Dizionario di Chimica e di Chimica Industriale

C

Codeina - Curie 

 

Un sistema periodico ...

 

 

CODEINA

Alcaloide dell'oppio, di struttura simile a quella della morfina. La  codeina è presente in proporzione variabile (da 0,3 a 3%) nell'oppio, da cui si può estrarre; però viene preparata specialmente per metilazione della morfina (sintesi parziale). È una base cristallina, solubile in alcool, la quale viene somministrata per via orale o rettale, in dosi di 0,02-0,06 g al giorno per gli adulti; il suo uso è in pratica limitato come sedativo della tosse; i sali solubili (bromuro, fosfato) vengono impiegati talora per via parenterale allo stesso scopo. La codeina è tossica, ma, al contrario della morfina, non provoca assuefazione.

 

CODONE

Denominazione di ognuna delle triplette di residui mononucleotidici facenti parte di un acido nucleico che corrisponde a uno specifico amminoacido.

COEFFICIENTE DI DILATAZIONE
Coefficiente che esprime la variazione dimensionale che si verifica in un materiale in corrispondenza di una variazione unitaria di temperatura. Può essere considerata sia la variazione di volume sia quella di lunghezza.

COEFFICIENTI STECHIOMETRICI

Fattori numerici che precedono le formule in una equazione chimica. Indicano il rapporto con cui reagiscono e si formano le varie specie coinvolte nella reazione. Esempi: 3, 1 e 2 nella reazione: 3H2 (g) + N2 (g)  ® 2NH3 (g).

 

COENZIMA  

Nome generico della parte attiva non proteica e aspecifica dell'enzima. I  coenzimi possono essere classificati in trasportatori di idrogeno (flavine), trasportatori di elettroni (metalloporfirine) e trasportatori di idrogeno e di elettroni (codeidrogenasi) la cui funzione si esplica nelle ossiriduzioni; e in catalizzatori di reazioni chimiche in cui svolgono le più varie funzioni, quali carbossilazioni (bios II), acilazioni (coenzima A), decarbossilazioni (tiaminpirofosfato, piridossalfosfato), formazione di legami con eliminazione di pirofosfati (adenosintrifosfato o ATP), ecc. Molti coenzimi sono in stretto rapporto con le vitamine, parecchie delle quali entrano nella costituzione della loro molecola. Essi si distinguono dagli altri cofattori enzimatici (ioni metallici per esempio) perché sono in generale complesse molecole organiche. Possono venire dissociati dagli enzimi per dialisi, ma a volte sono legati a essi in modo covalente. Si parla allora di gruppi prostetici, come l'eme del citocromo c. Il già ricordato coenzima A è una sostanza complessa contenente nella molecola acido pantotenico, b- mercaptoetilammina e 3'-fosfoadenosin-5'-difosfato. È presente in tutti i tessuti animali, nei microrganismi e in moltissime piante, nei quali funziona da trasportatore di radicali di acidi organici. Il coenzima A, o più brevemente CoA, è indispensabile per la sintesi dell'acetilcolina. Il coenzima Q è un gruppo di 2,3- dimetossi-5-metilbenzochinoni con una catena laterale costituita da varie unità isopreniche, presenti nei mitocondri di tutte le cellule, tranne che in quelle batteriche, nelle quali fungono da trasportatori di elettroni.

 

COLESTEROLO 

Alcool della serie degli steroli, di origine esclusivamente animale. Il colesterolo è noto dalla fine del   XVIII sec. e fu isolato per la prima volta dalla bile. Cristallizza in lamelle insolubili in acqua e fonde a 150 ºC. È otticamente attivo e la sua formula bruta è C27H46O (v. struttura). La determinazione della struttura richiese lunghissimi studi e si poté ritenere completa solo nel 1932 (Rosenheim e King; indipendentemente Wieland e Dane). È lo sterolo caratteristico di tutti i tessuti degli animali superiori, in cui è presente in parte libero e in parte esterificato. Per moltissimo tempo non si riuscì ad assegnare una specifica funzione biologica al colesterolo come tale. Oggi si sa che è un costituente essenziale del tessuto nervoso: rappresenta il 17% del residuo secco del cervello umano. È stato anche appurato che il colesterolo è un fondamentale costituente della membrana della cellula. Nell'organismo viene sintetizzato dall'acido acetico e viene degradato in acidi biliari (nel fegato) e negli ormoni steroidi. In parte viene eliminato nelle feci come coprostanolo. Aumenti considerevoli di presenza di colesterolo nell’organismo umano determinano spesso lesioni coronariche che possono degenerare in trombosi o in infarto del miocardio. Per questo, a scopo preventivo, molte nazioni hanno variato programmi di sensibilizzazione del pubblico sul problema colesterolo, consigliando controlli più frequenti e diete calibrate.

 

 

  

COLLAGENE 

Proteina fibrosa, di natura muco-polisaccarica, che costituisce l'unità essenziale della sostanza intercellulare del tessuto connettivo.

 

COLLARGOLO 

Argento colloidale ottenuto precipitando il nitrato d'argento con solfato ferroso ammoniacale in presenza di citrato di ammonio ed essiccando sotto vuoto il precipitato rosso- bruno ottenuto in presenza di acido solforico. Il  collargolo si presenta in forma di piccoli granuli o di lamelle grigio metallico più o meno scuro, solubili in venticinque parti d'acqua fredda. È un antisettico locale e generale.

 

COLLODIO

Soluzione costituita da tetra- e pentanitrocellulosa in una miscela di alcool e di etere. Il  collodio è un liquido sciropposo incolore, leggermente opalescente, che fa presa quando viene disteso su una superficie ampia a causa dell'evaporazione dell'alcool e dell'etere. Il collodio fu utilizzato per preparare un tessuto artificiale (processo Chardonnet) grazie alla filatura seguita dalla denitrazione del filo ed è adoperato anche nella preparazione di polveri colloidali e di diversi esplosivi. Le membrane di collodio si usano come ultrafiltri; esse non possono essere attraversate dalle particelle dei colloidi, ma, per dialisi, dai sali in soluzione (cristalloidi).

COLLOIDE
Materiale che si trova in uno stato finemente disperso, usualmente costituito da particelle solide, ma anche da gocce di liquido o bolle di gas, con dimensioni dell’ordine di 5-100 nanometri. Noti fin dall'antichità in svariate forme (alimenti come latte, burro e gelatine, prodotti industriali come inchiostri e vernici, fenomeni atmosferici come nebbia, nuvole e fumi), hanno trovato applicazione in svariati settori, dalla ceramica alla carta, ai detergenti, alle fotocopiatrici e ai materiali fotografici.

COLOFONIA  

Resina gialla solida, trasparente, residuo della distillazione delle resine di conifere. Nota in commercio col nome di pece greca. La  colofonia si presenta in forma di massa resinosa trasparente, più o meno ambrata, contenente più del 90% di acidi resinici isomorfi, tra cui l'acido abietico, difficili da cristallizzare. La colofonia si scioglie facilmente nell'alcool e nell'etere e serve per la fabbricazione di vernici e di pece da calafataggio, per isolamenti elettrici e per facilitare l'attrito dell'archetto sulle corde degli strumenti ad arco. È usata principalmente in forma di derivati: sali alcalini degli acidi resinici addizionati ai saponi, sali di manganese usati come siccativi; esteri che possono essere incorporati alle bacheliti.

COLORANTE
Sostanza che si fissa stabilmente, attraverso un legame chimico o per adsorbimento fisico, ad un materiale, conferendogli una colorazione diversa da quella originaria. Si distingue per questo da un pigmento, che è una sostanza colorata semplicemente dispersa nella massa che si vuole colorare. Nonostante siano noti da molto tempo vari coloranti naturali, la maggior parte di quelli oggi usati ha origine sintetica e consiste in molecole organiche contenenti spesso atomi di azoto e/o zolfo. La necessità di ottenere coloranti sintetici è stata una dei fattori principali di sviluppo della chimica organica nel secolo scorso. L'origine del colore sta nell'attitudine di una sostanza di assorbire selettivamente la radiazione visibile (solare o artificiale) in particolari zone dello spettro: tale capacità è legata alla presenza di particolari gruppi di atomi nella molecola di colorante, detti gruppi cromofori.

COLORIMETRIA

La  misura dell'intensità della colorazione è un metodo analitico usato soprattutto per soluzioni molto diluite di particolari sostanze che, con opportuni reattivi, sviluppano in modo riproducibile e spesso quantitativo una certa colorazione. Questa viene comparata nei colorimetri ottici con quella di una soluzione campione. Si può anche misurare, con un fotometro fotoelettrico, l'intensità del colore a una determinata lunghezza d'onda e, servendosi di curve di taratura ottenute con soluzioni di concentrazione nota, è possibile risalire alla concentrazione del campione in esame.

 

COMBURENTE  

Un corpo che, combinandosi con un altro, dà luogo alla combustione di quest'ultimo. Si dice anche di una sostanza che fornisce l'ossigeno necessario alla combustione in un propulsore che non ha bisogno d'aria per funzionare. La  combustione nei motori endotermici e nei propulsori a reazione, quali i turboreattori o gli statoreattori, è possibile grazie all'ossigeno presente nell'aria che circola nel motore. Per la propulsione di macchine al di fuori dell'atmosfera, il propulsore deve pertanto, per assicurare la combustione del carburante, disporre di un'altra sorgente d'ossigeno; questa è fornita dal comburente, il quale può essere solido o liquido, separato o miscelato al carburante. Sui razzi a combustibile liquido, i comburenti più impiegati sono l'ossigeno liquido, l'acqua ossigenata e l'acido nitrico.

Combustibile 
Un materiale o una sostanza che dà una reazione di combustione: in particolare, sostanza che brucia rapidamente in presenza di ossigeno (in genere quello contenuto nell'aria), emettendo grandi quantità di calore. In base allo stato in cui si presentano a temperature e pressioni normali, i combustibili possono essere solidi, liquidi o gassosi. All'interno dei tre gruppi si possono poi distinguere combustibili naturali, artificiali o sintetici. Inoltre si definiscono impropriamente - perché non interviene un comburente -  'combustibili nucleari' le sostanze che producono calore mediante reazioni nucleari.
I combustibili sono usati come fonte di riscaldamento e di luce, per produrre vapore (usato a sua volta come fonte di riscaldamento o come fonte di energia) e per alimentare i motori a combustione interna: in quest'ultimo caso prendono il nome di carburanti. Quando la combustione deve avvenire in ambiente povero o privo di ossigeno atmosferico, al combustibile si aggiunge un agente ossidante, ad esempio acido nitrico. 

COMBUSTIBILI SOLIDI

I  combustibili solidi possono essere suddivisi in naturali e artificiali; tra i primi vi sono sono l'antracite, il litantrace, la lignite, la torba e la legna da ardere. Fra gli , i più diffusi sono il coke e il carbone di legna. 

L'antracite e il litantrace sono due tipi di carboni fossili, che si distinguono per un diverso tempo di fossilizzazione, e dunque per un diverso contenuto di carbonio. Entrambi possiedono un notevole potere calorifico, e perciò vengono utilizzati in impianti in cui sono richieste alte temperature di combustione. Vengono anche distillati per la produzione di coke e gas illuminante. Lignite e torba, spesso mescolate e compresse in pratiche mattonelle, si usano negli impianti di riscaldamento che non richiedono alte temperature.
La legna da ardere è costituita da varie pezzature di tronco, rami e radici di alberi. La legna "dolce", ottenuta da abete, castagno, ontano, pino, pioppo e salice, brucia rapidamente con fiamma lunga e viene utilizzata in forni che richiedono un lungo giro di fiamma. La legna "forte", proveniente da faggio, frassino, leccio, olmo e quercia, brucia lentamente con fiamma corta e si usa specialmente nel riscaldamento domestico.
Fra i combustibili solidi artificiali spicca per importanza il coke, generalmente prodotto per distillazione del carbon fossile e impiegato soprattutto nei forni industriali.
La produzione del carbone di legna, in passato molto comune nell'uso domestico, è stata una delle cause del disboscamento di intere regioni. Essa tuttavia ha perso progressivamente di importanza con la diffusione dei combustibili moderni e dell'energia elettrica. Secondo il metodo tradizionale viene ancora prodotto bruciando legna da ardere, in quasi totale assenza d'aria, in una fornace temporanea detta carbonaia. In pratica, la legna ridotta in piccoli pezzi viene ammassata sul terreno e ricoperta di terra umida per uno spessore minimo di circa 20 cm, lasciando piccole aperture alla sommità per consentire l'uscita del fumo, e una più grande alla base, dalla quale viene avviata la combustione. Una volta innescata, questa prosegue lentamente per alcuni giorni, senza fiamma per la carenza di ossigeno, fino alla completa carbonizzazione della legna: al termine del processo la fornace viene smantellata.

COMBUSTIONE

Reazione di sostanze organiche con ossigeno, a dare ossidi di carbonio, acqua ed energia, sotto forma di calore. E' alla base del metabolismo animale e vegetale (es. combustione di zuccheri e carboidrati) e di larga parte della generazione di energia nell'ambito delle attività umane (combustione di legna o combustibili fossili, es. metano, carbone, derivati del petrolio). La reazione ha un'energia di attivazione relativamente elevata, per questo in cucina occorre "accendere il gas" e la materia vivente (termodinamicamente instabile) non brucia spontaneamente.

 

COMPLESSO 

Combinazione di un acido e di una base di Lewis congiunti da un legame di coordinazione; .  Ad es.: H3N-BF3. Vedi anche composto di coordinazione. 

 

COMPLESSO ATTIVATO 

Specie instabile che si forma per collisione delle molecole reagenti e che funge da intermedio fra reagenti e prodotti in una reazione chimica. Una volta formato, il complesso attivato, che viene detto essere in uno stato di transizione, può evolvere nei prodotti o ritornare a separarsi nei reagenti originari. 

 

COMPOSITO
Materiale comprendente almeno due sostanze di natura e struttura differente, allo scopo di realizzare un "insieme" stabile avente prestazioni superiori a quelle dei suoi costituenti presi individualmente. I compositi sono impiegati in molti settori industriali sia per usi strutturali (dal cemento armato ai polimeri rinforzati con fibre), sia per usi funzionali (ad es. vernici conduttrici dell'elettricità costituite da una polvere metallica dispersa in una resina). I compositi sono stati sviluppati particolarmente nell'industria dei trasporti (aeronautica, marina, automobilistica, etc.) al fine di sostituire i metalli con materiali più leggeri, utilizzando principalmente resine epossidiche e fibre di carbonio. Per la fabbricazione di oggetti in composito, soprattutto usando polimeri termoindurenti, sono state sviluppate apposite tecnologie, come la pultrusione e il "filament winding". 

 

composto

Secondo la definizione classica si intende una sostanza chimica nella cui costituzione entrano due o più elementi diversi in proporzioni definite e costanti. In realtà molti composti, anche di uso corrente, hanno una composizione variabile. In questi casi si parla di composti non-stechiometrici.

 

COMPOSTO DI COORDINAZIONE 

Complesso neutro o composto ionico nel quale almeno uno degli ioni costituisce un complesso. Ad es.: Ni(CO)4; K4[Fe(CN)6].

 

COMPOSTO IONICO  

Composto costituito da ioni positivi e negativi legati da forze di attrazione elettrostatica. Ad es.: NaCl; KNO3.

 

COMPOSTO MOLECOLARE 

Composto formato da molecole discrete. Ad es.: acqua; zolfo; esafluoruro di zolfo; acido benzoico.

COMPOUNDING
E’ l’operazione in cui un polimero viene mescolato con altre sostanze per trarne un materiale con le caratteristiche desiderate. Il compounding può essere fatto in estrusore o in opportuni miscelatori.

CONDIZIONI NORMALI  

Si hanno quando l’ambiente in cui si effettua un dato esperimento o misura si trova a 0°C e un’ atmosfera di pressione. 

 

CONDIZIONI STANDARD  

Si hanno quando l’ambiente in cui si effettua un dato esperimento o misura si trova a 25°C, concentrazione 1M per ogni reagente in soluzione e pressione parziale di 1 atm per ogni sostanza allo stato gassoso.

 

CONFORMAZIONE 

Ogni particolare forma di qualsiasi molecola di un composto organico, ottenibile per rotazione dei legami semplici tra gli atomi. L'etano  CH3—CH3 è la più semplice molecola in cui è presente un unico legame tra atomi di carbonio. Immaginando di osservare la molecola lungo l'asse che unisce i due atomi di carbonio, quello maggiormente vicino all'osservatore sta all'intersezione delle rette che rappresentano i legami C—H mentre il più lontano può essere schematizzato da un cerchio nel quale si innestano le tre rette raffiguranti gli altri tre legami C—H  (formula a della figura). 

 

 

Questa è una particolare conformazione, detta alternata, della molecola in cui gli atomi di idrogeno sono tra loro il più lontano possibile. Se si immagina di ruotare il legame tra i due atomi di carbonio di 60°, la molecola assume la conformazione detta eclissata (formula b), in cui gli atomi di idrogeno sono alla minima reciproca distanza. Gli atomi di idrogeno, come qualsiasi altro atomo, sono circondati da una regione di elettricità negativa e tendono a disporsi nello spazio il più lontano possibile da qualsiasi altro; ne deriva che le due conformazioni alternata ed eclissata non sono perfettamente equivalenti; la prima essendo la più stabile, è quella preferita dalla molecola. D'altra parte gli atomi di idrogeno sono molto piccoli, le interferenze elettriche sono minime e basta l'energia corrispondente alla temperatura ambiente per permettere una continua rotazione del legame tra gli atomi di carbonio e un continuo passaggio tra le due conformazioni. Se nella molecola sono presenti atomi oppure gruppi atomici più grandi dell'idrogeno, la libera rotazione può risultare impedita e in tal caso la molecola assume la conformazione che corrisponde al minimo di interazione tra gli atomi.

CONSERVANTE 

Additivo aggiunto allo scopo di proteggere nel tempo sostanze alimentari e non. I  conservanti alimentari si distinguono in antimicrobici, antiossidanti o altre sostanze denominate conservanti secondari. Il loro utilizzo deve avvenire in osservanza della legislazione in materia (DM del 19 gennaio 1963, modificato con DM del 31 marzo 1965, e successive variazioni quasi annuali). La legislazione italiana citata è strettamente dipendente dalle direttive della CEE, che peraltro si ispira ai princìpi indicati dalla FAO e dalla OMS. Gli additivi sono contrassegnati da un'apposita codificazione nella quale la lettera E iniziale significa “europeo” e i numeri successivi indicano la categoria e l'ordine di catalogazione. 

Gli antimicrobici agiscono bloccando lo sviluppo di un microorganismo o eliminandolo. Si utilizzano perlopiù durante la preparazione dell'alimento per mantenere sterili i recipienti. Quando ricerche analitiche o nuove scoperte mettono in luce la loro innocuità o tossicità, variano le concentrazioni adottate, rispettivamente aumentandole oppure diminuendole o eliminandole. Tra i composti accettati ci sono l'acido sorbico e l'acido benzoico con i loro sali di sodio, potassio e calcio; e, con riferimento perlopiù al vino, l'anidride solforosa con i suoi derivati.

Gli antiossidanti operano invece reagendo direttamente con l'ossigeno, prevenendo così un attacco di natura ossidante. Anche per loro l'uso nel tempo può venire variato con le stesse motivazioni. Tra gli antiossidanti è compresa anche l'anidride solforosa sopramenzionata, oltre all'acido citrico, agli esteri dell'acido gallico e ai tocoferoli. L'azione degli antiossidanti è, talvolta, rafforzata dalla presenza dei sinergisti, che agiscono nella stessa maniera.

I conservanti secondari sono additivi aggiunti per altri scopi, che contemporaneamente svolgono un'azione conservativa. Sono tali i nitrati e i nitriti, che vengono aggiunti alla carne per mantenerne il colore rosso, svolgendo contemporaneamente un effetto secondario conservativo di carattere antiossidante; l'acido acetico che, con il suo effetto acido, deprime i fenomeni ossidativi e fermentativi. Allo stesso modo agiscono l'acido lattico, l'acido propionico e i derivati di quest'ultimo.

I conservanti non alimentari rispondono anch'essi alla necessità di proteggere dai fenomeni ossidativi varie sostanze. Particolare importanza hanno quelli impiegati per salvaguardare il materiale ferroso dal degrado dovuto alla ruggine.

CONTAMINAZIONE/DECONTAMINAZIONE
Inquinamento relativo particolarmente ai suoli, soprattutto quelli sede di attività industriali di tipo chimico e petrolifero. La decontaminazione dell’inquinamento dovuto a sversamenti, perdite, discariche interne viene effettuato secondo varie tecniche: - barriera idraulica: la falda viene intercettata e l’acqua depurata in apposito impianto e poi reimmessa nell’ambiente. Tale metodo, se la fonte dell’inquinamento è stata neutralizzata, dopo un sufficiente lasso di tempo, consente di eliminare l’inquinamento una volta che tutte le sostanze presenti nel terreno sono migrate nella falda e catturate;
- aereazione forzata: attraverso vari sistemi dipendenti da caso a caso, si insuffla aria nel terreno per favorire l’azione degradativa dei batteri naturalmente presenti nel terreno o aggiunti appositamente;
- biodepurazione, effettuata attraverso microrganismi selezionati in base alla loro specializzazione a demolire una specifica sostanza, naturalmente organica. Tali microorganismi vengono aggiunti al terreno e quindi mantenuti attraverso l’aggiunta di aria e/o nutrienti;
- incenerimento/altro: la contaminazione da metalli o altre sostanze non trattabili secondo quanto sopra descritto, richiede l’incenerimento del terreno preventivamente asportato o il suo lavaggio con mezzi chimici, da definire caso per caso.

CONTATORE GEIGER  

Dispositivo adoperato per rivelare e per misurare la radioattività sulla base della ionizzazione causata dalla radiazione incidente.

 

CONTRAZIONE LANTANIDICA 

Riduzione delle dimensioni atomiche degli elementi che seguono i lantanidi dovuta alla scarsa capacità schermante degli elettroni ƒ.

 

CONVEZIONE  

Movimento relativo delle regioni di un fluido per effetto di differenze di densità dovute a differenze di temperatura.

 

COORDINAZIONE  

Impiego di una coppia elettronica per formare un legame coordinativo. Ad es.: F3B + :NH3 ® F3B–NH3.

COPOLIMERI
Polimeri contenenti nella catena più di un tipo di monomero; ne possono esistere diversi tipi a seconda del processo di ottenimento: a blocchi, ad innesto, random, alternati.

 

COPPIA REDOX 

L'insieme delle forme ossidata e ridotta di una specie che prende parte a una semireazione di ossidazione o di riduzione. La notazione utilizzata è: specie ossidata/specie ridotta. Ad es.: H+/H2.

 

CORDITE 

Polvere da sparo a doppia e talvolta a tripla base. Il primo tipo di cordite cominciò a essere fabbricato da Waltham Abbey, in Gran Bretagna, nel 1889 e fu messo a punto da F. A. Abel e J. Dewar. Si componeva del 37% di nitrocellulosa, 58% di nitroglicerina e del 5% di vasellina, e si presentava sotto forma di corde, da cui il nome. Le corditi attuali hanno diversa proporzione di costituenti, sono tubolari o multiperforate.

CORRELAZIONE ATTIVITA’ – STRUTTURA
Previsione delle proprietà di comportamento di un prodotto in una determinata applicazione a partire dalla conoscenza della sua struttura chimica, facendo riferimento a strutture analoghe di provata attività. La determinazione delle correlazioni attività struttura è essenziale nello sviluppo di nuovi principi attivi per fitofarmaci o prodotti farmaceutici.

CORROSIONE  

Fenomeno chimico-fisico consistente nell'azione esercitata su materiali metallici da agenti esterni (liquidi o aeriformi) con conseguente deterioramento superficiale e consumo del materiale stesso per formazione di composti (ossidi, solfuri) di questo. In  passato si riteneva che l'elemento determinante della corrosione fosse la presenza di tracce di acidi liberi (solforico, nitrico) nell'agente esterno; oggi si dà maggior importanza a fenomeni elettrochimici. L'azione corrosiva sarebbe dovuta a due cause: correnti elettriche continue dovute a forze elettromotrici, prodotte da “pile” locali, originate da contatto di parti metalliche eterogenee o da eterogeneità compositive nel liquido a contatto o da differenze di concentrazioni gassose nella fase liquida, o da presenza di particelle solide nel liquido; correnti elettriche continue che ritornano al generatore abbandonando le loro canalizzazioni, con corrosione di queste. In generale è difficile proteggere i pezzi formati da due metalli come ferrorame, alluminiorame, alluminioacciaio inossidabile, essendo il metallo meno nobile maggiormente attaccato di quanto lo sarebbe se si trovasse solo nell'ambiente corrodente. Si proteggono i metalli con l'elettrolisi (nichelatura, cromatura, cadmiatura, zincatura, stagnatura); per gli acciai si usano anche vernici; per il piombo miscele catramose e bituminose. In taluni casi, ad es. quello dell'alluminio, la presenza di uno strato superficiale di metallo ossidato può proteggere il metallo dall'aggravarsi del fenomeno. Si calcola che ogni anno da un quarto a un quinto della produzione mondiale d'acciaio sia distrutta dalla corrosione.

 

CORTICOIDE 

Sostanza secreta dalla corteccia delle ghiandole surrenali o capace di provocare la secrezione di queste ghiandole.

 

CORTISONE

Ormone corticosteroide prodotto dalla parte corticale delle ghiandole surrenali, dotato di un'azione antinfiammatoria spiccata appartiene al gruppo dei glucocorticoidi.  È il 17- idrossi-11-desossicorticosterone o composto E di Kendall e appartiene al gruppo degli steroidi (v. formula di struttura).  Il cortisone è anche un composto di sintesi ad uso farmaceutico e rappresenta il capostipite di numerosi farmaci ad azione antinfiammatoria.

 

 

 


Consigli di lettura

Dizionario di Chimica e Chimica Industriale

Storia della chimica

Chimica, multinazionali alimentazione

Premi Nobel per la Chimica

Chimica e Immagini Sistema Periodico

Chimica, Epistemologia, Etica La chimica di Primo Levi

Chimica e Humor