusore o in opportuni miscelatori.
CONDIZIONI NORMALI
Si hanno quando l’ambiente in cui si effettua un dato esperimento o misura si trova a 0°C e un’ atmosfera di pressione.
CONDIZIONI STANDARD
Si hanno quando l’ambiente in cui si effettua un dato esperimento o misura si trova a 25°C, concentrazione 1M per ogni reagente in soluzione e pressione parziale di 1 atm per ogni sostanza allo stato gassoso.
CONFORMAZIONE
Ogni particolare forma di qualsiasi molecola di un composto organico, ottenibile per rotazione dei legami semplici tra gli atomi. L'etano CH3—CH3 è la più semplice molecola in cui è presente un unico legame tra atomi di carbonio. Immaginando di osservare la molecola lungo l'asse che unisce i due atomi di carbonio, quello maggiormente vicino all'osservatore sta all'intersezione delle rette che rappresentano i legami C—H mentre il più lontano può essere schematizzato da un cerchio nel quale si innestano le tre rette raffiguranti gli altri tre legami C—H (formula a della figura).
Questa è una particolare conformazione, detta alternata, della molecola in cui gli atomi di idrogeno sono tra loro il più lontano possibile. Se si immagina di ruotare il legame tra i due atomi di carbonio di 60°, la molecola assume la conformazione detta eclissata (formula b), in cui gli atomi di idrogeno sono alla minima reciproca distanza. Gli atomi di idrogeno, come qualsiasi altro atomo, sono circondati da una regione di elettricità negativa e tendono a disporsi nello spazio il più lontano possibile da qualsiasi altro; ne deriva che le due conformazioni alternata ed eclissata non sono perfettamente equivalenti; la prima essendo la più stabile, è quella preferita dalla molecola. D'altra parte gli atomi di idrogeno sono molto piccoli, le interferenze elettriche sono minime e basta l'energia corrispondente alla temperatura ambiente per permettere una continua rotazione del legame tra gli atomi di carbonio e un continuo passaggio tra le due conformazioni. Se nella molecola sono presenti atomi oppure gruppi atomici più grandi dell'idrogeno, la libera rotazione può risultare impedita e in tal caso la molecola assume la conformazione che corrisponde al minimo di interazione tra gli atomi.
CONSERVANTE
Additivo aggiunto allo scopo di proteggere nel tempo sostanze alimentari e non. I conservanti alimentari si distinguono in antimicrobici, antiossidanti o altre sostanze denominate conservanti secondari. Il loro utilizzo deve avvenire in osservanza della legislazione in materia (DM del 19 gennaio 1963, modificato con DM del 31 marzo 1965, e successive variazioni quasi annuali). La legislazione italiana citata è strettamente dipendente dalle direttive della CEE, che peraltro si ispira ai princìpi indicati dalla FAO e dalla OMS. Gli additivi sono contrassegnati da un'apposita codificazione nella quale la lettera E iniziale significa “europeo” e i numeri successivi indicano la categoria e l'ordine di catalogazione.
Gli antimicrobici agiscono bloccando lo sviluppo di un microorganismo o eliminandolo. Si utilizzano perlopiù durante la preparazione dell'alimento per mantenere sterili i recipienti. Quando ricerche analitiche o nuove scoperte mettono in luce la loro innocuità o tossicità, variano le concentrazioni adottate, rispettivamente aumentandole oppure diminuendole o eliminandole. Tra i composti accettati ci sono l'acido sorbico e l'acido benzoico con i loro sali di sodio, potassio e calcio; e, con riferimento perlopiù al vino, l'anidride solforosa con i suoi derivati.
Gli antiossidanti operano invece reagendo direttamente con l'ossigeno, prevenendo così un attacco di natura ossidante. Anche per loro l'uso nel tempo può venire variato con le stesse motivazioni. Tra gli antiossidanti è compresa anche l'anidride solforosa sopramenzionata, oltre all'acido citrico, agli esteri dell'acido gallico e ai tocoferoli. L'azione degli antiossidanti è, talvolta, rafforzata dalla presenza dei sinergisti, che agiscono nella stessa maniera.
I conservanti secondari sono additivi aggiunti per altri scopi, che contemporaneamente svolgono un'azione conservativa. Sono tali i nitrati e i nitriti, che vengono aggiunti alla carne per mantenerne il colore rosso, svolgendo contemporaneamente un effetto secondario conservativo di carattere antiossidante; l'acido acetico che, con il suo effetto acido, deprime i fenomeni ossidativi e fermentativi. Allo stesso modo agiscono l'acido lattico, l'acido propionico e i derivati di quest'ultimo.
I conservanti non alimentari rispondono anch'essi alla necessità di proteggere dai fenomeni ossidativi varie sostanze. Particolare importanza hanno quelli impiegati per salvaguardare il materiale ferroso dal degrado dovuto alla ruggine.
CONTAMINAZIONE/DECONTAMINAZIONE
Inquinamento relativo particolarmente ai suoli, soprattutto quelli sede di
attività industriali di tipo chimico e petrolifero. La decontaminazione
dell’inquinamento dovuto a sversamenti, perdite, discariche interne viene
effettuato secondo varie tecniche: - barriera idraulica: la falda viene
intercettata e l’acqua depurata in apposito impianto e poi reimmessa
nell’ambiente. Tale metodo, se la fonte dell’inquinamento è stata
neutralizzata, dopo un sufficiente lasso di tempo, consente di eliminare
l’inquinamento una volta che tutte le sostanze presenti nel terreno sono
migrate nella falda e catturate;
- aereazione forzata: attraverso vari sistemi dipendenti da caso a caso, si
insuffla aria nel terreno per favorire l’azione degradativa dei batteri
naturalmente presenti nel terreno o aggiunti appositamente;
- biodepurazione, effettuata attraverso microrganismi selezionati in base alla
loro specializzazione a demolire una specifica sostanza, naturalmente organica.
Tali microorganismi vengono aggiunti al terreno e quindi mantenuti attraverso
l’aggiunta di aria e/o nutrienti;
- incenerimento/altro: la contaminazione da metalli o altre sostanze non
trattabili secondo quanto sopra descritto, richiede l’incenerimento del terreno
preventivamente asportato o il suo lavaggio con mezzi chimici, da definire caso
per caso.
CONTATORE GEIGER
Dispositivo adoperato per rivelare e per misurare la radioattività sulla base della ionizzazione causata dalla radiazione incidente.
CONTRAZIONE LANTANIDICA
Riduzione delle dimensioni atomiche degli elementi che seguono i lantanidi dovuta alla scarsa capacità schermante degli elettroni ƒ.
CONVEZIONE
Movimento relativo delle regioni di un fluido per effetto di differenze di densità dovute a differenze di temperatura.
COORDINAZIONE
Impiego di una coppia elettronica per formare un legame coordinativo. Ad es.: F3B + :NH3 ® F3B–NH3.
COPOLIMERI
Polimeri contenenti nella catena più di un tipo di monomero; ne possono
esistere diversi tipi a seconda del processo di ottenimento: a blocchi, ad
innesto, random, alternati.
COPPIA REDOX
L'insieme delle forme ossidata e ridotta di una specie che prende parte a una semireazione di ossidazione o di riduzione. La notazione utilizzata è: specie ossidata/specie ridotta. Ad es.: H+/H2.
CORDITE
Polvere da sparo a doppia e talvolta a tripla base. Il primo tipo di cordite cominciò a essere fabbricato da Waltham Abbey, in Gran Bretagna, nel 1889 e fu messo a punto da F. A. Abel e J. Dewar. Si componeva del 37% di nitrocellulosa, 58% di nitroglicerina e del 5% di vasellina, e si presentava sotto forma di corde, da cui il nome. Le corditi attuali hanno diversa proporzione di costituenti, sono tubolari o multiperforate.
CORRELAZIONE
ATTIVITA’ – STRUTTURA
Previsione delle proprietà di comportamento di un prodotto in una determinata
applicazione a partire dalla conoscenza della sua struttura chimica, facendo
riferimento a strutture analoghe di provata attività. La determinazione delle
correlazioni attività struttura è essenziale nello sviluppo di nuovi principi
attivi per fitofarmaci o prodotti farmaceutici.
CORROSIONE
Fenomeno chimico-fisico consistente nell'azione esercitata su materiali metallici da agenti esterni (liquidi o aeriformi) con conseguente deterioramento superficiale e consumo del materiale stesso per formazione di composti (ossidi, solfuri) di questo. In passato si riteneva che l'elemento determinante della corrosione fosse la presenza di tracce di acidi liberi (solforico, nitrico) nell'agente esterno; oggi si dà maggior importanza a fenomeni elettrochimici. L'azione corrosiva sarebbe dovuta a due cause: correnti elettriche continue dovute a forze elettromotrici, prodotte da “pile” locali, originate da contatto di parti metalliche eterogenee o da eterogeneità compositive nel liquido a contatto o da differenze di concentrazioni gassose nella fase liquida, o da presenza di particelle solide nel liquido; correnti elettriche continue che ritornano al generatore abbandonando le loro canalizzazioni, con corrosione di queste. In generale è difficile proteggere i pezzi formati da due metalli come ferrorame, alluminiorame, alluminioacciaio inossidabile, essendo il metallo meno nobile maggiormente attaccato di quanto lo sarebbe se si trovasse solo nell'ambiente corrodente. Si proteggono i metalli con l'elettrolisi (nichelatura, cromatura, cadmiatura, zincatura, stagnatura); per gli acciai si usano anche vernici; per il piombo miscele catramose e bituminose. In taluni casi, ad es. quello dell'alluminio, la presenza di uno strato superficiale di metallo ossidato può proteggere il metallo dall'aggravarsi del fenomeno. Si calcola che ogni anno da un quarto a un quinto della produzione mondiale d'acciaio sia distrutta dalla corrosione.
CORTICOIDE
Sostanza secreta dalla corteccia delle ghiandole surrenali o capace di provocare la secrezione di queste ghiandole.
Ormone corticosteroide prodotto dalla parte corticale delle ghiandole surrenali, dotato di un'azione antinfiammatoria spiccata appartiene al gruppo dei glucocorticoidi. È il 17- idrossi-11-desossicorticosterone o composto E di Kendall e appartiene al gruppo degli steroidi (v. formula di struttura). Il cortisone è anche un composto di sintesi ad uso farmaceutico e rappresenta il capostipite di numerosi farmaci ad azione antinfiammatoria.


Consigli di lettura
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